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Cristina Mercuri la prima Master of Wine italiana


C’è chi parla di “oro olimpico” e chi, dopo averlo conquistato, sente soprattutto il bisogno di restare fedele a sé stessa. Quando Cristina Mercuri ha annunciato di aver ottenuto il titolo di Master of Wine, ha usato proprio questa immagine: una medaglia personale, frutto di anni di studio, disciplina e cadute. Ma subito dopo ha aggiunto una precisazione che racconta molto del suo carattere: «Io non sono il titolo. Io sono Cristina».

Con la sua proclamazione da parte del The Institute of Masters of Wine, l’Italia conquista la sua prima Master of Wine donna e sale a quattro rappresentanti in assoluto, dopo Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi e Pietro Russo. Un traguardo simbolico, ma anche sostanziale, in un settore che ancora fatica a riconoscere pienamente la leadership femminile.

Classe 1982, toscana con radici siciliane, Mercuri non nasce nel vino. Per anni lavora come avvocato in studi legali internazionali, occupandosi di fusioni, acquisizioni e proprietà intellettuale. Un percorso solido, strutturato, apparentemente lineare. Poi, nel 2015, la svolta: lascia la carriera legale per dedicarsi completamente al vino.

Non è un salto nel vuoto, ma un cambio di prospettiva. Al mondo enologico porta il rigore analitico del diritto, la disciplina, l’attenzione al dettaglio. Nel 2018 consegue il diploma WSET e inizia un percorso che la porterà ad affrontare l’esame più temuto del settore.

Cosa significa diventare Master of Wine

Il titolo di Master of Wine è considerato tra i più selettivi al mondo. I membri sono poco più di 400, distribuiti in una trentina di Paesi. Non si accede per curriculum, ma attraverso un iter di esami in inglese che richiedono competenze trasversali: viticoltura, enologia, economia, marketing, comunicazione, oltre a una straordinaria capacità di degustazione alla cieca.

Tre le tappe principali: Stage 1, una prima selezione con degustazioni e prove scritte; Stage 2, quattro giorni di esami intensivi, tra batterie di vini da analizzare alla cieca e saggi tecnici; Stage 3, il temuto research paper, una tesi originale che deve offrire un contributo critico e innovativo.

È proprio quest’ultima fase a metterla maggiormente alla prova. Mercuri sceglie un tema coraggioso: un’analisi semiotica della rappresentazione femminile sulla rivista Enotria tra il 1922 e il 1942, indagando il ruolo delle immagini nella costruzione di un immaginario legato al vino e alla propaganda. Un lavoro che non guarda solo al passato, ma interroga il presente: quali stereotipi continuiamo a perpetuare? Cosa raccontiamo davvero quando comunichiamo il vino?

Se c’è un tratto distintivo che attraversa il percorso di Cristina Mercuri è la volontà di rinnovare il linguaggio del vino. Oggi, con il suo Mercuri Wine Club, lavora nella formazione e nella consulenza strategica per aziende e professionisti, con un’idea precisa: il settore deve uscire dall’autoreferenzialità.

Il vino, sostiene, è stato reso più complesso di quanto sia necessario. Troppo spesso si è parlato solo a chi già sapeva, trascurando chi avrebbe voluto avvicinarsi. I giovani sono curiosi, ma hanno budget limitati e codici diversi. Serve offrire vini accessibili nel prezzo e nello stile, prodotti meno alcolici, più immediati, persino – dove coerente – alternative dealcolate. Non per inseguire mode, ma per intercettare nuovi consumatori senza snaturare la qualità.

Diventare la prima Master of Wine italiana non è solo un risultato personale. È un segnale. Mercuri ha raccontato di episodi in cui non è stata presa sul serio in quanto donna, invitata a “cedere il palco” a un collega maschio. Oggi risponde con un messaggio chiaro: non c’è un posto assegnato in cui restare. C’è spazio per alzare la voce, per affermare competenze, per costruire indipendenza economica e culturale.

Parallelamente al lavoro nel vino, collabora con associazioni impegnate contro la violenza sulle donne, convinta che la formazione possa essere uno strumento concreto di emancipazione.

In un momento storico complesso per il settore – tra calo dei consumi, mutamento degli stili di vita, tensioni economiche internazionali – la figura di un Master of Wine non è quella di un semplice degustatore d’élite. È un professionista capace di leggere il mercato, guidare strategie, dialogare con produttori, importatori, ristorazione e distribuzione.

