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    L’economia del vino in California

    La California è il principale produttore di vino degli Stati Uniti, rappresentando l’81% della produzione nazionale e classificandosi come quarto produttore mondiale. Questo stato vanta circa 6.200 aziende vinicole autorizzate, per lo più a conduzione familiare e spesso multigenerazionali. Sono invece circa 5.900 i coltivatori di uve da vino, attivi in 49 delle 58 contee dello Stato su ben 590.000 acri (circa 239.000 ettari) dedicati alla viticoltura, distribuiti in 154 aree vitivinicole americane (AVA), che contribuiscono a preservare spazi aperti e paesaggi naturali.
    Sostenibilità e varietà
    Oltre l’80% del vino californiano è prodotto in cantine certificate come sostenibili (“Certified California Sustainable Winery”). La produzione annuale raggiunge 2,96 milioni di tonnellate di uve da vino, con oltre 110 varietà diverse, che rendono la California un unicum nel panorama statunitense.
    Mercato e valore economico
    Le vendite interne ammontano a 232 milioni di casse di vino californiano sul mercato statunitense. Le esportazioni di vino dagli Stati Uniti (di cui il 95% proviene dalla California) valgono 1,24 miliardi di dollari, pari a 24,2 milioni di casse esportate. Il valore al dettaglio complessivo delle vendite di vino californiano negli Stati Uniti è stimato in 67,5 miliardi di dollari. I dati provengono da U.S. Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau, Global Trade Information Services e California Department of Food & Agriculture (agosto 2025).

    L’impatto economico del vino californiano sull’economia degli Stati Uniti
    Il vino californiano rappresenta una forza trainante per l’economia nazionale, contribuendo in modo sostanziale allo sviluppo economico, alla creazione di posti di lavoro, al turismo e alla tutela ambientale. Le aziende vinicole californiane, molte delle quali a conduzione familiare, sostengono le comunità locali attraverso pratiche sostenibili e iniziative filantropiche. Il settore vitivinicolo californiano ha una portata nazionale, generando benefici in tutti e 50 gli Stati americani. Secondo le stime più recenti:

    1,1 milioni di americani lavorano direttamente o indirettamente grazie all’industria del vino californiano.
    Il comparto genera 170,5 miliardi di dollari di attività economica annuale.
    Ogni anno vengono corrisposti 59,9 miliardi di dollari in salari.
    Le imposte totali versate (incluse quelle aziendali, personali, federali e statali) ammontano a 21,9 miliardi di dollari.

    Questi numeri evidenziano come il vino californiano non sia soltanto un prodotto agricolo, ma una componente essenziale del tessuto economico statunitense, capace di influenzare positivamente il reddito, l’occupazione e le entrate fiscali a livello nazionale.
    L’impatto economico del vino californiano sull’economia della California
    Nel suo stesso Stato, il vino californiano rappresenta un pilastro economico di primaria importanza:

    Impiega 422.000 californiani in una vasta gamma di professioni che vanno dalla coltivazione all’enoturismo.
    Genera 73 miliardi di dollari di attività economica annuale.
    Versa 25,9 miliardi di dollari in salari.
    Contribuisce con 7,9 miliardi di dollari di tasse ogni anno, di cui 4,7 miliardi federali e 3,2 miliardi statali e locali.

    Questi dati dimostrano come la filiera del vino californiano sia un motore economico vitale per la California, sostenendo l’occupazione, le entrate pubbliche e l’attrattività turistica della regione. More

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    Australia – esportazioni di vino 2024

    Ogni tanto capita di dimenticarsi di scrivere un post… questa è una di quelle. Abbiamo commentato della ripresa delle esportazioni di vino dell’Australia nel 2024 grazie alla riapertura della Cina, con un aumento di circa il 30% a 2.7 miliardi di dollari australiani, che corrispondono a circa 1.8 miliardi dei nostri euro. Proprio la Cina è passata da 14 a 877 milioni di dollari, e da 15 a 816 mila ettolitri, quindi di fatto rappresentando ben più dell’incremento totale delle esportazioni (+863 milioni esportati verso la Cina, +618 milioni le esportazioni totali). Il tutto si spiega con la “compensazione” di Hong Kong, passata da 302 a 172 milioni, probabilmente usata come “testa di ponte” per entrare in Cina, e forse anche dalla Thailandia, dove si sono persi altri 15 milioni di esportazioni. Detto questo, non sono andate bene le esportazioni verso gli USA (-8%), ma anche quelle verso il Regno Unito (-2%), che resta il secondo mercato per il vino australiano dopo la “ripresa” della Cina.
    Piccolo aggiornamento su cosa sta succedendo nel 2025: nei primi 6 mesi le esportazioni sono calate di circa il 3% (-9% in Euro).
    Passiamo a un’analisi più dettagliata dei numeri.

