Abbiamo analizzato il bilancio 2025 di Etablissements Nicolas, la storica catena francese specializzata nella commercializzazione di vino, che si chiude con un ulteriore deterioramento rispetto al già difficile 2024: calo del fatturato, forte peggioramento del risultato operativo e perdita netta quasi triplicata.
Un marchio di prossimità che entra in piena trasformazione
Nicolas resta un marchio fortemente radicato nella rete fisica. A fine 2025 la società conta 469 succursali, in calo rispetto alle 473 di fine 2024, dopo la chiusura di quattro punti vendita: Le Pecq, Mortier, Cadet e Brest Iroise. A questi si aggiungono 6 franchising in Francia, 2 locations-gérance, 42 franchising grand export, 16 franchising nei DROM e un canale “spécialiste”, mentre nel 2025 è indicato anche l’arresto dell’attività dei buralistes.
Il 2025 è anche l’anno del cambio di governance. Dal 14 aprile 2025 Cathy Collart Geiger è stata nominata direttrice generale di Nicolas, succedendo ad Alain Castel, che aveva ricoperto il ruolo in via transitoria dal 20 novembre 2024. Il mandato indicato nel rapporto è chiaramente di rilancio: pilotaggio strategico e operativo, sviluppo, innovazione e performance durature.
In parallelo, la società ha avviato un piano di trasformazione, incentrato sulla ripresa delle performance commerciali e sull’adattamento del modello al contesto di mercato. Le leve dichiarate sono: il rafforzamento della dinamica nei negozi, il sostegno alla frequentazione, l’aumento del paniere medio, la fidelizzazione della clientela, l’evoluzione dell’esperienza del cliente e il riposizionamento del nome commerciale.
Etablissements Nicolas, bilancio 2025: il calo dei ricavi accelera il deterioramento operativo
Nel 2025 il fatturato netto scende a 210,1 milioni di euro, da 220,6 milioni nel 2024, con una flessione del 4,7%. Le vendite di merci calano del 4,9%, da 211,9 a 201,5 milioni, mentre il mercato francese arretra del 5,2%, da 203,1 a 192,6 milioni. Il mercato internazionale resta sostanzialmente stabile, a 8,9 milioni, in lieve crescita dello 0,4%.
Il deterioramento, però, non riguarda soltanto il giro d’affari. Il margine sulle merci scende dal 45,91% al 43,65%, mentre quello sul fatturato passa dal 48,04% al 45,98%. È un dato importante perché segnala che Nicolas non ha soltanto venduto meno: ha anche venduto con una redditività commerciale più debole.
Il risultato operativo precipita così a -14,5 milioni di euro, contro -1,2 milioni nel 2024. Le spese operative non si sono adeguate abbastanza rapidamente al calo dei ricavi: le charges d’exploitation restano sostanzialmente stabili a 226,4 milioni, mentre gli altri acquisti e costi esterni aumentano del 6,6% a 49,9 milioni. La riduzione dei costi del personale, con salari in calo dell’11% e oneri sociali in calo dell’8,8%, non basta a compensare la compressione dei margini e l’aumento di altre voci di costo.
Il risultato netto peggiora nonostante il recupero della finanza
Il risultato finanziario migliora sensibilmente: passa da -2,8 milioni nel 2024 a +0,8 milioni nel 2025. Il rapporto di gestione precisa che Nicolas ha incassato 2,5 milioni di dividendi dalla controllata Nicolas Direct; questo contributo ha permesso di compensare una parte del peggioramento industriale, ma non di invertire il risultato complessivo.
Il risultato corrente ante imposte è negativo per 13,8 milioni, contro -4,1 milioni nel 2024. Il risultato da poste straordinarie nel 2025 è pari a zero, anche per effetto dell’applicazione del nuovo regolamento contabile ANC 2022-06, mentre nel 2024 era negativo per 1,1 milioni. Alla fine, la perdita netta sale a 13,9 milioni di euro, rispetto ai 5,2 milioni del 2024.
