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    Le famiglie Cavagna di Gualdana e Piccinelli acquisiscono la Tenuta del Pizzolo in Oltrepò Pavese

    Le famiglie Cavagna di Gualdana e Piccinelli hanno recentemente perfezionato l’acquisizione della Tenuta del Pizzolo, realtà consolidata nel panorama vitivinicolo dell’Oltrepo pavese, situata nell’omonima frazione del comune di Santa Giuletta (PV).Condotta sino ad ora con passione e dedizione da Emilio Moroni e dalla sua famiglia, la Tenuta del Pizzolo si estende su 16 ettari e ospita una ricca varietà di vitigni internazionali che spaziano dal pinot nero allo chardonnay e al merlot, accanto a vitigni autoctoni come la croatina e l’uva rara e il moscato. Negli anni l’azienda ha saputo distinguersi non solo a livello locale, ma anche nazionale, per la qualità e l’autenticità dei suoi vini, espressione fedele del territorio.
    La felice posizione nelle prime colline, l’esposizione ottimale e la ricchezza dei vitigni hanno costituito il motivo dell’investimento delle famiglie Cavagna di Gualdana e Piccinelli in questa realtà.
    Con l’unione delle competenze portate dai Cavagna di Gualdana, da generazione agricoltori alla Gualdana presso Voghera – Giuseppe Cavagna è stato di recente presidente di Confagricoltura Pavia – e dai Piccinelli, già proprietari di una prestigiosa cantina in Chianti, si apre un nuovo capitolo per la Tenuta del Pizzolo come interlocutore di riferimento per il territorio e protagonista della rinascita dell’Oltrepò.
    “Intendiamo innovare nella tradizione. Crediamo nel grande potenziale dell’Oltrepò e dei suoi vini e la Tenuta del Pizzolo è un ottimo esempio” ha infatti dichiarato Gilberto Cavagna “la mia famiglia è originaria di questo territorio, ne riconosciamo le opportunità e abbiamo voluto impegnarci in prima persona, con passione e competenza, per produrre anche noi grandi vini di qualità, a partire dal pinot nero, eccellenza di questa zona, nel solco del lavoro svolto da Emilio Moroni”.
    “Questa operazione rafforza il legame della nostra famiglia, già attiva in pianura con aziende agricole, con il territorio, in un settore contiguo di interesse, anche per le possibili sinergie con il nostro agriturismo La Duronetta a Voghera” ha aggiunto Giuseppe Cavagna.
    “Questa non è una semplice acquisizione, ma l’incontro di due filosofie che pongono al centro la qualità del prodotto e il rispetto per il terroir. Il nostro impegno sarà quello di custodire l’eredità storica di questa cantina, investendo al contempo in un percorso di crescita sostenibile” ha continuato Paolo Emilio Piccinelli.
    Emilio Moroni, rimasto durante il passaggio di proprietà per facilitare l’acquisizione di tradizioni e conoscenze, ha curato le vigne anche quest’anno. A collaborare con i nuovi proprietari anche l’agronomo Claudio Giorgi, figura di riferimento per molte aziende vitivinicole del territorio; Mario Maffi, enologo riconosciuto a livello nazionale, ha prestato qualche consiglio in amicizia, in questa fase di avvio.
    La vendemmia 2025 si preannuncia di ottima qualità; i primi vini, attesi sul mercato nel 2026, saranno un pinot nero, uno chardonnay e un passito da uve di moscato.
    A seguire arriveranno vini più strutturati, affinati in barriques, e una “riserva” frutto di un blend di uva rara e croatina. Non mancherà uno spumante metodo classico, “chiamato Voloire dal nome di battaglia del Reggimento Artiglieria Cavallo in cui diversi membri delle famiglie Cavagna e Piccinelli hanno servito in passato” come ha aggiunto Pier Paolo Piccinelli, attualmente in affinamento sui lieviti e che sarà pronto per prossime celebrazioni.
    L’operazione è stata seguita dallo studio legale Bipart di Milano e dallo studio notarile Muzio di Voghera. More

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    Terre Margaritelli, nuovi riconoscimenti per un’eccellenza sostenibile dell’Umbria

