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Pighin: l’ascesa delle Grave e l’anima del Collio nel futuro del Friuli


Se fino a qualche tempo fa la zona delle Grave del Friuli era percepita come una sfida complessa a causa di un clima rigido e piovoso, oggi stiamo assistendo a una metamorfosi straordinaria. Il cambiamento climatico ha mitigato quelle asperità, trasformando le Grave in un areale a clima temperato dove la viticoltura non solo è possibile, ma sta raggiungendo vette qualitative inaspettate. È proprio qui, in questo scenario di sassi e promesse, che affonda le radici la storia della famiglia Pighin, pioniera di una visione che oggi guarda a queste terre non più come a una “sorella minore” della collina, ma come a uno dei terroir italiani più promettenti per il futuro.

L’avventura inizia nel 1963 a Risano, nel cuore delle Grave, dove i 160 ettari di proprietà poggiano su terreni di origine fluviale, ricchi di ghiaie e limo. Questa particolare composizione regala vini capaci di intercettare perfettamente il gusto contemporaneo: etichette che fanno della freschezza fruttata e dell’immediatezza aromatica il proprio vessillo. Roberto Pighin sottolinea spesso come la dignità di queste pianure sia pari a quella dei rilievi più blasonati, proprio perché capaci di offrire quell’equilibrio e quella bevibilità sempre più ricercati da un pubblico che ama la pulizia del sorso.

Roberto Pighin

In questo contesto, la Villa Storica di Risano non è solo un punto di riferimento geografico, ma l’emblema stesso del legame indissolubile tra la famiglia e la propria terra. Conosciuta storicamente come “Villa Agricola”, questa dimora patrizia del XVI secolo rappresenta una sintesi perfetta tra l’eleganza della villa veneta e la funzionalità della casa padronale friulana. Immersa in un parco secolare dove svettano pini, magnolie e tassi, la struttura è un gioiello architettonico che fonde la nobiltà delle sue linee con la concretezza del lavoro rurale, testimoniata dalle barchesse sapientemente recuperate come cantina e bottaia.

Oggi la villa è diventata un vibrante centro di relazioni e cultura. Se le sue sale ospitano regolarmente mostre d’arte, serate di poesia e concerti di musica classica, le sue mura custodiscono anche l’innovazione più pura: è proprio nel perimetro della villa che è stato piantato il primo vigneto delle Grave resistente a oidio e peronospora. Questo connubio trasforma la sede storica in una foresteria d’eccellenza, dove l’antico prestigio dei mercanti lanieri che la fondarono si specchia nella modernità di un’azienda che accoglie ospiti e professionisti in un’atmosfera intrisa di storia e lungimiranza.

Naturalmente, il mosaico di famiglia non sarebbe completo senza il tassello prezioso di Capriva, nel Collio. Qui i 30 ettari della tenuta disegnano un anfiteatro naturale di rara bellezza, dove la “ponca” — quella marna eocenica che rende i bianchi friulani leggendari — conferisce mineralità, struttura ed eleganza. Se il Collio resta il paradiso indiscusso per i “bianchisti” alla ricerca di complessità ed evoluzione, è l’unione di queste due anime a rendere Pighin un interprete completo della regione.

La filosofia aziendale si muove su un binario che unisce la tradizione familiare, giunta alla terza generazione, a una spinta tecnologica che non concede spazio all’improvvisazione. Gestire l’intera filiera, “dalla terra alla tavola” come ama ricordare Roberto, significa investire costantemente nella salute del vigneto. Negli ultimi anni, l’azienda ha intrapreso un percorso di ammodernamento radicale: dai sistemi di irrigazione a goccia e subirrigazione per il risparmio idrico, fino all’utilizzo di macchine a recupero per la nebulizzazione che abbattono drasticamente l’impatto ambientale dei trattamenti.

La sostenibilità per Pighin non è un concetto astratto, ma si traduce in scelte concrete come la certificazione SQNPI e la sperimentazione con i vitigni resistenti (PIWI). Il rinnovamento costante dei vigneti, che privilegia autoctoni come Ribolla Gialla, Friulano e Malvasia Istriana insieme all’imprescindibile Pinot Grigio, dimostra che la famiglia non si è mai seduta sugli allori dei successi passati. Con una nuova cantina domotizzata e l’impiego di energia fotovoltaica, Pighin continua a scommettere sulla forza del proprio simbolo, il Gallo, come garanzia di un’affidabilità che nasce in vigna e si compie in una bottiglia capace di raccontare, con la stessa passione, sia la roccia solare del Collio che i ciottoli fertili delle Grave.

Tre sorsi per raccontare un territorio

Assaggiando le etichette Pighin, si percepisce chiaramente questa doppia anima produttiva. Il Pinot Bianco Friuli Grave 2025 è l’esempio perfetto della potenzialità di Risano: un vino di ottima fattura, dal colore paglierino brillante e profumi che ricordano la mela e il gelsomino. Al palato è fresco e sapido, con un finale che vira sulla mandorla. È tuttavia un vino “in divenire”: sebbene già godibile, la sua struttura suggerisce che chi ha la pazienza di attendere qualche anno o di stappare un’annata precedente troverà una complessità ancora maggiore.

