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Tenute Perda Rubia: l’anima profonda dell’Ogliastra


Il recente spunto critico offerto dal professor Michele Antonio Fino sul Gambero Rosso solleva una riflessione preziosa sulla comunicazione odierna: la crisi del vino potrebbe essere, in parte, una questione di parole. Negli ultimi decenni abbiamo abbracciato con entusiasmo il modello di Luigi Veronelli, quel linguaggio colto e ambizioso che ha avuto il merito di nobilitare il vino, ma che col tempo ha forse messo in ombra la narrazione antropologica cara a Mario Soldati. Inseguendo la precisione tecnica di descrizioni sensoriali abbiamo smarrito il senso del vino come prodotto della civiltà. Recuperare oggi lo spirito di Soldati non significa rinnegare la tecnica, ma ritrovare una dimensione più autentica, fatta di paesaggi, volti e memorie.

Mario Mereu_Pierpaolo Penco

Questa suggestione mi ha spinto a riaprire quel capolavoro che è Vino al Vino. Ed è tra quelle pagine che ho ritrovato il filo rosso che lega il passato al mio ultimo Vinitaly.

Sfogliando il resoconto del terzo viaggio di Mario Soldati, pubblicato nel 1977, ci si imbatte in una Sardegna del vino autentica. A Tortolì, lo scrittore incontra il Commendator Mario Mereu, un uomo che definisce “artigiano puro”. Soldati ne ammira la capacità di essere un “piccolo industriale” che però non ha mai tradito la terra e che possiede l’intelligenza di creare un Cannonau capace di viaggiare nel mondo senza alterarsi. Lo ha chiamato Perda Rubia, evoluzione sonora del sardo Perda Arrubia, pietra rossa, e Soldati ne resta folgorato, descrivendo anche l’intenso dialogo con Mereu, dove il racconto del vino si mescola a quello drammatico del sequestro subito dal Commendatore nel 1970. In quel mese di prigionia in un cunicolo di tufo, fu proprio l’acqua di un ruscello chiamato Perda Rubia a tenerlo in vita. Il vino, dunque, diventa simbolo di salvezza.

Cinquant’anni dopo quel racconto, ho incrociato al Vinitaly lo sguardo di un altro Mario Mereu, nipote di quel Commendatore e oggi custode di una visione che sembra rispondere perfettamente alla riflessione di Fino. Se nonno Mario fu il pioniere che nel 1949 imbottigliò la prima annata di Perda Rubia come Cannonau in purezza, il nipote Mario rappresenta oggi la linfa vitale di un’azienda che si estende su seicento ettari di macchia mediterranea, boschi e oliveti. In un mondo che corre verso l’omologazione, Tenute Perda Rubia ha scelto di mantenere i vigneti a piede franco di cannonau e muristellu. Questa pratica, rara e preziosa, permette di conservare la purezza genetica delle viti originarie sui suoli granitici dell’Ogliastra, situati tra i duecento e i quattrocento metri di altitudine, dove il vento marino e le escursioni termiche dettano il ritmo della maturazione.

La gestione attuale, avviata da Mario nel 2014 dopo la lunga e solida transizione del padre Renato, attraverso la valorizzazione di vitigni storici come il semidano e il nuragus, insieme alla coltivazione di cereali antichi bio, raccontano di un’azienda che è prima di tutto un organismo agricolo complesso. La vinificazione resta essenziale, per lasciare che sia la parcella specifica a esprimersi nel bicchiere. Una scelta che si riflette in una gamma di vini che sembrano declinare, ognuno a suo modo, il concetto di fedeltà al luogo.

Si parte dalla freschezza vitale dei Talùna, spumanti bianchi e rosati che segnano l’ingresso della tenuta in una dimensione più conviviale e moderna, per passare al Lanùra, un Vermentino che restituisce con precisione il timbro marino e sapido del microclima ogliastrino. Il Sémida, ottenuto dal recupero dell’antico vitigno semidano, rappresenta invece un impegno concreto per la biodiversità, offrendo un sorso schietto e di grande pulizia. Il Cannonau, cuore pulsante dell’azienda, si sdoppia in due interpretazioni complementari: la lettura dinamica e raffinata del Naniha, pensata per raccontare il vitigno con un linguaggio contemporaneo, e l’imponente Perda Rubia Riserva.

