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    Esportazioni di spumanti Italia – aggiornamento 2024

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    Anche nel 2024 gli spumanti sono stati la “forza trainante” delle esportazioni italiane di vino, mettendo a segno una crescita a valore dell’8% (contro il 5% del totale) e dell’11% a volume (contro il +2% totale). Stiamo parlando di un contributo rilevante alla crescita ma anche ai valori in termini assoluti: i 2.4 miliardi di euro esportati nel 2024 sono il 29% del totale italiano, contro il 25% di 5 anni fa. All’interno della categoria, ovviamente spicca il Prosecco, che cresce a sua volta di un paio di punti in più della categoria, +10% a valore e +14% a volume nel 2024, superando il 75% in termini di peso sul totale degli spumanti. Se volessimo guardare i dati con un occhio un po’ più critico, noteremmo un leggero rallentamento in novembre e soprattutto dicembre (anche se pesa di meno degli altri mesi) e il contributo importante di due paesi, Russia e Stati Uniti. In quest’ultimo caso va rilevato che potrebbe verificarsi un fenomeno di “spedizioni anticipate” come risposta alla temuta introduzione di dazi sulle importazioni in USA.
    Bene detto questo passiamo all’analisi dei dati in dettaglio.

    Le esportazioni di spumante italiano crescono dell’8% a 2.39 miliardi di euro nel 2024, per un volume di 5.6 milioni di ettolitri, in crescita a sua volta dell’11%.
    A controbilanciare il calo dell’Asti (-2%) e degli altri spumanti DOP (-8%) per 166 e 87 milioni rispettivamente sono state la crescita del Prosecco, +10% a 1.82 miliardi di euro e degli altri spumanti (non DOP) che sono cresciuti dell’8% a 312 milioni di euro.
    Abbiamo anche riordinato la lista dei principali mercati che vede gli USA come principale importatore dei nostri spumanti, +15% a 568 miloni, per un volume in crescita del 18% a 1.22 milioni di ettolitri. Il secondo mercato è il Regno Unito, dove spediamo 1.06 milioni di ettolitri (+7%) per un valore di 426 milioni di euro (+4%). Questi due mercati fanno quindi un miliardo di euro e il 41% del totale esportato in valore.
    Il terzo mercato è la Germania, ma è molto meno significativo, con un incremento del 4% a 151 milioni di euro, poi vengono Francia e la Russia, che è balzata da 83 a 122 milioni di euro.
    Gli altri mercati con un andamento molto positivo sono senz’altro il Canada (+19%) e l’Austria (+22%), entrambi intorno a 65-70 milioni e al loro massimo storico e, incredibile ma vero, anche l’Ucraina, +36% a 35 milioni.
    Sono invece negativi i dati della Svizzera, -7% a 78 milioni, della Lettonia (-14% a 59 milioni) e di Polonia e Svezia, giù del 7% e 4% rispettivamente. Infine, giusto per intenderci, la Cina e l’India che qualche politico ha menzionato come mercati di grande prospettiva per il vino italiano non sono tra i primi 25 mercati elencati nella tabella…

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco More

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    Spagna – esportazioni di vino, aggiornamento 2024

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

    La Spagna chiude il 2024 con un incremento delle esportazioni di vino del 3% a 3.05 miliardi di euro, nonostante il calo dei volumi esportati di quasi il 4% a 20.4 milioni di ettolitri. Le considerazioni che abbiamo fatto sull’andamento dei principali paesi concorrenti (Francia -2%, Italia +5%) si ripresentano anche qui. Il 2024 è stato caratterizzato da un andamento particolarmente sostenuto per il mercato americano, che ha più che compensato il leggero calo nel principale mercato per i vini spagnoli, la Germania. Continua la crescita degli spumanti spagnoli (+5%), che però soltanto nel 2024 con i 526 milioni registrati riescono a superare il livello pre-Covid. Diciamo tutta un’altra storia rispetto a quello che è successo ai prodotti italiani e a quelli francesi. Infine, negli highlights, mi preme farvi notare il forte incremento delle importazioni italiane di vino spagnolo, salito del 40% in volume a 1.9 milioni di ettolitri, ma per soli 106 milioni di euro, da cui si deriva che trattasi di prodotto sfuso per essere utilizzato nei nostri vini da tavola.
    Passiamo a un commento più dettagliato con tutti i grafici e le tabelle.

