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    La responsabilità sociale nel DNA di Cantine Settesoli

    La storia di Cantine Settesoli inizia nel 1958, in un momento storico e culturale non favorevole per la viticoltura siciliana. A quell’epoca il sistema tradizionale di vendita dell’uva era basato sulla presenza del mediatore: una figura commerciale ante litteram che acquisiva la quasi totalità della produzione, ma solo ad un prezzo estremamente vantaggioso… per sè. Se l’accordo sul prezzo non si fosse raggiunto, il mediatore avrebbe cercato altrove l’uva; ma il viticoltore avrebbe perso il guadagno relativo alla produzione di un intero anno di lavoro in campagna. Questo sistema di vendita si reggeva su un presupposto fondamentale: il prezzo dell’uva era stabilito a priori ed era bassissimo, adatto esclusivamente alle esigenze del mercato e non dei coltivatori.
    Le Cantine Settesoli nacquero proprio per valorizzare economicamente il lavoro degli agricoltori menfitani. Un primo piccolo gruppo di viticoltori con vigneti nell’areale di Menfi ebbe l’intuizione, incredibile per l’epoca, di fondare una cooperativa a cui conferire l’uva, una organizzazione che potesse non solo acquistare il prodotto, ma anche trasformarlo in un bene di maggior valore economico: il vino.
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    Un atto del 1958 in cui compare la firma, tra i soci fondatori, del nonno dell’attuale presidente Giuseppe Bursi, getta le basi per la crescita di quella che oggi è una delle più importanti cooperative vinicole europee, con export in oltre 40 paesi nel mondo.
    L’evoluzione: la differenziazione e il viaggio verso l’aumento del valore
    Con la nascita della cooperativa si aggiunge alla coltivazione anche la produzione vinicola, inizialmente destinata in modo quasi esclusivo alla vendita di sfuso. Per arrivare alla prima bottiglia è necessario aspettare fino al 1974 quando, con un’intuizione folgorante simile a quella che aveva portato alla fondazione della cooperativa, i soci guidati dall’allora presidente Diego Planeta scelgono di confezionare parte della produzione: Cantine Settesoli diventa così la prima cooperativa vinicola siciliana a produrre e commercializzare i propri vini in bottiglia, che incominceranno ad essere venduti anche all’estero.
    L’evoluzione successiva è datata 1999, anno di nascita del marchio Mandrarossa: oggi pluripremiato top brand di Cantine Settesoli, Mandrarossa risponde all’esigenza di aumentare la qualità e il valore di una parte della produzione, rivolgendosi esclusivamente al canale distributivo Horeca. Brand molto legato alla sperimentazione, attentissimo alla gestione del vigneto e alla qualità dell’uva, figlio delle migliori selezioni disponibili su 6000 ettari di coltivazioni, Mandrarossa è il marchio portatore di un messaggio di innovazione e qualità che molti non ritenevano possibile per una cantina cooperativa.
    Dopo più di 60 anni, valore non solo all’uva ma anche al territorio: un circolo virtuoso generato da una visione lucida e strategica
    Fin dalla loro nascita, Cantine Settesoli ha creato un indotto sul territorio menfitano che si è sviluppato negli anni, fino  a dare vita ad una vera economia parallela perfettamente integrata con il territorio e con la produzione vinicola: questo indotto ha inizialmente favorito la nascita di altre cantine private, la produzione e la vendita di macchinari e attrezzature agricole (trattori, rimorchi, fitofarmaci), fino ad arrivare allo sviluppo nelle forniture di servizi settoriali (ad esempio i trasporti).
    La vera innovazione però arriva con la stabilizzazione di un’economia circolare che coinvolge non solo l’indotto vinicolo, ma anche lo sviluppo turistico. Per questo motivo si può parlare di una sostenibilità a 360 gradi: Cantine Settesoli non  solo produce  vino di qualità dalla forte identità territoriale, sia convenzionale che biologico, ma costituisce un modello di gestione etica della cantina intesa come comunità, punto di riferimento economico e sociale di un intero territorio.
