Il vino sta attraversando una fase difficile. I consumi diminuiscono, l’attenzione alla salute è cresciuta e l’alcol è guardato con maggiore prudenza, mentre una parte del pubblico più giovane fatica a riconoscersi nei rituali e nel linguaggio con cui il vino è stato raccontato per decenni. Ma fermarsi a queste spiegazioni significherebbe leggere soltanto una parte del problema. La crisi è anche una crisi di identità. O, meglio, di riconoscibilità.
Perché un vino dovrebbe interessare se non riesce più a raccontare con chiarezza da dove viene? In un mercato nel quale molte etichette hanno finito per assomigliarsi, il legame con il territorio può diventare invece uno degli elementi capaci di restituire senso al bicchiere, dando risposta a un consumatore che cerca qualcosa di comprensibile, autentico e soprattutto diverso.
La questione riguarda in modo particolare i vini rossi. Per anni il prestigio è stato associato alla potenza: estrazioni importanti, legno, concentrazione, alcol, bottiglie pesanti e un linguaggio che tendeva a celebrare la complessità più che la bevibilità. Era il modello di un’epoca nella quale il vino rappresentava anche uno status, un oggetto da conoscere e da esibire. Quel mondo oggi appare molto più lontano.
Non significa che i grandi rossi strutturati abbiano perso il loro valore. Significa piuttosto che non possono più rappresentare l’unica idea possibile di vino rosso contemporaneo. La facilità di beva, la versatilità a tavola, la freschezza e la capacità di accompagnare la quotidianità sono diventate qualità tutt’altro che secondarie. Ed è proprio qui che il Tai Rosso dei Colli Berici può offrire una prospettiva interessante.
Un vitigno che ha trovato casa nei Colli Berici
Il Tai Rosso appartiene alla grande famiglia della Grenache, la stessa nella quale rientrano Grenache francese, Garnacha spagnola e Cannonau sardo. Ma fermarsi alla parentela genetica significa perdere il punto essenziale: nei Colli Berici questo vitigno ha costruito nel tempo una propria identità.
Un tempo chiamato Tocai Rosso, dal 2007 ha assunto il nome di Tai Rosso per ragioni legate alla tutela della denominazione Tocai. Nella zona storica di Barbarano Vicentino, oggi Barbarano Mossano, la sua presenza è così radicata da aver dato origine anche alla denominazione Barbarano.
Il punto interessante, però, non è soltanto storico o ampelografico. È il modo in cui il vitigno riesce a interpretare oggi un’idea diversa di vino rosso.
Il Tai Rosso può essere fresco, fragrante, succoso, agile. Può accompagnare il pasto senza chiedere al commensale di costruirgli intorno un rituale. Ha una naturale vocazione gastronomica e può trovare posto accanto alla cucina vicentina, dal baccalà alla vicentina alla sopressa, ai bigoli con il ragù d’anatra, ma anche a piatti di qualunque altra regione d’Italia, che so un Caciucco alla livornese giusto per fare un esempio. In altre parole, non ha bisogno di sembrare importante per avere personalità.
Gustus 2026 e il passaggio dal vecchio al nuovo Tai Rosso
La degustazione proposta a Gustus 2026 ha avuto, in questo senso, un valore che va oltre il semplice confronto tra annate e produttori. Mettere uno accanto all’altro alcuni Tai Rosso di impostazione più tradizionale e alcune interpretazioni recenti ha reso evidente un cambiamento di sensibilità.
Dal “vecchio mondo” nella degustazione sono comparsi il Tai Rosso Colpizzarda 2011 di Dal Maso, il Corallo 2015 di Cavazza e il Tai Rosso Thovara 2019 di Piovene Porto Godi. Vini che appartengono a una stagione nella quale il vitigno poteva essere interpretato cercando maggiore struttura, concentrazione e profondità.
Dall’altra parte il “nuovo mondo”, il confronto con il Tai Rosso 2021 di Pegoraro, il 2022 di Gianni Tessari e il 2024 di Collis Cantina Veneta ha raccontato una direzione diversa: vini più agili, freschi, immediati, nei quali la struttura non scompare ma non è più il principale criterio di valore. La differenza diviene culturale, non soltanto tecnica, un vero e proprio cambio di paradigma.
Ed è proprio questo il passaggio che Giovanni Ponchia, direttore del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza, ha contribuito a mettere a fuoco negli ultimi anni: il Tai Rosso non ha bisogno di imitare modelli estranei al proprio territorio per conquistare autorevolezza. La sua forza può stare esattamente nella capacità di esprimere i Colli Berici attraverso un vino contemporaneo, la cui cifra stilistica è quella dell’equilibrio tra frutto, freschezza e immediatezza. Vini che si lasciano bere con naturalezza e che trovano nella tavola, più che nella degustazione fine a sé stessa, il proprio ambiente ideale, rendendo il Tai Rosso particolarmente interessante in questo momento storico.
La crisi si affronta anche tornando a raccontare i luoghi
Il caso del Tai Rosso porta però la riflessione oltre i Colli Berici. Se il vino vuole tornare a essere interessante per chi oggi lo guarda con distanza, non può limitarsi a cambiare il proprio linguaggio commerciale. Deve tornare a essere riconoscibile. E la riconoscibilità passa necessariamente dai luoghi.
