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    Piemonte – dati di produzione dei vini DOC (2019)

    Trovate all’interno del post le tabelle relative agli ettari rivendicati, ettolitri certificati, ettolitri imbottigliati e valore della produzione (ai prezzi di base) delle DOC più rilevanti della regione Piemonte. I dati sono ricavati dalle pubblicazioni ISMEA. Si riferiscono agli anni 2016-2019 per le seguenti DOC: Asti, Piemonte, Barbera d’Asti, Langhe, Barolo, Cortese di Gavi, Barbera d’Alba, Roero, Monferrato, Dolcetto di Alba, Barbaresco, Barbera del Monferrato, Nebbiolo di Alba, Brachetto d’Acqui, Dogliani, Dolcetto di Ovada, Grignolino di Asti, Cortese dell’Alto Monferrato, Colline Novaresi, Ruché di Castagnole Monferrato, Erbaluce di Caluso, Alta Langa, Gattinara, Canavese, Barbera del Monferrato Superiore, Verduno di Pelaverga, Ghemme, Bramaterra. Vista la laboriosità dell’elaborazione dei dati ho omesso le denominazioni meno rilevanti (in base al valore).Per ottenere i dati in formato Excel contattatemi.Tabelle allegate nel resto del post Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    È nata la Rete d’impresa Pinot Bianco del Collio

    I produttori della Rete
    Nell’autunno 2019, parlando con Roberto Felluga e Alessandro Sandrin, rispettivamente proprietario e enologo di Russiz Superiore, azzardavo l’ipotesi che si facesse un gran parlare di Ribolla Gialla come “The next big thing”, per dirla in italiano “La prossima grande cosa” dell’enologia del Friuli Venezia Giulia, ma che Invece ritenevo che fosse il Pinot Bianco il vero outsider, vitigno che proprio nel Collio potesse regalare prospettive inedite, facendo mio il pensiero di uno degli uomini che ha fatto la storia dell’enologia italiana, ovvero Marco Felluga, che da tempo immemore aveva visto nel pinot bianco del Collio potenzialità enormi. Roberto e Alessandro erano d’accordo anche in quel contesto non si esposero più di tanto. Con molta probabilità la rete d’impresa era in fase embrionale e non era ancora il momento di rendere pubblica la cosa. Finalmente, nel mese di giugno 2021, rotti gli indugi, la “Rete d’impresa Pinot Bianco nel Collio” si è presentata ufficialmente a Ruttars nella sede dell’azienda Pascolo.
    La rete d’impresa unisce in associazione sette storici produttori del Collio: Castello di Spessa, Livon, Pascolo, Russiz Superiore, Schiopetto, Toros e Venica & venica. La rete d’impresa Pinot Bianco vuole essere un progetto innovativo promosso da cantine che credono fermamente nel in questo vitigno capace di trovare proprio nel Collio una delle sue terre d’elezione.
    Collio Pinot Bianco Russiz Superiore 2019
    Un assaggio – Collio Pinot Bianco Russiz Superiore 2019
    Dopo la raccolta, le uve vengono separate dal raspo. Il succo e la polpa subiscono una macerazione a freddo, quindi una pressatura che consente la separazione delle bucce. Il mosto ottenuto viene posto a fermentare in contenitori di acciaio. Il vino riposa per circa sei mesi sui lieviti e poi in bottiglia.
    Al naso ritroviamo note intense di mela, burro fuso, fiori bianchi. Al palato entra morbido ed è subito avvolgente, chiudendo con profondità. Da bere oggi, ma da ritrovare tra vent’anni.

