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Constellation Brands – risultati 2025 e previsioni 2026


Con 824 milioni di vendite, un margine operativo dell’1.3% e volumi scesi a 8 milioni di casse, la divisione vino e spiriti di Constellation Brands è ai minimi termini. Ma il quarto trimestre segna un punto di svolta — depletions +8%, spedizioni organiche +7% — e la guidance 2026/27 prevede un margine del 5-6%. Il ridimensionamento sembra completato: ora inizia la fase della ricostruzione.

Dopo diversi trimestri orribili, Costellato Brands è riuscita a chiudere il 2025 (febbraio 2026) con dati un po’ più convincenti e una guidance per il 2026 che ha in qualche modo rassicurato gli investitori, soprattutto in termini di generazione di cassa. Anche per la divisione vino, ormai ridotta ai minimi termini sia per volume di attività sia per margini (700 milioni di dollari di vendite e 1% di margine operativo), le indicazioni per il 2026 sembrano più… incoraggianti, con un fatturato stabile e un margine operativo in leggero recupero.

In particolare, per l’esercizio a chiusura a febbraio 2027, il management prevede per la divisione vino e spiriti una variazione delle vendite organiche compresa tra -1% e +1%, con un margine operativo del 5-6%. Si tratta di un miglioramento significativo rispetto all’1.3% del 2025/26, che dovrebbe derivare dalla normalizzazione dei costi di transizione e dalla stabilizzazione del portafoglio. A livello di gruppo, l’utile per azione comparabile del gruppo è atteso tra 11.2 e 11.9 dollari, nella migliore delle ipotesi stabile rispetto agli 11.82 del 2025/26.

Il management ha anche “ritirato” le indicazioni precedentemente fornite al 2028… gli investitori, abituati a notizie ben peggiori, non si sono spaventati e alla fine le azioni subito dopo l’annuncio dei risultati hanno recuperato il 6%… pur restando (vedere grafico) ben al di sotto dei livelli del passato.

Passando ai risultati, a livello consolidato, il 2025/26 si chiude con 9.1 miliardi di vendite, -10%, e un utile per azione aggiustato di 11.8 dollari, in calo del 14% rispetto al 2024. Sul piano finanziario, il gruppo genera 2.67 miliardi di cash flow operativo e 1.79 miliardi di free cash flow, restituendo 1.6 miliardi agli azionisti tra dividendi (716 milioni) e riacquisti di azioni (924 milioni), quindi oltre il 5% del valore attuale in borsa di circa 28 miliardi di dollari. Il debito netto si attesta a circa 10.5 miliardi con un rapporto debito/EBITDA a 3.2x, in linea con l’obiettivo del management.

Concentriamoci sui dati della divisione vino.

  • Il segmento vino e spiriti chiude l’esercizio fiscale 2025/26 (febbraio 2026) incamerando pienamente l’impatto delle cessioni di pezzi di attività degli ultimi anni. Il fatturato annuo della divisione crolla del 51% a 824 milioni di dollari (di cui 700 milioni di vino e 123 di spiriti), l’utile operativo si riduce del 97% a soli 10 milioni e il margine operativo precipita dal 19.5% all’1.3%. Se si guardano i dati in base organica (ossia il portafoglio che è rimasto in casa), il quadro è meno drammatico ma comunque negativo: le vendite organiche calano del 14%, le spedizioni organiche del 7% e le vendite finali al dettaglio (depletions) del 4%.
  • Il quarto trimestre 2025 sembra segnare un punto di svolta, almeno a livello di volumi: le spedizioni organiche crescono del 7% e le depletions dell’8%. Le vendite nette del trimestre sono state 194 milioni (-58% sul dato riportato, -6% su base organica), con un utile operativo di appena 2.6 milioni.
  • Il dato più significativo di quest’anno è la profonda riduzione del perimetro della divisione. Le cessioni del portafoglio di vini “mainstream” (e di SVEDKA Vodka per gli spiriti) hanno ridotto i volumi annuali da 22.1 milioni di casse (9 litri) a 8.3 milioni. Pensate: nel 2016 Constellation Brands vendeva 70 milioni di casse di vino!
  • Il portafoglio rimasto si concentra sui marchi premium e ultra-premium: The Prisoner Wine Company, Robert Mondavi Winery, Kim Crawford, Schrader Cellars, Lingua Franca per il vino, Mi CAMPO Tequila e High West Whiskey per gli spiriti.
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