    Le esportazioni di vino australiane sono cresciute del 30% a 2.67 miliardi di dollari australiani nel 2024, per un incremento dei volumi esportati da 6.25 a 6.63 milioni di ettolitri, dunque +6%.
    La forte ripresa delle esportazioni si concentra nel segmento dei vini in bottiglia, cresciuti del 40% da 1.47 a 2.06 milioni di dollari australiani, mentre i vini sfusi sono a +6%, da 492 a 519 milioni di dollari, con i restanti 88 milioni di altri prodotti, +2%.
    La Cina è tornata a essere il principale mercato, dopo la fine delle restrizioni alle esportazioni, con 877 milioni di export, ancora sotto il dato di 1.0-1.1 miliardi di dollari registrato prima del Covid. Va detto che il mercato cinese si è fortemente ridimensionato negli ultimi anni, per cui questi 877 milioni sono in effetti un dato particolarmente rilevante (la Cina ha dichiarato importazioni per 1.5 miliardi di euro, quindi 2.2 miliardi di dollari australiani, il che significa che gli australiani si sono ripresi di punto in bianco un terzo del mercato.
    Le esportazioni verso il Regno Unito calano del 2% a 391 milioni, mentre gli USA sono in calo più marcato, -8% a 360 milioni. Il quarto mercato è Hong Kong, sceso del 43% a 172 milioni dopo la riapertura cinese, un dato molto coerente con i circa 150 milioni che si registravano prima della “distorsione”.
    Ultima annotazione: l’Australia resta un mercato del tutto marginale per i vini spumanti. Le esportazioni di questi prodotti hanno rappresentato soltanto il 2% del totale, ossia circa 57 milioni di dollari locali.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco More

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    Canada – consumi e mercato del vino, dati 2023/24

    Le vendite di vino in Canada nel 2023-24 (luglio-giugno) sono rimaste stabili a 7.8 miliardi di dollari canadesi, ma sono calate in modo marcato in quantità, passando da 5.0 a 4.8 milioni di ettolitri. Si tratta di un andamento molto simile a quello degli altri mercati sviluppati. Dopo la parentesi del Covid, che ha di fatto aumentato temporaneamente i consumi, il declino strutturale dei consumi di vino è ripreso, forse in modo ancora più marcato e anche in paesi che fino a qualche anno fa erano considerati delle “oasi di crescita”. Il Canada era uno di questi. Il calo dei volumi del 2023-24, -5%, riguarda tutte le categorie ma come già si nota anche in Italia o in Francia è soprattutto un problema dei vini rossi, a cui il consumatore canadese è storicamente molto esposto, per la prima volta in questa rilevazione sceso sotto il 50% del totale sia per volume che per valore. Per fortuna, sia nostra che dei nostri colleghi francesi, i canadesi continuano a comprare vini esteri, che rappresentano stabilmente oltre il 70% degli acquisti.
    Passiamo a un breve commento dei dati.

    Le vendite di vino in Canada nel 2023/24 sono state stabili a 7.85 miliardi di dollari canadesi. Sono invece calati del 4.8% i volumi venduti, da 5.0 a 4.76 milioni di ettolitri, il che implica un incremento del valore medio al litro, da 15.7 a 16.5 dollari.
    In realtà il dato nasconde un trend molto peggiore per i vini rossi, i quali perdono il 2.4% in valore a 3.9 miliardi di dollari e ben il 7% in volume, scendendo a 2.3 milioni di ettolitri.
    La categoria più performante sono stati i vini bianchi, che pur perdendo il 2% in volume (1.91 milioni di ettolitri) guadagnano il 3% in valore, toccando il loro massimo storico di quasi 2.8 miliardi di euro.
    Sono invece negativi sia in valore che in volume i dati degli spumanti (-1% e -3% rispettivamente) e quelli dei vini rosati (-3% e -7%) dopo che la categoria ha toccato il picco nel 2021-22. Va detto che il Canada resta un mercato fortemente ancorato ai vini fermi, visto che lo spumante resta soltanto all’8% degli acquisti.
    Una ultima annotazione va fatta relativamente all’andamento del vino nei confronti del settore degli alcolici: il suo peso è rimasto invariato al 30% del totale, dopo il leggero deterioramento degli ultimi anni (era al 32% prima del Covid). E anche all’andamento dei prodotti locali rispetto ai prodotti importati: il Canada si mantiene sui livelli di sempre: 70% import e 30% prodotti locali.