    La Cantina Terre Margaritelli di Torgiano (PG) conferma il proprio ruolo di protagonista nel panorama vitivinicolo italiano grazie a una serie di premiazioni ottenute nelle guide, che ne consacrano la qualità, la visione sostenibile e la straordinaria identità territoriale.Tre vini, tre riconoscimenti unici.
    Sono tre etichette premiate dalle principali guide italiane negli ultimi tempi. Con l’annata 2025-2026 che segna un momento di particolare prestigio per la cantina.
    Per il Greco di Renabianca c’è il Premio “Top Wine – Vino Slow” Slow Food 2026: premiato per la sua autenticità e per la capacità di raccontare il territorio con purezza e trasparenza. Un vino dal carattere minerale e sincero, prodotto da viticoltura biologica certificata, in perfetta armonia con la filosofia slow e sostenibile della cantina.
    Inoltre, al Pictoricius 2019 va il Premio “Vini Rari d’Italia” Gambero Rosso 2026: inserito nella prestigiosa selezione dei “Vini Rari d’Italia” (unico vino Umbro inserito tra i 50 da tutta Italia), il Pictoricius è un rosso complesso e profondo, frutto di un lungo affinamento in legni pregiati provenienti dai boschi di proprietà della famiglia Margaritelli. Un riconoscimento che ne sottolinea l’unicità e la capacità di emozionare anche i degustatori più esigenti.
    In precedenza, il Freccia degli Scacchi 2020 si era aggiudicato il Premio “Tre Bicchieri” Gambero Rosso 2024: un vino simbolo dell’Umbria contemporanea, elegante e profondo, che rappresenta l’equilibrio tra territorio e savoir-faire. Il riconoscimento dei Tre Bicchieri ha consacrato questa etichetta come una delle migliori espressioni dell’enologia umbra.
    Dal bosco alla barrique: la filiera del legno firmata Margaritelli
    Tra gli elementi che rendono Terre Margaritelli un caso unico in Italia, spicca l’uso esclusivo di barrique provenienti dalla tonnelerie, Atelier Centre France, azienda del gruppo Margaritelli in Francia. I tronchi selezionati nella Foresta di Bertrange in Borgogna vengono stagionati e lavorati secondo una tradizione secolare. Questo permette alla cantina di controllare ogni fase della filiera del legno, garantendo un’affinatura naturale, rispettosa e coerente con l’identità dei vini. Un approccio che unisce artigianalità, sostenibilità e ricerca, trasformando il legno in un elemento vivo del racconto del vino.
    Una visione sostenibile e coerente
    La filosofia produttiva di Terre Margaritelli si fonda su viticoltura biologica certificata, biodiversità e rispetto dei cicli naturali. Già insignita del Premio “Cantina Sostenibile” Gambero Rosso 2024, l’azienda prosegue nel suo impegno per una produzione responsabile e trasparente. Ogni etichetta è il risultato di una visione integrata: il legno, il terreno, la vigna e il tempo dialogano per restituire vini autentici, capaci di raccontare la bellezza dell’Umbria con voce contemporanea.
    Un futuro radicato nella tradizione
    I successi conseguiti negli anni ed in particolar modo quest’anno consolidano Terre Margaritelli tra le più autorevoli espressioni della nuova enologia umbra. Dal rispetto della natura al controllo diretto delle materie prime, dalla ricerca sul legno alla qualità certificata in bottiglia, la cantina di Torgiano continua a dimostrare che innovazione e tradizione possono convivere in perfetto equilibrio.
    Per info: www.terremargaritelli.com More

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    Cantina Tollo Group ottiene il Premio Industria Felix ESG

