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Maison Pommery & Associés – bilancio 2025 e primo semestre 2026


La crisi di Maison Pommery & Associés (ex Vranken-Pommery Monopole) è culminata durante l’estate con la negoziazione in esclusiva per la vendita dell’azienda a Henkell Freixenet, che non si è concretizzata. In realtà, dopo la vendita della società proprietaria del marchio Heidsieck & Co Monopole a Lanson per 50 milioni di euro e una dolorosa revisione al rialzo del livello di indebitamento di 54 milioni (la cessione di crediti non era in realtà “pro soluto” e i crediti sono rientrati in bilancio), l’azienda è riuscita a ottenere un rifinanziamento fino al 19 giugno 2027, che potrebbe prorogarsi di un anno, per operare in continuità. In cambio ha dovuto promettere dismissioni di attività non strategiche per circa 100 milioni di euro e una riduzione delle scorte di altri 100 milioni tra il 2027 e il 2030. La revisione al ribasso delle rese produttive nella Champagne del 2025 potrebbe in questo senso aiutare l’azienda…

Per intenderci, la crisi di Maison Pommery è soprattutto finanziaria, anche se la base operativa si è assottigliata. I dati 2025 che presentiamo qui sono fortemente influenzati dalla plusvalenza sulla dismissione, quindi non considerate l’utile netto di 32 milioni perché ne ha dentro 44 di straordinari. I numeri da guardare sono piuttosto quelli del primo semestre, pur non molto importante dal punto di vista stagionale, dove trovate un calo delle vendite (Heidsieck è uscita, altrimenti le vendite sarebbero cresciute leggermente) e una perdita netta di 4 milioni pur con un utile operativo di 11: sono gli oneri finanziari sugli oltre 700 milioni di euro di debito a pesare.

Passiamo a un commento dettagliato dei numeri. Per il confronto con gli esercizi precedenti trovate qui le nostre analisi del bilancio 2024 e del primo semestre 2025.

Maison Pommery: il bilancio 2025

  • Il fatturato 2025 di Maison Pommery è di 293.2 milioni di euro, -3.6%, terzo anno consecutivo di calo dopo il picco di 338 milioni del 2023. La flessione è quasi tutta extra-europea: la Francia resta a 130.5 milioni, l’Europa sale a 107.2 milioni, mentre i paesi terzi scendono a 55.4 milioni. La struttura per attività è sempre la stessa: Champagne e altri prodotti pesano per il 94% del fatturato (275.8 milioni), i vini dei Sables e di Provenza per il 6% (17.4 milioni), con un risultato operativo corrente negativo per 2.3 milioni su questa seconda divisione.
  • Il margine operativo lordo scende a 44.1 milioni, -11.2%, con un’incidenza sul fatturato del 15.0% contro il 16.4% del 2024. L’utile operativo corrente si ferma a 20.0 milioni, -44.1%, ma il confronto va letto con attenzione: dentro il 2025 c’è una svalutazione delle scorte per 10.5 milioni. Al netto di questa posta il risultato operativo corrente sarebbe stato di 30.5 milioni, comunque in calo del 15% circa.
  • L’utile netto di 32.0 milioni non è un dato di gestione. Il 1° dicembre 2025 il gruppo ha ceduto il 50% della società Heidsieck & C° Monopole per 25 milioni perdendo il controllo, e ha incassato altri 25 milioni per il secondo 50% il 5 gennaio 2026: l’operazione ha generato una plusvalenza netta di 44.3 milioni contabilizzata nel 2025. Sotto la linea operativa gli oneri finanziari netti restano a -32.6 milioni. Senza la cessione, il risultato ante imposte sarebbe stato negativo per una dozzina di milioni.
  • Il debito netto chiude il 2025 a 754.4 milioni, con un rapporto sul magazzino di 1.12 e sul MOL di 17.1 volte. Il confronto con il 2024 è la parte delicata di tutto il bilancio: il dato pubblicato a fine 2024 era 704.3 milioni, ma il gruppo ha ritrattato i conti dopo aver rivisto, su posizione dei revisori, l’analisi di deconsolidamento dei contratti di cessione di crediti. Poiché rischi e benefici sui crediti commerciali non risultano trasferiti al cessionario, crediti e debiti sono rientrati in bilancio: +54.0 milioni sul debito netto di fine 2024, che diventa 758.3 milioni. Su base omogenea, quindi, il 2025 si chiude con un debito in calo di 3.9 milioni, non in aumento di 50.
  • Il patrimonio netto sale a 430 milioni, il magazzino a 671.2 milioni nonostante la svalutazione. La struttura del debito a fine 2025 resta quella tipica del settore: crediti di invecchiamento destinati a finanziare le scorte per il 40.7%, prestiti obbligazionari per il 13.9%, debiti bancari per il 13.5%, conti correnti soci per il 6.4%. Solo il 35.5% del debito è a tasso fisso prima delle coperture, il 57.6% dopo.