    “La differenza tra un’azienda vinicola privata e una cantina cooperativa è enorme, soprattutto per quanto riguarda la responsabilità sociale”, afferma Giuseppe Bursi, Presidente di Cantine Settesoli dal dicembre 2017. “Noi ci collochiamo esattamente all’intersezione tra l’imprenditoria e il sostegno sociale; è grazie infatti alla nostra cooperativa che 5000 famiglie dislocate su nove comuni e tre provincie possono lavorare con la prospettiva di un futuro più roseo. Io sento quotidianamente il peso di questa responsabilità ed è per questo motivo che l’azienda che ho la fortuna di presiedere va gestita in maniera efficiente e trasparente, solo così potrà rappresentare  un modello per tutte le cantine cooperative, sia sotto il profilo produttivo che etico”
    Continua Giuseppe Bursi: “Cantine Settesoli deve essere l’esempio per uno sviluppo sostenibile, sia sotto il profilo territoriale che produttivo: è questo un obiettivo non solo possibile ma doveroso. Per quanto riguarda la produzione vinicola, la richiesta che cogliamo dal mercato è quella di vini biologici, prodotti in territori dove è molto alta l’attenzione ai valori della sostenibilità. Questa direzione, intrapresa da Cantine Settesoli anni fa, ci permette oggi di avere ben 870 ettari in coltivazione bio grazie ai quali i soci ricavano, oltre al prezzo convenzionale delle uve, un’integrazione della remunerazione garantita dall’UE. Il nostro lavoro incessante in questa direzione ci ha portato a creare Jummare, una linea di vini esclusivamente biologici. Questa scelta ci permetterà di riconoscere ai soci che producono in biologico, nel pieno rispetto dei parametri di coltivazione stabiliti, una remunerazione più alta rispetto alle uve gestite in modo convenzionale, rafforzando il concetto per cui  lavorare in modo pulito genera anche valore economico.
    Abbiamo inoltre l’esigenza di salvaguardare questo magnifico territorio mantenendolo integro e lontano dal degrado edilizio. Il concetto di sostenibilità è un’introiezione culturale che va accettata, condivisa in ogni suo aspetto e praticata a partire proprio dalla gestione agricola del territorio;  la razionalizzazione nei consumi di acqua e l’attenzione al ricorso ad antiparassitari, insieme alla gestione ordinata dei fondi agricoli, sono un esempio delle buone pratiche che muovono in primis dagli agricoltori e i cui presupposti arrivano fino all’organizzazione dell’indotto turistico.
    Come i nostri genitori hanno gettato le basi per lo sviluppo economico di questa rilevante porzione della Sicilia sud occidentale, così il nostro dovere è quello di non compromettere il futuro dei nostri giovani, lavorando perché le attuali pratiche  di sostenibilità siano il fondamento di  future strategie di sviluppo sostenibile, per la creazione e la salvaguardia di un ambiente naturale, economico e sociale sano. In questo modo aiutiamo i nostri ragazzi a non abbandonare la propria terra, offrendo loro uno scenario culturale e organizzativo entro il quale muoversi, creare, sopravvivere.
    Perché ciò che conta, per noi, è la terra; è il nostro valore, l’origine della nostra esperienza e la nostra ricchezza. La terra genera valore, che genera cultura, che a sua volta genera valore: un circolo virtuoso che, dopo 62 anni, porta oggi frutti maturi.
    Il passo successivo sarà quello di   mantenere le condizioni ideali per un’apertura ad investimenti esterni: la comunità nata intorno a Cantine Settesoli è viva, produttiva e aperta a nuove sfide. Questo è un territorio unico, capace di accogliere tuti coloro che hanno intenzione di creare valore e bellezza in un ambiente sano e meraviglioso dal punto di vista naturalistico, paesaggistico ed enogastronomico. È l’ambiente che abbiamo contribuito a costruire e che è nostro dovere continuare a proteggere, senza mai abbassare la guardia.” LEGGI TUTTO