    Tags: alessandro sandrin, Castello di spessa, collio, livon, marco felluga, pascolo, pinot bianco, rete pinot bianco collio, roberto felluga, russiz superiore, schiopetto, toros, Venica & Venica LEGGI TUTTO

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    Giornate Altoatesine del Pinot Nero, cronaca della 23ª edizione

    Dagli assaggi dei 95 Pinot Nero dell’annata 2018 giunti da ogni parte d’Italia per partecipare alle Giornate del Pinot Nero 2021, emerge un dato inconfutabile, se vogliamo una sorta di scoperta dell’acqua calda: ovvero i migliori pinot nero sono altoatesini. Ciò a conferma che il terroir è elemento fondamentale per la valorizzazione delle produzioni agricole, come dice quel grande enologo che è Roberto Cipresso: “ Se il terroir dei propri vigneti – inteso come la particolare ed ogni volta unica interazione tra fattori climatici e proprietà dei suoli – possiede una buona potenza espressiva ed è in grado di trasmettere la sua fedele impronta nel vino, tutte le scelte agronomiche ed enologiche dovranno essere improntate a valorizzare la sua capacità di esprimersi, così da ottenere vini irripetibili, la cui degustazione non si limiti a dare soddisfazione sensoriale ma permetta di viaggiare nello spazio, e riportare chi assaggia ad un territorio ben determinato e ad una specifica filosofia di produzione.” Queste parole sono la chiave per comprendere la motivazione del perchè  il Pinot Nero altoatesino raggiunga vette difficilmente eguagliabili per altri areali italiani. Ciò non toglie, e per fortuna, che ci possano essere degli outsaider in grado di celebrare degnamente questo nobile e difficile vitigno.
    Risultati Concorso Nazionale Pinot Nero – annata 2018:
    Prima di addentrarci negli esiti del concorso è opportuno segnalare alcune note metodologiche. Spesso, all’uscita della classifica, c’è sempre qualcuno che si lamenta dell’assenza di celebratissimi nomi dell’enologia altoatesina, a questo proposito va detto che la giuria valuta solamente i Pinot Nero inviati dai produttori al concorso, ovvero coloro che manifestano la propria disponibilità al giudizio e al confronto. Il verdetto viene espresso da una giuria composta da 35 enologi provenienti da tutta Italia che hanno degustato e valutato tutti i vini alla cieca e in diverse sequenze. I 95 produttori di vino coinvolti complessivamente al Concorso 2021 provengono da 10 regioni (Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Abruzzo), un numero mai raggiunto prima.
    Questa la classifica per l’edizione 2021:

    POSIZIONE
    PUNTEGGIO
    AZIENDA VINICOLA
    VINO
    DENOMINAZIONE

    1
    90,2
    Cantina St. Michael Eppan
    Pinot Nero Riserva “Sanct Valentin”
    Südt. – A. A. Doc

    2
    89,1
    Tenuta Ignaz Niedrist
    Pinot Nero “Vom Kalk”
    Südt. – A. A. Doc

    3
    89,0
    Cantina Andrian
    Pinot Nero Riserva “Anrar”
    Südt. – A. A. Doc

    4
    88,7
    Tenuta Tiefenbrunner – Schlosskellerei Turmhof
    Pinot Nero Riserva “Linticlarus”
    Südt. – A. A. Doc

    5
    88,4
    Cantina Terlan
    Pinot Nero Riserva “Monticol”
    Südt. – A. A. Doc

    Cantina Girlan
    Pinot Nero Riserva “Trattmann”
    Südt. – A. A. Doc

    7
    88,2
    Prackfolerhof
    Pinot Nero “Patrick Planers”
    Südt. – A. A. Doc