Ma forse la lezione più interessante che arriva dalla storia di Cristina Mercuri non riguarda solo l’eccellenza tecnica. Riguarda il dubbio. “Coltivare il dubbio e pensare in modo critico” è ciò che questo percorso le ha insegnato. Mettere in discussione risultati, narrazioni, abitudini. Anche quando sembrano consolidate.

Il suo titolo di Master of Wine non è solo un titolo inciso su un curriculum. È la dimostrazione che cambiare strada è possibile, che la competenza si costruisce con metodo e che nel vino – come nella vita – non esistono ruoli predestinati. Esiste la scelta di studiare, di rischiare, di non accontentarsi.

Cristina Mercuri, the First Italian Female Master of Wine

Some call it an “Olympic gold medal.” Others, after earning it, feel above all the need to remain true to themselves. When Cristina Mercuri announced that she had achieved the title of Master of Wine, she used precisely that image: a personal medal, the result of years of study, discipline, and setbacks. Yet she immediately added a clarification that reveals much about her character: “I am not the title. I am Cristina.”

With her official recognition by the The Institute of Masters of Wine, Italy gains its first female Master of Wine and reaches four representatives overall, following Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi, and Pietro Russo. A symbolic milestone, but also a substantial one, in a sector that still struggles to fully recognize female leadership.

Born in 1982 in Tuscany, with Sicilian roots, Mercuri did not begin her career in wine. For years she worked as a lawyer in international law firms, specializing in mergers, acquisitions, and intellectual property. A solid, structured, seemingly linear path. Then, in 2015, the turning point: she left the legal profession to dedicate herself entirely to wine.

It was not a leap into the unknown, but a shift in perspective. She brought to the wine world the analytical rigor of law, discipline, and attention to detail. In 2018 she earned her WSET diploma and began the journey that would lead her to face the industry’s most demanding examination.

What It Means to Become a Master of Wine

The Master of Wine title is considered one of the most selective in the world. There are just over 400 members, spread across around thirty countries. Admission is not based on credentials alone, but on a rigorous examination process conducted in English, requiring expertise across viticulture, oenology, economics, marketing, communication, and an extraordinary ability in blind tasting.

There are three main stages:
Stage 1, an initial assessment with tastings and written exams;
Stage 2, four intense days of examinations, including multiple blind tasting flights and theoretical papers;
Stage 3, the feared research paper, an original thesis that must provide an innovative and critical contribution.

It was this final stage that proved the most challenging. Mercuri chose a bold topic: a semiotic analysis of the representation of women in the magazine Enotria between 1922 and 1942, examining how imagery contributed to shaping an ideological narrative around wine and propaganda. A study that looks not only at the past but also questions the present: which stereotypes do we still perpetuate? What are we truly communicating when we talk about wine?

A defining feature of Cristina Mercuri’s journey is her determination to renew the language of wine. Today, through her Mercuri Wine Club, she works in education and strategic consultancy for companies and professionals, driven by a clear belief: the sector must move beyond self-referential narratives.

Wine, she argues, has been made more complicated than necessary. Too often the conversation has been directed only at insiders, overlooking those who might wish to approach it. Young consumers are curious but have limited budgets and different cultural codes. The industry must offer wines that are accessible in price and style, less alcoholic, more immediate, and—where appropriate—even dealcoholized alternatives. Not to chase trends, but to engage new consumers without compromising quality.

Becoming the first Italian female Master of Wine is not just a personal achievement. It is a signal. Mercuri has spoken openly about episodes in which she was not taken seriously because she was a woman, even being asked to “give the stage” to a male colleague. Today, her response is clear: there is no assigned place where one must remain. There is space to raise one’s voice, to assert competence, to build economic and cultural independence.

Alongside her work in wine, she collaborates with associations committed to combating violence against women, convinced that education can be a concrete tool for empowerment.

At a complex moment for the wine sector—marked by declining consumption, shifting lifestyles, and international economic tensions—the role of a Master of Wine is not that of an elite taster. It is that of a professional capable of interpreting markets, guiding strategy, and engaging with producers, importers, hospitality, and distribution.

Perhaps the most meaningful lesson from Cristina Mercuri’s story does not concern technical excellence alone. It concerns doubt. “Cultivating doubt and thinking critically” is what this journey has taught her. Questioning results, narratives, habits—even when they seem firmly established.

Her Master of Wine title is not merely a line on a résumé. It is proof that changing direction is possible, that expertise is built through method, and that in wine—as in life—there are no predetermined roles. There is the choice to study, to take risks, and to never settle.


Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/

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