    Le esportazioni spagnole crescono del 3% a 3.05 miliardi di euro, di cui 1.84 sono di vino fermo in bottiglia (+2%), 685 milioni sono di vino sfuso (+4%) e 526 sono di vino spumante (+5%). Con un volume esportato di 20.4 milioni di ettolitri, e un calo del 3.6%, il prezzo medio di esportazione cresce a 1.5 euro al litro, +6.7%.
    La Germania resta il mercato più importante, 377 milioni di euro, nonostante una riduzione del 2% rispetto al 2023. Il calo è dovuto al vino imbottigliato che ha registrato un calo del 7% a 174 milioni di euro e a quello degli spumanti, addirittura -35% a 40 milioni di euro.
    Gli Stati Uniti sono cresciuti del 7% a 335 milioni di euro. Il vino imbottigliato ha raggiunto 247 milioni,+6%, mentre gli spumanti hanno contribuito con 81 milioni di euro e un aumento del 10%.
    Il Regno Unito resta il terzo mercato, stabile a 314 milioni di euro nel 2024, di cui 252 milioni sono vino in bottiglia (+1%) e 42 milioni sono vini sfusi (+2%).
    Scendendo nella lista, i mercati più in crescita nel 2024 sono ovviamente l’Italia come anticipato sopra, +39% a 106 milioni e anche l’Olanda +18% a 165 milioni di euro, mentre sono molto negativi i dati del vicino Portogallo, sceso ai margini della nostra tabella, -18% a 89 milioni di euro.
    Infine uno sguardo ai volumi. La Germania resta la principale destinazione con 4.3 m/hl (-2%), seguita dalla Francia a 3.95 m/hl (-9%) e dall’Italia a 1.9 m/hl (+40%).

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    Esportazioni di vino Italia – aggiornamento 2024

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    Sono sentimenti contrastanti quelli che si provano guardando ai dati del commercio estero di vino italiano. Da un lato, i dati confortanti del passato, il 2024, in cui il nostro export è cresciuto del 5% (8.1 miliardi di euro), meglio di quanto hanno fatto i nostri principali “concorrenti”, Francia (-2%) e Spagna (+3%). Dall’altro lato, le notizie funeste degli ultimi giorni con la minaccia americana di imporre dazi giganteschi sulle importazioni di alcol dall’Europa, che aprirebbero una voragine nelle esportazioni di vini italiani e francesi, essendo il primo mercato con un peso del 22-23% del valore totale. Timori che diventano terrore quando si ascoltano le dichiarazioni di alcuni politici che sventolando l’eccellenza dei prodotti italiani si dicono fiduciosi di poter rimpiazzare le potenziali mancate esportazioni in altri paesi… non siamo riusciti a costruire una posizione decente in Cina e India negli ultimi trent’anni, non mi sembra abbiamo trovato la ricetta magica per far cambiare repentinamente le cose.
    Al di là delle polemiche, entriamo nel dettaglio dei dati. Il Nord America, USA e Canada, emergono come i più importanti contributori del buon andamento del 2024, +10% e +15% rispettivamente. Fatti due calcoli, senza di loro le esportazioni (nel resto dei paesi) sarebbero cresciute del 2.5%.
    Leggendo i dati dell’ultimo trimestre (e parlando con qualche operatore del settore) emerge anche che negli ultimi mesi (e probabilmente in gennaio e febbraio 2025) chi esporta si sia premurato di spedire più merce possibile per anticipare la potenziale introduzione dei dazi. Le esportazioni verso gli USA sono cresciute del 15% nell’ultimo trimestre. Quindi, dazi o non dazi, ci potrebbe essere un ritracciamento nel corso del 2025. Staremo a vedere.
    Nel post trovate tutte le tabelle (con i primi 25 paesi di destinazione per volume e valore), ulteriori grafici e commenti.