In sintesi, il 2025 non è un anno di semplice transizione: è un esercizio in cui la crisi di redditività diventa molto più evidente. Il fatturato cala di circa 10 milioni, ma il risultato operativo peggiora di oltre 13 milioni, segno che la leva operativa della rete fisica ha agito in senso opposto.
La rete fisica si riduce, ma resta il cuore del modello
Il cuore economico di Nicolas resta la rete francese diretta. Le succursali in Francia generano 187,4 milioni di euro di vendite nel 2025, in calo del 5,5% rispetto ai 198,3 milioni del 2024. Le vendite di franchising e specialisti in Francia scendono del 16,9%, mentre le filiali di Francia e Monaco crescono del 16,5%. L’insieme Francia e Monaco arretra comunque del 5,2%, a 192,6 milioni.
Anche la struttura del personale riflette questa razionalizzazione. Gli effettivi totali scendono da 834 a 815 persone, mentre i gérants succursales passano da 674 a 649. Il dato è coerente con la riduzione della rete e con il tentativo di alleggerire una base costi troppo rigida, ma evidenzia anche quanto il modello resti dipendente dalla presenza fisica e dal traffico nei negozi.
Il bilancio segnala inoltre che le diminuzioni delle immobilizzazioni immateriali comprendono i diritti al bail dei negozi chiusi nell’anno, mentre gli investimenti materiali riguardano soprattutto agencements e aménagements dei negozi, oltre all’acquisizione dei muri del punto vendita “Crozatier”. Le dismissioni includono la cessione parziale dei muri del negozio “Victor Hugo” e l’allestimento dei negozi chiusi nell’esercizio.
Export e digitale: segnali positivi, ma ancora piccoli
L’export è migliore rispetto alla Francia, ma resta contenuto in termini dimensionali. Le vendite di merci all’esportazione aumentano dello 0,4% a 8,9 milioni. Il quadro è però molto differenziato: la Svizzera cala del 4,8%, l’Inghilterra dell’8,8%, mentre il Belgio e la Réunion crescono rispettivamente del 14,0% e del 15,9%.
La Svizzera rimane un punto debole: Nicolas Suisse conta 19 succursali, con la chiusura di Thônex e l’apertura di Crissier nel Canton Vaud, ma il fatturato scende del 13,5% a 9,4 milioni di franchi svizzeri e il risultato operativo peggiora a -1,2 milioni di franchi. Anche il Regno Unito mostra una dinamica ambivalente: Spirited Wines & Co, con 7 succursali, cresce del 7,2% in fatturato, ma peggiora il risultato operativo a -0,9 milioni di sterline, anche per un effetto cambio sfavorevole stimato in 282mila sterline.
Più positivo il contributo di Nicolas Direct, che raggruppa le spedizioni di coffrets cadeaux tramite le succursali e le vendite online. Nel 2025 il fatturato sale del 5,9% a 3,9 milioni; l’attività internet cresce del 9,0% e rappresenta il 50,4% del fatturato, mentre i cadeaux à distance tramite succursali crescono dell’11,2% e rappresentano il 49,6%. Anche qui, tuttavia, la redditività non accelera: il risultato operativo scende a 82,7mila euro da 137,6mila euro.
Lo stato patrimoniale: meno attivo, meno cassa, più dipendenza dal socio
Lo stato patrimoniale mostra un ridimensionamento dell’attivo totale, che scende da 168,5 a 154,2 milioni di euro. Le immobilizzazioni nette passano da 66,1 a 63,2 milioni, gli stock da 59,1 a 56,5 milioni e le disponibilità liquide crollano da 12,4 a 4,0 milioni.
La riduzione delle scorte è positiva in aggregato, ma non uniforme: gli stock nei negozi salgono dell’8,6%, mentre gli stock di deposito scendono dell’11,1% e gli anticipi/acconti versati calano del 46,3%. Questo segnala una gestione più stringente del magazzino centrale, ma anche un capitale ancora in modo rilevante immobilizzato nella rete fisica.
