I dati del 2025 del gruppo Herita Marzotto Wine Estates mostrano un fatturato praticamente stabile, nonostante le difficoltà legate all’indebolimento dei consumi e all’introduzione dei dazi nel mercato americano, ma margini di profitto in calo rispetto ai livelli molto elevati mostrati in passato dal gruppo.
Sebbene non sia disponibile la suddivisione delle vendite consolidate, sappiamo che per la capogruppo Santa Margherita ben 72 milioni dei 138 milioni di fatturato sono generati negli Stati Uniti e che l’importatore Herita USA ha realizzato vendite per 126 milioni di euro, rispetto a un dato consolidato di 247 milioni. Un secondo aspetto che ha pesato sui risultati è il calo delle vendite di Ca’ del Bosco (-4.6%), che però si lega alla tempistica anticipata di alcune consegne nel 2024, che hanno determinato una base di comparazione non coerente.
Tornando ai numeri, le vendite di 247 milioni di euro sono in flessione dello 0.6%. A pesare di più, però, è la riduzione dei margini che, insieme a una svalutazione straordinaria di 4 milioni e a una rilevante perdita su cambi (indebolimento del dollaro), porta l’utile netto a 22 milioni, dopo 4 anni post-pandemici al di sopra della soglia dei 40 milioni. Il debito sale a 164 milioni, ma riflette anche il continuo investimento nell’attività (nel 2025 l’acquisizione delle minoranze di Cantina Mesa), oltre alla politica stabile dei dividendi (25 milioni).
Passiamo a un commento più dettagliato dei numeri.
Il calo delle vendite dello 0.6% (-0.8% per i prodotti finiti) si compone di una riduzione delle vendite del 5% in Italia e di un leggero incremento (+0.9%) all’estero. Stimiamo che il gruppo abbia un’esposizione all’estero pari a circa il 75% del fatturato.
Il valore aggiunto scende a 106 milioni (dai 115 del 2024), con un’incidenza che arretra dal 46.3% al 42.8%, mentre il margine operativo lordo cala del 14.0%, a 69 milioni, e l’EBITDA si contrae del 19.4%, da 80 a 64 milioni. Il margine scende quindi al 26%, contro il 32% del 2024 e i livelli intorno al 35% del biennio 2021-2022. L’utile operativo flette del 28% (a 43 milioni, tenendo conto di un ammortamento dei marchi di circa 5 milioni di euro) e l’utile netto consolidato scende da 41 a 22 milioni (-44.8%).
La controllante Santa Margherita, prima entità legale del gruppo per dimensione, recupera lievemente in termini di ricavi (139 milioni circa nel 2025) ma con un margine EBITDA che passa dal 29% al 25%. Cà del Bosco resta la controllata più redditizia, pur in arretramento: il margine lordo passa dal 35% del 2024 al 32%, mentre i ricavi calano del 4.6%.
Il patrimonio netto si attesta a 325 milioni, in lieve flessione sui 329 del 2024 dopo la distribuzione di dividendi (25 milioni erogati nell’esercizio, in linea con l’anno precedente). L’indebitamento netto sale a 164 milioni (da 138), portando il rapporto debito/patrimonio a 0.5 e il debito/EBITDA a 2.5 volte, in salita rispetto all’1.7 del 2024.
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