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    Una grande annata per i vini di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute

    Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute annuncia un’annata di grandi vini, a conclusione della vendemmia portata a termine presso le cinque tenute di proprietà dell’azienda, tutte in territorio toscano.“Dalla vendemmia 2025, caratterizzata da un’intensa collaborazione tra natura e uomo e da un perfetto equilibrio tra qualità e quantità dei grappoli, prenderanno vita prodotti eleganti, armonici e certamente longevi – ha dicharato il Presidente Giovanni Folonari – Questa vendemmia resterà nella storia dell’azienda non solo per le proprietà organolettiche dei vini. Ricorderemo infatti il 2025 come l’anno in cui, per la prima volta, il processo di vinificazione dei nostri storici Supertuscan è stato avviato nella nuova cantina delle Tenute del Cabreo, che coniuga tradizioni antiche e tecnologie all’avanguardia e che verrà inaugurata ufficialmente nel prossimo mese di maggio”.La vendemmia 2025 è giunta al termine di una stagione caratterizzata da pochi fenomeni climatici estremi. In particolare l’ultima fase di maturazione dell’uva, subito prima della raccolta, ha beneficiato di un’ampia escursione termica tra il giorno e la notte: le temperature notturne più basse sono ideali per conservare in parte il patrimonio acidico degli acini, mentre il caldo diurno favorisce la continua crescita degli zuccheri.
    Fondamentale è stato l’intervento umano, non solo in alcune occasioni di fenomeni climatici più estremi. È infatti l’azienda che ha saputo cogliere il massimo dalla natura, individuando il momento giusto per iniziare la vendemmia e diversificando i tempi in base alle caratteristiche di ogni singola etichetta.
    Il processo vendemmiale di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, guidato dagli enologi Roberto Potentini e Raffaele Orlandini, è condotto nel massimo rispetto di antichissime tradizioni agricole, nate ed affermatesi in un territorio vocato da sempre alla viticoltura. La vendemmia di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute è infatti un lungo e lento cammino, che dura almeno tre mesi: inizia ad agosto con le uve bianche coltivate a Bolgheri e a Greve in Chianti e termina ad ottobre, con le uve Sangiovese e con i vitigni Cabernet Sauvignon della Tenuta di Nozzole e delle Tenute del Cabreo, entrambe a Greve in Chianti.
    La nuova cantina delle Tenute del Cabreo, dove da quest’anno sono vinificati i Supertuscan, è un luogo quasi sacrale, che fa rivivere le tradizioni enolegiche di Greve in Chianti coniugandole con le esigenze di funzionalità e innovazione tecnologica. Il progetto dell’architetto fiorentino Carlo Ludovico Poccianti si è focalizzato sul forte legame dell’azienda con il suo territorio di appartenenza. Interni ed esterni sono stati realizzati grazie al lavoro di maestranze locali, che hanno utilizzato esclusivamente pietra toscana, cotto realizzato a mano, infissi in legno e in ferro battuto. Il percorso di questi storici Supetuscan, che parte all’esterno della cantina con il conferimento delle uve, prosegue con il processo di vinificazione, passa attraverso la barricaia e termina con la degustazione guidata, si integra così alla perfezione in un territorio che dona vini unici al mondo.
    Dopo l’inaugurazione ufficiale, la nuova cantina andrà a completare l’offerta delle Tenute del Cabreo, un vero e proprio microcosmo che coniuga una grande cultura enologica e una profonda passione per questa terra con tradizioni di ospitalità che risalgono alla notte dei tempi. Il progetto Cabreo, avviato nel 2017, ha infatti già visto l’apertura dei due relais di charme Borgo del Cabreo e Pietra del Cabreo, entrambi realizzati riqualificando gli antichi insediamenti rurali circondati dai vigneti. More

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    Valore condiviso, impatto reale: il nuovo Bilancio di Sostenibilità 2024 di Fontanafredda

