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    Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento 2020

    Fonte: ISTAT
    Entriamo oggi nel dettaglio del commercio estero italiano di vino con i dati regionali (per origine delle aziende, grafico mobile qui sopra) e la suddivisione delle esportazioni di vini in bottiglia a seconda delle denominazioni e dell’origine. Diciamo che nell’anno di crisi due delle punte di diamante italiane che ISTAT rileva ne sono usciti bene: stiamo parlando dei vini rossi piemontesi DOC che crescono del 6% e dei vini bianchi del Trentino Alto Adige. Sono stati invece stabili i vini bianchi veneti, mentre è andata peggio per i rossi toscani, calati del 9% e per i rossi veneti, calati del 3%. Se invece guardiamo all’origine delle aziende e alle esportazioni per regioni, sono in crescita le esportazioni del Piemonte, dell’Emilia Romagna e del Trentino Alto Adige, mentre calano Toscana e Veneto, un po’ in sintonia con l’andamento dell’altro “taglio” che abbiamo visto prima. Bene, passiamo ai numeri ricordandovi che alcuni di questi dati sono scaricabili nella sezione Solonumeri (link).

    Partendo dall’analisi del totale esportato per regione, che totalizza 6.3 miliardi di euro, va sottolineato il calo del 3% del Veneto a 2.24 miliardi di euro, presumibilmente determinato anche dalla forte esposizione ai vini spumanti, visto che sui vini fermi DOC in bottiglia i dati sono quasi stabili. La seconda importante annotazione riguarda il Piemonte, passato da un -4% a fine primo semestre al dato finale di +3%, e confermandosi la seconda regione più importante per l’export di vino, con 1083 milioni di euro. Sono negativi i dati della Toscana, -3% sul fine anno (era -4% a fine semestre, quindi nessun cambio di direzione), mentre il Trentino Alto Adige si conferma quarta regione per l’export con 578 milioni e un incremento del 4%.
    Il secondo dettaglio riguarda la spaccatura DOC/IGT/comuni e ulteriori dettagli “interni”. Siamo solo sui vini in bottiglia, il che significa una base di 4.4 miliardi di euro, in calo dell’1%. All’interno di questo dato i vini DOC calano dell’1% a 2.4 miliardi di euro, gli IGP sono stabili a 1.2 miliardi e i vini comuni calano del 2% a 768 milioni.
    Nell’ambito dei DOC, sono molto buoni i dati dei vini rossi piemontesi che crescono del 6% a 291 milioni, seguendo una linea di quasi costante crescita, mentre la principale categoria dei DOC, i rossi toscani, perdono ben il 9% e sono sul minimo degli ultimi anni a causa della crisi. Il calo è del 4% anche per i vini rossi veneti con 277 milioni, quindi superati dai piemontesi. Nei vini bianchi i dati sono nel complesso migliori (DOC bianche +3%, DOC rosse -3%) e vedono le due principali categorie, Veneto e Trentino Alto Adige a -0.5% e +6.2% rispettivamente.
    Curiosamente nell’ambito degli IGT si invertono le performance dei bianchi (peggiori, -9%) rispetto ai vini rossi (+4%), seguendo una linea di trend molto chiara che dura da diversi anni.
    Vi lascio alle numerose tabelle e ai grafici.

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    Nuovi sapori attraversando il paesaggio culturale della Livenza

