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    Piccini 1882 e la consuetudine di interpretare il vino italiano

    di Luciana Dias

    Il brand Piccini 1882 rappresenta il vino italiano in più di 80 paesi in tutto il mondo. L’immagine dell’azienda si è consolidata negli anni grazie alle iconiche etichette arancioni e agli slogan del tipo “tradizione che tramanda”, naturalmente tutto sostenuto dall’instancabile lavoro di Mario Piccini, supportato dalle sorelle Martina ed Elisa e dai figli Benedetta, Ginevra e Michelangelo, che hanno portato contemporaneità e senso di prospettiva all’azienda.

    La grandezza di Piccini si esprime nei dettagli: circa 300 ettari vitati di proprietà distribuiti in 5 tenute, tutte convertite in biologico: Fattoria di Valiano nel Chianti Classico, Tenuta Moraia in Maremma, Villa al Cortile a Montalcino, la tenuta Regio Cantina nel Vulture e la Tenuta Mora alle pendici dell’Etna. Non solo, nel 2018, con un importante investimento, Piccini ha salvato la storica cooperativa del Chianti Geografico fondata nel 1961 acquistando i vigneti dei 60 soci.

    Borgo Vertine

    Le colline del Chianti richiamano il sogno di una vita idilliacamente serena, con la luce che riflette in diversi colori durante la giornata, ambientazione per film e belle storie raccontate.

    A volte la realtà può essere altrettanto affascinante, perché una parte di questo territorio è tutelato e custodito principalmente dai suoi veri protagonisti, che hanno avuto il coraggio di unire le forze e creare la cooperativa degli Agricoltori del Chianti Geografico.

    “Da quando le nostre strade sono incrociate – abbiamo tracciato assieme un percorso di valorizzazione, preservando i genuini valori che da sessant’anni rendono gli Agricoltori del Geografico gli autentici custodi della tradizione”. – Mario Piccini.

    L’acquisto, oltre ad ampliare il patrimonio vitivinicolo di Piccini, ha significato salvaguardare i valori di una storica comunità del Chianti, ricca di tradizioni e antiche pratiche contadine.

    Nel 2021, l’azienda, a seguito di questo ulteriore investimento, ha prodotto 25 milioni di bottiglie per un fatturato complessivo di 102 milioni di euro di cui 58,31% che proveniente dall’estero, e si affida ad una consolidata squadra di tecnici ed esperti guidati dal decano degli enologi italiani, Riccardo Cottarella.   

    Per Piccini la presenza in cinque regioni, come da sempre avviene per le grandi famiglie italiane del vino che investono in Italia, non può essere certezza di appagamento, non a caso, di recente, l’attenzione si è spostata su uno dei vitigni più iconici, il Nebbiolo. Un investimento guidato dalla forte volontà di Mario

    Piccini di raccontare e rappresentare il vino italiano in tutte le sue sfumature: “Il nostro lavoro sarà guidato dal profondo rispetto verso la filosofia produttiva che esalta il vincolo tra i vini e il loro luogo d’origine, perchéé non si può non parlare di Langhe e noi abbiamo deciso di farlo attraverso un brand che rappresenta le eccellenze prodotte proprio tra le colline albesi, come ad esempio può esserlo il Barolo Porta Rossa”.

    I vini degustati

    Terre Mora Scalunera 2021 Etna Rosso

    Il terreno, arricchito dalle continue colate laviche, sorprende e stimola l’enologo ad ogni nuova annata. La vendemmia 2021, effettuata a metà settembre, ha portato in bottiglia le sole uve nerello mascalese in purezza.

    Profilo aromatico elegante e fine, come ribes nero, mirtilli freschi.

    Al palato una evidente mineralità, tipica del nerello mascalese con una acidità che tiene vivo la bocca, con corpo e struttura e buona persistenza che non abbandonano il palato.