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    Aumentano le vendite di vino nella grande distribuzione

    Finito il lockdown primaverile le vendite di vino nei supermercati si erano stabilizzate e i consumatori in estate avevano ripreso le loro abitudini d’acquisto. Nel 2021 con ogni probabilità l’andamento altalenante del mercato del vino nella Grande distribuzione cesserà non appena la pandemia sarà sotto controllo, ma qualcosa dei cambiamenti in atto rimarrà. Se ne è parlato oggi alla 16° edizione della tavola rotonda “Vino e Grande distribuzione di fronte al cambiamento”, organizzata da Veronafiere nell’ambito di Wine2Wine Exibition.
    E’ stata presentata la ricerca IRI per Vinitaly sui primi 10 mesi del 2020: le vendite di vino nella Grande distribuzione aumentano nel 2020 del 6,9% a valore e del 5,3% a volume rispetto all’anno precedente (dati aggiornati all’8 novembre 2020). La crescita, sospinta dalle vendite eccezionali nel trimestre primaverile del lockdown e dalle chiusure di bar, ristoranti e affini, si è tradotta in una buona performance degli spumanti, dei vini doc e una discreta progressione dei vini da tavola. Vanno sottolineati gli aumenti dei vini di categoria medio/alta con la crescita del 13,6% nella fascia di prezzo tra 7 e 10 euro e dell’8,7% nella fascia di prezzo tra 5 e 7 euro. Gli spumanti aumentano del 10,4%, nonostante il crollo nel mese di aprile. Crescono il vino comune, del 4,2% a volume, e il vino a marchio delle insegne distributive (MDD) che aumenta, a valore, dell’8,7% nel comparto vino e del 10,8% nel comparto spumante. I vini biologici, una categoria di nicchia nella Grande distribuzione, mantengono la stessa crescita del 2019: +12,5%, a volume (in allegato le tabelle dell’IRI).
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    L’analisi dell’IRI evidenzia come lo sviluppo del mercato del vino nella Gdo si realizzi in un contesto di aumento dei prezzi (+1,4%) e di calo delle promozioni (-3%). L’elemento determinante è stato l’andamento della pandemia. Dopo la stabilizzazione del periodo estivo, le vendite di vino hanno ripreso a correre in coincidenza della seconda ondata: +2,8% in ottobre e +6,7% nelle prime due settimane di novembre.
    I numeri possono aiutare a interpretare le nuove abitudini di acquisto dei consumatori. Le stelle polari sono: salutismo, qualità, gratificazione e sostenibilità, ma anchela convenienza. Aumentano i vini di qualità a denominazione d’origine, ma nel contempo anche il vino comune da tavola, dunque una forchetta che privilegia fasce alte e basse. Infine, nei primi 10 mesi del 2020 sono aumentate del 122% le vendite di vino on line e del 200% quelle dei grocery di piccole dimensioni.
    “Cosa rimarrà in futuro di questi cambiamenti? – si è chiesto Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI – In estate abbiamo registrato un ritorno dei consumatori alle consuete abitudini di acquisto. Ma il 2021 non potrà essere uguale al 2020. Certamente non potrà toccare gli stessi picchi di vendita, ma vedrà anche tanti consumatori fidelizzati agli acquisti da casa e agli acquisti on line come pure alle piccole superfici di vendita ‘di prossimità’. Bisognerà saper decodificare i diversi segnali trasmessi dagli shopper”.
    La ricerca di IRI per Vinitaly è stata commentata nel corso della tavola rotonda a Wine2Wine Exibition, condotta da Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWatch, dai rappresentanti della Grande distribuzione e delle cantine.
    “In Conad crescono a doppia cifra vini di qualità (Igp, Doc, Docg) mentre il vino comune ha arrestato la flessione degli anni passati – ha detto Alessandra Corsi, Direttore marketing dell’offerta e MDD di Conad – Nel campo degli spumanti è interessante notare la crescita della spumantizzazione di vini tipici del territorio. Stiamo lavorando per creare, nei nostri punti vendita, enoteche di concezione innovativa, che integreranno fisico e digitale”.
    Anche la Coop è impegnata a migliorare informazione e comunicazione nelle vendite del vino. “Stiamo formando figure professionali in grado di consigliare i consumatori sui vini in offerta e sull’abbinamento cibo vino, quando possibile impieghiamo anche sommeliers – ha riferito Francesco Scarcelli, Responsabile Vini, Birre, Bevande Alcoliche di Coop Italia – I consumatori amano le promozioni, ma va detto che una promozionalità sana guida il consumo consapevole, quella eccessiva invece fidelizza all’occasione ma non al prodotto”.
    Il canale della Grande distribuzione nel 2020 si conferma come il maggiore in Italia, con prospettive di crescita: “L’emergenza della pandemia ha incrementato l’attenzione nei confronti della Gdo da parte di quelle cantine che storicamente erano presenti solo nel canale Horeca – ha sottolineato Gianmaria Polti, Responsabile Beverage di Carrefour Italia – Puntiamo a creare forti sinergie a livello locale, con un’attenzione particolare alle realtà dei fornitori regionali italiani”.
    I rappresentanti delle insegne hanno evidenziato la crescita dei vini a marchio del distributore (MDD): “Per questi vini prevediamo una chiusura a fine anno con crescita a doppia cifra rispetto al 2019 – ha dichiarato Fabio Sordi, Direttore commerciale del Gruppo Selex – con aumenti rilevanti nella fascia di prezzo superiore ai 6 euro. Registriamo anche l’aumento delle vendite del vino on line, con 2.492 referenze in offerta”.
    In rappresentanza di Federvini è intervenuto Mirko Baggio (Responsabile vendite canale Gdo Italia di Villa Sandi): “La sfida del futuro per le cantine sarà quella di differenziarsi, per andare incontro ai cambiamenti richiesti dal mercato. Villa Sandi ha saputo differenziarsi negli anni costruendo una proposta con marchi diversi e tipologie di prodotto diverse per affrontare una pluralità di mercati: off trade – on trade – on line, sia in Italia che nel mondo”.
    Enrico Gobino rappresentante di Unione Italiana Vini (Marketing Director del Gruppo Mondodelvino Spa) ha invitato a studiare attentamente i comportamenti dei consumatori: “Il modo di consumare si adatta alle limitazioni del momento, l’unica cosa alla quale non ci si può adattare è la diminuzione del potere d’acquisto. Nel nuovo contesto la Gdo può operare come elemento virtuoso nel mercato del vino, creando una catena di valore. Le cantine devono disporre di una distribuzione multicanale: non esistono canali di serie A e di serie B”. LEGGI TUTTO