I conti del primo semestre 2026 di Maison Pommery

  • Il fatturato semestrale è di 96 milioni, -12%, ma +0.7% a perimetro comparabile. Il calo si spiega con due effetti di perimetro: l’uscita di Heidsieck & Co Monopole vale circa 9.6 milioni di minori vendite, la riduzione delle vendite interprofessionali altri 4.5 milioni. Il marchio Pommery & Greno cresce del 7.1% e l’attività Champagne del 4.5% a perimetro comparabile, con volumi in bottiglia in aumento. Per area, la Francia scende a 37.3 milioni (-22.9%), l’Europa sale a 41.1 milioni (+4.5%), i paesi terzi calano a 17.8 milioni (-17.5%).
  • L’utile operativo corrente di 11.2 milioni (-19.1%) va corretto. Nel semestre il gruppo ha ripreso 5.9 milioni della svalutazione sulle scorte contabilizzata nel 2025, e questa ripresa sta sopra la linea del risultato operativo corrente. Al netto delle variazioni delle svalutazioni sul magazzino (+5.2 milioni netti nel 2026 contro zero nel 2025), il risultato operativo corrente del semestre scende a circa 6 milioni contro i 13.8 milioni del 2025. È il dato che vale la pena tenere a mente quando si guarda il margine del 19.3% sul fatturato.
  • La perdita netta è di 4 milioni contro -1.4 milioni un anno prima. Il risultato finanziario peggiora a -16.2 milioni da -15.3, con oneri per interessi di 15 milioni: annualizzato, un costo del debito intorno al 4.1% su una posizione media di circa 735 milioni, in un semestre in cui l’Euribor a un mese ha viaggiato all’1.99% di media. L’aumento, spiega il gruppo, deriva dal rialzo dei tassi applicati su alcune linee.
  • Il debito netto scende a 716 milioni dai 776 milioni ritrattati di fine giugno 2025, cioè -60 milioni. Anche qui servono due precisazioni. La prima la fa il gruppo stesso: dentro il miglioramento ci sono 23 milioni di slittamento dei pagamenti per la vendemmia, quindi la riduzione strutturale è intorno ai 37 milioni. La seconda riguarda la composizione: la componente factoring scende da 19.7 a 6.8 milioni e i debiti IFRS 16 da 18.3 a 16.2 milioni, per cui il debito al netto di entrambe passa da 738 a 693 milioni, -45. Il rapporto debito/magazzino scende a 1.04, il patrimonio netto sale al 31.8% del totale attivo

Finanziamento e prossimi obiettivi

  • Il finanziamento di Maison Pommery è messo in sicurezza fino al 19 giugno 2027. L’assemblea degli obbligazionisti del 9 giugno 2026 ha spostato di un anno la scadenza del prestito da 45 milioni, e il 5 agosto 2026 il Tribunale di commercio di Reims ha omologato un protocollo di conciliazione che prevede 43 milioni di nuova finanza al tasso Euribor 3 mesi più 350 punti base, erogata il 3 settembre in tempo per la vendemmia, la proroga delle linee bancarie a breve e medio termine (compreso il prestito Natixis da 50 milioni scaduto il 31 maggio 2026), una franchigia di rimborso sul capitale e il riassetto dei crediti di invecchiamento. In cambio il gruppo ha concesso pegni sui titoli di SAS Pommery e su altre partecipazioni viticole e ha accettato nuovi covenant, tra cui un tetto di 11 milioni ai pagamenti e dividendi verso gli azionisti fino al rimborso della nuova finanza e una soglia minima di liquidità consolidata di 2 milioni. Le garanzie reali sul debito ammontano complessivamente a 385.4 milioni, di cui 323 milioni sulle scorte di vini di Champagne. La proroga al giugno 2028 è condizionata all’estensione di pari durata del prestito obbligazionario.
  • Il piano di riduzione del debito poggia su due gambe per 200 milioni complessivi: 100 milioni di cessioni di attività non strategiche, che il gruppo colloca “in particolare nel Sud Europa”, e 100 milioni di riduzione delle scorte tra il 2027 e il 2030 al ritmo di 25 milioni l’anno, con un primo effetto già a dicembre 2026, cui dovrebbe aggiungersi un aumento di capitale. Nel semestre l’unica cessione realizzata è stata la partecipazione del 34% nella società che gestisce il ristorante Lucas Carton a Parigi. La vendemmia 2026, la più precoce della storia della Champagne, ha dato uve di ottima qualità ma rese agronomiche basse: per un gruppo che deve smaltire scorte non è necessariamente una cattiva notizia. Il primo appuntamento vero resta però il bilancio annuale 2026, dove si vedrà se la riduzione delle scorte parte davvero e se le trattative sulle cessioni si chiudono prima della scadenza di giugno 2027.
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