Dopo aver dedicato qualche giorno fa il consueto commento alle aziende di capitali del vino nel loro insieme, torniamo sul rapporto dell’Area Studi Mediobanca isolando il sotto-campione delle aziende a vocazione spumantistica, ossia 59 aziende (una in più dell’anno scorso). Le conclusioni sono piuttosto chiare: a fronte di una dinamica del fatturato 2024 migliore di quella del campione totale (e di quello delle sole aziende), non destinata a proseguire nel 2025, i margini restano su livelli più contenuti e, soprattutto, mostrano una dinamica meno favorevole, il che può sembrare paradossale rispetto alla percezione di “superiorità” del segmento degli spumanti nel contesto del settore del vino italiano.
Grafici, tabella con i dati e commento dettagliato nel resto del post.
Il fatturato cumulato delle aziende spumantistiche sale nel 2024 a 3.2 miliardi di euro, +2.5%. È un passo leggermente più sostenuto di quello registrato dalle aziende nel loro complesso (+2%), e soprattutto di quello del settore comprensivo di cooperative (+1.1%). L’indice delle vendite (2009=100) colloca le aziende spumantistiche oltre quota 250, contro un campione totale fermo poco sotto 190: nel giro di quindici anni, il fatturato di queste aziende è cresciuto cumulativamente del 30% in più rispetto a quello del settore, che è cresciuto del 90%.
Da notare però che nel 2025 Area Studi Mediobanca stima un calo dell’1.5%, che è uguale a quello delle aziende vinicole, anche se leggermente inferiore al circa -3% atteso per il settore nel suo complesso.
La scomposizione fra mercati conferma la natura più orientata al mercato domestico, con 1.8 miliardi di fatturato italiano e 1.4 di fatturato estero, ossia il 44% del giro d’affari. Ovviamente, la dinamica delle vendite estere è stata esplosiva, sia rispetto alle vendite italiane sia rispetto alle vendite estere nel totale del campione.
Sui margini, il quadro resta meno favorevole, come abbiamo già commentato negli anni passati. Il MOL del 2024 sale a 294 milioni, massimo del periodo, ma il margine sulle vendite si ferma al 9.2%, praticamente stabile sul 9.1% del 2023 e lontano dal picco del 10.5% toccato nel 2021. Il margine delle aziende spumantistiche, storicamente più volatile, resta sotto quello delle aziende di capitali nel loro insieme, che nel 2024 ha toccato il 14.0%. L’utile operativo segue la stessa logica, a 183 milioni con margine al 5.7%, stabile sul 2023 ma sotto i livelli di metà periodo. L’utile netto si ferma a 111 milioni, in forte calo rispetto ai 149 milioni del 2023, per via di un forte calo dei proventi finanziari e di un incremento delle imposte.
La struttura finanziaria resta solida. Il patrimonio netto cresce a 2.3 miliardi da 2.2, mentre il debito netto sale marginalmente, da 652 da 606. Il rapporto Debiti/MOL resta contenuto a 2.2, in linea con il 2023 (2.1) e con il dato delle aziende di capitali, e il Debiti/Patrimonio è fermo a un prudente 0.3. Gli investimenti scendono a 147 milioni dai 179 del 2023, con il rapporto Investimenti/Fatturato che cala al 4.6% dal 5.7%: il dato Capex/ammortamenti torna a 1.3, lontano dai picchi sopra 2.0 della metà dello scorso decennio, a segnalare una fase di consolidamento dopo anni di espansione della capacità produttiva, ma comunque sopra la dinamica delle aziende. Il ritorno sul capitale è sostanzialmente stabile al 7.3% (dal 7.7%), un livello migliore di quello del campione complessivo. L’organico continua a crescere, a 3956 dipendenti da 3878.
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