    A 167 anni dalla sua fondazione, Fontanafredda continua a costruire un modello valoriale e produttivo fondato sul rispetto per la terra e per le persone, un percorso iniziato negli anni ’90 e strutturato con la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità del 2020. Con la gestione di 120 ettari di vigneti certificati biologici e il primo Villaggio Narrante d’Italia, la storica cantina piemontese si conferma portavoce di una rigenerazione culturale e ambientale che, con il progetto del Rinascimento Verde, ha reinterpretato i propri valori per anticipare le sfide del futuro, promuovendo un approccio consapevole all’uso dell’energia, dell’acqua e dei materiali, anche attraverso la conversione a packaging più sostenibili. Il Bilancio di Sostenibilità 2024, redatto secondo gli standard GRI e la certificazione Equalitas, integra da due anni gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, con particolare attenzione alla tutela e alla gestione equa della risorsa idrica.BENESSERE SOCIALE PER UNA VITA NOBILE E CONSAPEVOLEAl centro del Bilancio 2024 emerge la dimensione umana e sociale. Fontanafredda ha rafforzato le politiche di welfare introducendo uno sportello psicologico aziendale gratuito per tutti i dipendenti, a sostegno del benessere psicologico e relazionale. Confermati i programmi a favore delle famiglie, con campi estivi gratuiti per i figli dei collaboratori, polizze sanitarie, bonus extra contrattuali e la borsa di studio annuale destinata agli studenti dell’Istituto Enologico “Umberto I” di Alba, a supporto delle nuove generazioni.  L’attenzione alle persone si traduce anche in azioni quotidiane: nel 2024 la cantina ha installato erogatori d’acqua potabile nei luoghi di lavoro e distribuito borracce in alluminio personalizzate, riducendo in modo significativo l’uso della plastica. Oggi il 94,7% dei collaboratori è assunto a tempo indeterminato, con un’anzianità media di servizio di 11 anni, con una formazione interna dedicata alla sostenibilità, sicurezza e competenze digitali.
    AMBIENTE E INNOVAZIONE: UN IMPEGNO CHE SI MISURANel 2024 Fontanafredda ha proseguito con determinazione il proprio cammino verso un futuro più leggero, non solo in termini di peso, ma anche di impatto. La riduzione della materia prima utilizzata nelle attività di imbottigliamento è diventata un gesto quotidiano, concreto e consapevole, che prende forma attraverso scelte sempre più sostenibili. Oltre il 30% delle bottiglie prodotte nel 2024 è stato infatti realizzato in vetro leggero, riducendo il consumo energetico e le emissioni legate al trasporto. Il vetro utilizzato per la maggior parte delle bottiglie utilizzate da Fontanafredda nel 2024 è composto per l’89,8% da materiale riciclato, proveniente da rottame esterno, colore AG, fornito da Verallia Italia, confermando un approccio sempre più circolare. Anche nel mondo del Metodo Classico i dettagli raccontano un cambiamento concreto: la nuova bidule bio-based, realizzata con materiali di origine vegetale, sostituisce la plastica tradizionale riducendo ulteriormente l’impatto ambientale del packaging.
    RISULTATI CONSOLIDATI E NUOVI PROGETTI PER IL FUTUROConferme e nuovi traguardi hanno segnato un anno di crescita concreta per Fontanafredda, che nel 2024 ha rinnovato le certificazioni Bio, Vegan ed Equalitas e ottenuto la certificazione JAS (Japanese Agricultural Standard), attestando la conformità ai rigorosi standard biologici giapponesi e aprendo nuove prospettive sui mercati internazionali. Tra i riconoscimenti più significativi, Vinventions ha assegnato alla cantina il Certificate of Plastic Action, che testimonia il contributo alla raccolta di 1.069 kg di plastica nel 2024, risultato reso possibile grazie all’utilizzo dei tappi Nomacorc Blue Line by Vinventions, realizzati in plastica riciclata e simbolo concreto di un’economia circolare nella filiera del vino. L’impegno verso un modello d’impresa etico e sostenibile è stato inoltre premiato con il riconoscimento Impact Marketing, per il suo impatto positivo sulla comunità e sull’ambiente.
    Guardando al futuro, Fontanafredda continuerà a investire nel dialogo con la comunità e nella formazione diffusa, ponendo le persone e il territorio al centro della propria visione. Tra gli obiettivi principali per il 2025: l’istituzione di una Giornata della Sostenibilità, la formazione dei conferenti sul tema del caporalato, la valorizzazione della DOC Piemonte e la realizzazione di un nuovo impianto di condizionamento nella Bottega del Vino. Sul piano relazionale, l’azienda rafforzerà le attività di ascolto delle comunità locali tramite questionari e interviste, aprendo nuovi canali di comunicazione diretta e promuovendo una cultura condivisa della sostenibilità attraverso campagne di sensibilizzazione con scuole, enti e associazioni del territorio.
    FONTANAFREDDA, VENTICINQUE ANNI DI CAMBIAMENTO POSITIVO VERSO UN DOMANI MIGLIORE Da oltre venticinque anni Fontanafredda percorre con visione e coerenza la strada della sostenibilità. Alla fine degli anni ’90 ha avviato un modello produttivo più sensibile e rispettoso, partecipando alle “Misure Agro-Ambientali” dell’Unione Europea e introducendo proprie linee guida per un’agricoltura evoluta e integrata, frutto di collaborazioni con università e centri di ricerca. Nel 2012 nasce “Vino Libero”, il programma che anticipa il futuro eliminando i fertilizzanti chimici, diserbanti e solfiti in eccesso. Dal 2015 è iniziata la conversione al biologico, culminata nel 2018 con la prima vendemmia certificata in occasione del 160° anniversario dell’azienda. Il 2020 segna l’avvio del Rinascimento Verde e, dal 2021, la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità. Premio CONAI per la revisione del packaging dei prodotti vinicoli due anni consecutivi, nuove tecnologie produttive e la recente certificazione JAS per la produzione biologica secondo gli standard giapponesi confermano un cammino in costante evoluzione. Nel 2024 questo percorso si è arricchito con il progetto “Bosco Vigna”, con cui Fontanafredda ha promosso l’iniziativa di Casa E. di Mirafiore, che ha piantato oltre 170 piante da frutto tra i suoi vigneti per favorire la biodiversità delle Langhe, accanto agli alberi secolari del Bosco dei Pensieri: 12 ettari di terreno che custodiscono una delle ultime foreste delle Langhe e continuano a rappresentare un simbolo concreto dell’impegno di Fontanafredda per la biodiversità e la rigenerazione del paesaggio. More

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    Erste+Neue: la forza silenziosa della comunità

    In Alto Adige, tra le colline che scendono verso il lago di Caldaro, la comunità precede il vino. È nelle mani dei soci di Erste+Neue che questo territorio trova la sua voce: un intreccio di storie, di scelte condivise e di gesti antichi che ancora oggi definiscono il senso di appartenenza a un luogo.Una cooperativa nata oltre un secolo fa e oggi parte integrante di Cantina Kaltern, dove il vino non è mai solo il frutto di una vendemmia, ma la testimonianza viva di un legame collettivo che unisce generazioni di viticoltori.

    “Per noi la sostenibilità non è una moda, ma un’attitudine interiore”, racconta Thomas Scarizuola, Kellermeister della cantina. È un approccio che si percepisce in ogni gesto, in ogni filare curato con attenzione quasi meditativa, e che ha portato la linea premium Puntay a essere interamente certificata biologica. Ma il vero cuore pulsante di Erste+Neue resta la rete di viticoltori che, con storie diverse e passioni comuni, con la stessa cura con cui si preserva ciò che dà senso alla propria vita.

    MarkusMorandell

    C’è Markus Morandell, classe 1956, che a Caldaro lavora il suo ettaro di terra ereditato dai genitori. Da più di trent’anni ha scelto il biologico, quando ancora la parola non era di tendenza. “È un percorso più impegnativo”, spiega, “ma restituisce equilibrio, nel suolo e in chi lo lavora. Serve spirito di comunità, non individualismo.”

    Markus Riffesser

    Accanto a lui, Markus Riffesser ha deciso di rinunciare a erbicidi e insetticidi per lasciare che siano le erbe spontanee e gli organismi del suolo a raccontare la loro parte di natura. “Collaborare è fondamentale”, dice. “Condividiamo esperienze, difficoltà e soluzioni: solo così la biodiversità diventa un valore concreto.”

    ReinhardPeterlin

    Anche per Reinhard Peterlin, che insieme al padre coltiva sette ettari tra le colline di Caldaro, la vigna è un piccolo ecosistema da proteggere. “Un terreno vivo è una garanzia di futuro. È la natura stessa a regolare gli equilibri, se impariamo ad ascoltarla.”

    HannesJuliaStampfer

    Ci sono poi Hannes e Julia Stampfer, padre e figlia, a Gries e Cornaiano. Due generazioni che si incontrano tra filari di Lagrein e Pinot Bianco, in un dialogo costante tra esperienza e sguardo nuovo. “Il biologico ti obbliga a osservare ogni giorno la vigna,” spiega Julia. “Ma quella fatica in più crea armonia.” Hannes aggiunge: “Le nostre parcelle sono piccole, come giardini. E proprio per questo ognuna merita la stessa cura che si riserva a qualcosa di prezioso.”

    Roland Dissertori

    Infine Roland Dissertori, quarantenne, rappresenta la nuova generazione. Coltiva cinque ettari tra Caldaro e Termeno insieme alla famiglia, unendo rigore e visione. “Siamo biologici da oltre vent’anni,” racconta, “anche grazie a chi ci ha mostrato la strada. Ogni pianta va seguita da vicino, ogni giorno: è un rapporto di ascolto continuo.”

    In tutte queste storie c’è un filo invisibile che tiene insieme le persone e il territorio. È un modo di vivere la cooperazione che supera l’idea di semplice organizzazione economica: è una filosofia di rispetto reciproco, di scambio e di equilibrio.E i vini di Erste+Neue sembrano restituire proprio questo dialogo silenzioso tra uomini, montagne e tempo.