    È tempo di bilanci. Dunque l’Italia ha esportato 8.1 miliardi di euro di vino nel 2024, +5%. Di questi, 5.3 miliardi sono di vino fermo in bottiglia, +4%, 2.4 miliardi sono di spumante (vedremo tra qualche giorno il dettaglio), +8% e i rimanenti 0.4 miliardi sono di vino sfuso, -2%.
    I volumi esportati sono di 21.8 miliardi di ettolitri, +2%, che pongono l’Italia come il primo esportatore mondiale per il terzo anno di seguito, dopo diversi anni in cui la Spagna era davanti. 5.6m/hl sono di spumante, +11%, 12m/hl sono di vino in bottiglia, +3%, 4.2m/hl sono di vino sfuso, -9%.
    Ne consegue un prezzo medio di esportazione apparente di 3.7 euro al litro, +3%, che si confronta con i 9 euro della Francia e i circa 2 euro della Spagna.
    L’andamento per mercato lo vedete nelle tabelle e anche nell’interessante grafico in testa al post dove mettendo tutti i paesi a “100” per le loro esportazioni pre-Covid, possiamo vedere dove stanno a fine 2024: il Canada è a 131 (quindi il 31% in più del 2019), gli USA a 126, Germania e Regno Unito a 111-112, la Svizzera a 108 e via dicendo.
    Nel dettaglio del 2024, gli USA con 1.94 miliardi sono davanti a tutti e crescono del 10%, poi la Germania a 1.2 miliardi è stabile, il Regno Unito a 850 milioni, anch’esso stabile, il Canada che diventa il quarto mercato, 448 milioni e +15% a discapito della Svizzera, -2% a 411 milioni.

    Vi lascio alle tabelle.

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    Sula Vineyards – presentazione e risultati 2023

    Curiosando qua e là durante le vacanze di Natale sono incappato in questa azienda indiana che produce vino che si è quotata un paio di anni fa: Sula Vineyards. Prima di entrare nei dettagli bisogna fare una premessa corposa sull’India, perché è una nazione fuori dal nostro contesto. Potrei partire parlandovi della dinamica e dimensione demografica, 1% di crescita della popolazione annua circa (ma oltre il 2% quella della popolazione urbana) per 1.5 miliardi di persone – ossia una nuova Lombardia ogni anno -; potrei menzionarvi un mercato delle bevande alcoliche da 1.2 miliardi di casse dove il vino contribuisce soltanto 4 milioni; infine, devo spiegarvi come “danno i numeri” gli indiani, visto che usano una unità di misura “INR crore” – che usiamo in tutti i grafici – che significa “10 milioni di Rupie”. Quindi quando leggete vendite di 609 INR Crore, state leggendo 609 decine di milioni di Rupie, ossia 6,090 milioni di Rupie, che sono poi 6.09 miliardi di Rupie che diviso il cambio con l’euro di circa 90 fanno circa 68 milioni di euro.
    Se vi interessa l’articolo continua…

    Fatte queste premesse, passiamo a Sula, che produce 1.1 milioni di casse di vino che… considerando le 4 che fa tutto il mercato sono tante. Essenzialmente Sula probabilmente rappresenta il 25-30% del mercato totale e, si legge nel bilancio, oltre il 60% del vino prodotto localmente.
    A differenza di quanto succede dalle nostre parti, il vino è in forte crescita e di moda, in un mercato dominato dagli spiriti e dalla birra. Sula non vende solo vino (“own brands”) ma fa anche “wine tourism”, per circa il 10% del fatturato. La quota di vini che loro chiamano “Elite&Premium” è in costante crescita, dal 68% al 75% del fatturato in qualche anno.
    L’azienda si è quotata alla borsa locale un paio di anni fa e ha un valore in borsa di circa 335 milioni di euro; considerando il debito di circa 25 milioni di euro, si arriva a 360 milioni di valore d’impresa. Confrontati con i 20 milioni di EBITDA che ha realizzato nel 2023 (marzo 2024), margine del 30%, tratta a 18 volte l’EBITDA, ossia un multiplo ormai sconosciuto dalle nostre parti. Come mai? L’azienda cresce, ha margini alti… è in India.

    Venendo ai numeri, come vedete le dimensioni sono piuttosto modeste rispetto alla dimensione potenzialmente gigantesca del mercato, dicevamo circa 13 milioni di bottiglie, con un buon valore per bottiglia (4.5 euro) escludendo la parte del turismo, che danno un fatturato di circa 60 milioni di euro. Il fatturato diventa poi 67 includendo proprio la parte turismo, dove comunque non scherzano con oltre 100 camere, 435mila visitatori nelle cantine e 172mila degustazioni.
    I margini sono eccellenti, frutto anche di una buona integrazione nella parte agricola (1120 ettari, probabilmente a coprire tra la metà e i due terzi della produzione di vino), oltre che della domanda in crescita che porta a dei buoni prezzi di vendita. Quindi il margine sulla produzione viaggia intorno al 70%, l’EBITDA al 30% e l’utile operativo al 20%. Utile netto 2023 di 93 INR Crore, che sono poi 10 milioni di euro, pari al 15% del fatturato.
    Per concludere, struttura finanziaria ribilanciata dopo la quotazione in borsa, con un debito che sta intorno a 1.2 volte l’EBITDA.

