Oggi inauguriamo un nuovo post “ricorrente” sul blog, con il copyright inumeridelvino.it.
Come sapete, anche se le aziende vinicole quotate in borsa non sono molte, un po’ ce ne sono: due in Italia, quattro in Francia, una in Germania, quattro o cinque in America, un paio in Oceania, un paio in Asia. A occhio una quindicina.
Perché allora non costruire un indice di borsa delle aziende vinicole? L’esercizio è semplice e può fornire alcune indicazioni interessanti.
Detto, fatto.
Oggi è il primo post della serie, che potrebbe ripetersi trimestralmente. O magari mensilmente, con un riassunto di quanto è successo, in termini di annunci di risultati, operazioni di acquisizione e via dicendo. A questo proposito, ho messo a punto un buon “prompt” su Perplexity che, ogni mattina alle 6:00, mi fa “il riassunto” di quanto è stato annunciato (con un forte trascinamento dalle notizie dei giorni precedenti, ma nessuno è perfetto, nemmeno l’AI).
L’indice generale delle aziende vinicole include le seguenti aziende: Constellation Brands, TWE, Concha y Toro, Delegat Group, Yantai Chengiu Pioneer Wine, Andrew Peller, Crimson Wine, Sula Vineyards per quanto riguarda l’extra Europa. Per l’Europa ci sono, ovviamente, Italian Wine Brands, Masi, Advini, Schloss Wachenheim, Laurent-Perrier, Vranken-Pommery, Lanson BCC e Chapel Down.
Per adesso ho deciso di escludere le aziende di sola distribuzione, come Viva, Naked Wines o Dynasty Wines.
Ora, ho provato anche a spaccare l’indice in sottogruppi… spumanti, Europa, Non-Europa… anche se l’esercizio diventa più “pericoloso” nel senso che le aziende coinvolte scendono a 4-5 e quindi l’indice diventa molto più sensibile alle vicende specifiche di una o dell’altra azienda.
I calcoli partono dal 2015 e il rilevamento è mensile. Non sono inclusi, come in ogni indice di borsa, i dividendi.
Fatta la premessa, passiamo ai risultati nel resto del post.
L’indice è andato molto peggio rispetto alle borse in generale. Se confrontiamo il 2025 con il 2015, siamo a +1%, lo S&P500 è in 10 anni a +256% e l’EuroStoxx 600 a +101%.
In particolare, sono stati molto negativi il 2022 (-12%) e, soprattutto, il 2025 (-10%), a causa del disastroso andamento dei grandi player come Constellation Brands (-38%) e TWE (-54%), che ci hanno sorpreso con profit warning e cattive notizie.
Per quanto riguarda l’inizio d’anno, nel 2026, al 26 febbraio, l’indice è calato di un ulteriore 1%, frutto dell’andamento molto negativo dell’indiana Sula Vineyards, che ha “subito” la notizia del calo dei dazi sul vino estero, che la esporrà alla concorrenza dei prodotti esteri.
Ci sono poi i “sotto-indici”. Per esempio, quello degli spumanti ha subito cali sostanziosi negli ultimi anni (-23% nel 2024, ma un altro -8% cumulato dal 2025 a questa parte), mentre quello del vino europeo, esclusi gli spumanti, ha avuto un andamento migliore: nel decennio è cresciuto del 40% e anche in questi primi mesi del 2026 ha un andamento positivo. Molto peggio sono i dati delle aziende extraeuropee: se notate, dal 2022 a questa parte i valori sono mediamente scesi e anche la partenza del 2026 a -9% è stata particolarmente negativa.
Vi lascio ai dati e a un ulteriore contributo, che riguarda le principali notizie sulle aziende vinicole da inizio 2026 a questa parte, come raccolte dal mio prompt di Perplexity.
RISULTATI
Treasury Wine Estates
Treasury Wine Estates (ASX:TWE) ha annunciato per il primo semestre dell’esercizio 2026 ricavi netti pari a circa 1,3 miliardi di dollari australiani (‑16% su base annua) e un utile per azione rettificato (EPS) di 0,159 AUD, mentre il risultato netto civilistico (NPAT) ha mostrato una perdita di circa 649 milioni di AUD a causa di una consistente rettifica di valore non monetaria sulle attività statunitensi, parte del processo di riorganizzazione del portafoglio.
TWE ha contemporaneamente sospeso il dividendo intermedio e segnalato condizioni di domanda più deboli negli Stati Uniti e in Cina, pur evidenziando una liquidità di circa 1 miliardo di AUD (tra cassa e linee di credito non utilizzate) a sostegno del programma di “trasformazione” in corso e del riassetto della rete distributiva negli USA.