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    Produzione di vino Italia 2024 – dati AGEA contro dati ISTAT

    Il post di oggi riassume i dati sulla produzione di vino in Italia del 2024 confrontando i dati di ISTAT (che storicamente abbiamo usato qui) che quelli prodotti da AGEA. Questo post è reso possibile dal fatto che AGEA, a partire dal 2023 (io me ne sono accorto un anno in ritardo), ha pubblicato la sua tabella di produzione di vino con suddivisione regionale e per tipologia. Prima del 2023, i dati di AGEA venivano utilizzati per una tabella riassuntiva nel sito del Ministero dell’Agricoltura (ora MASAF) con un dettaglio molto “alto” per macroregione e quindi di scarso valore.
    La differenza tra i dati AGEA e quelli ISTAT è che i primi sono derivanti dalle “dichiarazioni di produzione” degli operatori (quindi un dato in gergo “bottom-up”) mentre invece quelli di ISTAT derivano dalla rilevazione dei suoi uffici locali, che invece fanno riferimento ad altre fonti (camere di commercio e via dicendo).
    Le due rilevazioni sono sempre più divergenti. Se prima 2019 si osservava un divario medio del 2% circa e al massimo del 5%, negli ultimi tre anni le rilevazioni ISTAT sono del 10% circa superiori a quelle di AGEA.
    Ora chi ha ragione?

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    Il dato di AGEA è sicuramente giusto “per difetto”. Ossia, il dato di AGEA rappresenta il vino prodotto e dichiarato. Vi ricordo però che l’economia reale è differente dall’economia dichiarata. A tale proposito, ISTAT è solita rettificare i suoi dati per l’economia cosiddetta “sommersa”, o come meglio definita “non osservata”. Nel PIL 2023 per esempio il 10.2% del totale e si riferisce a sotto-dichiarazione dei ricavi, lavoro irregolare, affitti non dichiarati, mance, droga, contrabbando, prostituzione e via dicendo.
    Viene dunque da chiedersi se il dato AGEA è veramente quello giusto o se una parte della produzione di vino può sfuggire alla rilevazione. Io sono dell’avviso che una parte sfugga, anche se la mia supposizione si scontra con un piccolo problema: non in tutte le regioni e tutte le categorie la stima ISTAT è superiore alla rilevazione AGEA, come invece dovrebbe essere.
    Per esempio, nel 2024 secondo ISTAT in Piemonte si sono prodotti 2.2m/hl di vino, mentre secondo AGEA sono 2.7m/hl e in Veneto 10.7m/hl contro 11.7m/hl di AGEA. Invece, in aree dove anche secondo ISTAT l’economia sommersa è nettamente superiore alla media, come il mezzogiorno (16% contro il 10% nazionale) anche la produzione di vino che ISTAT inserisce nelle sue tabelle è nettamente superiore a quella di AGEA. Nel caso specifico del 2024, il 30% in più 18.2m/hl rispetto a 14.0m/hl. Al contrario, la produzione di vino del Nord Italia è molto più simile tra le due fonti, anzi secondo ISTAT è il 5% più bassa.
    Esiste anche un divario tra le categorie produttive. La differenza nel segmento dei vini DOC è molto meno marcata (ISTAT il 4% in più di AGEA) mentre è intorno al 10% per i vini da tavola e varietali e sale al 18% nel caso dei vini IGT.
    Nella sezione Solonumeri trovate la produzione di vino per anno con la dicitura “I” se il dato viene da ISTAT e “M” per il dato di AGEA, adottato dal Ministero.
    In conclusione, sono molto contento che anche AGEA abbia cominciato a rendere pubblici i suoi dati, spero che lo faccia anche a luglio 2025, come è stato fatto il 1 luglio 2025 (produzione 2024) e il 25 luglio 2024 (produzione 2023). Sarebbe auspicabile che ISTAT prendesse questi dati “ufficiali” e li confrontasse con le sue evidenze per produrre un dato (inclusivo della parte “non osservata”) di qualità superiore.