    Cantina Tollo Group ha ottenuto il Premio Industria Felix ESG – L’Italia che compete: il riconoscimento è stato assegnato al gruppo teatino da Industria Felix Magazine, trimestrale in supplemento a Il Sole 24 Ore fondato e diretto da Michele Montemurro, grazie alla volontà dell’azienda di fare della sostenibilità una scelta strategica, concreta e misurabile. La consegna è avvenuta mercoledì 15 ottobre a Roma, nell’Aula Giulio Cesare di Palazzo Senatorio di Roma. Oltre a Cantina Tollo Group, sono state premiate altre 6 realtà abruzzesi, 94 in tutta Italia.“La sostenibilità ambientale, economica e sociale, la sperimentazione e la ricerca, la valorizzazione dei vitigni autoctoni e l’attenzione al lavoro dei soci rappresentano i punti cardine di Cantina Tollo Group – spiega il Direttore Generale Sandro Ciavattella –. Siamo onorati di essere stati insigniti del Premio Industria Felix ESG: un risultato importante ottenuto grazie alla cultura aziendale dei nostri dipendenti e al lavoro dei nostri soci, che ogni giorno con tenacia si impegnano per preservare il territorio nel quale operano, seguendo pratiche virtuose e all’avanguardia. Il nostro compito, come Cantina Tollo Group, è quello di adottare un comportamento quotidiano etico e sociale che rispetti l’ambiente: grazie al lavoro costante dei nostri collaboratori ogni anno miglioriamo i nostri asset in termini di sostenibilità aziendale”.
    Il Premio è stato un’occasione di confronto tra imprese, istituzioni e partner sui criteri ESG (Environmental, Social e Governance) e sulle strategie di crescita sostenibile del sistema produttivo italiano. I dati delle aziende insignite del riconoscimento sono stati analizzati dal Cerved Rating Agency (CRA), che ne ha valutato i parametri ESG.
    Sempre nel segno della sostenibilità, Cantina Tollo Group è stata partner anche della sesta edizione dei Food&Wine Awards Italia, la cui cerimonia si è tenuta lunedì 13 ottobre a Roma, a Palazzo Ripetta. In particolare il gruppo abruzzese ha premiato per la categoria Innovazione nel Cibo il progetto Chefs for Innovation – Basque Culinary Center, mentre per la Responsabilità Sociale nel Cibo a ottenere il riconoscimento è stata la Cooperativa agricola Co.r.ag.gio. I premi sono stati assegnati da un board composto dalla redazione di Food&Wine Italia, che ha organizzato l’evento, e da autorevoli giornalisti, blogger ed esperti di comunicazione e design.
    Chefs for Innovation è un’iniziativa globale del Basque Culinary Center che mette in contatto chef di diversa estrazione per promuovere la collaborazione, l’innovazione e il potere trasformativo della gastronomia. Questa rete mira ad affrontare le sfide del settore ​ unendo le competenze e creando soluzioni congiunte, portando la gastronomia a nuovi livelli.
    La cooperativa agricola Co.r.ag.gio è un’impresa sociale sperimentale, che crea lavoro, cibo e servizi fruibili dalla comunità, curando il territorio e la qualità della vita attraverso pratiche agricole ecologiche su terre pubbliche. Dal 2015 gestisce la tenuta di Borghetto San Carlo: 22 ettari sui terreni di Roma Capitale sulla via Francigena, nel Parco di Veio. La piazza verde è dedicata a produzione biologica e multifunzionalità (formazione, agricoltura sociale, fruibilità, tutela della biodiversità, educazione ambientale). More

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    Una grande annata per i vini di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute

    Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute annuncia un’annata di grandi vini, a conclusione della vendemmia portata a termine presso le cinque tenute di proprietà dell’azienda, tutte in territorio toscano.“Dalla vendemmia 2025, caratterizzata da un’intensa collaborazione tra natura e uomo e da un perfetto equilibrio tra qualità e quantità dei grappoli, prenderanno vita prodotti eleganti, armonici e certamente longevi – ha dicharato il Presidente Giovanni Folonari – Questa vendemmia resterà nella storia dell’azienda non solo per le proprietà organolettiche dei vini. Ricorderemo infatti il 2025 come l’anno in cui, per la prima volta, il processo di vinificazione dei nostri storici Supertuscan è stato avviato nella nuova cantina delle Tenute del Cabreo, che coniuga tradizioni antiche e tecnologie all’avanguardia e che verrà inaugurata ufficialmente nel prossimo mese di maggio”.La vendemmia 2025 è giunta al termine di una stagione caratterizzata da pochi fenomeni climatici estremi. In particolare l’ultima fase di maturazione dell’uva, subito prima della raccolta, ha beneficiato di un’ampia escursione termica tra il giorno e la notte: le temperature notturne più basse sono ideali per conservare in parte il patrimonio acidico degli acini, mentre il caldo diurno favorisce la continua crescita degli zuccheri.
    Fondamentale è stato l’intervento umano, non solo in alcune occasioni di fenomeni climatici più estremi. È infatti l’azienda che ha saputo cogliere il massimo dalla natura, individuando il momento giusto per iniziare la vendemmia e diversificando i tempi in base alle caratteristiche di ogni singola etichetta.
    Il processo vendemmiale di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, guidato dagli enologi Roberto Potentini e Raffaele Orlandini, è condotto nel massimo rispetto di antichissime tradizioni agricole, nate ed affermatesi in un territorio vocato da sempre alla viticoltura. La vendemmia di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute è infatti un lungo e lento cammino, che dura almeno tre mesi: inizia ad agosto con le uve bianche coltivate a Bolgheri e a Greve in Chianti e termina ad ottobre, con le uve Sangiovese e con i vitigni Cabernet Sauvignon della Tenuta di Nozzole e delle Tenute del Cabreo, entrambe a Greve in Chianti.
    La nuova cantina delle Tenute del Cabreo, dove da quest’anno sono vinificati i Supertuscan, è un luogo quasi sacrale, che fa rivivere le tradizioni enolegiche di Greve in Chianti coniugandole con le esigenze di funzionalità e innovazione tecnologica. Il progetto dell’architetto fiorentino Carlo Ludovico Poccianti si è focalizzato sul forte legame dell’azienda con il suo territorio di appartenenza. Interni ed esterni sono stati realizzati grazie al lavoro di maestranze locali, che hanno utilizzato esclusivamente pietra toscana, cotto realizzato a mano, infissi in legno e in ferro battuto. Il percorso di questi storici Supetuscan, che parte all’esterno della cantina con il conferimento delle uve, prosegue con il processo di vinificazione, passa attraverso la barricaia e termina con la degustazione guidata, si integra così alla perfezione in un territorio che dona vini unici al mondo.
    Dopo l’inaugurazione ufficiale, la nuova cantina andrà a completare l’offerta delle Tenute del Cabreo, un vero e proprio microcosmo che coniuga una grande cultura enologica e una profonda passione per questa terra con tradizioni di ospitalità che risalgono alla notte dei tempi. Il progetto Cabreo, avviato nel 2017, ha infatti già visto l’apertura dei due relais di charme Borgo del Cabreo e Pietra del Cabreo, entrambi realizzati riqualificando gli antichi insediamenti rurali circondati dai vigneti. More