    Oggi come ieri, in questo angolo di Alto Adige, la comunità resta la forma più autentica di sostenibilità.

    Erste+Neue: The Quiet Strength of Community

    In South Tyrol, among the hills that slope down toward Lake Caldaro, community comes before wine. It is in the hands of the members of Erste+Neue that this land finds its voice: a tapestry of stories, shared choices, and ancient gestures that still define a deep sense of belonging today.

    A cooperative founded over a century ago and now part of Cantina Kaltern, here wine is never merely the product of a harvest, but a living testament to a collective bond that unites generations of winemakers.

    “For us, sustainability is not a trend, but an inner attitude,” says Thomas Scarizuola, the cellar master. This philosophy is evident in every gesture, in every row of vines tended with almost meditative care, and has led the premium Puntay line to be fully certified organic. Yet the true heartbeat of Erste+Neue remains its network of winemakers, who, with different stories but shared passions, tend this land with the same care with which one preserves what gives meaning to life.

    There is Markus Morandell, born in 1956, who works his one-hectare plot in Caldaro inherited from his parents. He embraced organic farming over thirty years ago, long before it became a trend. “It is a more demanding path,” he explains, “but it restores balance—to the soil and to those who work it. Community spirit is essential; individualism does not suffice.”

    Beside him, Markus Riffesser has chosen to forgo herbicides and insecticides, letting spontaneous plants and soil organisms play their part in nature. “Collaboration is key,” he says. “We share experiences, challenges, and solutions: only in this way does biodiversity become a tangible value.”

    For Reinhard Peterlin, who cultivates seven hectares in Caldaro with his father, the vineyard is a small ecosystem to protect. “A living soil is a guarantee for the future. Nature itself balances the system, if we learn to listen.”

    Then there are Hannes and Julia Stampfer, father and daughter, in Gries and Cornaiano. Two generations meeting among rows of Lagrein and Pinot Bianco, in a constant dialogue between experience and fresh perspective. “Organic farming forces you to observe the vineyard every day,” explains Julia. “But that extra effort brings harmony.” Hannes adds, “Our plots are small, like gardens. And for that reason, each deserves the same care we reserve for something precious.”

    Finally, Roland Dissertori, in his forties, represents the new generation. He cultivates five hectares between Caldaro and Tramin with his family, combining rigor with vision. “We have been organic for over twenty years,” he says, “thanks in part to those who paved the way. Every plant must be closely observed every day: it is a continuous dialogue.”

    In all these stories, an invisible thread binds people to the land. This way of living cooperation goes beyond a simple economic model: it is a philosophy of mutual respect, exchange, and balance.

    And the wines of Erste+Neue seem to echo this silent dialogue between people, mountains, and time.

    Today, as in the past, in this corner of South Tyrol, community remains the truest form of sustainability. More

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    Cuvage presenta la nuova Alta Langa DOCG Riserva Pas Dosé

    Cuvage – realtà piemontese specializzata nella produzione di Metodo Classico – lancia una nuova etichetta con una tiratura limitata di 5.000 bottiglie: l’Alta Langa DOCG Riserva Pas Dosé 2020. Una cuvée millesimata che si colloca all’apice del progetto enologico della maison. Un vino pensato per restituire, senza compromessi stilistici né dosaggio, una lettura diretta e fedele dell’Alta Langa e del Metodo Classico piemontese: incisivo, stratificato, radicato nel territorio e nel tempo.
    Le uve Pinot Nero e Chardonnay provengono dalle colline tra Strevi e Castino, su suoli di marne grigio-biancastre ad alta componente calcarea, elemento che contribuisce alla freschezza, alla struttura e all’intensità aromatica del vino, sostenendone il profilo minerale e l’evoluzione nel tempo. 
    La vendemmia, condotta da metà agosto, avviene esclusivamente a grappolo intero. La vinificazione è finalizzata a preservare l’integrità aromatica e strutturale delle uve: pressatura soffice, decantazione statica a freddo, fermentazione in acciaio e assenza di fermentazione malolattica. La cuvée affina per oltre 48 mesi sui lieviti, con sboccatura à la glace, seguita da tre mesi in bottiglia prima dell’immissione in commercio 
    Nel calice si presenta con un perlage finissimo e persistente. Il naso è ampio e articolato, con note di agrumi, fiori bianchi, frutta matura e cenni di pasticceria. In bocca, l’assenza di dosaggio mette in risalto la tensione gustativa e la nitidezza espressiva, sostenute da un’acidità ben integrata e da un finale lungo, netto, salino. 
    Un’etichetta che conferma l’impegno di Cuvage nel valorizzare la vocazione storica del Piemonte al Metodo Classico, attraverso spumanti di struttura, finezza e capacità evolutiva. 
    L’Alta Langa DOCG Riserva Pas Dosé è disponibile nei formati 0,75 L, 1,5 L e 3 L More

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    Come conservare i vini pregiati: guida pratica per appassionati

    Ci sono bottiglie che non rappresentano soltanto una bevanda, ma un patrimonio di territorio, tradizione e tempo. I vini pregiati appartengono a questa categoria: prodotti che nascono da vigneti selezionati, annate fortunate e mani esperte, e che meritano di essere custoditi con la stessa attenzione con cui sono stati creati. Conservare un grande vino è, a tutti gli effetti, un gesto di cultura. È l’atto che separa un semplice appassionato da chi comprende davvero la delicatezza dell’equilibrio enologico.L’importanza di una corretta conservazione
    Ogni vino è un organismo vivo. Anche una volta imbottigliato, continua a evolversi, respirare e trasformarsi. Un ambiente inadatto può però compromettere irrimediabilmente questa lenta maturazione. Troppo calore, e il vino invecchia precocemente; troppa luce, e il bouquet si degrada; troppa secchezza, e il tappo perde elasticità, permettendo all’ossigeno di alterare il contenuto. Conservare correttamente un vino pregiato significa quindi proteggere il tempo. È la chiave per permettere alla bottiglia di esprimere, anni dopo, quella complessità aromatica e gustativa che la rende unica.
    Temperatura: la costanza è la vera alleata
    Il primo nemico del vino è la variabilità. Le oscillazioni termiche, anche minime, possono alterarne la struttura. Per i vini pregiati, la temperatura ideale si colloca tra i 10 e i 14 gradi Celsius, mantenuta in modo costante durante tutto l’anno. Un ambiente troppo caldo accelera i processi ossidativi; uno troppo freddo blocca l’evoluzione naturale. L’obiettivo è la stabilità, più ancora che la precisione numerica. Chi non dispone di una cantina naturale può ricorrere alle moderne cantinette climatizzate, che permettono di riprodurre in casa le condizioni perfette. Oggi esistono modelli silenziosi, eleganti e tecnologicamente avanzati, adatti anche a piccoli spazi domestici.
    L’umidità e il respiro del tappo
    Se la temperatura rappresenta il cuore della conservazione, l’umidità ne è il respiro.Un livello compreso tra 65% e 75% è considerato ideale: troppo secco, e il tappo in sughero si ritira lasciando filtrare aria; troppo umido, e si rischia la formazione di muffe.L’ambiente di conservazione deve quindi essere ben ventilato ma non eccessivamente secco, per mantenere intatti gli equilibri microclimatici della bottiglia.