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    Spagna – esportazioni di vino – aggiornamento primo semestre 2025

    Nel primo semestre 2025 le esportazioni di vino spagnolo hanno registrato una leggera contrazione a 1482 milioni di euro, in calo dell’1.8% rispetto ai 1509 milioni dello stesso periodo del 2024. Si tratta di una correzione allineata a quanto successo nel resto del mondo, che stimiamo aver registrato un calo dell’1% circa e che affronteremo una volta che la Francia rende disponibili i dati. Come vedremo nel seguito del post, le sono state particolarmente deboli nel segmento dei vini fermi in bottiglia, calati del 4.5%, mentre sono in leggera crescita sia le esportazioni di spumanti (+1%), che quelle di vini sfusi (+3%).
    I volumi sono calati in modo più marcato da 10.8 milioni di ettolitri a 10.45 milioni, -3%. Il prezzo medio è rimasto sostanzialmente stabile a 1.4 euro al litro, un livello che ricordiamo essere tra i più contenuti nel panorama mondiale delle esportazioni.
    Fonte dei dati e delle tabelle: dogane spagnole

    La Germania resta il principale mercato con 188 milioni di euro di esportazioni, ma in calo del 7% rispetto al 2024, anche se il dato era particolarmente elevato. Il secondo mercato sono gli USA con un calo del 2% circa a 160 milioni, come per il Regno Unito che scende a 143 milioni. Il quarto e importante mercato è la Francia, calata dell’1% a 135 milioni.
    Dal punto di vista dei volumi, i due mercati chiave restano la Germania e la Francia, con 2.3 e 2.1 milioni di ettolitri, mentre le esportazioni di vino verso l’Italia crollano da 1.3 a 0.9 milioni di ettolitri, -32%. Lo stesso accade per le spedizioni in volume verso il Portogallo, che sono rapidamente calate a 0.7m/hl, dopo essere arrivate a 1.3m/hl nel 2023.
    Nel vino imbottigliato, la Spagna è calata del 4.5% principalmente a causa del mercato americano (120 milioni di euro, -6.3%), mentre è stabile il Regno Unito (126 milioni). Scende anche la Germania (83 milioni, -7.3%). Gli unici mercati positivi tra i grandi sono la Svizzera (+8.6%) e il Canada (+9%).

    Nel segmento degli spumanti si registra un lieve incremento a 235 milioni di euro (+1.2% sul 2024). Il dato è sostenuto dagli USA, passati da 31 a 36 milioni di euro, +16%, ma sono positivi anche i dati del Belgio (+6%) e della Svezia (+19%). I dati sono molto negativi per la Germania (-52%), anche se forse i vini sono passati dall’Olanda (+36%), ma sono anche molto negativi i dati sulle esportazioni di spumanti in Francia.

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    Lunelli (Ferrari)– risultati e analisi di bilancio 2024

    Che ci crediate o meno, Lunelli è l’azienda di cui analizziamo il bilancio con il maggior numero di visite (1051 contro 963 per Antinori e 763 per… Tannico) e quindi è necessario fare un buon lavoro! Per questo motivo ho deciso di acquistare sia il bilancio Lunelli che quello Ferrari, in modo da riconciliare una incongruenza sul fatturato di Ferrari, che negli anni precedenti veniva esposto come “lordo” mentre da quest’anno lo vedete come “netto” (ossia coerente con i fatturati delle altre aziende che guardiamo).
    Il 2024 è stato un anno di leggero calo per le vendite del gruppo Lunelli (-6%) e, in misura più contenuta per Ferrari (-2.6%), mentre il calo di Bisol è allineato a quello medio del gruppo. Dopo un 2023 difficile, i margini sono invece in ripresa, con un EBITDA di 27 milioni al 19% del fatturato, mentre la mancanza di proventi finanziari straordinari determina una normalizzazione dell’utile netto, 12 milioni, dopo i 26 milioni dello scorso anno.
    Se il gruppo è entrato nel 2025 con risultati solidi, l’attenzione degli amministratori è al contenimento dei costi per fronteggiare un contesto di mercato, soprattutto (ma non solo) domestico che resta difficile e a cui il gruppo è esposto in modo rilevante.
    Passiamo a un breve commento dei numeri con tabella e ulteriori grafici.