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    Quattro Medaglie d’oro per Lantieri

    Affermazione superlativa per la franciacortina Cantina Lantieri di Capriolo che ha conquistato ben quattro medaglie d’oro al The Champagne & Sparkling Wine World Championship 2020 (CSWWC), l’autorevolissimo concorso ideato da Tom Stevenson, massimo esperto mondiale di Champagne and Sparkling Wines ed editore della Word Encyclopedia, la più importante a livello internazionale riguardante i vini mossi. Ad aggiudicarsi l’oro sono stati Lantieri Franciacorta NV Cuvée Brut, Lantieri Franciacorta Brut Arcadia 2015, Lantieri Franciacorta Extra Brut, Lantieri Franciacorta NV Cuvée Brut Magnum. Un risultato che pone la storica azienda di Fabio Lantieri prima fra le cantine della Franciacorta, seconda in Italia e fra le primissime al mondo.
    Oltre ai quattro ori, Lantieri ha conquistato anche due argenti con il Lantieri Franciacorta Riserva Origines 2013 e il Lantieri Franciacorta Brut Rosè Magnum. “Siamo assolutamente orgogliosi di queste medaglie, dato che il World Champion è il premio più importante a livello internazionale per il nostro settore e vi concorrono i migliori Champagne e Sparkling del mondo. Riconoscimenti che condivido con tutta la squadra della nostra cantina, il cui impegno e passione ci ha portati a questi risultati – commenta Fabio Lantieri de Paratico – Ho sempre intrapreso convinto la ricerca dell’assoluta qualità: questi premi sono un ulteriore stimolo ad approfondire ancor più il nostro impegno lungo questa strada.”
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    Per il secondo anno consecutivo Cantina Lantieri è quindi sul podio del CSWWC, dato che l’anno scorso il suo Franciacorta Cuvée Brut NV Magnum è stata proclamato World Champion nella categoria Classic Brut Non-Vintage Blend.  La competizione di spumanti più dura e prestigiosa del mondo quest’anno ha raggiunto il record di superare i 1.000 iscritti da una trentina di paesi. Complessivamente sono state assegnate a 19 Paesi un totale di 128 medaglie d’oro e 237 d’argento. Le premiazioni, quest’anno necessariamente virtuali, si terranno dal 7 all’11 dicembre.
    I Lantieri de Paratico, nobile e antica famiglia bresciana, hanno radici franciacortine che risalgono a più di mille anni or sono. Nell’XI sec. fecero erigere a Paratico un imponente castello, dove la storia narra sia stato ospitato durante il suo esilio Dante Alighieri che, ispirato dal paesaggio, avrebbe scritto alcuni versi della Cantica del Purgatorio. Nel ‘500 la famiglia si trasferì a Capriolo, dove si è perpetuata la tradizione vitivinicola e ha oggi sede l’azienda. I Lantieri si distinguevano per la produzione di vini già dal XVI secolo: erano allora apprezzati fornitori dei Gonzaga, Signori di Mantova, e delle corti di Ferrara e Milano, con il “Rubino di Corte Franca”, antesignano dei vini attuali. La Cantina Lantieri ha oggi sede nel centro storico del borgo medioevale di Capriolo. I 20 ettari di vigneti si estendono in parte intorno alla sede aziendale e in parte alle pendici del Monte Alto. La produzione è di 150.000 bottiglie annue ed è dedicata principalmente a tutta la gamma dei Franciacorta, a cui si affiancano pregiati Curtefranca LEGGI TUTTO