    Il Veneto Orientale è quell’area geografica dove Venezia si potrebbe definire al tempo stesso così vicina, ma anche così lontana. Vicina per ragioni di politica amministrativa e comunque di distanza chilometrica; lontana perché i paesi che rientrano nel mandamento hanno molti elementi di condivisione culturale e sociale più affini al trevigiano e al pordenonese, invece che al veneziano. Il Veneto Orientale deve la sua notorietà internazionale al turismo balneare, note ai più sono le spiagge di Bibione e Jesolo e Caorle, quest’ultima poi meriterebbe un discorso a parte perché con le sue calli e campielli è una sorta di Venezia in miniatura. Esiste però un microcosmo, non battuto dal turismo di massa, che si identifica con il Turismo del paesaggio culturale. Proprio in questo contesto nasce il progetto “GiraLivenza”, finalizzato alla realizzazione di un percorso verde incentrato sul fiume Livenza con la realizzazione di un sistema di itinerari localizzati nei Comuni di Torre di Mosto e Caorle. Tra gli obiettivi dichiarati anche la valorizzazione dell’entroterra integrato con l’offerta balneare e la sinergia tra gli operatori economici locali appartenenti al settore agricolo, del turismo e dei servizi. Va da sé che in tutti questi ragionamenti, per l’enogastronomia, c’è un potenziale di sviluppo enorme, perché il viaggiatore/turista brama di carpire i segreti più intimi del territorio in cui si trova e cibo e vino sono alcuni degli argomenti migliori di cui disponiamo per cogliere l’essenza più profonda di un luogo.  Ne è un esempio concreto l’anguilla, “bisàt” in dialetto, che trova il suo habitat naturale proprio nelle acque del fiume Livenza. Grazie a Slow Food Veneto Orientale, con il supporto delle amministrazioni del territorio e della rete dei ristoratori locali, è nata la “Comunità del bisàt della Livenza”, con lo scopo di preservare e rilanciare l’antica pesca fluviale lungo questo fiume. Il bisàt, come per le altre comunità fluviali viciniori, come ad esempio il fiume Lemene, ha rappresentato una delle più importanti forme di sostentamento dei pescatori locali. Purtroppo, nel corso degli ultimi anni questa tradizione è quasi andata perduta a causa del calo della domanda e dell’inquinamento delle acque, tanto che oggi a custodire i segreti del mestiere sono rimasti solo due pescatori. Di bisàt pare ne fosse ghiotto Ernest Hemingway, che nel 1918 ebbe a soggiornare proprio in questa zona. Il grande scrittore era arrivato nel Veneto Orientale durante la Prima Guerra Mondiale, quando giovane soldato americano, rimase ferito e fu curato a Torre di Mosto, presso il municipio, trasformato nella sede della Croce Rossa degli Stati Uniti. Questi luoghi fecero anche da sfondo alla storia d’amore, divenuta leggenda, tra Ernest Hemingway e la giovane crocerossina Agnes von Kurowsky. Agnes successivamente ridimensionò la vicenda ad amore platonico, mentre lo scrittore sostenne sempre che la loro fu una vera e propria storia d’amore. Qualunque sia la verità è innegabile che i due si trovassero a Torre di Mosto contemporaneamente, magari, tra una chiacchiera e l’altra, deliziandosi con una anguilla ai ferri accompagnata da un ottimo vino torresano, ottenuto dai vigneti “maritati a gelso”, come in uso all’epoca e di cui è ancora possibile trovare qualche testimonianza in località S. Elena. Oggi la zona vitivinicola si identifica con la DOC Lison Pramaggiore la quale, grazie alle nuove generazioni di viticoltori esprime un crescente potenziale qualitativo, con gli autoctoni Lison Classico, refosco dal peduncolo rosso ma anche con gli internazionali merlot, cabernet e malbech, vini che tra l’altro, proprio nell’abbinamento con il cibo trovano la loro massima espressione. Da ricordare anche l’impegno che molte cantine del territorio stanno portando avanti nell’assunzione di pratiche sostenibili, sia in vigna che in cantina, con una trentina di aziende che si sono convertite o sono in fase di conversione al biologico, aderendo, a partire dal 2016, al progetto del Bio-distretto, con sede ad Annone Veneto.
    «Sono un vecchio fanatico del Veneto ed è qui che lascerò il mio cuore». Ernest Hemingway 1948.
    Per approfondimenti www.giralivenza.it
    Le foto della Livenza e del bisat sono tratte dalla pagina Facebook di GiraLivenza

    Tags: bibione, bisat, caorle, ernest hemingway, giralivenza, jesolo, Lison, Lison Pramaggiore, livenza, torre di mosto, veneto, veneto orientale, venezia LEGGI TUTTO

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    Masi – risultati 2020

    Fonte: bilanci e comunicati stampa aziendali
    Masi chiude il 2020 in sostanziale pareggio, grazie a un secondo semestre meno peggio di quello che ci si poteva immaginare. Stiamo comunque parlando di un anno orribile, con un calo del 21% del fatturato, l’utile operativo e l’utile netto poco sopra il pareggio raggiunti soltanto grazie a un contributo fiscale straordinario che praticamente è pari all’utile. Il taglio degli investimenti di quasi la metà rispetto agli anni precedenti e il rilascio di capitale circolante hanno invece consentito una riduzione del debito da 8.7 a 6.4 milioni di euro (che beneficia anche della decisione di non pagare i dividendi), il che pone Masi in una situazione particolarmente tranquilla vista la dotazione fondiaria e il magazzino di vini pregiati in maturazione. Seppur in un anno così difficile, l’azienda ha intrapreso diverse nuove iniziative, tra cui il cambio di distributore in Germania e negli Stati Uniti (due dei mercati inspiegabilmente deboli per la società), quest’ultimo accordo con Santa Margherita. Ulteriori iniziative sono poi state prese nel canale ecommerce. Masi non fornisce una previsione per l’anno 2021. Passiamo ai numeri. LEGGI TUTTO