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    Norvegia – importazioni di vino 2024

    Il mercato del vino norvegese è calato del 5% nel 2024 a 461 milioni di euro, pur mostrando un recupero dei volumi importati, cresciuti del 7% a 979mila ettolitri. Come vedete dal grafico si tratta del primo “passo falso” di un paese che è sempre cresciuto, anche nell’anno orribile del 2020. L’aspetto più importante di questo post però non sono tanto i numeri assoluti o la posizione dell’Italia sulla Francia, ma un dato nascosto, che va ricavato e che mostra il calo continuo della quota di mercato del prodotto italiano in Norvegia – passato dal 36% al 25% – , con una forbice praticamente perfetta rispetto alla Francia, che dal 29% del 2015 è cresciuta fino al 38% del 2024.
    Anche nel 2024 l’Italia ha perso terreno, con un calo dell’8% delle spedizioni in Norvegia a fronte del -5% del mercato, pur mantenendo la leadership dei volumi, che peraltro sono stati in crescita del 10%.
    Ulteriori approfondimenti nel resto del post.

    Le importazioni di vino in Norvegia sono calate del 5% nel 2024 a 461 milioni di euro, con una riduzione abbastanza omogenea tra le categorie: -4% per i vini fermi in bottiglia a 291 milioni di euro, -6% per i vini sfusi a 89 milioni e -7% per i vini spumanti a 81 milioni di euro.
    Nel 2024 la valuta norvegese è stata praticamente invariata contro l’euro, il che significa che il calo in valuta locale è stato del 4% a 5.3 miliardi di corone norvegesi.
    La Francia ha una leadership crescente nel mercato, superando il 38% del totale, 177 milioni di euro, con un calo del 4%, guidato soprattutto dai vini spumanti, -6%, dove la quota di mercato supera il 60%.
    Per l’Italia un altro anno di riduzione, -8% a 115 milioni di euro e una quota di mercato scesa dal 26% al 25%. I vini fermi in bottiglia sono scesi del 9% a 74 milioni, nei vini sfusi rimaniamo davanti a tutti con 23 milioni (-4%), mentre gli spumanti per quanto poco rappresentati scendono dell’8% a 18 milioni di euro.
    I vini tedeschi sono i terzi per importazione nel mercato con 41 milioni di euro e un dato stabile, ma comunque sul livello massimo mai raggiunto, mentre la Spagna subisce un calo del 5% a 35 milioni di euro (di cui soltanto 5 sono relativi a vini spumanti).
    La presenza di vini del nuovo mondo resta molto limitata nel mercato norvegese, con gli USA stabili a 23 milioni di euro, il Cile a 10 milioni di euro e l’Australia in calo dell’11% a 9 milioni.

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    Purcari Wines – analisi di bilancio 2023

    Introduciamo oggi una nuova azienda vinicola quotata nel raggio di azione del blog. Si tratta di Purcari Wines, attiva in Est Europa con base principale in Romania, quotata nel mercato locale da qualche anno, con un fatturato atteso di circa 400 milioni di RON locali (80 milioni di euro) e un utile netto di 60 (12 milioni di euro). La sua valutazione borsistica è oggi intorno ai 600 milioni di RON (120 milioni di euro), che corrispondono a circa 10 volte gli utili attesi 2024 e 5.5 volte l’EBITDA.
    La ragione per analizzarla è che è un’azienda in forte crescita (fenomeno raro nel settore del vino…), che cercherà nei prossimi anni di uscire dai suoi confini (attualmente circa il 70% delle vendite è concentrato in Romania e Moldavia) per aggredire i mercati internazionali. L’ambizione di crescita è stata delineata lo scorso ottobre in un evento dedicato agli investitori in cui sono stati dai gli obiettivi al 2027, dopo che l’azienda ha dismesso una linea di attività non vinicola che rappresentava l’8% delle vendite e il 4% degli utili: vendite in crescita a circa 600 milioni di RON (quindi il 50% in più in 3 anni), utile netto previsto raddoppiare a 120 milioni di RON con un EBITDA di 210-230 milioni di RON dai 100 attesi nel 2024.
    Bene, passiamo a una breve analisi dei dati con grafici e tabella riassuntiva.