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    Genesi Pellegrino, 140 anni di storia racchiusi in un vino mai prodotto prima

    Era il 1880 quando Paolo Pellegrino fondò la Cantina destinata a diventare una delle più importanti e longeve della Sicilia. Da allora si sono succedute sette generazioni, sempre impegnate in prima persona nella conduzione dei vigneti e nella gestione della Cantina. Una lunga storia di famiglia che attraversa tre secoli, in cui i genitori continuano a tramandare ai propri figli i valori dell’amore, del rispetto e della gratitudine per la propria terra.
    La storia della famiglia Pellegrino è legata a doppio filo con le origini del Marsala. Proprio a questo vino, ormai celebre in tutto il mondo, erano dedicate le prime produzioni dell’azienda. Anni di esperienza e conoscenza del proprio territorio hanno portato ad ampliare la produzione a tutte le tipologie di vino, specializzandosi nei grandi vini bianchi e rossi, provenienti dalle Tenute di Famiglia, autentica espressione del territorio, e nei vini di Pantelleria. Ed è così che i vini di Cantine Pellegrino, esportati in tutto il mondo, hanno contribuito ad elevare la Sicilia nel gotha delle aree vinicole internazionali.
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    Oggi, in occasione del 140° anniversario dalla fondazione della Cantina, Pellegrino produce un nuovo vino mai realizzato prima: Genesi, un Marsala Superiore Riserva Rubino che celebra dunque la storia della Cantina, la famiglia ed il Marsala. Per produrre Genesi sono state utilizzate uve Nero d’Avola coltivate in terreni a medio impasto tendente all’argilloso ubicati a pochi metri sul livello del mare. Le uve sono state vendemmiate nella seconda decade di settembre a maturazione avanzata, per poi essere vinificate e affinate per lunghi anni in botti di rovere Allier da 20 hl nelle Cantine Storiche di Marsala.
    Unico Marsala ad essere realizzato da uve rosse, Genesi ha un colore rubino intenso con riflessi violacei. Dolce e con una piacevole tannicità, esprime inaspettati e freschi sentori di frutti rossi, mirtilli, gelso bianco e melograno. Un vino che coniuga perfettamente la storia e la contemporaneità della cantina.
    Moderna ed elegante la bottiglia nera, realizzata con uno stampo esclusivo Pellegrino; preziosa l’etichetta bianca in carta di cotone, vellutata al tatto; una goccia di lamina color rame la percorre nella sua lunghezza, simboleggiando una linea del tempo che inizia nel 1836, con la nascita del fondatore Paolo Pellegrino e prosegue passando attraverso tutti i discendenti in linea retta, fino ad arrivare ad oggi, nel 2020, con l’ultimo nato.
    L’uscita sul mercato di Genesi chiude così le celebrazioni dedicate al 140° anniversario delle Cantine Pellegrino, iniziate a luglio con dei grandi concerti di musica classica organizzati nelle acque della Riserva naturale dello Stagnone. Con una tiratura di sole 2.000 bottiglie, Genesi sarà in vendita esclusiva presso l’enoteca Pellegrino Ouverture sita in via Battaglia delle Egadi 10 a Marsala (tel. 0923/719970).
    Grazie a zone di coltivazione differenziate, tre diverse cantine – Cardilla per i vini, Pantelleria per moscati e passiti, Marsala per l’omonimo vino ed i vini liquorosi – ed enologi dedicati ad ogni tipologia di vino, Pellegrino è la cantina siciliana in grado di offrire la più ampia varietà di tipologie di vini dell’isola.
    PELLEGRINO TIMELINEDal 1880 ad oggi1880: Paolo Pellegrino fonda le Cantine Pellegrino1890: Viene costruita l’attuale sede a Marsala1925: Le cantine avviano la vendita nei mercati europei1933: Una donna francese, Josephine Despagne, prende le redini dell’azienda1950: La produzione viene ampliata e vengono costruiti i due grandi Silos Pellegrino1960: La Pellegrino si espande nei mercati oltreoceano1980: Con l’acquisto della Tenuta Gazzerotta si avvia la produzione di vini bianchi e rossi1992: Nasce la cantina di Pantelleria e si avvia la produzione di moscati e passiti dell’isola2004: Prosegue l’espansione produttiva dei vini e si inaugura la cantina di Cardilla2014: Si inaugura la struttura enoturistica OuvertureOggi: La famiglia Pellegrino è tutt’oggi coinvolta nella gestione dell’azienda LEGGI TUTTO