    “Una bottiglia ben conservata è un racconto di pazienza, tempo e silenzio.”

    Posizione e quiete
    Le bottiglie chiuse con tappo in sughero vanno sempre conservate in orizzontale. In questo modo il tappo rimane a contatto con il vino, conservando elasticità e garantendo una chiusura ermetica nel tempo. Gli spumanti e i vini con tappo a vite, invece, possono restare in posizione verticale, poiché non necessitano dello stesso livello di umidità interna. Anche la quiete è essenziale. Le vibrazioni costanti – generate da elettrodomestici o passaggi frequenti – interferiscono con la sedimentazione naturale del vino e ne disturbano l’evoluzione. Il luogo ideale per i vini pregiati è, quindi, silenzioso e stabile.
    Luce e odori: i nemici invisibili
    Il vino teme la luce diretta, soprattutto quella solare. I raggi ultravioletti possono degradare le molecole aromatiche e alterare il colore del liquido, fenomeno noto come “malattia della luce”. Per questo motivo le bottiglie più importanti sono spesso realizzate in vetro scuro.Meglio ancora conservarle in ambienti buî o con illuminazione soffusa, preferibilmente con lampade LED a basso impatto termico. Anche gli odori intensi possono contaminare il vino: il sughero, essendo poroso, assorbe facilmente profumi esterni. È quindi opportuno evitare che le bottiglie siano conservate vicino a vernici, detersivi o cibi speziati.

    La differenza tra i diversi tipi di vino
    Non tutti i vini invecchiano allo stesso modo.

    I rossi strutturati – Barolo, Brunello, Bordeaux – sono quelli con il maggiore potenziale di evoluzione. Necessitano di anni per sviluppare complessità e profondità.

    I bianchi pregiati, al contrario, vanno gustati prima che l’acidità naturale inizi a diminuire, anche se alcune eccellenze (come certi Riesling o Chardonnay) possono sorprendere per longevità.

    Gli spumanti e Champagne richiedono maggiore delicatezza: la pressione interna e la presenza di anidride carbonica impongono condizioni perfette di temperatura e stabilità.

    Il controllo nel tempo
    Una cantina ben organizzata è una cantina viva. Ispezionare periodicamente le bottiglie consente di individuare per tempo eventuali problemi. Si controlla il livello del liquido, lo stato del tappo, la pulizia delle etichette e, se possibile, si ruotano leggermente le bottiglie per evitare depositi eccessivi. Tenere un registro delle bottiglie, con annata, produttore, e data d’acquisto, è una pratica utile e raffinata, che consente di programmare al meglio i momenti di degustazione.
    Errori da evitare
    Molti appassionati, anche esperti, cadono in piccoli errori che nel tempo possono compromettere vini di grande valore. Il più comune è conservare le bottiglie in cucina, vicino a forni, frigoriferi o termosifoni, dove la temperatura oscilla continuamente.Anche le cantine improvvisate in garage o sottoscala, se non isolate adeguatamente, possono risultare dannose. Altro errore frequente è quello di aprire i vini troppo presto: un vino giovane, seppur costoso, non ha ancora espresso il meglio di sé.

    Le nuove tecnologie al servizio del vino
    La tecnologia moderna offre strumenti sempre più sofisticati per la conservazione.Le cantinette climatizzate multizona consentono di mantenere vini bianchi e rossi in comparti separati, ciascuno con la propria temperatura. Alcuni modelli integrano sensori digitali di umidità, sistemi antivibrazione e persino connettività Wi-Fi per il monitoraggio remoto. Anche i tappi sottovuoto e i dispositivi di inertizzazione con gas nobili sono alleati preziosi per chi desidera prolungare la vita di una bottiglia già aperta.
    Sostenibilità e rispetto del vino
    Negli ultimi anni si è diffuso un approccio più sostenibile alla conservazione. Molte cantine utilizzano materiali naturali isolanti e sistemi passivi che mantengono il microclima ideale senza ricorrere a energia elettrica. È una filosofia coerente con l’essenza stessa del vino: un prodotto vivo, che riflette il legame con la natura e il tempo.
    Domande che tutti si pongono
    Per quanto tempo si può conservare un vino pregiato?Dipende dal tipo di vino e dall’annata. Alcuni rossi strutturati possono superare i vent’anni; i bianchi, in genere, vanno consumati entro dieci.
    Posso tenere i vini pregiati in frigorifero?Solo temporaneamente. Il frigorifero è troppo freddo e secco: adatto per un vino in servizio, non per la conservazione.
    Come si riconosce un vino mal conservato?Un tappo sporgente, un colore spento o un profumo alterato sono segnali d’allarme. In questi casi, è probabile che la bottiglia abbia sofferto calore o ossidazione.
    Conclusione
    Conservare i vini pregiati significa prendersi cura del loro destino. Ogni bottiglia racchiude un racconto di mani, stagioni e paesaggi: conservarla bene è un modo per rispettarlo. La pazienza, la costanza e l’attenzione ai dettagli sono virtù indispensabili per chi ama davvero il vino. E quando, dopo anni, si stappa una bottiglia perfettamente maturata, il primo sorso ripaga ogni cura con qualcosa che va oltre il gusto: è l’emozione pura del tempo che si è fatto vino. More

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    Rebellis, il vino che osa: essere se stesso

    Verticale di quattro annate con Gianni Tessari

    Partiamo da un presupposto: Rebellis non è un vino per tutti. E probabilmente a Gianni Tessari questa definizione non dispiace affatto.Perché Rebellis nasce proprio così — con l’idea di rompere le regole, di non piacere a tutti i costi, di portare in bottiglia una visione più che un gusto.Un vino ribelle, come suggerisce il nome, ma anche profondamente coerente con la personalità di chi lo ha creato: curiosa, inquieta, capace di mettere in discussione le abitudini.

    La verticale di quattro annate — 2018, 2021, 2022 e l’anteprima 2023 — è stata un viaggio dentro l’evoluzione di questa idea. Dall’acciaio delle origini all’anfora di terracotta, che dal 2019 è diventata la casa naturale del Rebellis.Il passaggio non è solo tecnico: l’anfora respira, accompagna il vino in un ossigeno lento e misurato, senza alterarne il profilo aromatico, ma liberandone l’espressività. È come se il Rebellis avesse trovato la sua voce.