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    Veneto – produzione di vino e superfici vitate 2020 – dati ISTAT

    Fonte: banca dati ISTAT
    Il primo trimestre è generalmente il periodo più scarico per il blog dato che mancano ancora i dati del commercio mondiale dell’anno precedente e di solito non ci sono ancora i dati produttivi dell’anno precedente. Non è così quest’anno, visto che ISTAT ha messo in linea una base dati completa sulla produzione di vino che per quanto provvisoria non dovrebbe essere destinata ad avere grossi scossoni. Cominciamo quindi con i dati di produzione 2020 relativi al Veneto, la principale regione italiana con circa il 21% degli ettolitri di vino prodotti e il 14% della superficie vitata. Il Veneto rappresenta un po’ l’estremizzazione delle tendenze che abbiamo riassunto nel post nazionale: crescente sbilanciamento verso i vini bianchi (e qui lo spumante è particolarmente importante), calo di penetrazione dei vini IGT (qui solo a beneficio dei DOC e non dei vini comuni), una vendemmia 2020 più positiva di quanto non lo sia stato nel resto del paese, sia contro il 2019 che rispetto alla media storica. Passiamo quindi a un’analisi più dettagliata, ricordandovi come sempre che tutti i dati sono sin d’ora disponibili in formato “copia-incollabile” nella sezione Solonumeri.

    Il Veneto ha prodotto 10.8 m/hl di vino nel 2020, in crescita del 5% sul 2019 e il 16% sopra la media decennale. In realtà non si tratta del record storico, toccato secondo ISTAT nel 2018 con 12.9 m/hl.
    Tale produzione si sviluppa su una superficie vitata di 94mila ettari, secondo ISTAT cresciuta del 5% rispetto al 2018 (89300 ha) per una resa per ettaro invariata rispetto al 2019 di 147 quintali di uva per ettaro (110 in Italia).
    L’allargamento della forbice bianchi/rossi (giunta a un 81/19 contro il 68/32 di 10 anni fa) che vedete nel grafico animato si riscontra facilmente nel tabellone qui sopra. I vini bianchi sono stati 8.75m/hl nel 2020, +26% sulla media storica, mentre i vini rossi a 2.1m/hl sono il 13% sotto, sebbene entrambe le categorie siano in crescita del 5% sul 2019.
    Anche per DOC/IGT/Comuni vale il medesimo ragionamento. I dati sono coerenti anno su anno (tra +4% e +6%) ma ovviamente lo sbilancio tra i vini DOC, ormai il 78% del totale e i vini IGT (scesi da oltre il 35% di 10 anni fa al 18% attuale) è molto ben visibile.
    L’incrocio tra le due suddivisioni ci “spiega” come queste due tendenze si alimentano: nel segmento dei vini bianchi la produzione è per l’84% DOC e per il 13% IGT, mentre nei rossi troviamo numero più bilanciati, con il 55% DOC e 41% IGT. Quindi, più spinge il Prosecco e i vini bianchi, più il peso delle categorie qualitative si muove verso quella direzione.
    Vi allego anche i dati relativi alle province, su cui ogni tanto nutro qualche dubbio (soprattutto relativamente alle superfici vitate). Nel 2020 la produzione è cresciuta in modo importante nella provincia di Venezia (+21%), mentre le due province “chiave” per la produzione, Treviso e Verona sono a +2/3% contro il 2019.
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    Prosecco DOC – dati di produzione e vendita 2019/20