    Le vendite di Purcari Wines sono cresciute del 22% nel 2023 e in media del 16% dal 2019 al 2023. La Romania è stata la principale area di crescita, con un incremento annuo del 24% dal 2019 che l’ha portata a rappresentare quasi il 60% del fatturato totale e a costruire una quota di mercato del 13%. La Moldavia è il secondo mercato, con un peso del 16% del totale.
    Purcari lavora con 4 marchi. Purcari, che rappresenta il 56% delle vendite, Bostavan e Crama Ceptura il 15% circa ciascuno, Divin Baldar al 10%, oltre a un piccolo marchio Angel’s Estate che copre il 3%.
    L’azienda ha nel corso degli anni sacrificato i margini industriali per crescere. Si vede bene dalla tabella come il margine è calato dal 50% circa del 2019 al 42% del 2023. A livello di EBITDA e utile operativo è successo più o meno lo stesso, con l’EBITDA passato dal 33% al 27% e l’utile operativo dal 27% al 20%. Vero è che la crescita delle vendite è stata importante e dunque in valore assoluto l’EBITDA è passato da 65 a 100 milioni di RON tra il 2019 e il 2023, l’utile operativo da 55 a 74 e l’utile netto da 43 a 60.
    A livello finanziario il commento principale riguarda l’esplosione del capitale circolante, passato da meno di 100 milioni prima del Covid ai 260 milioni attuali, che ha assorbito la generazione di cassa. A fine 2023, Purcari Wines aveva un debito netto di circa 140 milioni, corrispondenti a 1.4 volte l’EBITDA.
    Le previsioni per il 2024 sono per una crescita delle vendite del 5-10% (15-20% per la divisione vino, cui si deve dedurre l’interruzione dell’attività non più critica) e un margine netto del 14-16%.

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    Il valore della produzione di vino in Italia – dati ISTAT 2023 per regione

    I dati sulla produzione di vino 2023 sappiamo essere stati molto negativi. Con questa premessa possiamo affrontare l’analisi di oggi, che si riferisca al valore in milioni di euro a prezzi correnti di produzione (quindi con dentro l’inflazione, elevate nel 2022, ma riferito alla materia prima) della produzione di vino stimata da ISTAT sulla base di una serie di parametri (tra cui ovviamente la produzione, ma anche i prezzi, i risultati delle aziende e via dicendo).
    Principali risultati. Il 2023 è stato un anno estremamente negativo dopo un 2022 eccezionalmente positivo. Per riassumere la storia di questi dati che trovate nella tabella è utile guardare il grafico di apertura, dove notate il grande balzo del valore nel 2022, da 4.2 a 4.8 miliardi, seguito dal crollo a 4 miliardi di euro del 2023, che è il dato censito da ISTAT più recente. Quindi -18% nel 2023 sul 2023, ma anche -4% rispetto al 2021 e in linea con il dato dei 5 anni precedenti. Si tratta di un segnale ovviamente non positivo ma da considerare nell’ambito di una vendemmia negativa, come dicevamo. Tra le aree, in termini relativi il Nord Est continua a guadagnare peso, mentre nel complesso la viticoltura sta perdendo rilevanza sul totale del valore delle coltivazioni agricole, all’11% nel 2023, ma, al di là dell’eccezionalità del 2023, in declino da ormai qualche anno.
    Passiamo a un’analisi più dettagliata con ulteriori grafici e tutte le tabelle.