    8
    87,3
    Cantina Bolzano
    Pinot Nero “Thalman”
    Südt. – A. A. Doc

    9
    87,2
    Elena Walch
    Pinot Nero “Ludwig”
    Südt. – A. A. Doc

    10
    86,8
    Manincor
    Pinot Nero “Mason”
    Südt. – A. A. Doc

    Cave Gargantua
    Pinot Nero “Pierre”
    Valle d’Aosta Doc

    A margine della degustazione, va segnalata l’ottima prova di alcuni Pinot Nero non altoatesini, in particolare: Cantina di Toblino Pinot Nero “Baticòr”, Maso Cantanghel Pinot Nero “Vigna Cantanghel”, Maso Poli Pinot Nero, Tenute Lunelli Tenuta Morgon Pinot Nero “Maso Montalto”, per il Trentino. Les Cretes Pinot Noir “Revei” per la Valle d’Aosta. Azienda Agricola Segni di Langa Pinot “Gian Luca Colombo”, per il Piemonte. Opificio del Pinot Nero, Pinot Nero “Marco Buvoli”. Frecciarossa Pinot Nero “Giorgio Odero” per la Lombardia. Castelsimoni Pinot Nero “Diamante Nero” per l’Abruzzo.
    Ines Giovanett
    In fine, ho chiesto a Ines Giovanett, Presidente dell’Associazione Pinot Nero Alto Adige come vede la manifestazione in prospettiva e quali sono le novità per la prossima edizione.  
    La nostra manifestazione si svolge più o meno nella stessa maniera da 23 anni, non ci sono ai stati grandi cambiamenti e quindi pensiamo sia giunto il momento di cambiare alcune cose. Abbiamo visto che la modalità di quest’anno (degustazione seduta) è stata molto apprezzata e quindi pensiamo di portarla avanti anche per il futuro, soprattutto chi vuole dedicarsi e concentrarsi sul assaggio del Pinot Nero ha apprezzato molto questa modalità. Penso questi due anni di pandemia ci abbiano dato il giusto spunto per il cambiamento e quindi abbiamo decido di raccogliere le nostre idee e incorporare i cambiamenti in piccoli step nei prossimi tre anni. 
    Un punto cruciale sicuramente è il concorso, purtroppo è da anni che le critiche sul concorso sono diventate più forti in quanto vincono spesso vini altoatesini nonostante la giuria sia composta da enologi di tutte le regioni partecipanti in proporzione alla quantità di vini partecipanti. Su questo lavoreremo in modo più approfondito ma sappiamo anche che questa sarà la parte più difficile. Un concorso non può mai dare un risultato definitivo quindi ci sarà sempre una critica, noi cerchiamo di fare il meglio per avere più partecipanti e riuscire a dare un giudizio più oggettivo possibile.

    Tags: altoadige, altoatesino, Blauburgunder, Blauburgundertage, giornate pinot nero, ines giovanett, pinot nero, roberto cipresso LEGGI TUTTO

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    I vini di Gradis’ciutta e il Collio, parlandone con Robert Princic