    Il fatturato consolidato cala a 138 milioni di euro, di cui 92 milioni sono Ferrari e 26 milioni sono Bisol. Le vendite italiane sono in calo del 7% a 110 milioni, quelle estere scendono del 2% a 27 milioni di euro. Ferrari ha avuto un calo dei volumi dell’8% a 5.7 milioni di bottiglie a fronte di un fatturato calato del 3%, quindi con un miglioramento del prezzo-mix del 5%.
    L’EBITDA passa da 26 a 27 milioni, dal 17.7% al 19.4% del fatturato, grazie al contenimento dei costi e al miglioramento del mix delle vendite (Ferrari è più profittevole della media), mentre l’utile operativo di 10 milioni beneficia dell’assenza di svalutazioni straordinarie presenti nel 2023, quando era sceso a 6 milioni. Al contrario, vengono a mancare circa 17 milioni di proventi straordinari e dunque l’utile netto torna a 12 milioni dai 26 del 2023.
    Se guardiamo al dettaglio, l’utile netto di Ferrari passa da 9.3 a 8.8 milioni, la perdita di Bisol cala leggermente a 0.8 milioni, mentre le Tenute Lunelli hanno perso 1.8 milioni di euro (1.4 milioni nel 2023).
    A livello finanziario, l’indebitamento finanziario netto sale da 44 a 50 milioni di euro, completamente compensato dal valore delle partecipazioni, salito da 111 a 114 milioni. L’azienda ha investito 17 milioni di euro contro 19 del 2023, in linea con gli ammortamenti, mentre ha distribuito 8 milioni di dividendi (contro 6.5 del 2023).

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    AdVini – risultati primo semestre 2025

    La società francese ha chiuso i conti del primo semestre 2025 con un calo del 4% dei ricavi a 131,6 milioni di euro, ma con un incremento del MOL (EBITDA) del 9% a 9,8 milioni di euro, per un margine sulle vendite del 7,4%, rispetto al 6,5% del primo semestre 2024 e del 6,4% della media dei sette anni precedenti.
    Il management ha quindi confermato il buon lavoro fatto nella ristrutturazione della base dei costi, almeno a livello operativo. Infatti, grazie anche ai minori investimenti, il cash flow è salito a 2 milioni di euro, segnando il terzo trimestre consecutivo di generazione di cassa netta, nonostante la società abbia registrato una leggera perdita in termini di utile netto, a -0,6 milioni di euro rispetto a -2,6 milioni di euro del primo semestre del 2024. Il magazzino è sceso di 4 milioni di euro, ossia di 7 giorni rispetto ai dati di un anno fa.
    Inoltre, il debito netto è sceso di circa 15 milioni di euro a 160 milioni, piuttosto stabile rispetto ai livelli di fine 2024 (di circa 158 milioni di euro), comunque piuttosto elevati. Infatti, in rapporto al capitale proprio, il debito è pari al 217% (dal 222% del primo semestre 2024). Il debito/MOL rolling a 12 mesi è quindi sceso a 8,3 volte, abbastanza in linea con il dato medio di 8,9x degli ultimi sette anni considerando le semestrali e del 8,5x considerando diati di fine anno.
    L’analisi prosegue con grafici e tabella riassuntiva.

    Il contesto commerciale si è stabilizzato per quanto riguarda le esportazioni di vini francesi, che sono salite dell’1,2% in valore sia per quanto riguarda i vini nel loro complesso (fermi e spumanti), sia per i soli vini fermi, con un aumento leggermente superiore (+1,6%) per quanto riguarda il perimetro di riferimento di AdVini (che vale circa 2,9 miliardi di euro). I prezzi in rialzo hanno quindi più che compensato il leggero calo dei volumi (-3,9% per i mercati di sbocco del gruppo).
    Il 61% delle vendite di AdVini è stato dedicato all’export, che ha contribuito per il 68% al margine operativo lordo (EBITDA in inglese).
    Il 44% delle vendite di AdVini è stato realizzato con vini “maisons”, ossia di marca e più pregiati e quindi costosi, che infatti hanno contribuito per il 62% al margine operativo lordo complessivo del gruppo.
    Il management ha sottolineato come:

