Masi ha chiuso il 2025 con ricavi in calo del 3.7% a 64.4 milioni di euro e una perdita netta di 1.4 milioni, leggermente più elevata del 2024, ma con alcuni segnali di miglioramento operativo evidenziati dalla crescita dell’EBITDA rettificato a 7.1 milioni (+6.3%) , compensati dall’incremento degli ammortamenti per la nuova struttura, l’hub polifunzionale Monteleone21. Con l’apertura del centro, una vera e propria “house brand” per il marchio, Masi fa un salto verso un modello più orientato al “DTC”, ossia al rapporto diretto con il cliente finale, testimoniato anche dall’apertura di un nuovo punto vendita all’aeroporto di Verona.
Anche se non viene fornita una guida sull’anno, il management non intravede segni di ripresa all’inizio del 2026, con i canali ho.re.ca e retail che restano molto cauti.
Passiamo a un commento dei principali dati di bilancio
- Il fatturato 2025 è di 64.4 milioni di euro in diminuzione del 3.7% rispetto ai 66.8 milioni del 2024. Tuttavia, a cambi costanti la contrazione si riduce all’1.9%, e al netto di un’operazione una tantum con un retailer svizzero effettuata nel 2024, il calo effettivo sarebbe stato dello 0.8%. Nel secondo semestre le vendite sono calate del 4.3%.
- Dal punto di vista geografico, l’Italia a 20.9 milioni cala dell’1.3%, Europa a 19.2 milioni del 7%, le Americhe a 21.9 milioni (ora prima “area geografica”) sono in calo del 3% mentre il resto del Mondo a 2.4 milioni scende del 6%. Il calo europeo è amplificato dalla mancata ripetizione dell’operazione svizzera, mentre la flessione nelle Americhe è soprattutto legata alla svalutazione del dollaro.
- Dal punto di vista dei prodotti nel 2025 il mix si sposta verso l’alto. I Top Wines (Amarone) salgono al 27.4% (dal 26.9%), i Premium Wines al 46.8% (dal 45.5%), mentre i Classic Wines scendono al 25.8% dal 27.6%. In valore assoluto, tuttavia, tutte le categorie registrano un calo: i Top Wines passano da 18.0 a 17.6 milioni, i Premium da 30.4 a 30.1 milioni e i Classical da 18.4 a 16.6 milioni, con quest’ultima categoria che subisce la contrazione più marcata (-10%).
- La nota più positiva è il margine industriale lordo, che balza dal 60.1% al 63.2%, grazie alla crescita delle vendite dirette (dove, ovviamente, il margine è molto superiore) e alla maggiore incidenza dei prodotti finiti nel mix delle rimanenze (la vinificazione dell’Amarone 2025 è avvenuta nell’esercizio anziché in quello successivo). Questo miglioramento ha consentito di assorbire l’aumento dei costi del personale (+5.0% a 11.5 milioni, legato soprattutto all’apertura di Monteleone21) e la crescita degli altri costi operativi.
- L’EBITDA aggiustato cresce a 7.1 milioni (margine 11.1%) dai 6.7 milioni del 2024 (10.1%), mentre l’EBITDA riportato sale a 6.6 milioni (10.3%) dai 6.1 milioni (9.1%). L’inversione di tendenza c’è, ma ovviamente stiamo parlando di numeri nettamente inferiori a quelli degli anni precedenti al 2024. Chiaramente il beneficio dell’apertura del nuovo centro visitatori non ha avuto ancora un pieno beneficio, che si vedrà nel 2026. L’utile operativo (EBIT) scende leggermente a 1.7 milioni da 1.8 milioni, nonostante il miglioramento dell’EBITDA, a causa della forte crescita degli ammortamenti che passano da 4.3 a 4.9 milioni (+13.8%). Questo riflette l’entrata a regime degli investimenti degli ultimi anni, in particolare Monteleone21 e l’ampliamento della cantina di Valgatara.
- Il risultato netto è negativo per 1.4 milioni, in peggioramento rispetto alla perdita di 1.1 milioni del 2024, con oneri finanziari stabili (2.8 milioni) e le perdite su cambi che sostituiscono gli utili del 2024 (-187 mila euro vs +467 mila euro).
- Il debito netto è in leggera crescita a 28.5 milioni dai 27.2 del 2024, con un debito/MOL a 4.3x (in leggero miglioramento dal 4.5x) ma su livelli storicamente molto elevati: era 0.2x nel 2021 e 0.8x nel 2019. Il capitale investito totale è stabile a 162 milioni. Masi ha rifinanziato il suo debito nel 2025 con un finanziamento di 40 milioni a 10 anni, allungando quindi le scadenze in modo importante.
- Il flusso di cassa operativo balza a 4.7 milioni da 1.2 milioni, grazie soprattutto al calo del capitale circolante (-4 milioni), mentre la generazione di cassa è scesa a 1 minilne. Dopo picchi degli anni passati, gli investimenti calano a 6 milioni, avendo completato i principali progetti.
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