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I dati finanziari cumulati delle aziende vinicole 2024 (escluso cooperative) – Rapporto Mediobanca


Torniamo sul Report Vino di Area Studi Mediobanca. Le sole aziende vinicole (escluse le cooperative) chiudono il 2024 con fatturato a 6.470 milioni (+2.0%), meglio del campione totale, trainate dall’export che ormai pesa oltre il 55%. L’utile netto cala però a 324 milioni (-2.1%), eroso da oneri finanziari e fiscali. La struttura finanziaria si rafforza (Debiti/MOL a 2.1) ma soprattutto grazie al taglio degli investimenti (-21%). Il 2025 non promette bene, con una previsione di calo delle vendite dell’1.5%.

Approfondimento nel resto del post.

Dopo aver commentato il campione totale del rapporto Area Studi Mediobanca (le 255 aziende sopra i 20 milioni di fatturato, cooperative comprese) torniamo sui dati isolando le sole aziende di capitali italiane, che sono invece 156, ossia due in più dello scorso anno. La separazione dei due perimetri è, come sempre, importante visto il focus sui volumi e sull’Italia delle cooperative, che hanno bilanci strutturalmente in pareggio.

I dati delle sole aziende sono migliori rispetto a quelli totali, soprattutto in termini di crescita delle vendite, anche se ci sono alcune zone d’ombra, ad esempio il calo degli investimenti e l’evoluzione sostenuta del costo del personale.

Il fatturato cumulato delle aziende sale nel 2024 a 6.5 miliardi, +2% sul 2023. È una crescita più sostenuta rispetto a quella osservata nel campione totale (+1%), anche grazie alla spinta delle acquisizioni che hanno interessato alcune grandi aziende. La scomposizione fra mercati conferma il quadro: l’estero arriva a 3.6 miliardi e l’Italia a 2.9, con l’export oltre il 55% del fatturato, contro il 50% del campione totale.

Il pre-consuntivo del 2025 vede un calo delle vendite dell’1.5%, con un calo del 2% delle esportazioni e di poco meno dell’1% per le vendite domestiche. Sebbene si tratti di un andamento negativo, la performance delle cooperative è stata molto peggiore, con un calo del fatturato del 3.7%.

Il MOL delle aziende tocca 907 milioni, con un margine sulle vendite salito al 14.0% dal 13.8%, con un forte miglioramento del valore aggiunto (dal 23.1% al 23.9%) parzialmente compensato da un forte incremento del costo del personale (+8% contro +2% del fatturato). Come nel campione totale, la buona prestazione industriale non arriva integra fino in fondo al conto economico. E lo stesso vale per l’utile netto cumulato che scende a 324 milioni dai 331 del 2023, un calo del 2.1%, eroso da maggiori oneri finanziari e tasse si mangiano il miglioramento operativo.

La struttura finanziaria, comunque, si rafforza: il patrimonio netto cresce a 7.7 miliardi da 7.4, i debiti scendono a 1.9 da 2. Il rapporto Debiti/MOL migliora a 2.1 da 2.3 e il Debiti/Patrimonio resta a un contenuto 0.2. Il ritorno sul capitale è sostanzialmente stabile al 6.7% (dal 6.8%), ancora lontano dai picchi di metà decennio scorso.

Sul fronte degli investimenti il segnale è di prudenza, in linea con quanto visto nel campione totale: il capex 2024 cala a 315 milioni dai 399 del 2023, con il peso sul fatturato che scende al 4.9% dal 6.3%. Dopo anni di rapporto Investimenti/Ammortamenti stabilmente sopra l’unità, il dato 2024 scende a 1.0 (dall’1.3 del 2023): le aziende stanno appena rimpiazzando il capitale che si consuma, senza più espandere.

I dipendenti crescono ancora, a 12423 da 12155, con un valore aggiunto per addetto di 125mila euro, rispetto ai 121mila del 2023, ma con un costo medio che sale del 6% a 52mila euro.

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