    Il valore aggiunto della produzione vinicola è stato di 4 miliardi di euro nel 2023, di cui ben 1.6 miliardi nel Nord-Est (-10%), 1.15 miliardi nel Sud e Isole (-24%) e circa 0.6 miliardi ciascuno nel Nord Ovest e in Centro.
    A livello regionale il Veneto domina con 900 milioni e un calo (-10%) inferiore alla media. Il Veneto è il 23% della produzione di vino a valore e (sorpresa) il 25% a volume, indicando un valore medio leggermente inferiore alla media.
    La seconda regione è la Puglia con 500 milioni e un calo del 30% (!), rappresenta il 13% del valore prodotto (16% del volume). Vengono poi Piemonte e Toscana con il 10% circa ciascuno (ma solo il 4-5% del volume, a dimostrare il loro maggior valore “unitario”) per un valore leggermente inferiore a 400 milioni di euro.
    Tra le regioni in cui ISTAT certifica un incremento del valore della produzione vinicola spiccano la Lombardia e il Trentino Alto Adige al Nord, +6% e +2% circa, mentre l’andamento più negativo è sulla costa adriatica (Abruzzo e Marche), ma anche in Campania.
    Da ultimo l’andamento del valore aggiunto della viticoltura che aveva raggiunto un massimo del 16% nel 2018, per poi cominciare un percorso di calo fino all’11% del 2023. L’andamento è negativo in tutte le macroaree del paese, anche se nel Nord Est l’azione del Prosecco ha di molto mitigato l’entità del calo.

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    USA – importazioni di vino – aggiornamento 2024

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    Le importazioni americane di vino del 2024 sono state poco più che stabili (+1.5%, 6.6 miliardi di euro) a fronte di un cambio con l’euro rimasto invariato (in media) a 1.08. In questo contesto, perde terreno la Francia, che a causa dell’andamento negativo dei suoi spumanti resta ferma sui livelli del 2023, guadagna terreno l’Italia proprio per l’esatta ragione opposta, ossia il buon andamento degli spumanti. Bisogna dire che gli spumanti francesi vengono da due anni eccezionali, 2021 e 2022, che hanno riportato dopo diversi anni il vino francese davanti a quello italiano (per valore), quindi leggerei questi dati piuttosto come “normalizzazione” che non come crisi dei prodotti d’oltralpe. L’osservazione di questi dati porta anche a una seconda considerazione sullla Francia: il volume è stato migliore del valore, anche negli spumanti. Ciò ci segnala che le importazioni dalla Francia sono state caratterizzate da un calo dei prezzi medi, del 7% per il totale e di più del 10% per gli spumanti, dove invece il vino italiano ha tenuto (e anzi migliorato nel segmento degli spumanti).
    Dietro l’Italia si conferma come terzo esportatore in USA la Nuova Zelanda, che però perde decisamente terreno, così come il vino australiano, mentre è stato un ottimo anno per il vino spagnolo, a dire il vero dopo un 2023 molto negativo. Italia e Spagna sono i paesi più vicini al record di esportazioni in USA, che è stato il 2022, quando gli USA importarono vino per 7.3 miliardi di euro: oggi siamo sotto del 10% circa. Quindi un anno così così ma pur sempre di gran lunga il principale mercato sia per noi italiani che per i francesi.
    Il post continua con tutte le tabelle e numeri commentati in dettaglio.

    Le importazioni USA di vino nel 2024 sono state 6565 milioni di euro, +1.5% sul 2023, a fronte un cambio EUR/USD sostanzialmente invariato in media. Di questi, 4636 milioni sono di vino fermo in bottiglia, +2.7%, 287 milioni sono di vino arrivato sfuso, -13% e 1642 milioni sono vini spumanti, +1% rispetto al 2023.
    La Francia e l’Italia sono gli assoluti dominatori, cumulativamente il 70% del totale. La Francia è andata leggermente peggio ma resta leader sia nei vini fermi (+4.5% a 1526 milioni, rispetto al +5% e 1500 milioni dell’Italia) che nei vini spumanti, dove però per il secondo anno scende (-7% a 836 milioni). L’Italia si sta avvicinando nel segmento degli spumanti, visto l’incremento dell’11% a 669 milioni di euro.
    Tirando le somme, gli USA hanno importato per 2383 milioni di euro dalla Francia e per 2193 milioni dall’Italia, +0.3% e +6.5% rispettivamente.
    I volumi importati sono invece stabili a 12.26 milioni di ettolitri, di cui 3.53 arrivano dall’Italia, +6%, 2 vengono dal Canada (che però è solo il decimo nell’import a valore), 1.78 dalla Francia (+7%), 1.1 dall’Australia (-20%) e 0.9 milioni dalla Nuova Zelanda (-11%).

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