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Storie Ritrovate e sorsi futuri: i nuovi vini di Mandrarossa


Camminare tra gli stand di Vinitaly dopo ore di assaggi, analisi e confronti professionali lascia addosso una stanchezza sottile, un velo di saturazione che appanna la mente e il palato. Anche se il vino viene degustato con il rigore di chi non deglutisce, corpo e mente arrivano al traguardo quotidiano stropicciati. Eppure, proprio in quel momento di stanca, l’incontro con le quattro nuove creature di Mandrarossa è stato un sussulto improvviso, capace di restituire vigore e ricordarmi la ragione profonda del nostro essere felicemente monomaniaci.

In quei calici vibrava una vitalità pulsante che andava oltre la semplice esecuzione tecnica. Ho percepito una bellezza genuina, una freschezza che ha rimesso in circolo il desiderio di scoprire, trasformando la fatica in puro piacere intellettuale e sensoriale. Sono vini che raccontano una Sicilia capace di sottrarsi agli stereotipi per farsi racconto identitario.

L’apertura con il Catarratto Brut Terre Siciliane Igt, il vitigno nella sua anima più vibrante e mossa, regala da subito una piacevolezza sorprendente. Inserito nella linea degli outsider sparkling di Mandrarossa, questo spumante metodo Martinotti rappresenta una scoperta felice, capace di distinguersi con carattere nel vasto mare magnum delle bollicine contemporanee.

Il percorso verso questa nuova consapevolezza prosegue tra le colline di Salaparuta, dove il catarratto trova una veste di rara eleganza nel Lalbìra 2025. Questa etichetta non è solo un omaggio al territorio, ma un frammento di memoria che riaffiora entrando a far parte della linea “Storie Ritrovate”. Il nome stesso ci riporta a un tempo lontano, evocando la storia della giovane nobile Madonna Albìra. Si narra che, dopo aver ricevuto in dote l’antico Casale della donna, luogo intriso di memorie risalenti all’epoca romana, Albìra amasse affacciarsi ogni giorno dall’alta torre della sua dimora. Da lì, i suoi occhi potevano abbracciare la vastità dei vigneti e la bellezza incontaminata di Salaparuta, un panorama che oggi ritroviamo racchiuso nel calice.

A dare un volto a questo racconto interviene l’etichetta illustrata da Nancy Rossit, capace di narrare visivamente tale eredità. Il sorso è profondo, intessuto di zagara e gelsomino, in un equilibrio che danza tra una vibrante sapidità e la fragranza solare degli agrumi. Il vino nasce dalla collaborazione con Cantina Madonna del Piraino e dal progetto di ricerca V.I.S.T.A., volto a esaltare la nobiltà del catarratto/lucido, dimostrando come storia e sperimentazione possano fondersi in un’unica, armoniosa espressione liquida.

Dalla sperimentazione sui bianchi lo sguardo si sposta verso il fascino tenue del Nerello Mascalese Rosato. Qui il vitigno, solitamente austero, si spoglia della sua severità per indossare abiti di seta dai riflessi ramati. È un vino di una delicatezza estrema, che profuma di fragoline di bosco, melograno e petali di rosa canina. Al palato si muove con uno slancio invidiabile, regalando una bevibilità che riconcilia con il mondo.

Il cerchio si chiude infine con l’intensità del rosso Cantacorvo, un omaggio in purezza al vitigno perricone. Prende il nome da una contrada di Menfi e porta con sé tutta la forza di un territorio che non smette di stupire, specialmente grazie al recupero sapiente di una varietà troppo a lungo rimasta nell’ombra, qui restituita a una struttura fiera e contemporanea.

Ritrovare in queste bottiglie il frutto di vent’anni di studi sui microterroir conferma che la Sicilia di Mandrarossa è un laboratorio a cielo aperto, dove la tradizione non è mai un limite, ma un trampolino verso l’inedito.

Filippo Mosachitta e Roberta Urso di Cantine Settesoli

Rediscovered Stories and Future Sips: The New Wines of Mandrarossa

Walking through the aisles of Vinitaly after hours of tastings, analysis, and professional exchanges leaves you with a subtle weariness—a veil of saturation that clouds both mind and palate. Even when wine is tasted with the rigor of those who do not swallow, body and soul reach the end of the day feeling somewhat crumpled. And yet, in that very moment of fatigue, encountering the four new creations from Mandrarossa was a sudden jolt, capable of restoring vigor and reminding me of the profound reason behind our happy “monomania.”

Within those glasses vibrated a pulsating vitality that went beyond mere technical execution. I perceived a genuine beauty, a freshness that reignited the desire to discover, transforming exhaustion into pure intellectual and sensory pleasure. These are wines that tell the story of a Sicily capable of escaping stereotypes to become an identity-driven narrative.

The opening with the Catarratto Brut Terre Siciliane IGT—the varietal in its most vibrant and rhythmic soul—immediately offers a surprising pleasantness. Part of Mandrarossa’s “outsider sparkling” line, this Charmat method (Martinotti) wine represents a delightful discovery, standing out with character in the vast “mare magnum” of contemporary bubbles.

The journey toward this new awareness continues among the hills of Salaparuta, where Catarratto finds a cloak of rare elegance in the Lalbìra 2025. This label is not just a tribute to the land, but a fragment of resurfacing memory, joining the “Storie Ritrovate” (Rediscovered Stories) line. The name itself takes us back to a distant time, evoking the story of the young noblewoman Madonna Albìra. Legend has it that after receiving the ancient Roman-era Casale della Donna as a dowry, Albìra loved to look out each day from the high tower of her residence. From there, her eyes could embrace the vastness of the vineyards and the pristine beauty of Salaparuta—a panorama we find today captured within the glass.

Giving a face to this tale is the label illustrated by Nancy Rossit, which visually narrates this heritage. The sip is deep, woven with notes of orange blossom and jasmine, in an equilibrium that dances between vibrant sapidity and the solar fragrance of citrus. The wine is born from the collaboration with Cantina Madonna del Piraino and the V.I.S.T.A. research project, aimed at enhancing the nobility of Catarratto/Lucido, proving how history and experimentation can merge into a single, harmonious liquid expression.

From the experimentation on whites, the gaze shifts toward the subtle charm of the Nerello Mascalese Rosato. Here, the usually austere varietal sheds its severity to don silk robes with coppery reflections. It is a wine of extreme delicacy, scented with wild strawberries, pomegranate, and rosehip petals. On the palate, it moves with enviable momentum, offering a drinkability that reconciles one with the world.

The circle finally closes with the intensity of the red Cantacorvo, a pure tribute to the Perricone grape. Named after a district in Menfi, it carries all the strength of a territory that never ceases to amaze, especially thanks to the skillful recovery of a variety too long left in the shadows—now restored to a proud and contemporary structure.

Finding the fruit of twenty years of micro-terroir studies in these bottles confirms that the Sicily of Mandrarossa is an open-air laboratory, where tradition is never a limit, but a springboard toward the unprecedented.


Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/

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