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    Il SirPasso di Barbanera cambia veste

    Alcuni vini rappresentano ed abbracciano al meglio la filosofia del produttore stesso. Prodotti lavorati con passione, con esperienza e con la volontà di comunicare particolari emozioni nell’immaginario comune raccontando una particolare storia.
    È questo il caso di SirPasso, un Toscana Rosso di corpo e di struttura contraddistinto da profumi unici, molto forti e decisi di spezie dolci ma anche di frutti rossi maturi come ciliegia ed amarena. Racconta dell’alta potenzialità dei terreni della Toscana come anche della volontà di infondere un tocco di originalità ed innovazione in tradizioni enologiche così radicate nel tempo.
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    Nato nel 2011, è un vino che si discosta notevolmente dal concetto classico di Toscana ed al quale la famiglia Barbanera è tutt’ora particolarmente legata. Questo è stato infatti il primo di una serie di innumerevoli passi compiuti all’insegna del rinnovamento, di una nuova direzione intrapresa con la volontà di distinguersi sul mercato rispetto alla concorrenza.
    Ad oggi, vengono distribuite più di 700.000 bottiglie annue in tutto il mondo ed i mercati dove il SirPasso sta lasciando il segno, sono senz’altro Germania, Polonia, Benelux, Danimarca e Giappone.
    Il successo che ha riscosso questo vino sin dalla prima vendemmia e la volontà di valorizzare ulteriormente il prodotto, ha portato l’azienda a rivalutarne il packaging: un’etichetta elegante realizzata con tecniche sofisticate che la rendono particolarmente preziosa; un’immagine nuova dove protagonista è il vino e la sua storia. Il passerotto, l’uccellino tipico delle campagne toscane, rimane quale emblema e portafortuna spiccando in alto sull’etichetta. LEGGI TUTTO

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    La tutela del Prosekar e della sua inclusione nel Consorzio Prosecco DOC