Spostandoci nel Collio, il Sauvignon 2025 colpisce per la sua solarità. È un vino spigliato, estremamente scorrevole e di facile beva, capace di interpretare il vitigno in modo elegante senza mai risultare eccessivo. Un bianco che punta tutto sulla piacevolezza e sulla freschezza, ideale per chi cerca un sorso equilibrato che sappia raccontare il territorio con semplicità e garbo.

infine, il Soreli Bianco Collio 2021 rappresenta la sintesi dell’eccellenza aziendale. Questo blend di Malvasia, Ribolla Gialla e Friulano nasce dalla ponca e affina a lungo tra acciaio e legno. Ne risulta un vino ricco, agrumato e caratterizzato da una profonda scia salina e pietrosa. In questa fase le note della barrique sono ancora presenti e devono finire di stemperarsi nel corpo del vino, ma questo è un segnale estremamente positivo: indica un bianco di grande longevità, destinato a regalare soddisfazioni immense a chi saprà dimenticarlo in cantina per qualche tempo.

Pighin: The Rise of the Grave and the Soul of Collio in the Future of Friuli

Until recently, the Friuli Grave region was seen as a challenging territory due to its harsh and rainy climate. Today, however, we are witnessing an extraordinary metamorphosis. Climate change has softened those asperities, transforming the Grave into a temperate area where viticulture not only thrives but is reaching unexpected quality peaks. It is here, amidst this landscape of stones and promise, that the story of the Pighin family is rooted—pioneers of a vision that no longer views these lands as a “lesser sibling” to the hills, but as one of the most promising Italian terroirs for the future.

The journey began in 1963 in Risano, the heart of the Grave, where 160 hectares of estate vineyards rest on alluvial soils rich in gravel and silt. This unique composition yields wines that perfectly capture contemporary tastes: labels defined by fruity freshness and immediate aromatic appeal. Roberto Pighin often emphasizes that the dignity of these plains equals that of the most celebrated hills, precisely because they offer the balance and drinkability increasingly sought by a public that loves a clean, precise sip.

In this context, the Historic Villa of Risano is more than just a geographical landmark; it is the very emblem of the unbreakable bond between the family and their land. Historically known as “Villa Agricola,” this 16th-century patrician residence represents a perfect synthesis of Venetian villa elegance and the functionality of a Friulian manor. Nestled in a secular park of pines, magnolias, and yews, the structure is an architectural gem blending noble lines with the practical essence of rural labor, evidenced by the “barchesse” (side wings) skillfully repurposed as a cellar and barrel room.

Today, the villa has become a vibrant hub for relations and culture. While its halls regularly host art exhibitions, poetry evenings, and classical music concerts, its walls also safeguard pure innovation: within the villa’s perimeter, the first vineyard in the Grave resistant to powdery and downy mildew (PIWI) was planted. This union transforms the historic seat into a premier guest house, where the ancient prestige of the wool merchants who founded it reflects the modernity of a company that welcomes guests and professionals into an atmosphere steeped in history and foresight.

Naturally, the family mosaic would be incomplete without the precious piece of Capriva, in the Collio. Here, the estate’s 30 hectares form a natural amphitheater of rare beauty, where the “ponca”—the Eocene marl that makes Friulian whites legendary—confers structure and vibrant elegance. While the Collio remains the undisputed paradise for white wine lovers seeking complexity and evolution, it is the union of these two souls that makes Pighin a complete interpreter of the region.

The corporate philosophy moves along a dual track of family tradition, now in its third generation, and a technological drive that leaves no room for improvisation. Managing the entire supply chain—”from the earth to the table,” as Roberto likes to remind—means constantly investing in vineyard health. In recent years, the company has undertaken a radical modernization: from drip and sub-irrigation systems for water conservation to the use of recovery sprayers that drastically reduce the environmental impact of treatments.

For Pighin, sustainability is not an abstract concept but translates into concrete choices like the SQNPI certification and experimentation with resistant varieties (PIWI). The constant renewal of vineyards, prioritizing indigenous grapes like Ribolla Gialla, Friulano, and Malvasia Istriana alongside the essential Pinot Grigio, shows that the family has never rested on past laurels. With a new automated cellar and the use of photovoltaic energy, Pighin continues to bet on the strength of its symbol, the Rooster, as a guarantee of reliability born in the vineyard and fulfilled in a bottle capable of telling, with the same passion, both the sunny rocks of the Collio and the fertile pebbles of the Grave.

Three Sips to Tell the Story of a Territory

Tasting Pighin’s labels, one clearly perceives this dual production soul. The 2025 Pinot Bianco Friuli Grave is a perfect example of Risano’s potential: a well-crafted wine with a brilliant straw-yellow color and scents reminiscent of apple and jasmine. On the palate, it is fresh and savory, with a finish leaning towards almond. It is, however, a wine “in the making”: though already enjoyable, its structure suggests that those with the patience to wait a few years or uncork a previous vintage will find even greater complexity.

Moving to the Collio, the 2025 Sauvignon impresses with its radiance. It is a lively wine, extremely smooth and easy-drinking, capable of interpreting the variety elegantly without ever becoming overbearing. A white that bets everything on pleasantness and freshness, ideal for those seeking a balanced sip that tells the territory’s story with simplicity and grace.

Finally, the 2021 Soreli Bianco Collio represents the pinnacle of corporate excellence. This blend of Malvasia, Ribolla Gialla, and Friulano originates from the “ponca” and ages long between steel and wood. The result is a rich, citrusy wine characterized by a deep saline and stony trail. At this stage, the barrique notes are still present and have yet to fully integrate into the wine’s body, but this is an extremely positive sign: it indicates a white of great longevity, destined to reward those who can forget it in the cellar for a while.


Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/

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