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    Valore condiviso, impatto reale: il nuovo Bilancio di Sostenibilità 2024 di Fontanafredda

    A 167 anni dalla sua fondazione, Fontanafredda continua a costruire un modello valoriale e produttivo fondato sul rispetto per la terra e per le persone, un percorso iniziato negli anni ’90 e strutturato con la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità del 2020. Con la gestione di 120 ettari di vigneti certificati biologici e il primo Villaggio Narrante d’Italia, la storica cantina piemontese si conferma portavoce di una rigenerazione culturale e ambientale che, con il progetto del Rinascimento Verde, ha reinterpretato i propri valori per anticipare le sfide del futuro, promuovendo un approccio consapevole all’uso dell’energia, dell’acqua e dei materiali, anche attraverso la conversione a packaging più sostenibili. Il Bilancio di Sostenibilità 2024, redatto secondo gli standard GRI e la certificazione Equalitas, integra da due anni gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, con particolare attenzione alla tutela e alla gestione equa della risorsa idrica.BENESSERE SOCIALE PER UNA VITA NOBILE E CONSAPEVOLEAl centro del Bilancio 2024 emerge la dimensione umana e sociale. Fontanafredda ha rafforzato le politiche di welfare introducendo uno sportello psicologico aziendale gratuito per tutti i dipendenti, a sostegno del benessere psicologico e relazionale. Confermati i programmi a favore delle famiglie, con campi estivi gratuiti per i figli dei collaboratori, polizze sanitarie, bonus extra contrattuali e la borsa di studio annuale destinata agli studenti dell’Istituto Enologico “Umberto I” di Alba, a supporto delle nuove generazioni.  L’attenzione alle persone si traduce anche in azioni quotidiane: nel 2024 la cantina ha installato erogatori d’acqua potabile nei luoghi di lavoro e distribuito borracce in alluminio personalizzate, riducendo in modo significativo l’uso della plastica. Oggi il 94,7% dei collaboratori è assunto a tempo indeterminato, con un’anzianità media di servizio di 11 anni, con una formazione interna dedicata alla sostenibilità, sicurezza e competenze digitali.
    AMBIENTE E INNOVAZIONE: UN IMPEGNO CHE SI MISURANel 2024 Fontanafredda ha proseguito con determinazione il proprio cammino verso un futuro più leggero, non solo in termini di peso, ma anche di impatto. La riduzione della materia prima utilizzata nelle attività di imbottigliamento è diventata un gesto quotidiano, concreto e consapevole, che prende forma attraverso scelte sempre più sostenibili. Oltre il 30% delle bottiglie prodotte nel 2024 è stato infatti realizzato in vetro leggero, riducendo il consumo energetico e le emissioni legate al trasporto. Il vetro utilizzato per la maggior parte delle bottiglie utilizzate da Fontanafredda nel 2024 è composto per l’89,8% da materiale riciclato, proveniente da rottame esterno, colore AG, fornito da Verallia Italia, confermando un approccio sempre più circolare. Anche nel mondo del Metodo Classico i dettagli raccontano un cambiamento concreto: la nuova bidule bio-based, realizzata con materiali di origine vegetale, sostituisce la plastica tradizionale riducendo ulteriormente l’impatto ambientale del packaging.
    RISULTATI CONSOLIDATI E NUOVI PROGETTI PER IL FUTUROConferme e nuovi traguardi hanno segnato un anno di crescita concreta per Fontanafredda, che nel 2024 ha rinnovato le certificazioni Bio, Vegan ed Equalitas e ottenuto la certificazione JAS (Japanese Agricultural Standard), attestando la conformità ai rigorosi standard biologici giapponesi e aprendo nuove prospettive sui mercati internazionali. Tra i riconoscimenti più significativi, Vinventions ha assegnato alla cantina il Certificate of Plastic Action, che testimonia il contributo alla raccolta di 1.069 kg di plastica nel 2024, risultato reso possibile grazie all’utilizzo dei tappi Nomacorc Blue Line by Vinventions, realizzati in plastica riciclata e simbolo concreto di un’economia circolare nella filiera del vino. L’impegno verso un modello d’impresa etico e sostenibile è stato inoltre premiato con il riconoscimento Impact Marketing, per il suo impatto positivo sulla comunità e sull’ambiente.
    Guardando al futuro, Fontanafredda continuerà a investire nel dialogo con la comunità e nella formazione diffusa, ponendo le persone e il territorio al centro della propria visione. Tra gli obiettivi principali per il 2025: l’istituzione di una Giornata della Sostenibilità, la formazione dei conferenti sul tema del caporalato, la valorizzazione della DOC Piemonte e la realizzazione di un nuovo impianto di condizionamento nella Bottega del Vino. Sul piano relazionale, l’azienda rafforzerà le attività di ascolto delle comunità locali tramite questionari e interviste, aprendo nuovi canali di comunicazione diretta e promuovendo una cultura condivisa della sostenibilità attraverso campagne di sensibilizzazione con scuole, enti e associazioni del territorio.
    FONTANAFREDDA, VENTICINQUE ANNI DI CAMBIAMENTO POSITIVO VERSO UN DOMANI MIGLIORE Da oltre venticinque anni Fontanafredda percorre con visione e coerenza la strada della sostenibilità. Alla fine degli anni ’90 ha avviato un modello produttivo più sensibile e rispettoso, partecipando alle “Misure Agro-Ambientali” dell’Unione Europea e introducendo proprie linee guida per un’agricoltura evoluta e integrata, frutto di collaborazioni con università e centri di ricerca. Nel 2012 nasce “Vino Libero”, il programma che anticipa il futuro eliminando i fertilizzanti chimici, diserbanti e solfiti in eccesso. Dal 2015 è iniziata la conversione al biologico, culminata nel 2018 con la prima vendemmia certificata in occasione del 160° anniversario dell’azienda. Il 2020 segna l’avvio del Rinascimento Verde e, dal 2021, la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità. Premio CONAI per la revisione del packaging dei prodotti vinicoli due anni consecutivi, nuove tecnologie produttive e la recente certificazione JAS per la produzione biologica secondo gli standard giapponesi confermano un cammino in costante evoluzione. Nel 2024 questo percorso si è arricchito con il progetto “Bosco Vigna”, con cui Fontanafredda ha promosso l’iniziativa di Casa E. di Mirafiore, che ha piantato oltre 170 piante da frutto tra i suoi vigneti per favorire la biodiversità delle Langhe, accanto agli alberi secolari del Bosco dei Pensieri: 12 ettari di terreno che custodiscono una delle ultime foreste delle Langhe e continuano a rappresentare un simbolo concreto dell’impegno di Fontanafredda per la biodiversità e la rigenerazione del paesaggio. More