    Fonte: CONSORZIO DI TUTELA DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA PROSECCO
    Siamo al secondo appuntamento con I dati del Prosecco DOC che sono stati gentilmente forniti dal consorzio. Devo confessarvi che a fronte della dimensione del fenomeno (500 milioni di bottiglie prodotte nel 2020) il supporto informativo è molto scarno e alcuni dati sono difficili da far quadrare. Denominazioni nazionali (Conegliano per esempio) e internazionali (Cava, Champagne) producono dei rapporti annuali molto dettagliati . Ma torniamo ai nostri numeri . Secondo il consorzio l’imbottigliamento nel 2020 è cresciuto del 2.8%, dopo il 4.7% del 2019, quindi in graduale stabilizzazione. I dati consolidati del 2019 parlano di 486 milioni di bottiglie prodotte per un valore di 2.4 miliardi di euro di fatturato al consumo.
    Se prendiamo i dati pubblicati da ISTAT sulle esportazioni di prosecco totali nel 2019, quindi 1061 milioni di euro contro 921 del 2019, e gli togliamo le esportazioni 2019 di Conegliano Valdobbiadene (202 milioni contro 175 del 2018) arriviamo a 859 milioni nel 2019 contro 746 milioni nel 2019, +15%, con dentro ancora le esportazioni di Asolo Prosecco che però non dovrebbero cambiare il quadro di molto.
    Resta comunque un punto importante: il Prosecco DOC è lo spumante “internazionale” italiano insieme all’Asti, dato che il 78% delle bottiglie va all’estero (90% per l’Asti), contro il 44% del Conegliano Valdobbiadene e soltanto l’11% del Franciacorta (non ho dati sul Trento DOC purtroppo).
    Bene, passiamo a una breve analisi dei dati, coadiuvandola con qualche numero delle altre denominazioni chiave.

    Le vendite di Prosecco nel 2020 sono stimate a circa 500 milioni di bottiglie, contro 486 del 2019 (a cui poi si riferiscono tutte le statistiche prodotte dal Consorzio).
    Il consorzio stima che il 78% delle vendite 2019 è andato all’estero, quindi il 378 milioni di bottiglie per un valore al consumo di 1.9miliardi di euro (noi stimiamo circa 850 milioni di euro di esportazioni come riportate da ISTAT), contro 108 milioni di bottiglie e 530 milioni di euro per il mercato italiano. A tale proposito il consorzio ha precisato che il calcolo delle esportazioni contenuto nel rapporto include TUTTO il Prosecco (22041015 nei codici ISTAT, oltre ai vini frizzanti il frizzante da 22042106, moltiplicato per un coefficiente d’incidenza, in quanto vengono considerati tutti i frizzanti DOP).
    I dati relativi agli ettari (24450) sono gli stessi del rapporto 2018 e anche le percentuali di produzione sono simili con l’83.6% spumante, il 16.4% frizzante e lo 0.03% (?) tranquillo.
    Sul mercato italiano, si stima che il 58% sia distribuito tramite la grande distribuzione, il 32% sia distribuito nel canale Ho.Re.Ca. e solo l’1% sia in distribuzione diretta. Trovate un interessante grafico che mette in relazione la diversa distribuzione rispetto al Conegliano Valdobbiadene, decisamente più spostato su Horeca, ingrosso e vendita diretta.
    Secondo il Consorzio, le vendite estere sono per il 70% in Europa, il 24% in Nord America e per il 6% nel resto del mondo.

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    La produzione di vino in Italia nel 2020 – dati provvisori ISTAT

    Fonte: banca dati ISTAT
    Anche quest’anno ISTAT ha pubblicato nella banca dati la serie completa dei numeri sulla produzione di vino in Italia nel 2019. Anche se non è specificato che si tratta di un dato ancora stimato, dobbiamo aspettarci che questi numeri subiscano una piccola stabilizzazione nei prossimi mesi, e quindi li chiamiamo “provvisori” per il momento. In realtà non mi immagino grosse variazioni, soprattutto nella lettura dei numeri che si riassume in due o tre punti: primo, una produzione stabile rispetto al 2019 a sfiorare 50 milioni di ettolitri, più abbondante al nord che al sud; secondo, i vini bianchi prendono sempre più piede e sono ora il 57% del vino italiano, come potete ben apprezzare dal primo grafico animato; terzo, continua il calo del vini IGT, scesi nel giro di pochi anni dal 33% al 23% della produzione totale (secondo grafico animato, all’interno del post), sostituiti in parte dai vini DOC/DOCG, ma anche dai vini da tavola. A livello regionale e restando sulle regioni più importanti, vanno menzionati i buoni dati (rispetto alla media decennale) delle due regioni più importanti per il vino italiano, Veneto e Puglia, mentre sono largamente sotto la media storica (e l’anno scorso) i dati pubblicati relativamente alla Sicilia. Passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post.Dimenticavo: tutti i dati sono sin d’ora disponibili nella sezione Solonumeri.