Quest’ultima, vino storico imbottigliato per la prima volta nel 1949, resta l’anima autentica e in assoluto uno dei riferimenti per tipologia: un Cannonau essenziale, profondo, capace di restare orgogliosamente fedele allo stile originario voluto da nonno Mario. Incontrare il Perda Rubia oggi significa dunque fare un salto temporale: non è solo degustare un Cannonau d’eccellenza, ma è riconnettersi a quella narrazione “soldatiana” dove il vino è il risultato di un equilibrio instabile e meraviglioso tra natura e cultura, tra la memoria di un nonno coraggioso e la visione di un nipote che sa guardare avanti senza dimenticare il nome della pietra da cui tutto è iniziato.

Tenute Perda Rubia: The Deep Soul of Ogliastra

A recent critical insight by Professor Michele Antonio Fino on Gambero Rosso raises a valuable reflection on modern communication: the crisis of wine might be, in part, a matter of words. Over the past decades, we have enthusiastically embraced the model of Luigi Veronelli—a sophisticated and ambitious language that succeeded in ennobling wine but, over time, perhaps overshadowed the anthropological narrative so dear to Mario Soldati. By chasing the technical precision of sensory descriptions, we have sometimes lost sight of wine as a product of civilization. Today, reclaiming Soldati’s spirit does not mean rejecting technique, but rather rediscovering a more authentic dimension made of landscapes, faces, and memories.

This suggestion prompted me to revisit that masterpiece, Vino al Vino. And it is within those pages that I found the common thread linking the past to my recent experience at Vinitaly.

Browsing through the account of Mario Soldati’s third journey, published in 1977, one encounters an authentic Sardinia of wine. In Tortolì, the writer meets Commendator Mario Mereu, a man he defines as a “pure artisan.” Soldati admires his ability to be a “small industrialist” who never betrayed the land and possessed the intelligence to create a Cannonau capable of traveling the world without altering. He named it Perda Rubia—a phonetic evolution of the Sardinian Perda Arrubia (Red Stone). Soldati was captivated by it, describing an intense dialogue with Mereu where the story of the wine intertwined with the dramatic account of the kidnapping the Commendator suffered in 1970. During that month of imprisonment in a tuff tunnel, it was the water from a stream called Perda Rubia that kept him alive. Thus, the wine became a symbol of salvation.

Fifty years after that account, at Vinitaly, I met the gaze of another Mario Mereu, the grandson of that Commendator and current guardian of a vision that seems to respond perfectly to Fino’s reflection. While the elder Mario was the pioneer who in 1949 bottled the first vintage of Perda Rubia as a pure Cannonau, his grandson Mario represents the lifeblood of an estate spanning six hundred hectares of Mediterranean maquis, woods, and olive groves. In a world rushing toward homogenization, Tenute Perda Rubia has chosen to maintain ungrafted (piede franco) vineyards of Cannonau and Muristellu. This rare and precious practice preserves the genetic purity of the original vines on the ancient granitic soils of Ogliastra, located between two hundred and four hundred meters above sea level, where sea breezes and temperature shifts dictate the rhythm of ripening.

The current management, led by Mario since 2014 following the solid transition of his father Renato, focuses on the valorization of historic varieties like Semidano and Nuragus, alongside the cultivation of organic ancient grains. This reflects an estate that is, first and foremost, a complex agricultural organism. Vinification remains essential, allowing the specific parcel to express itself in the glass—a choice reflected in a range of wines that each define, in their own way, the concept of loyalty to the land.

It begins with the vital freshness of Talùna, white and rosé sparkling wines that mark the estate’s entry into a more convivial and modern dimension. Then there is Lanùra, a Vermentino that precisely mirrors the marine and saline character of the Ogliastran microclimate. Sémida, obtained from the recovery of the ancient Semidano grape, represents a concrete commitment to biodiversity, offering a straightforward and remarkably clean sip. Cannonau, the heart of the estate, is split into two complementary interpretations: the dynamic and refined Naniha, designed to tell the story of the variety with a contemporary language, and the imposing Perda Rubia Riserva. The latter—a historic wine first bottled in 1949—remains the authentic soul and an absolute benchmark for the category: an essential, profound Cannonau, capable of remaining proudly faithful to the original style established by “Nonno Mario.”

Encountering Perda Rubia today means taking a leap through time: it is not just tasting an excellent Cannonau, but reconnecting with that “Soldatian” narrative where wine is the result of a marvelous, unstable balance between nature and culture—between the memory of a courageous grandfather and the vision of a grandson who looks ahead without forgetting the name of the stone from which it all began.


Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/

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