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    Erste+Neue: la forza silenziosa della comunità

    In Alto Adige, tra le colline che scendono verso il lago di Caldaro, la comunità precede il vino. È nelle mani dei soci di Erste+Neue che questo territorio trova la sua voce: un intreccio di storie, di scelte condivise e di gesti antichi che ancora oggi definiscono il senso di appartenenza a un luogo.Una cooperativa nata oltre un secolo fa e oggi parte integrante di Cantina Kaltern, dove il vino non è mai solo il frutto di una vendemmia, ma la testimonianza viva di un legame collettivo che unisce generazioni di viticoltori.

    “Per noi la sostenibilità non è una moda, ma un’attitudine interiore”, racconta Thomas Scarizuola, Kellermeister della cantina. È un approccio che si percepisce in ogni gesto, in ogni filare curato con attenzione quasi meditativa, e che ha portato la linea premium Puntay a essere interamente certificata biologica. Ma il vero cuore pulsante di Erste+Neue resta la rete di viticoltori che, con storie diverse e passioni comuni, con la stessa cura con cui si preserva ciò che dà senso alla propria vita.

    MarkusMorandell

    C’è Markus Morandell, classe 1956, che a Caldaro lavora il suo ettaro di terra ereditato dai genitori. Da più di trent’anni ha scelto il biologico, quando ancora la parola non era di tendenza. “È un percorso più impegnativo”, spiega, “ma restituisce equilibrio, nel suolo e in chi lo lavora. Serve spirito di comunità, non individualismo.”

    Markus Riffesser

    Accanto a lui, Markus Riffesser ha deciso di rinunciare a erbicidi e insetticidi per lasciare che siano le erbe spontanee e gli organismi del suolo a raccontare la loro parte di natura. “Collaborare è fondamentale”, dice. “Condividiamo esperienze, difficoltà e soluzioni: solo così la biodiversità diventa un valore concreto.”

