Delegat risultati 2025/26: rettifiche, vendite e margini
Iniziamo col dire che i dati che commentiamo oggi sono aggiustati come sempre per le variazioni del valore dell’uva, ma quest’anno anche per la svalutazione degli attivi di Barossa Valley Estate in Australia, pari a 9 milioni di dollari neozelandesi. Le rettifiche complessive pesano per 22 milioni netti dopo le tasse: 15 milioni di svalutazione sull’uva (il raccolto 2026 è stato valorizzato 9 milioni sotto il costo, cui si aggiunge il rilascio delle rettifiche delle vendemmie precedenti vendute nell’anno), 7 milioni di adeguamento dei derivati e appunto 9 milioni di svalutazione degli impianti, contro un effetto netto di soli 2 milioni nel 2024/25. È da qui che nasce la divaricazione tra i due conti economici.
Le vendite crescono del 4% a 364 milioni, trainate interamente dai volumi (3.3 milioni di casse, +4.1%), a loro volta supportati da un rimbalzo del 10.4% delle vendite in APAC, mentre Regno Unito/Irlanda/Europa e Nord America sono in crescita rispettivamente dell’1.9% e del 2.8%. Il contributo alla crescita dei volumi è quindi per metà dell’Asia-Pacifico (+2.2 punti sui +4.1 totali), che però resta l’area più piccola con il 22% del totale, contro il 47% del Nord America e il 31% dell’Europa. Il prezzo medio per cassa è rimasto invariato a 110 dollari neozelandesi: considerando che il cambio ha giocato a favore (dollaro neozelandese più debole del 2-4% contro sterlina e dollaro australiano), la realizzazione in valuta locale è stata semmai leggermente negativa.
I margini beneficiano della riduzione del costo delle materie prime e dei piani di taglio dei costi e si riavvicinano a quelli degli anni d’oro: il margine EBITDA sale al 36.9% dal 33.3% dello scorso anno (il record fu il 40.4% dell’anno COVID), mentre in valore assoluto i 134.5 milioni sono il massimo di sempre. Il miglioramento viene interamente dal costo del venduto, sceso di 340 punti base in rapporto alle vendite: per cassa il costo industriale cala del 6.2%, da 60.0 a 56.3 dollari, grazie alla vendemmia 2025 più economica e al minor costo del packaging. I costi operativi crescono invece del 5.5%, leggermente più delle vendite, sottraendo 25 punti base. Il risultato è un margine operativo rettificato del 28.6% contro il 25.5%, e un utile netto rettificato di 61.5 milioni, +20% (quello dichiarato scende da 49 a 39.5 milioni, -19%).
Flusso di cassa, debito e dividendo
A livello finanziario credo ci siano delle novità ancora più interessanti. Il flusso di cassa operativo tocca il record di 110.5 milioni (+5%), aiutato da un capitale circolante in calo di 16 milioni grazie al contenimento delle scorte (-13.5 milioni, con la vendemmia corrente a magazzino scesa da 107 a 82 milioni): il raccolto 2026 è stato volutamente ridotto del 19% a 38mila tonnellate proprio per riallineare le scorte alle vendite. Con investimenti fermi a 21 milioni e dividendi per 20 milioni, la generazione di cassa supera i 58 milioni e l’indebitamento finanziario cala per il secondo anno consecutivo, da 329 a 277 milioni, ossia da 2.8 a 2.1 volte l’EBITDA e dal 56% al 45% del patrimonio netto. Va ricordato che la definizione aziendale di debito non comprende i debiti per leasing, altri 99 milioni: includendoli, il debito complessivo scende comunque da 433 a 376 milioni.
Il capitale investito si riduce per la prima volta dopo sei anni di crescita, da 915 a 888 milioni, e insieme al recupero dei margini fa salire il rendimento del capitale investito dal 9.7% all’11.7%. È il primo anno in cui il ciclo degli investimenti (oltre 240 milioni spesi in cinque anni tra vigneti e cantine di Hawke’s Bay e Marlborough) smette di assorbire cassa e comincia a restituirla; il consiglio ha però già approvato 34 milioni per il 2026/27, per cui la pausa sarà parziale.
Coerentemente, il dividendo sale per la prima volta in cinque anni: 22 centesimi per azione contro i 20 fermi dal 2021, ossia 22.2 milioni complessivi (+10%). Qui vale la pena segnalare anche una posta che nei conti non c’è: la Corte Suprema americana ha dichiarato illegittimi a febbraio 2026 i dazi introdotti con l’IEEPA e Delegat stima in 9.1 milioni di dollari americani (16.1 milioni di dollari neozelandesi) i rimborsi potenzialmente spettanti sui dazi pagati tra aprile 2025 e febbraio 2026. Il gruppo non ha iscritto alcun credito perché l’incasso dipende dai distributori americani che erano importatori di riferimento, ma si tratta di un importo pari a oltre un quarto dell’utile rettificato dell’anno.
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