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Rosso di Montalcino, il vino che c’era e forse ci sarà


Si è svolta a Milano la degustazione del Rosso di Montalcino, organizzata dal Consorzio con la guida del sempre bravo Riccardo Viscardi di Doctor Wine.

È stata un’occasione per riflettere su questo vino, fratello (non sempre minore) del più blasonato Brunello. In degustazione 10 Rosso di Montalcino di aziende diverse delle ultime 2 annate (2023 e 2024) con un’eccezione del 2022.

Prima di parlare dei vini degustati, è stato interessante capire insieme a Riccardo ed ai produttori presenti l’evoluzione che questo vino avrà nei prossimi anni, soprattutto grazie ai nuovi 400 ettari di vigneti di Sangiovese che potranno essere usati per fare il Rosso.

Il Rosso infatti è un vino strano, conosciutissimo anche dai bevitori meno incalliti, ma spesso come ripiego più economico del Brunello.
Per gli addetti ai lavori, un vino d’attacco al ristorante (ma spesso senza grande attenzione a chi lo produce, basta avere il nome Montalcino e prezzo inferiore al fratellone, per venderlo bene).
Per gli enotecari vino di grandi possibilità, ma di pochi volumi, nel senso che grandi quantità non ce ne sono in giro e con l’impennata dei prezzi del Brunello ha anche lui avuto rincari ben visibili.
Per gli appassionati più veraci, perché acquistarlo, quando il Brunello ha produttori, annate, riserve e vigne che permettono di fare più bella figura ai consessi organizzati?

Un vino, come dice Riccardo, che spesso è stato visto anche dagli stessi produttori come “ricaduta” del vino principale, quando invece è spesso l’espressione più autentica di cosa possono dare le vigne di quel produttore.

Al Vinitaly, anni fa, quando arrivavo agli stand del consorzio del Brunello, si partiva sempre dal buon Palmucci di Poggio di Sotto e si assaggiava il suo Rosso. Poi, dopo, i Brunello degli altri produttori ed alla fine si tornava da Palmucci per bere il suo Brunello.
Serviva a fissare il livello del sangiovese di Montalcino, senza grossi orpelli e da lì capire come veniva interpretato con affinamenti più lunghi, versanti e conduzioni in vigna diverse.

Oppure quando conobbi Luciano Ciolfi, che aveva da poco iniziato l’avventura di Sanlorenzo, fu il Rosso (un po’ acerbo ma con una potenzialità già visibile) a rappresentare quello che avrebbe potuto dare la sua azienda.

Ma veniamo ai vini, che sono riusciti a dimostrare la “variabilità” ed il “carattere” del Rosso, con espressioni diverse, soprattutto a seconda della zona e dell’interpretazione dell’annata.
Presenti i rossi di Carpineto (2024), Poggio Antico (2024), Pietroso (2023), La Fortuna (2023), La Gerla (2023), Caprili (2024), Lisini (2024), Pian delle Vigne (2024), Corte de venti (2024) Col d’Orcia (Vigna Banditella 2022).

L’ordine dei vini ha cercato di individuare elementi comuni (i primi tre provenienti da vigneti da altitudini più alte), versante est (La Fortuna, La Gerla) e così via per gli altri versanti.

Personalmente, ho apprezzato le interpretazioni di Carpineto, Pietroso, Caprili (ricco ed aristocratico), Lisini (che ha dato il meglio di se lasciandolo un po’ di tempo nel bicchiere).
Su Banditella 2022 di Col d’Orcia discorso a parte. Sicuramente il Rosso più potente ed espressivo, alla cieca l’avrei scambiato tranquillamente per un Brunello fresco e giovane.
A dimostrare come anche il rosso, soprattutto come vigna, possa esprimersi ad altissimi livelli.


Fonte: http://www.enotecheamilano.it/feed/

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