    Secondo i primi dati ISTAT la produzione di vino in Italia nel 2020 è stata stabile nel suo complesso rispetto al 2019 a 49.9 milioni di ettolitri e del 9% sopra la media decennale (45.6).
    Il dato si compone di un incremento del 2% dei vini bianchi (+18% sulla media storica) e di un calo del 3% dei vini rossi (in linea con la media), rispettivamente a 28.6 e 21.3 milioni di ettolitri.
    Dal punto di vista delle categorie qualitative, nel 2020 si assiste a un leggero spostamento verso i vini da tavola, +3% a 16.5 m/hl rispetto al calo dell’1% dei vini DOC (21.7 m/hl) e del 2% dei vini IGT (11.6 m/hl). Quando confrontati con la media degli ultimi 10 anni, i vini DOC e i vini comuni sono il 20% sopra la media, quelli IGT il 15% sotto.
    Anche se la vendemmia confrontata al 2019 vede un dato migliore al Nord che al Sud, i dati visti in base alle medie storiche sono da leggere diversamente. Infatti nel Mezzogiorno la produzione di 19.8 m/hl è in realtà del 12% sopra la media 2010-19, sebbene in calo anno su anno del 7%. Al Nord i 24.4 m/hl prodotti segnano invece un +7% sul 2019 e sono del 9% sopra la media. Quindi, resta il centro Italia dove la vendemmia 2020 è stata uguale sia al 2019 che alla media storica.
    La tabella delle regioni mette in luce forti volatilità per quelle piccole, ma anche qualche dato delle grandi balza all’occhio. Il Veneto resta la regione più produttiva (anche quella dove i bianchi con il Prosecco hanno la maggiore spinta) con 10.8 m/hl prodotti, +5% sul 2019 e ben il 16% sopra la media storica. La Puglia con 9.4 m/hl ha avuto una vendemmia stabile ma è del 40% sopra la media storica. Invece, nell’altro senso va sottolineata la bassa produzione in Sicilia (4.5 m/hl, -21% sul 2019 e il 10% sotto la media storica).
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    Conegliano Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore – vendite e esportazioni 2019

    Fonte: inumeridelvino.it su dati del CONSORZIO TUTELA DEL VINO CONEGLIANO VALDOBBIADENE PROSECCO
    La notizia principale del rapporto 2020 (con dati 2019) è certamente l’ottima performance del Conegliano Valdobbiadene alla pandemia, con un numero di certificazioni (che poi indicano le vendite) soltanto di poco inferiore a quello del 2019 (-1%) a tutto Novembre, sostenuto dalla ripresa del mercato italiano (+7% a tutto ottobre 2020) che come vedremo dal post era calato nel 2019. Ma proprio del 2019 siamo qui a parlare oggi. Un anno strano per il Prosecco superiore, fatto di forti volatilità tra mercati e con una chiusura a +2% per i volumi e +1% per il valore. Questi 90 (+2) milioni di bottiglie e 525 milioni di euro sono la continuazione di una linea di crescita che tende ad appiattirsi dal 2016 a questa parte. Come dicevamo le vendite italiane sono state giù del 6-7% nel 2019 e secondo il consorzio ciò è il risultato della strategia di favorire le esportazioni, per cercare delle destinazioni più profittevoli per il prodotto. Può darsi che sia vero, ma se guardo questi numeri io vedo soltanto un mercato estero in fortissima crescita, il Regno Unito (+83% euro, bottiglie raddoppiate). Vedo anche che se faccio la divisione tra valore e volumi nel Regno Unito si è venduto a 4.94 euro a bottiglia, mentre in Italia si vende a 6 euro a bottiglia (ma forse il prodotto è differente). Mi fermo qui. Passiamo al commento dei dati.

