In un tempo in cui il vino viene spesso raccontato come problema, rischio, eccesso, Baglio di Pianetto compie un gesto controcorrente: non promuove una bottiglia, ma un’idea.
Lo fa con una campagna che non è un invito all’acquisto, non ha listini, non ha punteggi. Ha invece una frase-manifesto che suona come una dichiarazione di senso prima ancora che di comunicazione: “Il vino non conosce cattive intenzioni.”
È un messaggio che non difende il vino come consumo, ma lo restituisce alla sua dimensione culturale, oggi sempre più fragile, compressa tra slogan salutisti, allarmismi semplificati e un’idea di piacere ridotta a performance individuale.
Da Wine Paris a Vinitaly, la campagna di Baglio di Pianetto appare sui media di settore e sui quotidiani nazionali come una presa di parola pubblica: non per dire “bevi”, ma per chiedere come e perché beviamo.
Fondata nel 1997 dal Conte Paolo Marzotto, Baglio di Pianetto vive oggi una nuova fase sotto la guida di Grégoire Desforges, terza generazione della famiglia.
La sua non è una visione nostalgica, ma lucida: se il vino vuole continuare a essere rilevante, deve smettere di difendersi come merce e tornare a proporsi come esperienza culturale.
La campagna 2026 si articola in sei frasi-manifesto, che non parlano di vitigni o terroir, ma di tempo, relazione, responsabilità, profondità.
Unisce, non divide
In una società che misura tutto in termini di prestazione, il vino viene spesso vissuto come segno di distinzione: competenza, status, appartenenza.
Baglio di Pianetto ribalta questa logica: il vino non serve a separare, ma a creare uno spazio comune, in cui le differenze non vengono annullate, ma accolte. Il vino non come oggetto da esibire, ma come tempo condiviso.
Celebra il tempo, non la fretta
Il vino è, per sua natura, una forma di resistenza alla velocità.
Resistenza alla semplificazione, alla gratificazione immediata, alla cultura del “tutto e subito”.
Celebrare il tempo significa riconoscere che ogni bottiglia è una storia lenta, fatta di stagioni, attese, trasformazioni invisibili.
Insegna la misura, non l’eccesso
Qui la cantina compie il gesto più coraggioso: non nega il problema, ma lo nomina.
Riconosce che non esiste un consumo alcolico privo di rischio, e proprio per questo richiama a una cultura della misura come valore, non come limite imposto. Il vino non come fuga, ma come esercizio di responsabilità.
Cerca l’essenza, non resta in superficie
In un mondo che privilegia l’immediato, il vino chiede l’opposto: attenzione, silenzio, ritorno.
Degustare diventa un gesto quasi meditativo: osservare, annusare, assaggiare, tornare sui propri passi.
Cura il territorio, non lo snatura
La relazione con la terra non è mai neutra.
Baglio di Pianetto parla di suolo come organismo vivo, di biodiversità come risorsa, di equilibrio come scelta quotidiana.
Crea cultura, non consumo
È il cuore del manifesto.
Nel momento in cui il vino rischia di essere trattato come una commodity qualsiasi, la cantina sceglie di rimettere al centro le domande: da dove viene? chi lo ha fatto? con quali scelte? con quale impatto? Bere non come atto distratto, ma come relazione consapevole.
“Il vino non conosce cattive intenzioni” non è uno slogan, ma un invito a restituire senso a una bevanda culturale, oggi più che mai fragile: forse non è il vino a essere sotto attacco, ma il modo in cui abbiamo smesso di ascoltarlo.
Wine Has No Bad Intentions
At a time when wine is often portrayed as a problem, a risk, an excess, Baglio di Pianetto makes a countercultural gesture: it does not promote a bottle, but an idea. It does so with a campaign that is not an invitation to purchase, has no price lists, no scores. Instead, it carries a manifesto-phrase that sounds like a declaration of meaning, even before a communication strategy: “Wine has no bad intentions.”
It is a message that does not defend wine as a form of consumption, but restores it to its cultural dimension—now increasingly fragile, squeezed between health slogans, simplified alarmism, and an idea of pleasure reduced to individual performance. From Wine Paris to Vinitaly, Baglio di Pianetto’s campaign appears across industry media and national newspapers as a public statement: not to say “drink,” but to ask how and why we drink.
Founded in 1997 by Count Paolo Marzotto, Baglio di Pianetto is now living a new phase under the guidance of Grégoire Desforges, the third generation of the family. This is not a nostalgic vision, but a lucid one: if wine wants to remain relevant, it must stop defending itself as a commodity and once again present itself as a cultural experience.
The 2026 campaign unfolds through six manifesto statements that speak not of grape varieties or terroir, but of time, relationships, responsibility, and depth.
It Unites, It Does Not Divide
In a society that measures everything in terms of performance, wine is often experienced as a symbol of distinction: competence, status, belonging.
Baglio di Pianetto overturns this logic: wine does not serve to separate, but to create a shared space, where differences are not erased but welcomed. Wine not as an object to display, but as shared time.
It Celebrates Time, Not Hurry
By its very nature, wine is a form of resistance to speed.
Resistance to simplification, to instant gratification, to the culture of “everything and now.”
To celebrate time means to recognize that every bottle is a slow story, made of seasons, waiting, invisible transformations.
It Teaches Moderation, Not Excess
Here the winery makes its boldest gesture: it does not deny the issue, it names it.
It acknowledges that there is no level of alcohol consumption completely free of risk, and for this very reason it calls for a culture of moderation as a value, not as an imposed limit. Wine not as escape, but as an exercise in responsibility.
It Seeks Essence, Not Surface
In a world that privileges immediacy, wine asks for the opposite: attention, silence, return.
Tasting becomes an almost meditative act: observing, smelling, tasting, retracing one’s steps.
It Cares for the Land, It Does Not Distort It
The relationship with the land is never neutral.
Baglio di Pianetto speaks of soil as a living organism, of biodiversity as a resource, of balance as a daily choice.
It Creates Culture, Not Consumption
This is the heart of the manifesto.
At a time when wine risks being treated like any other commodity, the winery chooses to place questions back at the center: Where does it come from? Who made it? With which choices? With what impact?
Drinking not as a distracted act, but as a conscious relationship.
“Wine has no bad intentions” is not a slogan, but an invitation to restore meaning to a cultural beverage, today more fragile than ever.
Perhaps it is not wine that is under attack, but the way we have stopped listening to it.
Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/