    Gianni e Valeria Tessari

    Dall’acciaio all’anfora: una metamorfosi ribelle

    L’annata 2018, affinata in acciaio, racconta il punto di partenza. È il Rebellis che cerca la sua identità, già intrigante ma ancora in cerca di equilibrio.Con il 2021 si entra in un’altra dimensione: l’anfora regala profondità, una tessitura più calda e una longevità che sorprende. Il 2022 ne amplifica la naturale armonia, mentre la 2023 — ancora giovane, quasi ostica nei primi minuti — conquista lentamente, lasciando intravedere un futuro vibrante.Un vino che non si concede subito, ma che si rivela con il tempo, proprio come le cose autentiche.

    Un’uva resistente per un’idea di futuro

    Il Rebellis nasce da uve Solaris, una varietà resistente alle principali malattie della vite. È frutto di incroci sviluppati a Friburgo nel 1975, ma solo di recente autorizzata in Italia.Coltivata a 550 metri d’altitudine, nella Val d’Alpone veronese, richiede pochi trattamenti antiparassitari e potrebbe rappresentare una risposta concreta ai cambiamenti climatici e alla necessità di una viticoltura più sostenibile.Gianni Tessari segue queste varietà fin dai primi studi e ne ha fatto una delle sue sfide più personali.

    Gianni Tessari

    Autentico fino in fondo

    Chi non è abituato al mondo degli “orange” può trovare il primo impatto spiazzante. Ma è proprio in questo dialogo difficile, a tratti ruvido, che si nasconde la forza del Rebellis. È un vino che ti chiede tempo, che cambia nel bicchiere, che evolve lentamente e quando finalmente si apre, la sua complessità trova armonia anche a tavola: dal baccalà alla vicentina — abbinamento ideale suggerito dallo stesso Tessari — fino a piatti di cucine asiatiche, dove spezie e texture dialogano con la sua struttura.

    Una danza fuori dagli schemi

    L’etichetta di Rebellis raffigura tre ballerine: due in punta di piedi, una con scarpe da ginnastica. È lei la vera protagonista, quella che rompe la coreografia e trova un modo diverso di danzare.Proprio come questo vino, che non vuole imitare nessuno, ma essere semplicemente se stesso — ribelle, libero, in movimento.

    Rebellis: the wine that dares — to be itself

    A vertical tasting of four vintages with Gianni Tessari

    Let’s start from a simple truth: Rebellis is not a wine for everyone. And Gianni Tessari probably likes it that way.Because Rebellis was born precisely to break the rules — not to please at all costs, but to bring a vision into the bottle, rather than just a flavor.A rebellious wine, as its name suggests, yet deeply consistent with the personality of its creator: curious, restless, and never afraid to question habits.

    The vertical tasting of four vintages — 2018, 2021, 2022 and the preview of 2023 — was a journey through the evolution of that idea.From the original stainless steel aging to the terracotta amphora, which since 2019 has become the natural home of Rebellis.The shift is not merely technical: the amphora breathes, accompanying the wine through a slow, balanced oxygen exchange that preserves its aromatic integrity while unlocking greater expressiveness. It’s as if Rebellis had finally found its own voice.

    From steel to amphora: a rebellious metamorphosis

    The 2018 vintage, aged in steel, tells the story of a beginning — Rebellis still searching for its identity, already intriguing but not yet at peace with itself.With 2021, a new dimension opens up: the amphora adds depth, warmth, and a surprising longevity. The 2022 vintage amplifies its natural harmony, while 2023 — still young, almost edgy at first — slowly reveals itself, hinting at a vibrant future.A wine that doesn’t give itself away easily, but reveals its soul over time, like all things that are truly genuine.

    A resistant grape for an idea of the future

    Rebellis is made from Solaris grapes, a variety resistant to the main vine diseases. Created in Freiburg in 1975, it has only recently been authorized for cultivation in Italy.Grown at 550 meters above sea level, in the Val d’Alpone area near Verona, it requires minimal treatments and represents a concrete response to climate change and the need for a more sustainable viticulture.Gianni Tessari has followed these resistant varieties since their early studies, turning them into one of his most personal challenges.

    Authentic to the core

    Those unfamiliar with the world of orange wines might find the first approach challenging. Yet it’s precisely within that tension — that slightly rough dialogue — that Rebellis reveals its strength.It’s a wine that asks for time, that transforms in the glass, that evolves slowly. And when it finally opens, its complexity finds harmony at the table: from baccalà alla vicentina — the ideal pairing suggested by Tessari himself — to dishes from Asian cuisines, where spices and textures resonate with its structure.

    Dancing out of line

    The Rebellis label depicts three ballerinas: two on pointe, one wearing sneakers. She’s the true protagonist, the one who breaks the choreography and finds her own way of dancing.Just like the wine itself — refusing imitation, choosing instead to be simply what it is: rebellious, free, in motion. More

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    Il nuovo Alta Langa DOCG Rosé di Tenuta Carretta

