Oggi analizziamo i dati finanziari del 2024 del settore vinicolo italiano, elaborati dall’Area Studi Mediobanca, che, come ogni anno, ha gentilmente messo a disposizione del blog. Il rapporto è diventato un vero e proprio compendio commentato che non si ferma all’analisi di bilancio di queste 255 aziende vinicole, ma ormai comprende innumerevoli approfondimenti relativi alle prospettive future, ai consumi di vino, alle esportazioni, all’analisi dei canali di vendita, a una lista molto esauriente di acquisizioni nel settore, e molto altro. Avendo conosciuto di persona Gabriele e Oriana che stanno dietro a questo rapporto, sono molto contento che questo rapporto e il blog siano cresciuti insieme nel tempo!
Tornando ai numeri, di cui vedete un grafico sopra, beh, il 2024 era ancora stato un anno buono per il settore, sebbene con un rallentamento delle vendite (+1%) ma con un miglioramento dei margini che si riportano vicini al record del passato. Nel 2025 la musica è cambiata, visto che l’80% di questo campione da 12 miliardi di vendite ha riportato un calo del fatturato di quasi il 3%, che porterà gioco forza a un ridimensionamento dei margini (nel 2020, le vendite calarono del 3% e i margini scesero dello 0.6% dal 10.3% al 9.7% ma con i supporti governativi).
Passiamo all’analisi dettagliata dei numeri, relativi a tutto il campione, comprese le cooperative. Nei prossimi post vedremo i dati “esclusi cooperative” e quelli relativi al segmento degli spumanti!
Il campione Mediobanca comprende 255 aziende italiane del vino, con oltre 20 milioni di euro di fatturato.
Il fatturato cumulato 2024 sale a 12 miliardi di euro, dagli 11.9 del 2023: una crescita dell’1.1% che conferma il rallentamento già visto l’anno precedente, quando l’incremento era stato di appena lo 0.6%. La stagione della crescita robusta, quella del +9% del 2022 sul 2021, è alle spalle. Dentro il dato, le due gambe camminano allo stesso passo lento: l’export sale a 5.931 milioni (+1.3%) e il mercato interno a 6.069 milioni (+0.8%). Il dato più preoccupante è però la stima 2025: 11.7 miliardi, in calo del 2.8% sul 2024.
I margini crescono. Il valore aggiunto sale del 5% a 2.4 miliardi e il margine sulle vendite supera per la prima volta dal 2006 al 20% (dal 19.3% del 2023). Il MOL arriva a 1.3 miliardi (+5%), con margine in salita al 10.8% dal 10.4%. L’utile operativo tocca 763 milioni, massimo di sempre, con margine del 6.4%. Il miglioramento dei margini in un anno di vendite quasi stabili per un campione così esteso è un indicatore di una struttura di costi e prezzi in miglioramento.
L’eccezione è l’utile netto, che scende a 401 milioni dai 414 del 2023, un calo del 3%. Il motivo è che gli oneri finanziari netti salgono a 124 milioni, dai 103 del 2023 e dai 46 del 2022: il conto dei tassi in rialzo si è fatto sentire. Le tasse aumentano a 156 milioni da 126.
La struttura finanziaria migliora dopo il “balzo” del 2023 determinato da alcune importanti acquisizioni. Il patrimonio netto cresce a 10.4 miliardi dai 10.1 del 2023, mentre i debiti scendono a 3.3 miliardi da 3.5. Il rapporto Debiti/Patrimonio passa a 0.32 da 0.35, e il Debiti/MOL si riduce a 2.5 da 2.8. Il ritorno sul capitale risale al 5.9% dal 5.7%, ma resta sotto i livelli di metà del decennio scorso, quando superava il 7%. I dipendenti aumentano a 20968 dai 20628 del 2023.
Una nota infine sugli investimenti, che calano a circa 560 milioni dai 660 abbondanti del 2023, con il peso sul fatturato che scende al 4.7% dal 5.6%, dopo anni di investimenti sostenuti.
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