Il consumatore non ha bisogno di un altro rosso internazionale indistinguibile da molti altri. Ha bisogno di capire perché un vino nasce proprio lì e non altrove. Il territorio non dovrebbe essere una parola da inserire nella scheda tecnica o nella comunicazione aziendale, ma qualcosa che si percepisce nel bicchiere.
Per questo il futuro dei vini rossi non appartiene ai più potenti, ai più concentrati o ai più premiati. Potrebbe appartenere a quelli capaci di trovare un equilibrio tra identità territoriale e facilità di beva, tra carattere e convivialità. Il Tai Rosso dei Colli Berici rappresenta oggi una possibilità concreta in questa direzione e, oggi, può essere una delle risposte più interessanti alla crisi.
Tai Rosso, Where Contemporary Wine Comes from the Colli Berici
Wine is going through a difficult period. Consumption is declining, health awareness has grown, and alcohol is being approached with greater caution, while part of the younger audience struggles to identify with the rituals and language through which wine has been presented for decades. But stopping at these explanations would mean seeing only part of the problem.
The crisis is also a crisis of identity. Or, more precisely, of recognizability.
Why should a wine matter if it can no longer clearly tell us where it comes from? In a market where many labels have ended up looking alike, the connection with a territory can instead become one of the elements capable of restoring meaning to the glass, responding to consumers looking for something understandable, authentic and, above all, different.
The issue is particularly relevant to red wines. For years, prestige was associated with power: significant extraction, oak, concentration, alcohol, heavy bottles and a language that tended to celebrate complexity more than drinkability. It was the model of an era in which wine also represented status, something to know about and display. That world now feels much more distant.
This does not mean that structured great reds have lost their value. Rather, they can no longer represent the only possible idea of contemporary red wine. Drinkability, versatility at the table, freshness and the ability to accompany everyday life have become qualities that are anything but secondary. And this is precisely where Tai Rosso from the Colli Berici can offer an interesting perspective.
A grape variety that found a home in the Colli Berici
Tai Rosso belongs to the great Grenache family, which also includes French Grenache, Spanish Garnacha and Sardinian Cannonau. But stopping at their genetic relationship means missing the essential point: in the Colli Berici, this grape variety has developed an identity of its own over time.
Once known as Tocai Rosso, it was renamed Tai Rosso in 2007 for reasons related to the protection of the Tocai designation. In the historic area of Barbarano Vicentino, today part of Barbarano Mossano, its presence is so deeply rooted that it has also given its name to the Barbarano designation.
The interesting point, however, is not only historical or ampelographic. It is the way this grape variety can express a different idea of red wine today.
Tai Rosso can be fresh, fragrant, juicy and agile. It can accompany a meal without asking the diner to build a ritual around it. It has a natural gastronomic vocation and can sit comfortably alongside Vicenza cuisine, from baccalà alla vicentina to sopressa, bigoli with duck ragù and even simpler, contemporary dishes from other parts of Italy — a Caciucco alla livornese, for example. In other words, it does not need to look important to have personality.
Gustus 2026 and the transition from the old to the new Tai Rosso
In this sense, the tasting presented at Gustus 2026 went beyond a simple comparison of vintages and producers. Conducted with grace and expertise by Cristian Maitan, a young sommelier who in 2023 was named Italy’s Best Sommelier by the Italian Sommelier Association (AIS), the tasting placed several more traditional interpretations of Tai Rosso alongside more recent ones, making a change in sensibility immediately apparent.
The so-called “Old World” of the tasting included Dal Maso’s 2011 Tai Rosso Colpizzarda, Cavazza’s 2015 Corallo and Piovene Porto Godi’s 2019 Tai Rosso Thovara. These wines belong to a period in which the grape could be interpreted through a search for greater structure, concentration and depth.
On the other side, the comparison with Pegoraro’s 2021 Tai Rosso, Gianni Tessari’s 2022 and Collis – Cantina Veneta’s 2024 told a different story: wines that are more agile, fresh and immediate, in which structure has not disappeared but is no longer the main criterion of value. The difference is cultural, not merely technical: a genuine change of paradigm.
And this is precisely the shift that Giovanni Ponchia, director of the Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza, has helped bring into focus in recent years: Tai Rosso does not need to imitate models from outside its territory to gain authority. Its strength may lie precisely in its ability to express the Colli Berici through a contemporary wine.
Among the interpretations that emerged at Gustus 2026, the one from Pegoraro provides a particularly clear example of this change in perspective.
The 2023 Tai Rosso Colli Berici DOC is a red wine whose stylistic signature lies in the balance between fruit, freshness and immediacy. A wine that drinks naturally and finds its ideal setting at the table rather than in tasting for its own sake. Its ability to work with food is one of the qualities that makes Tai Rosso particularly interesting at this moment in time.
The crisis can also be addressed by telling the story of places again
The case of Tai Rosso, however, takes the reflection beyond the Colli Berici.
If wine wants to become interesting again to those who currently view it from a distance, it cannot limit itself to changing its commercial language. It needs to become recognizable again. And recognizability necessarily begins with places.
Consumers do not need another international red indistinguishable from many others. They need to understand why a wine is born in one place rather than another. Territory should not be a word inserted into a technical sheet or corporate communication, but something that can be perceived in the glass.
For this reason, the future of red wine cannot be tied only to power, concentration or awards. It may increasingly belong to wines capable of finding a balance between territorial identity and drinkability, between character and conviviality. Tai Rosso from the Colli Berici represents a concrete possibility in this direction.
That is no small thing. For a red wine today, it may be one of the most interesting responses to the crisis.
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