    L’Airali Rosé Extra Brut 2022 è il nuovo e quarto capitolo del progetto di Tenuta Carretta dedicato all’Alta Langa DOCG. Da uve pinot nero vinificate in purezza, è stato prodotto per questa prima edizione in una tiratura limitata a sole 3.000 bottiglie e sarà in uscita sul mercato a partire da dicembre 2025.“L’Airali Rosé Extra Brut nasce da una precisa esigenza, al tempo stesso tecnica e commerciale, che è quella di offrire al consumatore un panorama il più possibile completo di una gamma di Alta Langa metodo classico da parte di Tenuta Carretta. Così, dopo le cuvée del brut e del pas dosé prima e del blanc de blanc (prima edizione con la vendemmia 2021) poi, il 2022 – annata calda e complessa – ha offerto l’occasione perfetta per raccogliere la sfida di misurarci con la vinificazione in rosato del pinot nero in purezza”, racconta Paolo Scaiola, Direttore Tecnico e winemaker di Tenuta Carretta.
    L’Alta Langa e il vigneto di Cissone
    Il Pinot Nero proviene da un singolo appezzamento piantato a partire dal 2015 a Cissone, nel cuore dell’Alta Langa, dove Tenuta Carretta è stata la prima a impiantare vigneti.
    “Cissone è stata da subito una grande scommessa, ma anche una scelta tutt’altro che casuale”, spiega Scaiola. “Ci troviamo a un’altitudine media di circa 630 metri, su un versante esposto a nord, ventilato e fresco, scelto anche per controbilanciare gli effetti del cambiamento climatico. È un territorio cruciale perché le caratteristiche pedoclimatiche rallentano la maturazione dell’uva, consentendo di cogliere con precisione il momento ideale per la raccolta. È anche un fattore-chiave per garantire freschezza in termini di acidità e profumi, grazie alle forti escursioni termiche, e una vendemmia ritardata, che nel nostro caso avviene circa due settimane dopo la media della zona. In genere iniziamo ai primi di settembre, quando in gran parte la vendemmia dell’uva per l’Alta Langa DOCG è già conclusa. Questo ci consente di definire al meglio le diverse scelte vendemmiali per ottenere, in questo caso specifico, uno spumante rosato elegante, preciso e identitario”.
    L’impianto è a guyot, di tipo semi-fitto con 6.000 ceppi per ettaro, effettuato con l’obiettivo di stimolare una sana competizione tra le piante, specialmente in contesti difficili come annate calde o con scarsa riserva idrica. Questo rallentamento dello sviluppo fenologico aiuta a migliorare l’equilibrio vegeto–produttivo e la qualità delle uve, che sono rigorosamente raccolte a mano, in cassette, e lavorate con pressatura del grappolo intero.
    “Questo aspetto si è rivelato cruciale nell’annata 2022 che, per quanto calda, non ci ha colti di sorpresa: mentre in tutte le Langhe si registravano sofferenze a carico dei grappoli, a Cissone le condizioni pedoclimatiche hanno permesso una maturazione completa e bilanciata. È stata proprio questa annata a darci il coraggio di affrontare la vinificazione del Pinot Nero in rosa”, conclude Scaiola.
    L’Alta Langa DOCG Rosé Airali Extra Brut 2022
    Questo Alta Langa viene prodotto da uve pinot nero vinificate in purezza. “Dopo la raccolta manuale, lasciamo i grappoli interi in cella-frigo per uno o due giorni al massimo, per ottenere una minima macerazione e una prima – delicata – estrazione del colore. Segue una seconda macerazione dopo la pressatura pneumatica, con l’allontanamento delle bucce che avviene entro due ore. Utilizziamo una resa di pressatura molto bassa (pari a circa il 50%) per favorire un’estrazione minima e il più possibile delicata degli antociani” spiega Scaiola.  L’affinamento avviene interamente in acciaio. Il risultato è un vino rosato elegante, estremamente brillante, dal colore buccia di cipolla, con riflessi di rosa. Al naso emergono note di pesca, violetta e piccoli frutti rossi, profumi sottili ma persistenti, che ritornano con coerenza al palato. L’acidità è la colonna portante del vino, ma si percepisce anche una buona struttura, con un tocco quasi tannico, dovuto all’estrazione controllata dalle bucce. La tipologia è Extra Brut, per valorizzare al massimo l’autenticità del vino e il suo legame diretto con il vigneto.
    La scelta del Pinot Nero in purezza conferma l’ambizione qualitativa del progetto Airali, essendo una delle varietà più nobili per il metodo classico, ma anche tra le più complesse e difficili da interpretare, soprattutto nella produzione di vini millesimati come l’Alta Langa DOCG, che non consentono, di fatto, la preparazione di cuvée con l’utilizzo di vini “di riserva”.  “Il Pinot Nero richiede grande sensibilità nella gestione del colore, attenzione alle ossidazioni, cura nella preservazione dei profumi e nella definizione del profilo olfattivo. Tenuta Carretta ha scelto di vinificarlo in purezza per esprimere con chiarezza l’identità del territorio di Cissone, forte della lezione tecnica maturata nel tempo”.
    L’Alta Langa DOCG Rosé Airali Extra Brut è pensato per un pubblico curioso, in cerca di eleganza ma senza rigidità, amante dei vini freschi ma allo stesso tempo complesso. “Il metodo classico rosato oggi è molto richiesto; piace per il colore, per il profumo, per la versatilità. È perfetto a partire dall’aperitivo e per tutto il pasto: con crudi di mare, crostacei, pesce grigliato e carni bianche. Come dimostrano i trend di consumo, non è più un vino esclusivamente per l’estate; oggi il rosato è completamente destagionalizzato e trova il suo spazio a tavola in ogni mese dell’anno” conclude Scaiola. More

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    Consumo vino, nuovi trend e previsioni del comparto vitivinicolo