    ReinhardPeterlin

    Anche per Reinhard Peterlin, che insieme al padre coltiva sette ettari tra le colline di Caldaro, la vigna è un piccolo ecosistema da proteggere. “Un terreno vivo è una garanzia di futuro. È la natura stessa a regolare gli equilibri, se impariamo ad ascoltarla.”

    HannesJuliaStampfer

    Ci sono poi Hannes e Julia Stampfer, padre e figlia, a Gries e Cornaiano. Due generazioni che si incontrano tra filari di Lagrein e Pinot Bianco, in un dialogo costante tra esperienza e sguardo nuovo. “Il biologico ti obbliga a osservare ogni giorno la vigna,” spiega Julia. “Ma quella fatica in più crea armonia.” Hannes aggiunge: “Le nostre parcelle sono piccole, come giardini. E proprio per questo ognuna merita la stessa cura che si riserva a qualcosa di prezioso.”

    Roland Dissertori

    Infine Roland Dissertori, quarantenne, rappresenta la nuova generazione. Coltiva cinque ettari tra Caldaro e Termeno insieme alla famiglia, unendo rigore e visione. “Siamo biologici da oltre vent’anni,” racconta, “anche grazie a chi ci ha mostrato la strada. Ogni pianta va seguita da vicino, ogni giorno: è un rapporto di ascolto continuo.”

    In tutte queste storie c’è un filo invisibile che tiene insieme le persone e il territorio. È un modo di vivere la cooperazione che supera l’idea di semplice organizzazione economica: è una filosofia di rispetto reciproco, di scambio e di equilibrio.E i vini di Erste+Neue sembrano restituire proprio questo dialogo silenzioso tra uomini, montagne e tempo.

    Oggi come ieri, in questo angolo di Alto Adige, la comunità resta la forma più autentica di sostenibilità.

    Erste+Neue: The Quiet Strength of Community

    In South Tyrol, among the hills that slope down toward Lake Caldaro, community comes before wine. It is in the hands of the members of Erste+Neue that this land finds its voice: a tapestry of stories, shared choices, and ancient gestures that still define a deep sense of belonging today.

    A cooperative founded over a century ago and now part of Cantina Kaltern, here wine is never merely the product of a harvest, but a living testament to a collective bond that unites generations of winemakers.

    “For us, sustainability is not a trend, but an inner attitude,” says Thomas Scarizuola, the cellar master. This philosophy is evident in every gesture, in every row of vines tended with almost meditative care, and has led the premium Puntay line to be fully certified organic. Yet the true heartbeat of Erste+Neue remains its network of winemakers, who, with different stories but shared passions, tend this land with the same care with which one preserves what gives meaning to life.

    There is Markus Morandell, born in 1956, who works his one-hectare plot in Caldaro inherited from his parents. He embraced organic farming over thirty years ago, long before it became a trend. “It is a more demanding path,” he explains, “but it restores balance—to the soil and to those who work it. Community spirit is essential; individualism does not suffice.”

    Beside him, Markus Riffesser has chosen to forgo herbicides and insecticides, letting spontaneous plants and soil organisms play their part in nature. “Collaboration is key,” he says. “We share experiences, challenges, and solutions: only in this way does biodiversity become a tangible value.”

    For Reinhard Peterlin, who cultivates seven hectares in Caldaro with his father, the vineyard is a small ecosystem to protect. “A living soil is a guarantee for the future. Nature itself balances the system, if we learn to listen.”

    Then there are Hannes and Julia Stampfer, father and daughter, in Gries and Cornaiano. Two generations meeting among rows of Lagrein and Pinot Bianco, in a constant dialogue between experience and fresh perspective. “Organic farming forces you to observe the vineyard every day,” explains Julia. “But that extra effort brings harmony.” Hannes adds, “Our plots are small, like gardens. And for that reason, each deserves the same care we reserve for something precious.”

    Finally, Roland Dissertori, in his forties, represents the new generation. He cultivates five hectares between Caldaro and Tramin with his family, combining rigor with vision. “We have been organic for over twenty years,” he says, “thanks in part to those who paved the way. Every plant must be closely observed every day: it is a continuous dialogue.”

    In all these stories, an invisible thread binds people to the land. This way of living cooperation goes beyond a simple economic model: it is a philosophy of mutual respect, exchange, and balance.

    And the wines of Erste+Neue seem to echo this silent dialogue between people, mountains, and time.

