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Il nuovo corso di Musita con Roberto Cipresso


Tredici anni fa mi trovavo nella cantina Musita, in Contrada Passo Calcara tra i territori collinari di Salemi. Era una sera di metà luglio 2013, inserita nell’estate più fresca a memoria d’uomo, tanto da non sembrare nemmeno di stare in Sicilia. Ricordo il vento freddo da combattere con ogni mezzo e due Mariachi siciliani intenti a improvvisare musiche popolari. In quella cornice, un Catarratto 2012 nel bicchiere fu un autentico colpo di fulmine, il passe-partout per scoprire la storia della famiglia Ardagna. Le radici vitivinicole di questa realtà affondano infatti alla fine dell’Ottocento, quando Don Ignazio Ardagna impiantò il primo vigneto sulle pendici del colle che gli arabi chiamavano “musìta”, un toponimo che secondo la tradizione locale significa “moschea” e che richiama una terra da sempre crocevia di civiltà. Fondata nel 2004 e diventata operativa dal 2011 negli spazi della storica cantina sociale riportata a nuova vita, oggi Musita coltiva 60 ettari di proprietà tra i 400 e gli oltre 600 metri di altitudine, affiancati da circa 150 ettari condotti con viticoltori partner del territorio, controllando direttamente il processo dal vigneto alla bottiglia per una produzione distribuita in 25 Paesi.

Roberto Cipresso

Oggi, al volgere di una delle estati più torride di sempre, mi ritrovo a scrivere di Musita esattamente a tredici anni di distanza per raccontare un nuovo capitolo di questo percorso. La cantina di Salemi ha infatti annunciato l’avvio della collaborazione con Roberto Cipresso, figura di spicco dell’enologia contemporanea e consulente attivo da oltre trentacinque anni nei principali territori vitivinicoli italiani e internazionali, da Montalcino all’Argentina, fino alla Borgogna e alle viticolture di frontiera.

L’accordo stipulato dalla famiglia Ardagna va oltre il semplice incarico tecnico, configurandosi come un progetto integrato rivolto all’intera filiera produttiva. L’intervento coinvolgerà l’analisi dei 60 ettari di proprietà posti tra i 400 e gli oltre 600 metri di altitudine e dei 150 ettari curati dai viticoltori partner, passando per la lettura della materia prima, le decisioni agronomiche, i protocolli di vinificazione e le fasi di affinamento, con l’obiettivo di affinare lo stile e il posizionamento della gamma Musita.

Gaetano Ardagna, Amministratore Unico di Musita, sottolinea come con l’avvio di questa collaborazione la cantina apra una nuova fase volta a unire la storia della propria famiglia, il territorio di Salemi e l’esperienza internazionale di Cipresso nella ricerca di vini sempre più identitari e capaci di suscitare emozione. Dal canto suo, Roberto Cipresso ribadisce la volontà condivisa di costruire un filo conduttore in grado di attraversare l’intera gamma produttiva, con un lavoro orientato non soltanto alla precisione tecnica, ma alla creazione di vini espressivi che restituiscano il carattere del territorio e lascino una traccia duratura nella memoria di chi li assaggia.

In un contesto storico caratterizzato dalle sfide del cambiamento climatico e dalla ricerca di autenticità e sostenibilità, l’incontro tra l’azienda e l’enologo punta dunque a valorizzare le radici profonde del territorio. Il lavoro operativo partirà da un approfondito sopralluogo aziendale per definire le linee guida strategiche e monitorare ogni fase produttiva, proseguendo quel cammino identitario iniziato più di un secolo fa sul colle che gli arabi chiamavano “musìta”.

Musita’s New Course with Roberto Cipresso

Thirteen years ago I found myself at the Musita winery, in Contrada Passo Calcara among the hilly territories of Salemi. It was an evening in early July 2013, part of the coolest summer in living memory, so much so that it didn’t even feel like being in Sicily. I remember the cold wind to be fought by any means necessary and two Sicilian Mariachis improvising folk music. In that setting, a Catarratto 2012 in the glass was a true stroke of lightning, the key to discovering the story of a joyful return: the Ardagna family, after the cooperative parenthetical period started in the 1970s, had firmly regained possession in 2010 of the winery founded by their ancestors at the end of the 19th century.

Today, at the turn of one of the hottest summers ever, I find myself writing about Musita exactly thirteen years later to tell a new chapter of this journey. The Salemi winery has in fact announced the start of a collaboration with Roberto Cipresso, a leading figure in contemporary oenology and a consultant active for over thirty-five years in the main Italian and international wine territories, from Montalcino to Argentina, up to Burgundy and frontier viticulture.

The agreement signed by the Ardagna family goes beyond a simple technical role, taking shape as an integrated project aimed at the entire production chain. The intervention will involve the analysis of the 60 hectares of estate vineyards situated between 400 and over 600 meters above sea level and the 150 hectares managed by partner winegrowers, moving through the interpretation of raw materials, agronomic decisions, vinification protocols, and aging phases, with the goal of refining the style and positioning of the Musita range.

Gaetano Ardagna, Sole Director of Musita, emphasizes how, with the launch of this collaboration, the winery opens a new phase aimed at combining the Ardagna family’s history, the Salemi territory, and Cipresso’s international experience in the search for increasingly identity-driven wines capable of evoking emotion. For his part, Roberto Cipresso reiterates the shared intention to build a common thread capable of running through the entire product range, with work oriented not only toward technical precision, but toward the creation of expressive wines that restore the character of the territory and leave a lasting mark in the memory of those who taste them.

In a historical context marked by the challenges of climate change and the pursuit of authenticity and sustainability, the encounter between the winery and the winemaker aims to enhance the deep roots of the land. The operational work will begin with a thorough site visit to define strategic guidelines and monitor every production phase, continuing that journey of identity begun more than a century ago on the hill that the Arabs called “musìta”.


Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/

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