    Vino e consumi dentro e fuori casa, vino in Italia e nel mondo, nuovi trend e previsioni del comparto vitivinicolo. Sono questi i temi e i dati portati in prima linea in occasione di Milano Wine Week 2025, l’evento che dal 4 al 12 ottobre elegge Milano a capitale del Vino e che ieri 8 ottobre ha ospitato WiNeIQ, momento dedicato all’analisi di mercato di NielsenIQ presentato alle 17.30 presso il Milan Marriott. Un settore che solo in Italia vale 3,1 miliardi di euro nell’off-trade, e che appassiona 21,7 milioni di famiglie, l’84% del totale, che prediligono scelte di qualità sia a casa che fuori casa. Si beve meno, ma meglio. Bollicine e vino bianco, in primis.A livello mondiale l’Italia si conferma leader mondiale nella produzione e nell’esportazione di vino, dove il primo Paese di destinazione per l’Export restano gli USA, sebbene oggi il mercato sia caratterizzato dall’incertezza dei dazi. Non mancano le nuove opportunità offerte dall’America Latina, in particolare dal Brasile e dal Messico, e poi dalla Cina, che vanta una popolazione che ama le esperienze fuori casa e digitali: l’87% dei cinesi esce una volta a settimana abitualmente, e ama acquistare online. Un mercato in grande trasformazione e fermento, dove le nuove sfide da cogliere si trovano nei processi di premiumizzazione e nei nuovi trend di consumo dei vini dealcolati e con bassa gradazione alcolica.
    LO SCENARIO DI CONSUMO IN ITALIA
    Secondo i dati di NielsenIQ, in Italia il comparto del vino nel largo consumo mantiene un peso significativo. Nell’ultimo anno terminante ad agosto 2025, le vendite nella distribuzione moderna hanno raggiunto un fatturato di 3,1 miliardi di euro, in leggera crescita del (+0,6%), a fronte di un leggero calo dei volumi (-1,8%), pari a 733 milioni di litri. A sorpresa, è il Sud Italia l’area più dinamica con un +5,3% a valore e una tenuta dei volumi quasi stabile.
    Gli italiani si confermano ancora una volta un popolo di wine lovers: sono 21,8 milioni le famiglie italiane, l’84,6% del totale, che comprano vino e spumante. Acquistano in media quasi due bottiglie al mese per una spesa media annua pari a 137 euro. E, nello specifico, sono i nuclei giovani a trainare il mercato. Se le famiglie con reddito alto restano il bacino principale in termini di valore, la crescita più interessante arriva dai nuclei più giovani – 30-44 anni con figli e reddito medio-basso (4,7 milioni) – che presentano una propensione per i prodotti di qualità e una spesa maggiore per ogni atto di acquisto. Insomma, si beve meno, ma meglio.
    «Tra gli acquirenti sono ancora più numerose le famiglie con responsabile d’acquisto dai 55 anni in su, senza figli a carico e con un reddito al di sopra della media (29,7% del totale)”, spiega Eleonora Formisano, Sales Lead SMB & Global Snapshot Italy di NielsenIQ, che ha presentato i dati durante l’evento dedicato. “Al contrario, le famiglie più giovani con figli e reddito “sotto media”, pur avendo un’incidenza minore sul totale dei consumatori (21,8%), registrano la crescita maggiore in termini numerici e di consumo e mostrano una propensione più significativa all’acquisto di prodotti premium».
    «In un momento di grande trasformazione, si cambia anche l’approccio al vino: le famiglie giovani rappresentano oggi il segmento in maggiore crescita sia in termini numerici sia di consumo, mostrando anche una più marcata propensione all’acquisto di prodotti premium”, commenta Federico Gordini, presidente di Milano Wine Week. “Si tratta di un segnale evidente di come i millennials abbiano cambiato l’approccio al vino. In particolare, il target delle famiglie giovani guidate dai millennials, che dopo i trent’anni diventano frequent drinker, si distingue per una forte attenzione alla qualità e alla differenziazione. Questo pubblico ha polarizzato i propri consumi verso una wine experience più qualitativa e meno quantitativa, ed è lo stesso che traina fenomeni come l’enoturismo, le esperienze in cantina e, più in generale, la partecipazione a manifestazioni legate al vino”.
    Le bollicine, sempre secondo NIQ, si confermano in crescita nella grande distribuzione: il fatturato di 784 milioni di euro di vendite registra un incremento sia a valore (+1%) che a volume (+2,2%). Cala invece di qualche punto percentuale l’indotto dei vini fermi, che nell’ultimo anno ha generato 2,3 miliardi di euro e 622 milioni di litri. Oltre la metà del fatturato proviene dai DOP che evidenziano un calo a volume del 3,4%, stabile a valore. Anche i vini IGP registrano una flessione a volume, ma inferiore ai DOP (-1,7%), mentre crescono a valore (+1,2%) rappresentando il 29% del fatturato totale, i vini bianchi.
    Driver fondamentale nel mercato del vino, i millennials amano associare il vino all’experience, tra aperitivi di qualità, degustazioni, visite in cantina, eventi dove scoprire il patrimonio di valore della cultura vitivinicola italiana e internazionale.
    IL CONSUMO FUORI CASA, PUNTO DI FORZA PER IL COMPARTO VINO
    Sempre strategico, il consumo fuori casa continua a rappresentare un punto di forza per l’Italia, che fa leva su un ecosistema di ben 438.000 esercizi attivi, di cui 176.000 ristoranti e 150.000 bar, oltre 100.000 tra hotel e altre strutture ricettive. A dichiararlo è CGA by NIQ che ha osservato come, negli ultimi tre mesi, nove italiani su 10 abbiano visitato bar, ristoranti o locali almeno una volta, con una frequenza nettamente superiore rispetto ad altri grandi mercati europei come Germania e Spagna.
    Tuttavia, dalle dichiarazioni si nota una tendenza al rallentamento rispetto al 2024, i consumatori prevedono di continuare a ridurre la loro frequenza di visita durante il 2026 con un calo di 6pp (punti percentuale). Complice anche il codice della strada che prevede pene più severe e la crisi del costo della vita, sei consumatori su dieci si sentono vulnerabili rispetto all’aumento dei prezzi, e la spesa per mangiare e bere fuori casa è tra le prime voci a essere ridimensionata. Nel 2026 i consumatori intervistati prevedono di ridurre i consumi fuori casa (-11 punti percentuali) per far fronte all’aumento dei costi legati all’abitazione e al caro vita. Inoltre, un italiano su cinque, il 19% del target intervistato, prevede di diminuire la frequenza di uscite, a fronte di un 13% che pensa di aumentarla.
    Analizzando i dati provenienti da CGA by NIQ, nonostante le pressioni macroeconomiche, il vino resta una categoria chiave, mantenendo il podio – seconda e terza posizione – nel ranking delle bevande alcoliche consumate fuori casa. Due italiani su cinque, infatti, lo scelgono quando escono. Si preferisce uscire meno, dunque, puntano sulla qualità: lo confermano due intervistati su 3, a parità di spesa si opta per un’esperienza di valore, fattore questo da considerare come leva strategica per il comparto. Non è un caso che la spesa per una bottiglia si aggiri tra i 10 e i 20 euro, con quote crescenti di consumatori disposti a spendere di più.
    Il golden moment per gli italiani resta l’aperitivo: ad essere importante per l’85% è l’abbinamento con il cibo, mentre per il 74% lo sono prodotti locali e artigianali per abbinamenti autentici e di qualità. Addirittura, quattro consumatori su cinque accetterebbero un sovrapprezzo. Chi lo predilige? Il vino piace a tutte le fasce di età, con un’incidenza maggiore nelle donne tra i 35 e i 54 anni. Se la Generazione X, di età compresa tra i 44 e i 55 anni, rappresenta oggi il segmento con maggiore potere d’acquisto, mantenendo una forte affinità con il vino, la Generazione Z (18 -27 anni) mostra comportamenti differenti: è molto attiva nel fuori casa e partecipa regolarmente all’aperitivo, ma il vino è meno rilevante rispetto ai cocktail e alla birra. Mixed drink o formati più accessibili, potrebbero essere la soluzione per rendere il vino più attraente ai loro occhi. Inoltre, sembra emergere la scelta salutare: ecco perché le categorie no/low alcol, pur restando una nicchia, mostrano segnali di espansione, soprattutto tra la Generazione Z.
