Oggi commentiamo i dati 2025 di Fantini Group, che nel 2025 ha subito come molte altre grandi aziende vinicole italiane un ulteriore calo delle vendite (6% in questo caso), ma che è riuscita comunque con un’attenta gestione del mix (più prodotti di livello superiore, più vini rosati e bianchi) e soprattutto dei costi a contenere il calo. Alla fine dei conti, il controllo dei costi ha consentito un ulteriore miglioramento dei margini già su livelli prestigiosi (EBITDA rettificato 28%), e con un po’ meno di oneri finanziari e di tasse, l’utile netto di fine anno sfiora gli 8 milioni, ossia il massimo degli ultimi anni.
Non solo. Fantini Group ha anche messo a segno un’acquisizione in Spagna (l’ex cantina Venta la Vega, nella DO Almansa, rilevata tramite la controllata Finca Fella) ed è riuscita a tagliare il debito da 37 a 30 milioni di euro, per un rapporto sull’EBITDA che scende da 1.6x a 1.4x.
Per il 2026, non ci sono previsioni precise, salvo una nota prudente su un calo delle vendite nella parte iniziale dell’anno in Asia e sulle negoziazioni per il rifinanziamento del debito in scadenza nel 2027.
Passiamo a un commento più dettagliato dei numeri.
Le vendite: l’Europa limita i danni, Asia e Americhe no
I ricavi da vendita di vino sono scesi a 77.6 milioni di euro, -6.1% sul 2024, e sono quasi interamente vino imbottigliato: lo sfuso vale meno di 0.2 milioni. È il quarto anno consecutivo di calo dopo il picco di 90.5 milioni del 2021, e il fatturato torna leggermente sotto il livello del 2019 (78.5 milioni). Fantini è di fatto un esportatore puro. L’Italia vale 3.6 milioni, il 4.6% del totale, ed è l’unica area in crescita (+3.5%).
Il grosso delle vendite resta in Europa: 55.2 milioni, il 71.2% del totale, in calo del 3.6%. Secondo la relazione, nella Mitteleuropa, che è il mercato principale, le vendite sono scese meno del mercato, mentre l’Est Europa ha dato segnali di crescita. I cali più pesanti sono fuori dal continente. Le Americhe perdono l’11.4% a 11.4 milioni, l’Asia il 19.6% a 6.3 milioni e il resto del mondo l’11.6% a 1.1 milioni. In valore assoluto, dei 5.1 milioni persi nell’anno circa 2 vengono dall’Europa e 3 da Americhe e Asia, che insieme pesano meno di un quarto del fatturato. Per l’Asia è il terzo anno di discesa: dai 10.4 milioni del 2022 si è perso quasi il 40%.
La società attribuisce il calo a tre fattori. Il primo è la debolezza delle valute, in particolare in Giappone e Canada, che ha reso più care le importazioni. Il secondo è rappresentato dalle scorte ancora elevate presso alcuni distributori asiatici. Il terzo è un modello di ordinativi sempre più piccoli e frequenti, tarati sul fabbisogno di breve termine. Per confronto, la stessa relazione ricorda che l’export di vino italiano è sceso del 3.7% nel 2025, con gli Stati Uniti a -9.2%.
Margini e utile
Il costo del venduto è sceso del 9% a 36.4 milioni, più velocemente dei ricavi. Gli acquisti di materie prime calano del 13.2% a 34.8 milioni. Rapportato alle vendite di vino, il costo del venduto passa dal 48.5% al 47%. Il margine lordo è quindi di 41 milioni, pari al 53% delle vendite contro il 51.5% del 2024, e in valore assoluto cala solo del 3.4%. La società indica tre fattori di miglioramento: un mix più spostato sulle linee medio-alte e su bianchi e rosati, la rinegoziazione dei prezzi dei materiali secchi e una vendemmia 2024 favorevole sul costo della materia prima.
Le altre spese operative scendono del 3.5% a 15.3 milioni con un mix in miglioramento. I costi di marketing e commerciali crescono del 10% a 7.8 milioni e salgono al 10% delle vendite, dall’8.6%. Il gruppo ha quindi scelto di spendere di più sul fronte commerciale in un anno di vendite in calo. Il risparmio arriva dai servizi di imbottigliamento presso terzi che si dimezzano grazie all’internalizzazione sulle due nuove linee nello stabilimento di Ortona. Le spese amministrative calano del 26.5% e i trasporti dell’11.6%. Il costo del personale è sostanzialmente stabile a 7.3 milioni (+1.2%), con 108 dipendenti da 106.
Il risultato è un EBITDA rettificato di 21.8 milioni, in calo del 3.8%, con un margine che sale al 28.2% dal 27.5%. L’EBITDA riportato è di 21.6 milioni, con elementi non ricorrenti scesi a 0.2 milioni da 0.7.
L’utile netto di Fantini Group ai massimi dal 2018
Gli ammortamenti sono stabili a 6.3 milioni. Di questi, 3.8 milioni sono legati alla purchase price allocation dell’acquisizione del 2020, cioè all’ammortamento del portafoglio clienti (2.7 milioni) e del marchio Edizione. L’utile operativo di bilancio è di 14.8 milioni (-4.5%). Quello rettificato, al netto degli ammortamenti da fusione e delle componenti non ricorrenti, è di 19.1 milioni (-6.2%), con un margine del 24.6%.
Sotto l’utile operativo, gli oneri finanziari netti scendono a 3.3 milioni da 5, e le imposte restano stabili a 3.5 milioni, con un’aliquota effettiva in calo al 31% dal 33%. L’utile netto è di 7.9 milioni, di cui 7.8 di pertinenza del gruppo (+15%), il valore più alto della serie dal 2018. Gli unici dividendi pagati sono 0.14 milioni ai soci di minoranza delle controllate.
Indebitamento e acquisizione in Spagna
Il flusso di cassa operativo scende a 12.3 milioni da 16.2 per via di un EBITDA più basso, maggiori imposte pagate e un assorbimento di un paio di milioni di capitale circolante, soprattutto per minori debiti commerciali.
Gli investimenti raddoppiano a 4.2 milioni, il 5.4% delle vendite, trainati dalla Spagna. A luglio 2025 la controllata Finca Fella, posseduta al 75%, ha acquistato uno stabilimento ad Almansa, nella Castilla-La Mancha, area della DO Almansa. Il prezzo è stato allocato per 2 milioni a terreni e fabbricati e per 0.2 milioni a impianti, a cui si sono aggiunti i costi di ristrutturazione. Il sito è entrato in funzione nella seconda metà del 2025, con il pieno regime previsto per il 2026.
L’indebitamento netto scende a 30 milioni da 37.4, rettificato per i 7.2 milioni di crediti finanziari verso la controllante Terroir Intermediate Holding II, il veicolo dei fondi Platinum Equity che detiene l’80% del capitale. La leva scende a 1.4 volte. Il debito lordo è di 44 milioni ed è composto quasi tutto dalla Senior Facility dell’acquisizione del 2020, garantita da pegno sul 100% delle quote.
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