    Le vendite di Prosecco superiore nel 2019 sono cresciute dell’1.2% a 525 milioni di euro per un totale di 90 milioni di bottiglie vendute di spumante, cui si aggiungono un paio di milioni di prodotto non spumante.
    Le vendite in Italia sono scese del 7% in volume e del 6% in valore, rispettivamente a 50 milioni di bottiglie e 296 milioni di euro. L’Italia rappresenta ancora il 56% del valore e il 51% del volume venduto di spumante Prosecco superiore. In ambito domestico, il calo maggiore è stranamente nella vendita diretta, calata del 9-10% sia a valore che a volume, mentre nella GDO le vendite sono in discesa del 6% a valore e del 9% a volume.
    All’estero come dicevamo grande volatilità nell’ambito di un numero totale molto positivo di +16% a valore (202 milioni) e +16% a volume (38.6 milioni di bottiglie). Se lo rapportiamo ai 1062 milioni di euro di esportazioni totali di Prosecco (ossia tutti i prodotti spumanti a base Glera), il Prosecco superiore Conegliano Valdobbiadene rappresenta il 19% del totale.
    Il dato spaccato per mercato non è però così “incoraggiante”. Il Regno Unito passa da 6.4 a 12.7 milioni di bottiglie. Se togliamo queste le esportazioni a volume sarebbero in calo del 3%. Fatto salvo per la Germania (+2%) e Austria (+6%), le esportazioni a volume sono calate in Svizzera e USA, ma anche in Canada, Scandinavia, Australia e via dicendo (tabella allegata). Dal punto di vista dei volumi la storia non cambia: senza il +83% del Regno Unito le esportazioni sarebbero calate dell’1%, con il contributo negativo della Svizzera (-10%), del Canada (-5%), dell’Australia (-10%) e di Russia e Scandinavia (-18% e -24%).
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    Il sondaggio di WineTourism.com sul turismo del vino e il COVID

    Fonte: WineTourism.com
    Wine Tourism ha pubblicato un interessante sondaggio tra le cantine di tutto il mondo relativamente all’impatto del COVID-19 sull’attività di turismo del vino, di cui trovate il riferimento nella fonte qui sopra. Hanno risposto circa 1203 cantine di tutto il mondo, il 12% di quelle a cui il sondaggio è stato inviato relativamente a qual’è stato l’impatto sui ricavi da turismo del vino nel 2020, a quanto sono calati i turisti internazionali, a quando pensano di ritornare ai livelli pre crisi e via dicendo. Ho pensato di riportare qualche risultato sul blog, anche considerando che i dati sono spacchettabili per nazione e, all’interno della nazione, per regione. Tra l’altro le aziende italiane sono quelle più rappresentate, il 39% del totale contro il 15% di francesi e il 10% di spagnole. Trovate quindi nel post un paio di tabelle che vi dicono che cosa hanno risposto le cantine in tutto il mondo, quelle italiane e all’interno dell’Italia quelle piemontesi, venete e toscane. Il sondaggio dice che la maggior parte delle cantine non vede un ritorno al 2019 prima del 2022 (circa il 70% delle risposte, in Italia uguale al resto del mondo), che per l’85% delle cantine il fatturato da turismo del vino è calato (quasi il 90% per le aziende italiane) e che nel 93% dei casi si sono ridotti i turisti internazionali (95% per l’Italia. Ma commentiamo qualche altro dato insieme, sempre ricordando che i risultati completi sono sul sito in questione.

    Dai grafici sull’impatto della crisi emerge un impatto maggiormente negativo in Italia rispetto all’estero sulle vendite del turismo in tenerale. In particolare, guardando i numeri si direbbe che il calo all’estero sia del 45-50% contro il 50-55% delle cantine italiane.
    A livello regionale, le cantine più colpite sembrano essere quelle venete, dove per ben il 68% delle cantine le vendite si sono più che dimezzate, contro il 58% di quelle toscane e il 52% circa di quelle piemontesi (quasi in linea con le cantine del resto del mondo, al 50%).
    Passando alla domanda sul turismo internazionale nello specifico le risposte sembrano invertirsi un pochino, il che lascerebbe intendere che il problema dell’Italia rispetto all’estero ha avuto a che fare anche con i turisti domestici e non soltanto quelli internazionali. Infatti, a fronte di un maggiore impatto negativo sul turismo del vino in generale, il calo dei turisti internazionali sembra un pochino più spostato nelle fasce meno pesanti (il 41% delle cantine vede oltre -90% in Italia contro il 47% del totale, che implica il 52% di quelle non Italiane). L’andamento più negativo da questo punto di vista è quello della Toscana dove il calo superiore al 50% è per il 76% delle cantine, mentre meno marcato sembra in Veneto (dove il totale delle cantine in calo è simile ma sono meno distribuite nella fascia del -90%) e in Piemonte.
    Infine, un accenno al ritorno alla normalità, dove c’è un consenso praticamente unanime sul 2022. Se proprio volessimo spulciare le risposte forse potremmo scorgere un po’ più di ottimismo in Veneto e in Piemonte (forse più esposte al turismo internazionale dall’Europa) che non in Toscana.

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