    Tenuta Moraia Perpiero 2018

    Questo vino rappresenta la generosità del territorio della Maremma, il terreno dona peculiarità e carattere ai vitigni internazionali come cabernet sauvignon e cabernet franc insieme al protagonista sangiovese.

    Il suolo argilloso rallenta la maturazione delle uve contrastando il clima mediterraneo tipico della Maremma e conferisce integrità ai grappoli donando concentrazione e gusto inconfondibili.

    Le uve vengono separate durante la fase di affinamento, il sangiovese in botti di rovere francese usate, mentre le internazionali in piccole botti di legno nuovo. Poi si uniscono in un unico blend per maturare un ulteriore anno in barrique.

    Il vino si presenta con la tipica potenza di un super tuscan, una bella struttura, carattere e inequivocabile longevità.

    L’annata 2018 già si esprime già con molta eleganza, tannini morbidi, con una piacevolezza e retrogusto sublimi.

    Colore rosso rubino intenso, al naso sentori di mirtilli maturi, spezie, pepe nero, ricordi di erbe officinali.

    Riserverà molte sorprese nel corso dei prossimi anni.  

    Reggio Cantina Campo Melograno Aglianico del Vulture Riserva 2016

    Comune di Venosa in Basilicata, situato ad una altezza di 380 metri slm, 15 ettari di vigneto da agricoltura biologica.  La produzione è di 13000 bottiglie di Aglianico del Vulture da un vigneto singolo che si nutre del suolo di natura lavica, che conferisce al vino un carattere inconfondibile.

    Si presenta al bicchiere un rosso rubino con riflessi porpora, esprime profumi di ciliegia, fragoline di bosco, pepe, note balsamiche e ad accenni di mentuccia e deliziosa nota di tabacco.

    In bocca è sontuoso, presenta una trama e struttura tannica gradevole, lunga persistenza e si rivela subito un incredibile potenziale di longevità.

    Fattoria di Valiano Poggio Teo Riserva 2019

    Dai vigneti della Tenuta di Valiano, nello specifico al centro sottozona di Vagliagli. Siamo a 350 metri s.l.m., con l’esposizione sud-ovest. Se ne occupa l’enologo Pasquale Presutto che cura il vino in maniera maniacale dalla vigna all’imbottigliamento affinché si esprima tutto il potenziale del vigneto.

    Poggio Teo è il nome del cru di dieci ettari dove il Sangiovese si esprime nella sua genuinità e forza.

    Affinamento di 3 mesi in barrique e 9 mesi in botti di rovere di Slavonia e da ulteriori 12 mesi in bottiglia.

    Al naso profumi di ribes nero e frutti di bosco con una leggera nota dolce. Al palato è intenso con tannini integrati e ritorni di frutto (sottobosco), vino da tenere a lungo in cantina.

    Terzieri

     I nomi dei vini richiamano I Terzieri, ovvero sono le tre cittadine, le stesse località dell’Antica Lega del Chianti, vale a dire Castellina,Gaiole e Radda. L’intento è dimostrare tutte le potenzialità del territorio riportando la migliore espressione del Geografico in una versione contemporanea.

    A coordinare tutto il lavoro è l’enologo Alessandro Barabesi.

    Chianti Classico Terziere di Ponente 2019

    Proveniente dalla zona sud di Castellina in Chianti, presenta l’espressività del sangiovese genuino.

    Affinato in botti di rovere per un anno, presenta al naso una delicata trama di frutti di bosco, leggere note erbacee, tannino presente ma levigato, leggeri accenni di sottobosco.

    Al palato è coerente con le note olfattive, con acidità e persistenza presenti.

    Chianti Classico Terziere di Tramontano

    Proveniente da Radda in Chianti, presenta una versione del Sangiovese d’altitudine. Il vigneto è localizzato ad un’altezza di 480 m s.l.m. con suolo argilloso ed esposizione a sud.

    L’età media delle viti è di 15 a 20 anni.