    Today, as in the past, in this corner of South Tyrol, community remains the truest form of sustainability. More

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    Cuvage presenta la nuova Alta Langa DOCG Riserva Pas Dosé

    Cuvage – realtà piemontese specializzata nella produzione di Metodo Classico – lancia una nuova etichetta con una tiratura limitata di 5.000 bottiglie: l’Alta Langa DOCG Riserva Pas Dosé 2020. Una cuvée millesimata che si colloca all’apice del progetto enologico della maison. Un vino pensato per restituire, senza compromessi stilistici né dosaggio, una lettura diretta e fedele dell’Alta Langa e del Metodo Classico piemontese: incisivo, stratificato, radicato nel territorio e nel tempo.
    Le uve Pinot Nero e Chardonnay provengono dalle colline tra Strevi e Castino, su suoli di marne grigio-biancastre ad alta componente calcarea, elemento che contribuisce alla freschezza, alla struttura e all’intensità aromatica del vino, sostenendone il profilo minerale e l’evoluzione nel tempo. 
    La vendemmia, condotta da metà agosto, avviene esclusivamente a grappolo intero. La vinificazione è finalizzata a preservare l’integrità aromatica e strutturale delle uve: pressatura soffice, decantazione statica a freddo, fermentazione in acciaio e assenza di fermentazione malolattica. La cuvée affina per oltre 48 mesi sui lieviti, con sboccatura à la glace, seguita da tre mesi in bottiglia prima dell’immissione in commercio 
    Nel calice si presenta con un perlage finissimo e persistente. Il naso è ampio e articolato, con note di agrumi, fiori bianchi, frutta matura e cenni di pasticceria. In bocca, l’assenza di dosaggio mette in risalto la tensione gustativa e la nitidezza espressiva, sostenute da un’acidità ben integrata e da un finale lungo, netto, salino. 
    Un’etichetta che conferma l’impegno di Cuvage nel valorizzare la vocazione storica del Piemonte al Metodo Classico, attraverso spumanti di struttura, finezza e capacità evolutiva. 
    L’Alta Langa DOCG Riserva Pas Dosé è disponibile nei formati 0,75 L, 1,5 L e 3 L More

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    Come conservare i vini pregiati: guida pratica per appassionati

    Ci sono bottiglie che non rappresentano soltanto una bevanda, ma un patrimonio di territorio, tradizione e tempo. I vini pregiati appartengono a questa categoria: prodotti che nascono da vigneti selezionati, annate fortunate e mani esperte, e che meritano di essere custoditi con la stessa attenzione con cui sono stati creati. Conservare un grande vino è, a tutti gli effetti, un gesto di cultura. È l’atto che separa un semplice appassionato da chi comprende davvero la delicatezza dell’equilibrio enologico.L’importanza di una corretta conservazione
    Ogni vino è un organismo vivo. Anche una volta imbottigliato, continua a evolversi, respirare e trasformarsi. Un ambiente inadatto può però compromettere irrimediabilmente questa lenta maturazione. Troppo calore, e il vino invecchia precocemente; troppa luce, e il bouquet si degrada; troppa secchezza, e il tappo perde elasticità, permettendo all’ossigeno di alterare il contenuto. Conservare correttamente un vino pregiato significa quindi proteggere il tempo. È la chiave per permettere alla bottiglia di esprimere, anni dopo, quella complessità aromatica e gustativa che la rende unica.
    Temperatura: la costanza è la vera alleata
    Il primo nemico del vino è la variabilità. Le oscillazioni termiche, anche minime, possono alterarne la struttura. Per i vini pregiati, la temperatura ideale si colloca tra i 10 e i 14 gradi Celsius, mantenuta in modo costante durante tutto l’anno. Un ambiente troppo caldo accelera i processi ossidativi; uno troppo freddo blocca l’evoluzione naturale. L’obiettivo è la stabilità, più ancora che la precisione numerica. Chi non dispone di una cantina naturale può ricorrere alle moderne cantinette climatizzate, che permettono di riprodurre in casa le condizioni perfette. Oggi esistono modelli silenziosi, eleganti e tecnologicamente avanzati, adatti anche a piccoli spazi domestici.
    L’umidità e il respiro del tappo
    Se la temperatura rappresenta il cuore della conservazione, l’umidità ne è il respiro.Un livello compreso tra 65% e 75% è considerato ideale: troppo secco, e il tappo in sughero si ritira lasciando filtrare aria; troppo umido, e si rischia la formazione di muffe.L’ambiente di conservazione deve quindi essere ben ventilato ma non eccessivamente secco, per mantenere intatti gli equilibri microclimatici della bottiglia.

    “Una bottiglia ben conservata è un racconto di pazienza, tempo e silenzio.”

