Italian Wine Brands “tiene duro” nella seconda metà del 2025 e chiude l’anno con risultati molto solidi, quasi allineati al record del 2024, una volta depurati dalle componenti straordinarie (a dire il vero, piuttosto rilevanti lo scorso anno). L’eccellente lavoro sul capitale circolante e la dismissione di una decina di milioni di euro (sito di Valle Talloria) hanno poi consentito una significativa riduzione del debito, che a sua volta finanzia un dividendo stabile, nonché potenziali nuove acquisizioni. Quest’ultimo capitolo è forse il punto più forte di IWB, che è riuscita a trasformarsi nel corso degli anni.
Venendo ai numeri, il fatturato 2025 scende leggermente a 396 milioni (-1.5%), ma a fronte di un incremento dei volumi complessivi (+3.6% a 159 milioni di bottiglie), con il mix che si sposta verso l’Ho.Re.Ca. (+6%), a discapito del “distance selling”, dove cala anche la componente online. L’EBITDA rettificato è 49 milioni, -2.5% mentre l’utile netto rettificato è stabile a 25.6 milioni. Come anticipavo sopra, quello dichiarato è sceso invece del 27% a 16.6 milioni. Il dato più positivo è il debito che scende a 47 milioni (1.2x EBITDA rettificato), dai 76 milioni di fine 2024.
Le previsioni restano improntate alla cautela, con una strategia focalizzata sulla premiumizzazione e sulla continua razionalizzazione dei costi.
Il titolo in borsa è intorno ai 19 euro (4 aprile), in calo del 12% dall’inizio dell’anno e dell’11% negli ultimi 12 mesi.
Passiamo a un’analisi più dettagliata del bilancio 2025.
- I ricavi wholesale sono in calo dell’1% a 282 milioni di fatturato con volumi in crescita del 4%, mentre il distance selling scende da 58 a 51 milioni (-12.5%) e da 14.2 a 13.7 milioni di bottiglie (-3.9%). L’Ho.Re.Ca. è il canale più dinamico (e dove storicamente il gruppo era poco presente…) con ricavi che salgono da 59 a 63 milioni (+6%) e volumi +10%.
- Per aree geografiche, il fatturato estero è sostanzialmente stabile a 330 milioni (+0.5%), con Europa che vale 279 milioni (+0.6%: UK +10.7% a 99.4 milioni, Germania in crescita, Svizzera in flessione), Nord America in leggero calo (41 milioni, -1.3% sul 2024 per la debolezza USA, compensata dal +11% del Canada). L’Italia scende da 74 a 66 milioni (-10%), penalizzata proprio dal calo del B2C
- L’EBITDA rettificato raggiunge 49.1 milioni (50.4 nel 2024), con un margine sulle vendite del 12.4% rispetto al 12.5% dell’anno precedente, con un incremento del 5% degli acquisti ma un forte risparmio sui costi per servizi (minori costi di trasporto, commissioni commerciali e affitti dopo la dismissione).
- L’EBIT rettificato è anch’esso stabile, mentre cala a 32 milioni rispetto a 36 milioni del 2024 dopo le componenti ricorrenti che ammontano a ben 7.4 milioni di euro, quasi il doppio del 2024. Di questi, circa 1 milione di euro sono investimenti nel vino no-alcohol, un altro milione circa sono oneri relativi al sito venduto, mentre ben 4.8 milioni sono relativi agli incentivi al personale e al management (che non tutte le aziende riclassificano come non ricorrenti).
- L’utile netto rettificato di 25.6 milioni è allineato al 2024, mentre quello dichiarato scende da 22.6 a 16.6 milioni (-27%)
- La posizione finanziaria netta passa da 89 a 58 milioni se comprendiamo IFRS16, DA 76 a 47 senza. Il rapporto di 1.2x sull’EBITDA è al di sotto della soglia di 2x che il management indicava come comfort zone. Il cash flow operativo, pari a circa 49 milioni, beneficia di un miglioramento del circolante per 19 milioni, con investimenti di 8 milioni e dividendi e buyback per un totale di 12.5 milioni.
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