Il patrimonio netto scende da 78,0 a 64,0 milioni, assorbendo la perdita dell’esercizio. Le passività totali restano elevate: i debiti ammontano a 84,2 milioni, in diminuzione rispetto agli 86,6 milioni del 2024. La posizione finanziaria netta vede un debito netto a 17.7 milioni. Si rileva una posta finanziaria infragruppo: il conto corrente d’associé da 15 milioni è stato trasformato in prestito dal 1° gennaio 2025 e il 5 settembre 2025 è stato effettuato un ulteriore tiraggio da 5 milioni, portando a 20 milioni il totale dei finanziamenti presso DF Holding.
Nota: abbiamo rettificato la serie storica includendo i conti correnti soci/azionista quando sono esplicitamente indicati come finanziamento o “avances de trésorerie” verso l’azionista/controllante. La lettura cambia abbastanza: Nicolas non era davvero in cassa netta piena nel 2024, ma già in debito netto di circa €3m su base comparabile; il peggioramento 2025 porta poi il debito netto a €17.7m, quindi il deterioramento effettivo della PFN rettificata è di circa €14.7m anno su anno.
Questo è un passaggio cruciale: Nicolas non appare schiacciato dal debito bancario esterno, ma dipende in misura crescente dal supporto dell’azionista. La società è detenuta al 99,88% da DF Holding dal dicembre 2022, è inclusa dal 1° gennaio 2025 nel perimetro di integrazione fiscale di Castel-Vins ed è consolidata integralmente nei conti di DF Holding.
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Prospettive 2026: nuovo software, nuovo concept e riaperture selettive
Il 2026 viene presentato come l’anno in cui proseguire il piano di trasformazione. Per la Francia, Nicolas parte da 469 succursali al 1° gennaio 2026 e punta al ritorno alla crescita del réseau de magasins. I cantieri indicati sono concreti: nuovo software di cassa, miglioramento dell’ambiente in punto vendita, rafforzamento delle capacità di pilotaggio, lavoro sulla comunicazione del marchio, evoluzione delle gamme e lancio di un nuovo concept store con percorsi d’acquisto ripensati.
La società parla anche di una nuova dinamica di conquista, con la riapertura progressiva di negozi per riconquistare quote di mercato. È una scelta impegnativa: dopo un 2025 in cui la rete fisica ha amplificato il peggioramento dei risultati, il rilancio passa ancora dai negozi, ma con un formato che dovrà dimostrare una maggiore produttività.
Sul fronte digitale, Nicolas Direct lancerà un nuovo sito internet, con l’obiettivo di contribuire progressivamente alla crescita delle vendite nei prossimi esercizi. Anche la filiale UK avvierà la ristrutturazione di due succursali per introdurre il nuovo concept store e migliorare l’esperienza del cliente.
Un rischio in più: i costi di trasporto
Tra gli eventi post-chiusura, Nicolas segnala anche il contesto geopolitico internazionale, in particolare in Medio Oriente, che ha determinato un aumento dei costi del carburante. Questo si riflette sui costi di trasporto sostenuti dalla società attraverso gli indici contrattuali applicati dai prestatori logistici. Alla data di approvazione dei conti, la società non era in grado di stimare con precisione l’impatto futuro, pur precisando che l’elemento non mette in discussione la continuità aziendale.
Conclusioni sul bilancio 2025 di Nicolas
Il bilancio 2025 di Nicolas trasmette un messaggio molto più duro rispetto a quello del 2024. Il marchio resta forte, la rete resta ampia e il piano di trasformazione ha finalmente una direzione più esplicita. Ma i numeri raccontano una realtà operativa ancora fragile: ricavi in calo del 4,7%, margine commerciale in compressione, risultato operativo a -14,5 milioni e perdita netta a -13,9 milioni.
La sfida del 2026 sarà quindi duplice. Da un lato, Nicolas deve recuperare traffico, scontrino medio e fedeltà nei negozi; dall’altro, deve evitare che il rilancio della rete fisica si traduca in nuovi costi fissi senza un recupero sufficiente delle vendite. Il sostegno di DF Holding garantisce stabilità finanziaria, ma non risolve il problema industriale: Nicolas deve dimostrare che il nuovo concept, il digitale e la revisione dell’offerta possono riportare il modello a un livello di redditività coerente con la forza storica del marchio.
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