Mentre ho da ormai un mese inviato una PEC con carta d’identità allegata per avere i dati di produzione di vino AGEA del 2025 senza ottenere uno straccio di risposta salvo che “Quanto richiesto con sotto e-mail, è stato inoltrata all’Ufficio Interventi No Sigc per l’eventuale competenza.” (sì proprio così anche con questo errore di grammatica), la Francia ha già pubblicato la prima stima dettagliata per regione della sua produzione di vino 2026, che commentiamo nel post di oggi.
Nella stima si prevede di produrre 33.9 milioni di ettolitri e penso di poter dire che sia il minimo da qualche decennio. Se poi consideriamo che di questi 7.1 sono vini destinati alla distillazione, la produzione francese scende a 26.7-26.8 milioni di ettolitri, quindi 10-15 milioni meno dell’Italia e con un posizionamento decisamente più elevato del nostro. In un contesto di consumi in calo, soprattutto dei vini di fascia media e bassa… possiamo immaginare che abbiano qualche grattacapo in meno a venire.
Passiamo a commentare qualche dettaglio insieme, con tutte le tabelle e i grafici allegati.
Fonte: Agreste, Infos rapides Viticulture n°107, settembre 2026 (https://agreste.agriculture.gouv.fr/agreste-web/download/publication/publie/IraVit26107/2026_107inforapviticulture.pdf)
Un calo concentrato in Champagne e Borgogna
Il primo dato che salta all’occhio è che il calo è concentrato quasi interamente in due zone: le due più care. Sui circa 2 milioni di ettolitri persi rispetto al 2025, la Champagne ne perde 1.2 (da 2.57 a 1.34 milioni, -48%) e la Bourgogne-Beaujolais 0.7 (da 2.13 a 1.43, -33%): insieme fanno 1.9 milioni, praticamente tutta la variazione nazionale. Nel resto del paese, i cali di Charentes (-6%), Val de Loire (-12%), Alsace (-6%) e Jura (-36%, ma su volumi minimi) sono in buona parte compensati dal recupero di Bordeaux e del Languedoc. Per la Champagne, la produzione stimata è la metà sia del 2025 sia della media degli ultimi cinque anni, dopo gelo, grandine e siccità; in Bourgogne, il Pinot noir, il più colpito, registra perdite superiori al 50%. Agreste
Per la Champagne vale la pena fare un conto grezzo: 1.34 milioni di ettolitri corrispondono a circa 180 milioni di bottiglie, ben sotto i volumi spediti negli ultimi anni. Con le vendite in calo e le scorte alte, però, una vendemmia così scarsa rischia di essere meno un problema e più un modo per riassorbire il magazzino, anche grazie alla riserva che la denominazione può mettere a disposizione. Un discorso analogo si potrebbe fare per Bordeaux, dove il +10% sul 2025 (a 3.52 milioni di ettolitri) arriva da rese migliori dopo un’annata molto povera, ma su superfici ridotte dagli espianti incentivati: rispetto al 2019 la produzione bordolese è comunque più bassa di un terzo (5.3 milioni allora). Il Languedoc-Roussillon, che resta di gran lunga il primo bacino con 9.58 milioni, sale del 5% ma è su livelli di oltre 2.5 milioni inferiori al 2019.
IGP meglio dei DOC
Per categoria, l’unica che cresce è l’IGP (+4%, a 10.3 milioni di ettolitri), che si concentra appunto in Languedoc e nel Sud-Est; le AOC scendono del 10% a 14.2 milioni, trascinate da Champagne e Bourgogne, mentre le AOC del Sud-Est (Rodano e Provenza) salgono del 4% e quelle del Languedoc del 12%. Il risultato è che il peso delle AOC sul totale scende al 42%, dal 44% del 2025 e dal 46% del 2019: non per un cambio di strategia, ma perché le annate cattive hanno colpito le denominazioni più pregiate.
Il calo del Cognac si riflette sulla produzione di vini da distillazione
Sui 7.1 milioni di ettolitri “da distillazione” una precisazione: non si tratta di distillazione di crisi, ma dei vini base per Cognac e Armagnac, quasi tutti in Charentes. Anche qui però il segnale è negativo, e forse più strutturale che climatico: -7% sul 2025 e -25% sulla media quinquennale, il calo più forte tra le categorie, con la Charentes passata dai 12.3 milioni di ettolitri del 2023 ai 7.5 stimati quest’anno. È il riflesso della crisi del Cognac sui mercati cinese e americano.
Si tratta della prima stima al 1 settembre, con la vendemmia ancora in corso in buona parte del paese: le prossime note Agreste di ottobre e novembre e poi le dichiarazioni doganali daranno il quadro definitivo, e storicamente le revisioni possono essere di qualche punto percentuale in entrambe le direzioni. Nel frattempo aspettiamo le stime italiane… e, chissà, magari anche una risposta alla PEC.
Fonte: http://feeds.feedburner.com/INumeriDelVino