    Colore rosso rubino intenso, brillante e limpido, si esprime al naso con frutta rossa intensa, mirtilli e foglia di the. Leggere note di noce moscata, proveniente dall’affinamento di 12 mesi in botti di rovere di Slavonia. Strutturato e potente, ma senza eccessi.

    Chianti Classico Terziere di Levante

    Consolida la posizione “geografica” di Gaiole interpretando il territorio di modo sincero. Suoli di natura argillosa, siamo a 350 m di altitudine slm.

    Colore rosso rubino granato, al naso prugna, ciliegia, note fresche e accenni floreali. Una versione che punta alla freschezza del sangiovese, tannico ma delineato, mantiene la profondità di sorso, con un’ottima persistenza. More

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    Bulichella: dieci vendemmie di Hide, il vino dedicato al fondatore

    Arriva sul mercato Hide IGT Costa Toscana 2017 di Bulichella, azienda biologica di Suvereto (LI), decima vendemmia del vino dedicato al fondatore e ispiratore, Hideyuki Miyakawa. Hide è un syrah in purezza, un vitigno che Bulichella vinifica dagli anni Duemila, con il primo impianto risalente alla fine del decennio precedente. Un vino rosso che emerge […] More

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    L’enantio a piede franco è un nuovo presidio Slow Food

    Il Presidio Slow Food dell’enantio a piede franco è stato ufficialmente presentato a Torino sabato 24 settembre nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto. 

    Enantio a piede franco, vino che nasce in Vallagarina, tra le province di Trento e Verona, si riferisce a una varietà di vite – l’enantio, appunto – le cui piante nascono per propaggine – a piede franco – senza essere innestate. Niente barbatelle, queste piante corrono sul terreno e, con la sapiente mano dei viticoltori, si riproducono. Come? Si prende un tralcio della pianta, lo si ripiega verso il terreno, lo si interra in una buca per circa 30 centimetri e poi lo si fa riemergere dal suolo per una spanna. Si riempie la buca e si aspetta che il tralcio “spinga” verso l’altro, cioè cresca, mentre dalle gemme sottoterra le radici si propagano. Poi, è solo questione di tempo: nel giro di due o tre anni, il tralcio sarà grande e forte, così si procederà a separarlo dalla pianta madre. Anche per la generazione della pianta madre niente portainnesti esterni, nessun materiale vivaistico, ma soltanto il patrimonio genetico della stessa pianta. Si prendere un tralcio da un’altra pianta di enantio, si fa radicare in acqua e poi si pianta.  

    La superficie coltivata a enantio, negli ultimi trent’anni, si è ridotta moltissimo ed oggi si può calcolare è tra i 35 e i 40 ettari, calcolando anche i vigneti appartenenti ad aziende che non aderiscono al Presidio Slow Food. A valorizzare questo vitigno e a imbottigliare l’enantio proveniente da vigneti a piede franco commercializzandolo con un’etichetta ad hoc sono rimaste solo 3 aziende, ovvero Lorenzo Bongiovanni (Azienda agricola Bongiovanni), Cristina Fugatti (Cantina Roeno) e Filippo Scienza (Azienda agricola Vallarom).

    Nella foto, da sinistra: Tommaso Martini, Slow Food Trentino; Valerie Ganio, dell’ufficio Presìdi di Slow Food Italia, Lorenzo Bongiovanni, Filippo Scienza, Cristina Fugatti

    Il Presidio Slow Food dell’enantio a piede franco è nato grazie al sostegno economico di Apt Rovereto Vallagarina Monte Baldo, Comune di Avio, Comune di Brentino Belluno, Sparkasse, DB Formazione e di alcuni partner minori che hanno finanziato le operazioni di ricerca, sopraluoghi, analisi che, dopo due anni di intenso lavoro da parte di Slow Food Trentino, della Condotta Slow Food Valle dell’Adige Alto Garda, di Slow Wine e della sede centrale dell’associazione, hanno portato al riconoscimento del Presidio. More