    “Il vino mantiene un ruolo centrale nell’esperienza fuori casa italiana, ma deve saper parlare a pubblici diversi: offrire esperienze premium per fidelizzare i consumatori maturi e proporre formule nuove e più immediate per coinvolgere le generazioni più giovani”, commenta Eleonora Formisano, Sales Lead SMB & Global Snapshot Italy di NIQ.
    La combinazione di presidio strategico dei menu, la premiumizzazione dell’offerta e la connessione con l’esperienza gastronomica rappresentano la chiave per crescere in un mercato complesso, ma ancora ricco di potenzialità. Ma chi orienta le scelte in fatto di vino? Nei ristoranti italiani, il menu gioca un ruolo cruciale nell’orientare le scelte. Mentre nei wine bar e nelle enoteche l’oste resta determinante per influenzare la decisione d’acquisto.
    IL VINO NEL MONDO: BRASILE E CINA, MERCATI RICCHI DI OPPORTUNITA’ PER L’ITALIA LEADER NELL’EXPORT
    Dallo scenario italiano a quello internazionale: l’analisi di NielsenIQ ha analizzato anche l’andamento del mercato globale delle bevande che ha raggiunto un valore complessivo di 940 miliardi di dollari nell’anno terminante a marzo 2025, con una crescita del 4% rispetto all’anno precedente. A livello globale, un dollaro su cinque speso nel largo consumo è destinato al beverage. All’interno di questo scenario, il vino continua a rappresentare un segmento strategico, con un’evoluzione che premia sempre più il valore rispetto ai volumi, la qualità premium e la nascita di nuove occasioni di consumo.
    “A livello globale, il settore del vino nel 2025 si trova in una fase di evoluzione strutturale”, commenta Eleonora Formisano. “La crescita non è più sostenuta dall’aumento dei volumi, ma da un processo di valorizzazione e diversificazione dei canali di vendita. Per l’Italia si apriranno importanti opportunità se sarà capace di coniugare la forza del proprio patrimonio con strategie mirate di posizionamento, sviluppo digitale e presidio dei mercati emergenti, come America Latina e Cina”.
    Nei principali mercati della grande distribuzione a valore, gli Stati Uniti si confermano come il mercato più importante, pur mostrando segnali di rallentamento a causa delle politiche protezionistiche. La Francia segue con un andamento in calo, mentre l’Italia si colloca al terzo posto, distinguendosi per una crescita positiva del +0,5% a valore. Per quanto riguarda i volumi, la Francia si aggiudica il primo posto, seguita dagli Stati Uniti e dall’Italia, ma tutti e tre i Paesi registrano una contrazione, a conferma di un trend globale in cui si vendono meno litri, ma a prezzi medi più alti.
    L’Italia è il primo operatore straniero nel mercato del vino negli Stati Uniti: leader assoluto nel segmento degli spumanti negli USA, con oltre il 40% della quota di mercato e secondo operatore più grande dopo gli USA stessi, con una quota significativa (10,1%) per i vini. Nonostante il clima di incertezza legato ai dazi, le vendite di vino italiano restano stabili nei prezzi e nei volumi.
    È l’America Latina a rappresentare uno dei mercati con più possibilità di penetrazione: il valore complessivo del mercato del vino nella grande distribuzione è di 2,3 miliardi di dollari e il Brasile si conferma il Paese leader, con il 44% della quota a volume e a valore in tutta la regione con una tendenza al consumo in crescita. Mercati rilevanti anche l’Argentina e il Messico: il prezzo medio del vino in Messico supera i 10 euro al litro, il più alto dell’area, mentre l’Argentina si distingue per una crescita molto elevata a valore, trainata da un incremento dei prezzi.
    Proseguendo nell’analisi di NIQ e CGA by NIQ, anche la Cina rappresenta oggi uno dei mercati più dinamici, con una crescita particolarmente forte nei canali social e nel commercio digitale. Il grande potenziale è caratterizzato da oltre sette milioni di punti di consumo, dove l’87% dei cinesi frequenta settimanalmente locali e punti della ristorazione (+27 punti percentuali rispetto alla media globale).
    Amanti del mondo virtuale, tre cinesi su quattro dichiarano di aver visitato un locale dopo averlo visto sui social media e l’85% è disposto a ricomprare a casa un prodotto provato nei locali frequentati. Il che dimostra che in Cina il consumo fuori casa rappresenta non solo un canale importante per i volumi, ma soprattutto uno spazio privilegiato per la scoperta e la costruzione di preferenze di marca.
    Analizzando le categorie di vino, a livello globale, i vini fermi rappresentano quasi tre quarti del valore totale (74,8%) ma mostrano un calo del 1,4% a valore. I vini spumanti costituiscono il 14,4% e rimangono sostanzialmente stabili, mentre Champagne e Specialty Wine registrano lievi flessioni. Al contrario, si osserva una crescita molto significativa a valore, sebbene ancora su quote ridotte, delle categorie low e no alcohol: i vini spumanti a basso o nullo contenuto alcolico crescono del 17,1%, mentre i vini fermi low e no alcohol del 5,9%. Tutti segmenti che rappresentano una tendenza emergente a livello globale, coerente con i cambiamenti nei consumi e nelle abitudini sociali.
    Alla conferenza “WiNeIQ” organizzata da NIQ nell’ambito della Milano Wine Week, si sono susseguiti quattro panel dedicati ai principali temi del settore vinicolo. Nel panel “Il vino in GDO” sono intervenuti Lorenzo Cafissi (Beverage & Home care & Personal Care Director Carrefour), Giampaolo Bassetti (Direttore Generale Caviro), Francesca Benini (Sales & Marketing Director Cantine Riunite & CIV) e Fedele Angelillo (AD Mack & Schule). Per il panel “Il vino in HoReCa” hanno preso la parola: Alessandro Rossi (National Category Manager Partesa), Federico Terenzi (Azienda Terenzi) e Marzia Varvaglione (Azienda Varvaglione). Il panel “Gli scenari internazionali nei principali mercati di export” ha visto la partecipazione di Leonardo Lo Cascio, Massimo Romani (Fondatore e Ceo Argea), Laura Mayr (General Manager Ruggeri) e Lamberto Percussi (Ristorante Vineria Percussi, San Paolo). Infine, nel panel “I nuovi trend” sono intervenuti Andrea Vitali (Portfolio Developments Manager Adults), Gabriele Mariani (Direttore Area Operations Autoguidovie Spa) e Silvio Ariani (Responsabile vendite Hofstätter Italia). La conferenza è stata introdotta da Federico Gordini e moderata da Giulio Somma, direttore del Corriere Vinicolo.
    Wine Innovation Speed Date
    Sempre ieri, protagonista insieme a WineIQ, si conferma il Wine Innovation Speed date, format che nasce da Wine in Action, percorso di accelerazione lanciato lo scorso anno per selezionare le startup più sostenibili e innovative sul mercato. Nato dalla collaborazione tra LifeGate Way e Milano Wine Week, il progetto nasce con l’obiettivo di creare un punto d’incontro tra le realtà più all’avanguardia nel settore vitivinicolo, investitori e aziende del settore vitivinicolo, sia a livello nazionale che internazionale.
    Durante la mattinata, dieci startup selezionate hanno presentato le proprie soluzioni tecnologiche e modelli innovativi in un format dinamico: pitch di 5 minuti, seguiti da brevi momenti di Q&A, ispirati alla logica dello speed date. L’evento ha offerto così un’occasione unica per conoscere le idee che stanno ridisegnando il futuro del vino, favorendo scambi diretti e networking in un’atmosfera informale. La giornata si è articolata in tre momenti principali: apertura e presentazione dell’iniziativa, sessioni di pitch con le startup e un aperitivo finale dedicato al networking tra i partecipanti. Milano Wine Week 2025 anche quest’anno conferma il suo ruolo di incubatore di startup e motore di idee per il settore enologico, rafforzando l’impegno verso un futuro più sostenibile e consapevole.
    MILANO WINE WEEK 2025
    www.milanowineweek.com
    #MWW2025

    Tickets: Vivaticket
    Main Sponsor: Carrefour
    Accommodation Partner: Milan Marriott Hotel
    Media Partner: Vendemmie
    Il progetto Wine In Action è in collaborazione con: LifeGate Way
    Official Water: Acqua Lurisia
    Mobility Partner: Autoguidovie
    Charity Partner: Fondazione Francesca Rava
    Sponsor Tecnico Enoteca MWW: WineEmotion
    Sponsor Tecnico: Italianway
     
    Un progetto di: MWW Group More