    Robert Princic
    Robert, 7 anni fa pubblicavo su La stanza del vino l’inchiesta “Dialoghi sul Collio” che prendeva spunto dalle parole che Marco Felluga, allora past president del Consorzio Collio, aveva pronunciato durante il Premio Collio 2014. Marco, con grande rammarico,  faceva notare che i vini del vostro territorio da qualche tempo avevano perso fascino e appeal. Sono andato a rileggermi le tue parole a corollario di tutti gli interventi dei giornalisti/addetti ai lavori che, con grande interesse, si espressero su quelle affermazioni e mi sono rimbombate nella testa, in particolare queste che risultano essere davvero lungimiranti: “Potrei dire che il Collio da un mio punto di vista in passato era di moda, oggi continua ad essere un mito. Nelle migliori carte dei vini il Collio non manca mai. Molti altri territori che sono stati di moda, oggi sono scomparsi. Le mode devono essere una preoccupazione per tutte le zone dove c’è una grande vocazione viticola.” Non credo tu abbia doti divinatorie, ma con grande saggezza e orgoglio facevi notare, in poche parole, che non sarebbe certo stata una fase di stanca a far dimenticare ai mercati e agli appassionati di tutto il mondo un territorio unico e polarizzante come il Collio.  Oggi a distanza di 7 anni e dopo molti assaggi susseguitisi nel tempo, posso affermare con certezza che il Collio si sia ripreso, e con gli interessi, il posto che merita nell’olimpo dei viticoltura mondiale. Ti chiedo se sei d’accordo con questa mia affermazione e qual è la fase che stai/state vivendo voi vignaioli del Collio, quali sono i tuoi progetti e le tue speranze a medio lungo termine.
    Mi fa piacere rileggere quanto detto anni fa, ovviamente non sono un veggente, anzi, ma queste erano parole che credevo e credo condivisibili da tutti i produttori che hanno modo di visitare ristoranti nelle varie aree del mondo. Il Collio, rispetto ad altri territori che sono stati di grande moda, ha un enorme vantaggio, quello di essere un territorio che, dal punto di vista di terroir e clima, ha un potenziale produttivo di eccellenza. Negli anni passati dal dialogo che hai citato molto è stato fatto per riportare il Collio sulla bocca dei giornalisti e nell’immaginario collettivo. Il lavoro svolto sino a qui non è però sufficiente, dobbiamo portare il grande pubblico a riconoscere nel Collio quella eccellenza a livello mondiale che, sia per storia che per qualità della produzione, sicuramente è. Continuo a credere che il Collio sia rimasto un punto di riferimento, un mito e che in realtà abbia il suo posto fisso nell’olimpo. Vero è che in passato era l’unico e oggi alcuni altri territori si sono proposti e si stanno proponendo come territori importanti nel panorama della produzione dei grandi bianchi in Italia. Sono però dell’idea che l’unicità e caratterizzata  da un intreccio  di situazioni climatiche, pedologiche ma anche culturali e storiche, che rendono ogni territorio unico ed in Collio, da un mio punto di vista, l’intreccio in questione, trova la sua massima espressione.
    I vignaioli del Collio, dal mio punto di vista, hanno il pregio di essere innamorati del proprio lavoro, quasi fino a non considerarlo più un lavoro, bensì una missione che vogliono portare a termine a qualsiasi costo. Credo che questo sia uno dei ingredienti che rende unico il vino.
    Per darti un idea, mi capita spesso che Collio venga erroneamente scambiato per Friuli. In che senso: chiedendo anche a degli addetti al settore che aziende del Collio conoscono, nell’elenco vengono inserite molte aziende che operano su territori diversi all’ interno della regione FVG. Un po’ come succede con il Prosecco che oggi è diventato sinonimo (in modo improprio) di spumante. Chiaramente questo è un problema, però può e deve essere visto come punto di forza  dal quale partire. Significa che bisogna essere ancora più incisivi nella comunicazione e attenti ad entrare nei dettagli. Il Collio è piccolo ed è unico e questo secondo me il messaggio che noi dobbiamo dare nel raccontarlo.