La stampa australiana e internazionale ha sottolineato che i risultati del primo semestre si collocano nella parte bassa della forchetta di guida EBITS, con il titolo in flessione alla notizia della perdita e della sospensione del dividendo, nonostante il management abbia ribadito la propria strategia di premiumizzazione di medio periodo.
Andrew Peller
Andrew Peller ha riportato per il terzo trimestre dell’esercizio 2026 ricavi pari a 108,8 milioni di dollari canadesi, rispetto ai 105,4 milioni dell’anno precedente. La direzione ha sottolineato il miglioramento delle performance dei marchi premium e ultra‑premium, insieme al contributo della rete di 101 punti vendita di proprietà in Ontario.
L’azienda ha ribadito il proprio impegno nel miglioramento dei margini e nella premiumizzazione del portafoglio, in un contesto di mercato canadese competitivo per vini, sidri e distillati.
Sula Vineyards
Sula Vineyards (India, NSE) ha registrato nel terzo trimestre dell’esercizio 2026 un calo del fatturato operativo del 9,7% su base annua a 195,7 crore di rupie, con l’utile lordo in diminuzione del 13,6% e l’EBITDA operativo in calo del 39,8%. La società ha attribuito questi risultati a una “destinazione tattica una tantum delle scorte in Karnataka” e a una pressione persistente sui vini a marchio proprio delle fasce Elite & Premium (‑13,2% a/a) e Economy & Popular (‑11,6%). Il turismo del vino è stato la nota positiva, con ricavi trimestrali record di 22,0 crore di rupie (+33,7% a/a) e un incremento dei visitatori del 17%, ora pari all’11,2% dei ricavi di gruppo.
I punti salienti della conference call del terzo trimestre hanno confermato il cambiamento nel mix di business, con una crescita del 34% su base annua nei ricavi da turismo del vino e l’apertura del nuovo resort The Haven by Sula, a testimonianza della strategia orientata verso attività esperienziali ad alto margine, nonostante i volumi più deboli nei vini core.
Corby Spirit and Wine
Corby Spirit and Wine (TSX: CSW.B) ha registrato nel secondo trimestre dell’esercizio 2026 ricavi pari a 66,9 milioni di dollari canadesi (+6% a/a), ricavi nel primo semestre di 142,3 milioni (+12%), e un utile netto rettificato semestrale di 20,1 milioni (+8%). L’azienda ha inoltre aumentato il dividendo trimestrale del 4,3% a 0,24 dollari canadesi per azione, segnale di fiducia nella capacità di generazione di cassa in un contesto debole per il mercato canadese di RTD e spirits.
Delegat
Delegat Group (Nuova Zelanda, marchio Oyster Bay) ha riportato un aumento del 5% dell’utile operativo netto nel primo semestre dell’esercizio 2026 e una riduzione del debito del 7%, nonostante l’impatto sfavorevole dei dazi. Ciò sottolinea la resilienza del modello di export nel segmento super-premium e il continuo processo di deleveraging.
M&A
Secondo il report “Top 50 Largest Wineries” di Wine Business Monthly, Sonoma‑Cutrer Vineyards è stata acquisita da Brown‑Forman per circa 400 milioni di dollari USA e successivamente rivenduta, a dimostrazione del continuo processo di rotazione e consolidamento dei portafogli nel segmento premium del mercato statunitense.
Kirin Holdings ha concordato la vendita del bourbon Four Roses a E. & J. Gallo Winery per un importo fino a 775 milioni di dollari USA, ampliando ulteriormente la presenza di Gallo nei distillati bruni a più alto margine e sottolineando la tendenza strategica dei grandi gruppi vinicoli a diversificare verso portafogli alcolici con maggiori prospettive di crescita e potere di prezzo.
Crimson Wine Group (OTCQB: CWGL) ha acquisito il marchio di vini Raeburn e gli asset correlati (proprietà intellettuale, inventari, liste clienti) da Purple Wine Company per circa 35,2 milioni di dollari USA, tramite la controllata Pine Ridge Winery, finanziando l’operazione con disponibilità liquide e linee di credito. L’acquisizione di Raeburn aggiunge circa 250.000 casse di Chardonnay e Pinot Noir ultra‑premium al portafoglio esistente di circa 400.000 casse, aumentando sensibilmente la scala di Crimson nei canali retail e grocery statunitensi.
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