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Hawesko – presentazione e risultati 2025


Oggi presentiamo una nuova azienda sul blog. Si tratta di Hawesko, azienda tedesca quotata in borsa (valore di circa 130 milioni di euro, in forte calo recentemente), attiva nell’importazione e nella distribuzione, all’ingrosso e al dettaglio, di vino. Opera da Amburgo e genera oltre l’80% delle vendite in Germania, il resto è diviso tra gli altri paesi limitrofi di lingua tedesca e un po’ dell’Europa dell’Est.

Le vendite nel 2025 si dividono quasi in parti uguali tra dettaglio fisico (36%), e-commerce (31%) e attività di distribuzione vera e propria (33%). Il suo bilancio mostra vendite di 621 milioni nel 2025, quindi una dimensione di tutto rispetto, con un margine lordo di 273 milioni, un utile operativo di circa 26 milioni (4% delle vendite) e un utile netto di 11 milioni. Opera essenzialmente in assenza di debito finanziario (12 milioni), sebbene sia obbligata a contabilizzare circa 130 milioni di euro di debiti per leasing (ossia il valore attuale degli affitti futuri, ultima e indicibile aberrazione dei principi contabili internazionali IFRS, si stava meglio con i nostri principi contabili italiani).

Italian Wine Brands la include tra le aziende comparabili nelle sue presentazioni. Effettivamente opera nel settore del vino, anche se la maggior parte dell’attività è a valle rispetto a Italian Wine Brands, che invece si occupa anche della produzione.

Ad ogni modo, Hawesko racconta la medesima storia che abbiamo visto in tante altre aziende esposte al dettaglio: vendite in crescita fino al post-Covid e poi in calo negli anni successivi. E il suo valore di borsa ne ha subito le conseguenze, con una perdita di valore del 58% circa negli ultimi 3 anni e del 35% nell’ultimo anno (al 18 ottobre, data in cui scrivo questo articolo), dovuta anche al trend negativo che ha continuato a mostrare nella prima parte del 2026.

Bene passiamo a un’analisi dei dati.

Le vendite di Hawesko: tre canali con andamenti opposti

Le vendite 2025 sono state di 621.5 milioni di euro, -2.8%, dopo il -1.9% del 2024. È il quarto anno consecutivo di calo.

Il calo dal 2021 è concentrato quasi interamente nell’e-commerce, passato da 268.9 a 192.9 milioni (-76 milioni, -28.3%). Il canale online era cresciuto del 50.6% tra il 2019 e il 2021 e oggi è tornato poco sopra il livello del 2019 (+8.0%). Nello stesso periodo il dettaglio fisico ha perso 12.5 milioni (-5.2%), mentre il B2B, penalizzato nel 2020 dalle chiusure della ristorazione, è salito da 173.2 a 202.6 milioni (+17.0%). Il risultato è un forte cambiamento del mix: l’e-commerce è sceso dal 39.5% al 31.0% delle vendite, il B2B è salito dal 25.5% al 32.6%.

Nel 2025 il dettaglio (225.9 milioni, -3.2%) ha risentito di un minore afflusso di clienti nei negozi Jacques’, la principale catena tedesca di enoteche, compensato solo in parte dalle nuove aperture e da un prezzo medio per bottiglia leggermente più alto. I negozi Jacques’ sono saliti a 353 da 344. La società indica un obiettivo di lungo periodo fino a 500 punti vendita. Nel segmento rientra anche Wein & Co. in Austria (24 negozi), che ha aumentato le vendite in negozio ma ha perso nel canale online.

Il B2B (202.6 milioni, +2.3%) è l’unico segmento in crescita, grazie alla grande distribuzione, che ha registrato un incremento sostanziale, ai distillati e a nuovi fornitori, con una crescita anche in Austria, Svizzera e Repubblica Ceca. Hawesko è distributore esclusivo in alcuni di questi mercati di marchi come Antinori, Torres, Vega Sicilia, Lafite-Rothschild, Taittinger, Bollinger e Penfolds. Al segmento fa capo anche la joint venture Dunker nei Paesi Baltici, consolidata a patrimonio netto e quindi non inclusa nelle vendite.

L’e-commerce (192.9 milioni, -7.2%) comprende il sito HAWESKO, il marketplace per produttori WirWinzer, lo specialista di vini spagnoli Vinos e i commercianti di fine wine Tesdorpf e WeinArt. Lo scontrino medio è sceso, mentre il prezzo medio per bottiglia è leggermente salito. Il quarto trimestre è stato più debole dei precedenti.