    Per quel che riguarda me, potrei dirti che di progetti ne abbiamo tanti. Il percorso che ci ha portato e ci ha permesso di produrre vini sempre più puliti, salubri  e sostenibili (con il percorso Biologico) è stato raggiunto. L’obiettivo che mi sono posto anni fa di produrre vini sempre più importanti e longevi rimane sempre il focus. Chiaramente ogni anno e diverso e ogni anno si continua a crescere, nella maturità ma anche nella capacità di affrontare problematiche e sfide produttive sempre nuove. Uno degli obiettivi è quello del conoscere sempre meglio i nostri vigneti, studiarli, analizzarli sotto un profilo climatico, pedologico ma anche nel capire quali sono le piante e gli insetti che vivono in simbiosi con le viti, proprio per capire quel micro cosmo che rende unico ed irripetibile ogni singolo vigneto. Logicamente tutto quello che facciamo è giusto raccontarlo e magari anche farlo vivere a tutti coloro che si avvicinano ai nostri vini e vogliono vivere l’esperienza Gradis’ciutta. Sempre più importante è per noi sviluppare l’incoming turistico e proprio in quest’ottica stiamo concludendo i lavori di restauro di una villa di campagna dell’antica nobiltà locale. Il “palazzo” come in zona abbiamo sempre usato chiamarlo, era abbandonato da decenni ed oggi sta rinascendo come struttura ricettiva d’eccellenza (almeno questo è il mio intento), dotata di 12 stanze, tre sale degustazioni e focalizzata sull’accoglienza a 360 gradi. L’idea e promuovere i prodotti del nostro territorio e tutte le attività che si possono svolgere non solo nella nostra cantina, ma in tutta la zona.
    Tutte le cose di cui ho parlato sino ad ora non potranno avere alcun successo se non sapremo porre sempre il territorio prima delle singole cantine. Anni fa, quando ero un produttore alle prime armi, parlando con il Conte Douglas Attems, fondatore, anima e pilastro del Consorzio per decenni, egli mi disse una frase che per me è stata un mantra: “finchè non scriveremo Collio in grande nelle nostre bottiglie, non avremo mai capito nulla, questo è il miglior modo per dare valore al nostro lavoro e alla nostra denominazione”. Per questo, quando nel 2009 ho lanciato il Collio Riserva, vino che nasce dalle 3 varietà autoctone di questa terra (Ribolla Friulano e Malvasia), ho scelto che la denominazione avesse un font molto più grande di  quello dell’nome azienda. Questo concetto, lo considero solo un punto intermedio, anche perché i progetti per questo vino sono ancora molti, come lo sono per il nostro territorio.
    I vini Gradis’ciutta nell’annata 2019 e il Collio  Riserva 2016
    L’annata 2019 in Collio, dopo una primavera piuttosto fredda, è stata attraversata da un’estate siccitosa con piogge cadenzate che hanno permesso di portare in cantina uve di grande qualità che hanno donato ai vini complessità, eleganza ed equilibrio, tutte qualità confermate dagli assaggi dei vini di Robert Princic. L’alcolicità è più bilanciata rispetto al passato e la salubrità è altro importante elemento distintivo nei vini di Gradis’ciutta. L’azienda, dall’annata 2018, dopo un percorso durato 10 anni, ha ottenuto la certificazione biologica.
    Malvasia 2019 Collio DOC: da uve malvasia istriana. Vinificazione in acciaio, affinamento in acciaio e bottiglia. Naso di grande impatto: camomilla, fieno, agrumi, torroncino. In bocca il vino entra morbido, fresco, accompagnato da una delicata nota sapida. Malvasia del Collio tra le più rappresentative.
    Sauvignon 2019: Vinificazione in acciaio, affinamento in acciaio e bottiglia. Notevole il bouquet, di rara eleganza: fieno, sambuco, menta, pistacchio. Bocca rotonda, acidità intensa e sorso lungo, immagino con gioia una verticale con vecchie annate. Marca in maniera netta lo stile aziendale, grande mano del vignaiolo.
    Chardonnay 2019: pressatura soffice, 80% in vasche di acciaio e 20% in botti di legno grande. Affinamento in acciaio, botte e bottiglia. Al naso profumi molto eleganti: torroncino, leggera torrefazione, frutta cotta. La bocca riprende il naso espandendolo. Sorso pieno, rotondo, molto lungo. Chardonnay di grande eleganza e di notevole spessore, ancora un vino di prospettiva, da riassaggiare nel corso degli anni.
    Pinot Grigio 2019: Vinificazione in acciaio, affinamento in acciaio e bottiglia . Leggere note ramate. Naso profondo: nocciola, burro di arachidi, frutta cotta, camomilla. Il sorso è pieno e avvolgente e chiude lungo. Il pinot grigio di grande eleganza, qui è il terroir a fare la differenza.
    Friulano 2019: Vinificazione in acciaio, affinamento in acciaio e bottiglia. Naso d’effetto: nocciola, camomilla, fieno, poi arrivano delicate note di mela matura e dattero. Grande coerenza tra naso e bocca, delicata nota di mandorla sul finale, per un tocai intenso e romantico.
    Collio Riserva 2016: Vinificazione in acciaio, affina poi un anno in botte grande, in acciaio per un anno e 6 mesi e successivamente in bottiglia. Da uve friulano, ribolla e malvasia istriana e da un’annata potente e equilibrata come la 2016, arriva nel bicchiere tutta la magnificenza del Collio. Naso delicato di fiori bianchi, torroncino, frutta matura. Sorso avvolgente, scattante e vitale, ancora in divenire.

