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USA – importazioni di vino – aggiornamento 2025


Le importazioni vino USA 2025 calano dell’11,8% a 5,79 miliardi di euro, con un calo in volume del 2,1% a 12 milioni di ettolitri. I dazi hanno avuto quindi un impatto molto significativo sulle importazioni vino USA 2025, soprattutto in termini di prezzo di importazione, calato del 10% probabilmente legato anche a un cambio di mix di prodotti per compensare l’applicazione delle tariffe. I dati di base provengono da UN Comtrade.

Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

Importazioni vino USA 2025: il quadro generale

Le importazioni di vino negli Stati Uniti nel 2025 si attestano a 5.79 miliardi di euro, in calo dell’11.8% rispetto al 2024 e del 12% rispetto al picco del 2022 (7.30 miliardi). In dollari, il totale è di 6.54 miliardi, con un calo più contenuto dell’8%, a segnalare un effetto cambio negativo per i fornitori europei. Su base quinquennale (CAGR 2020-2025), il mercato cresce tuttavia del 2.3% annuo in euro, un dato che sconta la depressione dell’anno pandemico 2020 come base di partenza.

La Francia consolida la propria leadership a valore con una quota del 37.7%, mentre l’Italia scende al 32.9% con un calo del 13.2% in valore rispetto al 2024. Nel segmento spumanti, il mercato si contrae del 4.6% a 1.57 miliardi di euro, con la Francia in leggero calo e l’Italia che perde il 5.4%. Il dato in dollari (6.54 miliardi, -8%) mostra una contrazione meno severa, in parte spiegata dall’effetto valutario sfavorevole (svalutazione del dollaro).

Sul fronte dei volumi, la contrazione è molto più contenuta: -2% a 12.0 milioni di ettolitri, il che implica un calo significativo del prezzo medio di importazione. Il prezzo medio implicito passa da circa 535 euro per ettolitro nel 2024 a circa 482 nel 2025, un calo di circa il 10% che segnala uno spostamento del mix verso prodotti a minor valore unitario.

I principali fornitori delle importazioni vino USA 2025

La Francia si conferma primo fornitore con 2.18 miliardi di euro (-8.5%), un calo inferiore alla media di mercato che le consente di portare la propria quota dal 36.3% al 37.7%. Su base quinquennale, la crescita annua è del 7%, la migliore tra i principali paesi.

L’Italia segue con 1.9 miliardi di euro (-13%), una contrazione superiore alla media che erode la quota di mercato dal 33.4% al 32.9%. La crescita quinquennale è dell’1.5% annuo, un differenziale negativo significativo rispetto alla Francia.

La Nuova Zelanda, terzo fornitore, cala dell’11.5% a 442 milioni di euro. La Spagna registra il calo più marcato tra i grandi fornitori (-16% a 322 milioni), seguita dall’Australia che continua la propria traiettoria discendente con un calo del 13% a 214 milioni. L’Argentina perde il 13.2% a 176 milioni, il Cile il 7.7% a 152 milioni.

Sul fronte dei volumi, il quadro è sensibilmente diverso. L’Italia si conferma leader indiscusso con 3.53 milioni di ettolitri, una sostanziale stabilità. La Francia, con 1.88 milioni di ettolitri, cresce del 6% in volume, in forte contrasto con il calo dell’8.5% a valore. La Nuova Zelanda avanza del 14% a 1.03 milioni di ettolitri, e l’Australia addirittura dell’11.3% a 1.25 milioni. Il Canada segna il calo più vistoso (-20% a 1.64 milioni di ettolitri), mentre il Cile cresce del 3.6% a 890 mila ettolitri. La Spagna cala del 3.0% e l’Argentina del 7.2%.

Vino fermo imbottigliato e spumanti

Le importazioni di vino imbottigliato (fermo) calano del 13.4% a 4.0 miliardi di euro, con la Francia che guida con 1.37 miliardi di euro (-10%), seguita dall’Italia con 1.28 miliardi (-15%). Il rapporto tra i due si è progressivamente invertito: nel 2018 l’Italia (1.34 miliardi) superava la Francia (1.17 miliardi), oggi la Francia ha un vantaggio di quasi 100 milioni.

Le importazioni di vino spumante calano del 4.6% a 1.57 miliardi di euro, una contrazione molto più contenuta rispetto all’imbottigliato fermo. Il segmento rimane comunque ben al di sotto del picco del 2022 (1.93 miliardi). La Francia, con 820 milioni di euro (-2%), mostra si è quasi stabilizzata dopo il crollo del 2023. L’Italia segue con 633 milioni (-5.4%), ovviamente su un segmento di prezzo completamente diverso.

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