    Posizione e quiete
    Le bottiglie chiuse con tappo in sughero vanno sempre conservate in orizzontale. In questo modo il tappo rimane a contatto con il vino, conservando elasticità e garantendo una chiusura ermetica nel tempo. Gli spumanti e i vini con tappo a vite, invece, possono restare in posizione verticale, poiché non necessitano dello stesso livello di umidità interna. Anche la quiete è essenziale. Le vibrazioni costanti – generate da elettrodomestici o passaggi frequenti – interferiscono con la sedimentazione naturale del vino e ne disturbano l’evoluzione. Il luogo ideale per i vini pregiati è, quindi, silenzioso e stabile.
    Luce e odori: i nemici invisibili
    Il vino teme la luce diretta, soprattutto quella solare. I raggi ultravioletti possono degradare le molecole aromatiche e alterare il colore del liquido, fenomeno noto come “malattia della luce”. Per questo motivo le bottiglie più importanti sono spesso realizzate in vetro scuro.Meglio ancora conservarle in ambienti buî o con illuminazione soffusa, preferibilmente con lampade LED a basso impatto termico. Anche gli odori intensi possono contaminare il vino: il sughero, essendo poroso, assorbe facilmente profumi esterni. È quindi opportuno evitare che le bottiglie siano conservate vicino a vernici, detersivi o cibi speziati.

    La differenza tra i diversi tipi di vino
    Non tutti i vini invecchiano allo stesso modo.

    I rossi strutturati – Barolo, Brunello, Bordeaux – sono quelli con il maggiore potenziale di evoluzione. Necessitano di anni per sviluppare complessità e profondità.

    I bianchi pregiati, al contrario, vanno gustati prima che l’acidità naturale inizi a diminuire, anche se alcune eccellenze (come certi Riesling o Chardonnay) possono sorprendere per longevità.

    Gli spumanti e Champagne richiedono maggiore delicatezza: la pressione interna e la presenza di anidride carbonica impongono condizioni perfette di temperatura e stabilità.

    Il controllo nel tempo
    Una cantina ben organizzata è una cantina viva. Ispezionare periodicamente le bottiglie consente di individuare per tempo eventuali problemi. Si controlla il livello del liquido, lo stato del tappo, la pulizia delle etichette e, se possibile, si ruotano leggermente le bottiglie per evitare depositi eccessivi. Tenere un registro delle bottiglie, con annata, produttore, e data d’acquisto, è una pratica utile e raffinata, che consente di programmare al meglio i momenti di degustazione.
    Errori da evitare
    Molti appassionati, anche esperti, cadono in piccoli errori che nel tempo possono compromettere vini di grande valore. Il più comune è conservare le bottiglie in cucina, vicino a forni, frigoriferi o termosifoni, dove la temperatura oscilla continuamente.Anche le cantine improvvisate in garage o sottoscala, se non isolate adeguatamente, possono risultare dannose. Altro errore frequente è quello di aprire i vini troppo presto: un vino giovane, seppur costoso, non ha ancora espresso il meglio di sé.

    Le nuove tecnologie al servizio del vino
    La tecnologia moderna offre strumenti sempre più sofisticati per la conservazione.Le cantinette climatizzate multizona consentono di mantenere vini bianchi e rossi in comparti separati, ciascuno con la propria temperatura. Alcuni modelli integrano sensori digitali di umidità, sistemi antivibrazione e persino connettività Wi-Fi per il monitoraggio remoto. Anche i tappi sottovuoto e i dispositivi di inertizzazione con gas nobili sono alleati preziosi per chi desidera prolungare la vita di una bottiglia già aperta.
    Sostenibilità e rispetto del vino
    Negli ultimi anni si è diffuso un approccio più sostenibile alla conservazione. Molte cantine utilizzano materiali naturali isolanti e sistemi passivi che mantengono il microclima ideale senza ricorrere a energia elettrica. È una filosofia coerente con l’essenza stessa del vino: un prodotto vivo, che riflette il legame con la natura e il tempo.
    Domande che tutti si pongono
    Per quanto tempo si può conservare un vino pregiato?Dipende dal tipo di vino e dall’annata. Alcuni rossi strutturati possono superare i vent’anni; i bianchi, in genere, vanno consumati entro dieci.
    Posso tenere i vini pregiati in frigorifero?Solo temporaneamente. Il frigorifero è troppo freddo e secco: adatto per un vino in servizio, non per la conservazione.
    Come si riconosce un vino mal conservato?Un tappo sporgente, un colore spento o un profumo alterato sono segnali d’allarme. In questi casi, è probabile che la bottiglia abbia sofferto calore o ossidazione.
    Conclusione
    Conservare i vini pregiati significa prendersi cura del loro destino. Ogni bottiglia racchiude un racconto di mani, stagioni e paesaggi: conservarla bene è un modo per rispettarlo. La pazienza, la costanza e l’attenzione ai dettagli sono virtù indispensabili per chi ama davvero il vino. E quando, dopo anni, si stappa una bottiglia perfettamente maturata, il primo sorso ripaga ogni cura con qualcosa che va oltre il gusto: è l’emozione pura del tempo che si è fatto vino. More