    Tags: collio, collio riserva, gradisciutta, robert princic LEGGI TUTTO

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    Anteprima Chiaretto di Bardolino, il Lago Garda in una scatola

    Si dice che la pandemia rivoluzionerà il mondo degli eventi del vino, probabilmente in maniera strutturale. Quali saranno le modalità e le implicazioni di questo cambiamento epocale lo scopriremo nei prossimi mesi/anni. Eppure, nonostante la realtà sia ben nota, un filo di ansia mi assale ogni qual volta sento questi discorsi e in cuor mio spero sempre che si tratti di una sorta di millenarismo diffuso. Non posso immaginare, ad esempio, che durante l’Anteprima del Chiaretto a Lazise non potrò più bermi un calice di vino rosa lungolago, scambiando impressioni con i colleghi mentre il sole va giù, in un tramonto mozzafiato di una primavera anticipata. Adesso, almeno per quest’anno, la dodicesima Anteprima è racchiusa tutta in una scatola contenente 50 campioni di Chiaretto di Bardolino ricondizionati da Vignon in bottigliette di vetro del contenuto di 5 cl, più o meno il quantitativo servito nelle degustazioni professionali. Il primo dubbio che potrebbe sorgere, prima di approcciarsi alla degustazione, sta nella tenuta del vino in questo micro-contenitore di vetro. In realtà il Consorzio non ha lasciato nulla al caso. Prima della spedizione dei campioni alla stampa nel formato Vignon, è stato avviato un percorso di sperimentazione iniziato nel mese di settembre 2020. Prove e assaggi incrociati tra i Chiaretto ricondizionati nelle bottigliette e lo stesso vino proveniente dalla bottiglia in formato classico da 0,75 l. Sono stati fatti confronti di assaggio con le bottiglie o LEGGI TUTTO

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    Il valore dei vigneti in Italia per regione e provincia – dati CREA, aggiornamento 2019

    Fonte: CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria
    A differenza di della variazione leggermente positiva rilevata attraverso le quotazioni delle zone vinicole più vocate, secondo l’indagine annuale compilata dal CREA sul valore dei vigneti italiani nel loro complesso segna un dato stabile nel 2019 a 53600 euro per ettaro. La rilevazione statistica di quest’anno non offre numerosi spunti di discussione, visto che la maggior parte dei dati regionali è sostanzialmente stabile, con l’eccezione di un dato molto positivo per il Piemonte (+2.7% – a conferma di quanto già visto nelle indagini precedenti) e di un dato molto negativo per il Friuli Venezia Giulia (-3.2% – in questo caso in forte controtendenza rispetto alla crescita degli ultimi anni). Se guardiamo ai valori assoluti, il Nord Est italiano è la zona con le valutazioni più elevate (il Trentino Alto Adige in particolare), mentre se guardiamo i dati di crescita nei 5 anni il Piemonte continua a primeggiare. Bene, da questa edizione ho anche aggiunto le pagine in Google Sheet nella sezione Solonumeri, dove troverete tutti i dati dal 2000 in avanti con il dettaglio (qui non commentato) di province e regioni anche per zona altimetrica: se volete accomodarvi, questo è il link della pagina dedicata all’Italia. Passiamo a commentare qualche numero insieme.

    Il valore del vigneto italiano nel 2019 secondo CREA è stato stabile a 53600 euro per ettaro, con un picco (invariato) di 255mila euro per ettaro in Trentino Alto Adige e un punto più basso di 13mila euro per ettaro in Sardegna (+1% nel 2019).
    Come dicevamo sopra le variazioni sono molto omogenee nel 2019, quindi per trovare delle vere tendenze bisogna andare almeno sui dati di 5 anni, se non di 10. Se ci spostiamo su questo piano, soltanto una regione italiana ha una crescita superiore al 2% in entrambi i lassi temporali, il Piemonte. Negli ultimi 5 anni si osserva un andamento positivo anche per la Lombardia e nel sud per la Puglia, nel contesto di un andamento a livello nazionale di crescita dell’1% annuo.
    Sui dati provinciali ci si può sbizzarrire di più perchè emergono un po’ di differenze. Anzitutto sui dati annuali ci sono 5 province che crescono più del 3%: Firenze, Crotone, Cagliari, Reggio Emilia, Cuneo e Udine, mentre ce ne sono 5 che calano più del 3%: Pordenone, Rimini, Venezia, Padova e Trieste. Il segno di una “correzione” delle quotazioni del Prosecco e dunque dei suoi terreni sembra emergere.
    Se invece nelle province ci spostiamo sui dati a 5 anni emerge forte la componente spumanti: Brescia +3.6% annuo, Belluno +3.1%, Firenze e Venezia sul +3% con anche poco sotto Asti e Taranto.
    Bene, vi lascio alle tabelle che vi ricordo di consultare per i dati annuali dettagliati nella sezione Solonumeri.