    1) questi risultati del primo semestre 2025 siano in linea con gli obiettivi e confermino il continuo miglioramento negli ultimi tre semestri;2) AdVini sia un player in grado di conquistare quote di mercato in un contesto vinicolo difficile;3) AdVini, più che mai leader francese nei vini di terroir, continua il suo sviluppo grazie ai suoi marchi e ai suoi team, ed infine:4) facendo affidamento sul valore storico dei propri asset vinicoli e sulla posizione di leadership in Francia e Sudafrica, il management sia determinato ad aumentare il valore delle azioni AdVini.

    Il titolo è in calo del 12% da inizio anno e, nel momento in cui scriviamo, a fine ottobre 2025 capitalizza solo 48 milioni di euro alla Borsa di Parigi. AdVini normalmente scambia controvalori giornalieri modesti (dell’ordine delle migliaia di euro), mentre dopo la pubblicazione dei risultati si è visto qualche volume in più.

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    Vendite al dettaglio di vino (GDO Italia) – dati Circana, primi 9 mesi 2025

    Le vendite di vino nella GDO durante l’estate sono continuate in linea con i mesi precedenti, con un leggerissimo calo delle vendite di vino fermo (-0.4%) e una moderata crescita per i vini spumanti (+2.6%) e con i solido “dualismo” volumi in calo, valori in crescita che ha caratterizzato il mercato negli ultimi anni (con l’eccezione del periodo Covid). Secondo i dati gentilmente forniti da Circana e sommando questi dati Q3 con il primo semestre, nei primi 9 mesi dell’anno si è venduto vino per 5.2 milioni di ettolitri, -1.7% rispetto allo scorso anno, per un valore di 2.2 miliardi di euro, +1% sull’anno precedente. Gli spumanti continuano a sostenere il mercato (+6%), anche se entriamo nel loro trimestre critico, che vale quasi il doppio di un trimestre normale.
    Passiamo a un commento più in dettaglio dei dati con grafici e le tabelle complete.

    Nel terzo trimestre 2025, le vendite di vino nella GDO in Italia hanno raggiunto 1.72 milioni di ettolitri (comprensivi degli spumanti), registrando una contrazione del -1,7% rispetto ai 1.75 del Q3 2024. Il segmento del vino fermo è andato peggio, con 1.47 milioni di ettolitri, evidenziando un calo del -2,7%, mentre per gli spumanti i volumi sono cresciuti da 234 a 244mila ettolitri.
    I dati in valore incorporano un effetto prezzo positivo del 2% circa (2.3% per i vini fermi) e dunque sono stabili (+0.3% a 735 milioni di euro), con un dato marginalmente negativo per i vini fermi (559 milioni, -0.4%) e una leggera crescita per gli spumanti (168 milioni, +2.6%).
    Se guardiamo i dati in dettaglio troviamo dati molto omogenei. I vini rossi per esempio non sono andati peggio dei bianchi e dei rosati, grazie a un effetto prezzo più marcato che ha compensato un deficit maggiore di volumi, anche se parliamo di differenze inferiori al punto percentuale. Anche i grafici che trovate sotto vi mostrano delle linee “piatte” tra il secondo e terzo trimestre, a significare che non ci sono state particolari sorprese.
    Sembra esaurirsi la crescita dei vini IGT rispetto alle altre categorie, dopo diversi trimestri molto positivi, mentre continua il declino dei vini comuni, calati nel trimestre del 2% in valore (contro 0% per DOC e IGT) e del 4% in volume (contro -2% circa per DOC e IGT).
    Nel segmento degli spumanti italiani, il +2.6% si scompone in +4.2% per il metodo classico, +2.8% per gli charmat secchi, che restano la categoria dominante (135 sui 168 milioni di euro totali della categoria nel trimestre), mentre gli charmat dolci scendono del 3.7% a 8 milioni di euro.
    Annotazione finale: dopo diversi trimestri di forte crescita, durante l’estate lo Champagne è stato stabile. Con 8 milioni di euro rappresenta circa l’1% delle vendite di vino della GDO in Italia.

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