    Il Consorzio Prosecco DOC, per offrire una nuova bollicina ai propri estimatori, ha deciso di creare un altro prodotto vitivinicolo, il Prosecco Rosè. Questo nuovo spumante, ottenuto da uve Glera e Pinot Nero, non ha alle spalle nessuna tradizione vitivinicola, né nel vicino Veneto, né sul nostro territorio. In breve, stiamo assistendo a un nuovo “progetto agricolo” utile soprattutto per aumentare guadagni, visibilità e ricavi (e in ciò noi non vediamo nulla di controverso, né di sbagliato).
    Il 15 luglio di quest’anno, la Kmečka zveza – Associazione Agricoltori, l’Associazione Prosekar e l’Associazione dei Viticoltori del Carso, hanno presentato un ricorso contro la modifica del disciplinare Prosecco DOC, che prevedeva l’inclusione del territorio triestino nella zona di produzione del nuovo Prosecco Rosè.
    Il 29 luglio di quest’anno i rappresentanti della Kmečka zveza – Associazione Agricoltori, dell’Associazione Prosekar, del Gruppo di azione locale GAL Carso e dell’Associazione dei viticoltori del Carso hanno deciso di ritirare il ricorso. Contestualmente hanno firmato una convenzione con il Consorzio per la tutela della denominazione Prosecco DOC, con finalità di valorizzazione e sviluppo della viticoltura locale.
    All’interno della nostra associazione siamo ben consapevoli dell’importanza che ricopre l’intera questione, ed è per questo che non dobbiamo aver fretta nel prendere delle decisioni che potrebbero rivelarsi sbagliate in futuro. Dopo un’attenta valutazione, siamo giunti alla conclusione che il Prosekar, sia il nome del vino che il particolare metodo di vinificazione, deve rimanere esclusivamente nelle mani del territorio dove nasce e si produce storicamente e questa opportunità non va assolutamente sprecata. Purtroppo, dobbiamo constatare che alcuni non concordano con la nostra proposta, anzi abbiamo la netta sensazione che, in questa specifica occasione, non vogliono considerare l’identità e la specificità del territorio come un elemento essenziale per lo sviluppo della viticoltura locale, e per qualche piccolo aiuto promesso dal vicino Veneto, cederebbero in cambio il Prosekar. A nostro parere, l’aiuto promesso rappresenta solo uno specchietto per le allodole.
    Come firmatari della presente lettera siamo infatti molto preoccupati del fatto, che se il Prosekar passasse sotto la gestione diretta del Consorzio Prosecco DOC, questo poi possa essere usato a proprio piacimento dal Consorzio, che potrebbe prendere delle decisioni unilaterali utili solo per i propri scopi. In passato abbiamo già assistito a grandi promesse, rassicurazioni, firme di protocolli, ecc., Sappiamo tutti come è andata a finire. Siccome non vogliamo ripetere gli errori del passato, ci opponiamo fermamente all’inclusione del Prosekar nel disciplinare del Consorzio Prosecco DOC.
    I vignaioli locali e i soci della nostra associazione investono sul territorio da molti anni, e il nostro obiettivo fondamentale è produrre del buon vino, presentarlo adeguatamene ai consumatori, posizionarlo in un determinato segmento di mercato, e ovviamente venderlo al meglio rispetto alla naturale capacità produttiva, per veder adeguatamente ricompensati il nostro lavoro e la nostra fatica. Non esistono scorciatoie, né facili compromessi! La nostra strategia è chiara: non vogliamo lavorare sulla quantità, ma sulla qualità. Vogliamo produrre vini che rispecchiano il carattere del territorio.
    Per concludere. L’Associazione dei Viticoltori del Carso propone un’azione comune, unitaria, di tutte le associazioni e rappresentanti politici locali, regionali e nazionali, al fine di prevenire la svalutazione del Prosekar e del nostro territorio, e per mantenere il controllo diretto su di essi. In questo modo, vogliamo dimostrare che, cooperando tra piccole realtà, siamo in grado di fornire un sostegno di qualità all’economia locale e anche per preservare e valorizzare vieppiù la nostra identità, orgoglio e credibilità della nostra storia, la storia del Carso e della provincia di Trieste!
    A volte forse siamo troppo poco consapevoli del fatto che tutti lasciamo delle tracce nel momento storico in cui viviamo e le decisioni ambientali, sociali ed economiche che prendiamo oggi, inevitabilmente condizioneranno le generazioni future. Qualità e rispetto del patrimonio naturale e culturale sono indubbiamente componenti chiave di qualsiasi progetto di successo, molto difficile da realizzare, ma basta veramente poco per rovinare tutto!
    Matej Skerlj, Sandi Škerk, Benjamin Zidarich, Rado Kocjančič, Lucija Milič, Bruno Lenardon, Martin Merlak, Stanko Milič, igor Grgič, Cristina Urizio, Peter Radovič, Dimitri Cacovich, Gregor Budin, Sharon Ostrouska, Andrej Skerlj, Damijan Milič, Tania e Mitja Zahar, Roberto Šavron.

    Associazione viticoltori del Carso
    Društvo Vinogradnikov Krasa

    Tags: carso, prosecco rosè, Prosekar LEGGI TUTTO

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    Tenute Rubino: debutto del Torre Testa 2017 con la nuova etichetta

    É in uscita dal mese di dicembre in Italia e sui mercati esteri il Torre Testa Doc Brindisi 2017, vino cru di Tenute Rubino che, a partire da quest’anno, fa bella mostra di sé con una nuova etichetta in grado di esprimere appieno l’unicità di questo Susumaniello in purezza, posto al vertice della piramide qualitativa della storica cantina pugliese.
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    UIV a Wine2Wine: 4 appuntamenti live per intercettare crescita nel post covid

    Case history, nuovi trend di prodotto e dati di scenario, ma anche politiche di filiera, strategie di ripartenza e analisi di mercato. Sono i temi di Unione Italiana Vini (Uiv) per la settima edizione di wine2wine di Veronafiere, l’evento internazionale digitale su wine business e networking in programma dal 22 al 24 novembre.
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