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    Constellation Brands – risultati 2020 e non-previsioni 2021

    Fonte: bilancio e comunicato stampa
    Constellation Brands ha chiuso questo stranissimo 2020 con dei risultati che quasi non mostrano l’impatto della pandemia. Dato che gli utili non sono scesi nel 2020 (anzi sono saliti dell’1% se aggiustati per le variazioni di valore di Canopy), l’azienda ha mantenuto un approccio molto prudente sulle prospettive del 2021, anche perché la vendita di un bel pezzetto del segmento vino a E&J Gallo avrà un impatto negativo che nell’anno appena chiuso si è materializzato soltanto nell’ultimo trimestre. L’utile per azione 2021 è dunque visto calare da 10.44 a 10.15 dollari per azione (escluso il contributo di Canopy, che continua a macinare perdite su perdite). Nel 2020 per tirare le somme il vino e gli spirits di Constellation ha fatturato 2.54 miliardi di dollari (il 29% del totale) e ha generato un utile operativo di 622 milioni (il 22% del totale), con una crescita organica del 2% (+8% nell’ultimo trimestre). Nel 2021 l’impatto del disinvestimento determinerà un calo ulteriore del contributo del vino tra il 20% e il 25% (a fronte di una previsione di crescita organica positiva del 2-4% per il segmento). Passiamo a commentare qualche dato:

    Le spedizioni di vino si sono riprese nell’ultimo trimestre dell’anno del 3% quando si esclude l’impatto della vendita di parte della divisione, mentre a livello annuo i 45 milioni di casse spedite da CB sarebbero calate del 5%. Il segmento delle bevande alcoliche americane nell’ambito del COVID ha subito un forte processo di “destocking” in base al quale la catena di distribuzione ha ridotto le scorte di prodotto (pur rischiando di perdere qualche vendita) per massimizzare la disponibilità di cassa.
    Tornando a CBrands il dato positivo delle spedizioni non corrisponde all’andamento del prodotto presso i clienti finali, che è stato meno negativo nell’anno (-3%) che non nell’ultimo trimestre (-7%). Tutti questi numeri ci fanno comunque giungere alla conclusione che il segmento del vino di qualità come quello di CBrands è ha subito un impatto negativo legato alla pandemia e all’impatto sulla ristorazione.
    I dati finanziari sono rimasti buoni, con un margine operativo del 24% nell’anno ma con un pesante calo nell’ultimo trimestre dell’anno (20%), segno che la vendita a Gallo ha riguardato vini non strategici ma non per questo molto profittevoli.
    Se prendiamo i dati globali CBrands è oggi un colosso da 8.6 miliardi di dollari di vendite e 2.8 miliardi di utile operativo, con un utile netto di 2 miliari di dollari nel 2020. Il tutto esclude Canopy a livello operativo, che avrebbe portato a rilevanti perdite.
    La struttura finanziaria di CBrands tuttavia ha tratto grandi benefici dall’operazione di vendita del segmento vino, che ha generato circa 1 miliardo di dollari di incasso. Il debito è calato da 12 a 10 miliardi di dollari, per un rapporto sull’EBITDA che scende da 4.2 volte a 3.2 volte.

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    Nuovi sapori attraversando il paesaggio culturale della Livenza