La Germania vale 515.0 milioni, pari all’82.9% delle vendite, in calo del 3.4%. Seguono Austria (53.2 milioni, 8.6% del totale, -0.2%), Repubblica Ceca (25.8 milioni, 4.1%, +5.0%) e Svizzera (20.4 milioni, 3.3%, +7.4%). Gli altri paesi pesano per 7.1 milioni (-22.9%).

Margine lordo e costi operativi

Il margine lordo è stato di 272.7 milioni, -4.1%, pari al 43.9% delle vendite contro il 44.5% del 2024. La società attribuisce la riduzione al maggior peso dei distillati nel B2B, che hanno una marginalità inferiore. Va aggiunto il maggior peso della grande distribuzione, anch’essa a margine più basso. In una prospettiva più lunga il margine lordo percentuale è comunque più alto rispetto al 42.6% del 2018 e si muove tra il 43.7% e il 44.5% dal 2020.

I costi operativi prima degli ammortamenti sono scesi del 2%, compensando in parte riduzione del margine lordo. L’utile operativo è stato di 23.3 milioni (-23.5%), pari al 3.8% delle vendite. Escludendo gli oneri di ristrutturazione si arriva a 25.8 milioni (-20%), con un margine del 4.2% contro il 5.0% del 2024 e il 7.8% del 2021.

Il valore rettificato è sotto l’obiettivo minimo del 5% che la società si è data (il traguardo di lungo periodo è il 7%) e anche sotto la guidance iniziale di 31-34 milioni, rivista durante l’anno a 27-30 milioni. L’EBITDA è stato di 49.2 milioni: circa 16 milioni dei 25.9 milioni di ammortamenti riguardano i diritti d’uso iscritti per effetto dell’IFRS 16.

A livello di segmento, il dettaglio rimane l’attività più redditizia, con 17.4 milioni di utile operativo (20.4 milioni nel 2024) e un margine del 7.7% sulle vendite del segmento (8.7%). Il B2B è stabile a 7.1 milioni con un margine del 3.3%, invariato. L’e-commerce è sceso da 10.5 a 6.6 milioni, con un margine passato dal 5.0% al 3.4%. Nel 2021 lo stesso segmento aveva prodotto 31 milioni. La somma dei tre segmenti (31.0 milioni) è superiore all’utile di gruppo perché i costi centrali della holding, dell’IT e della logistica pesano per 7.8 milioni.

Dopo oneri finanziari di 6 milioni (principalmente interessi figurativi sui leasing), l’utile prima delle imposte è stato di 17.3 milioni e l’utile netto di 11.0 milioni (-14.7%), l’1.8% delle vendite.

Struttura del capitale e free cash flow

Il capitale circolante commerciale (magazzino più crediti meno debiti commerciali) è sceso a 94.8 milioni, contro 102.2 milioni nel 2024 e 118.7 milioni nel 2023: in due anni sono stati liberati circa 24 milioni, e l’incidenza sulle vendite è passata dal 18.2% al 15.3%. Il magazzino, 123.2 milioni compresi gli anticipi a fornitori, resta la principale voce dell’attivo dopo immobilizzazioni e diritti d’uso.

Hawesko ha appena 12.5 milioni di indebitamento finanziario netto, cioè circa il 10% del patrimonio netto. I debiti per leasing (quasi 130 milioni) riguardano soprattutto i negozi Jacques’ e Wein & Co. e gli uffici. Gli investimenti sono contenuti, 7.5 milioni, di cui 4.3 milioni per il centro logistico di Tornesch e 1.5 milioni per i negozi Jacques’.

Il 2026: primo semestre e prospettive

Con il bilancio la società aveva indicato per il 2026 vendite in crescita fino al 2% e un utile operativo rettificato di 28-32 milioni. Il primo semestre, pubblicato il 12 agosto, è andato diversamente: vendite di 275 milioni (-3.6%), con il dettaglio a 99.1 milioni (-1.5%), il B2B a 87.9 milioni (-4.9%) e l’e-commerce a 87.8 milioni (-4.7%). Il margine lordo percentuale è salito al 45.2% dal 43.9%, ma l’utile operativo rettificato è sceso a 5.1 milioni da 6.1 milioni e l’utile netto è stato di 1.0 milioni. Il semestre ha un peso limitato sull’anno, ma la società ha rivisto la guidance: vendite in calo del 2-4% e utile operativo rettificato di 23-26 milioni, con oneri non ricorrenti fino a 4 milioni. Il punto medio, 24.5 milioni, è inferiore del 5% al 2025.

Risultati 2025 di Hawesko: i principali dati contabili dal 2018

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