    Il Veneto Orientale è quell’area geografica dove Venezia si potrebbe definire al tempo stesso così vicina, ma anche così lontana. Vicina per ragioni di politica amministrativa e comunque di distanza chilometrica; lontana perché i paesi che rientrano nel mandamento hanno molti elementi di condivisione culturale e sociale più affini al trevigiano e al pordenonese, invece che al veneziano. Il Veneto Orientale deve la sua notorietà internazionale al turismo balneare, note ai più sono le spiagge di Bibione e Jesolo e Caorle, quest’ultima poi meriterebbe un discorso a parte perché con le sue calli e campielli è una sorta di Venezia in miniatura. Esiste però un microcosmo, non battuto dal turismo di massa, che si identifica con il Turismo del paesaggio culturale. Proprio in questo contesto nasce il progetto “GiraLivenza”, finalizzato alla realizzazione di un percorso verde incentrato sul fiume Livenza con la realizzazione di un sistema di itinerari localizzati nei Comuni di Torre di Mosto e Caorle. Tra gli obiettivi dichiarati anche la valorizzazione dell’entroterra integrato con l’offerta balneare e la sinergia tra gli operatori economici locali appartenenti al settore agricolo, del turismo e dei servizi. Va da sé che in tutti questi ragionamenti, per l’enogastronomia, c’è un potenziale di sviluppo enorme, perché il viaggiatore/turista brama di carpire i segreti più intimi del territorio in cui si trova e cibo e vino sono alcuni degli argomenti migliori di cui disponiamo per cogliere l’essenza più profonda di un luogo.  Ne è un esempio concreto l’anguilla, “bisàt” in dialetto, che trova il suo habitat naturale proprio nelle acque del fiume Livenza. Grazie a Slow Food Veneto Orientale, con il supporto delle amministrazioni del territorio e della rete dei ristoratori locali, è nata la “Comunità del bisàt della Livenza”, con lo scopo di preservare e rilanciare l’antica pesca fluviale lungo questo fiume. Il bisàt, come per le altre comunità fluviali viciniori, come ad esempio il fiume Lemene, ha rappresentato una delle più importanti forme di sostentamento dei pescatori locali. Purtroppo, nel corso degli ultimi anni questa tradizione è quasi andata perduta a causa del calo della domanda e dell’inquinamento delle acque, tanto che oggi a custodire i segreti del mestiere sono rimasti solo due pescatori. Di bisàt pare ne fosse ghiotto Ernest Hemingway, che nel 1918 ebbe a soggiornare proprio in questa zona. Il grande scrittore era arrivato nel Veneto Orientale durante la Prima Guerra Mondiale, quando giovane soldato americano, rimase ferito e fu curato a Torre di Mosto, presso il municipio, trasformato nella sede della Croce Rossa degli Stati Uniti. Questi luoghi fecero anche da sfondo alla storia d’amore, divenuta leggenda, tra Ernest Hemingway e la giovane crocerossina Agnes von Kurowsky. Agnes successivamente ridimensionò la vicenda ad amore platonico, mentre lo scrittore sostenne sempre che la loro fu una vera e propria storia d’amore. Qualunque sia la verità è innegabile che i due si trovassero a Torre di Mosto contemporaneamente, magari, tra una chiacchiera e l’altra, deliziandosi con una anguilla ai ferri accompagnata da un ottimo vino torresano, ottenuto dai vigneti “maritati a gelso”, come in uso all’epoca e di cui è ancora possibile trovare qualche testimonianza in località S. Elena. Oggi la zona vitivinicola si identifica con la DOC Lison Pramaggiore la quale, grazie alle nuove generazioni di viticoltori esprime un crescente potenziale qualitativo, con gli autoctoni Lison Classico, refosco dal peduncolo rosso ma anche con gli internazionali merlot, cabernet e malbech, vini che tra l’altro, proprio nell’abbinamento con il cibo trovano la loro massima espressione. Da ricordare anche l’impegno che molte cantine del territorio stanno portando avanti nell’assunzione di pratiche sostenibili, sia in vigna che in cantina, con una trentina di aziende che si sono convertite o sono in fase di conversione al biologico, aderendo, a partire dal 2016, al progetto del Bio-distretto, con sede ad Annone Veneto.
    «Sono un vecchio fanatico del Veneto ed è qui che lascerò il mio cuore». Ernest Hemingway 1948.
    Per approfondimenti www.giralivenza.it
    Le foto della Livenza e del bisat sono tratte dalla pagina Facebook di GiraLivenza

    Tags: bibione, bisat, caorle, ernest hemingway, giralivenza, jesolo, Lison, Lison Pramaggiore, livenza, torre di mosto, veneto, veneto orientale, venezia LEGGI TUTTO