La risposta è sì, è decisamente vero, anche se non per tutti i vini.
Premessa personale al post (se non vi interessa, passate oltre, non è essenziale). Avendo una partita IVA e una sete atavica (sommata a quella dei miei amici), posso passare ordinativi importanti, pagando in anticipo e senza rompere le palle se una bottiglia sa di tappo (c’est la vie). Mi ritrovo quindi nella casella della posta i listini di diversi distributori e produttori di vino, e Gmail li ha conservati dal 2006 fino a ora!
Dunque, ho pensato: perché non andarne a cercare uno all’anno di questi listini, diciamo di gennaio o febbraio, e vedere se ci sono vini che sono sempre stati? E se ci sono, perché non guardare quanto costavano ogni anno dal 2006 ad oggi, e poi confrontarli, magari dopo averli aggiustati per l’inflazione?
Detto, fatto.
I dati sono molto specifici, quindi attenti a fare di tutta l’erba un fascio. Tutti i dettagli nel resto del post…
Presentiamo qui i dati di un Barbaresco di media fascia di prezzo, un Langhe Nebbiolo, un Barolo cru (anche lui di media fascia di prezzo), un Roero, un Gattinara cru di prestigio, un Amarone e un “taglio bordolese” del Veneto. Poi c’è un Teroldego Rotaliano di basso prezzo, un Pinot Grigio delle Venezie premium e, al Centro-Sud, un Sagrantino, un Taurasi e un Vermentino di Sardegna (base). 13 vini in tutto.
Dunque, il contesto di questi vent’anni, 2006-2026 è il seguente: nel periodo l’inflazione è stata del 40%. In altre parole, prendiamo questo Barolo Cru come esempio. Costava nel 2006 21 euro, oggi costa 43 euro più IVA, il doppio. Vero, però per fare un confronto sensato bisogna prendere 21 euro e moltiplicare per 1.4, il che fa circa 30 euro. Quindi è aumentato? Certo. Di quanto? 43 diviso 30: circa del 45%.
Purtroppo per noi (italiani), non siamo diventati più ricchi in questi 20 anni. La nostra ricchezza pro capite nominale è cresciuta del 44% contro l’inflazione del +40%. Quindi siamo progrediti soltanto del 4% in 20 anni. Mi spiego meglio: se il nostro PIL fosse raddoppiato, potremmo dire che, raddoppia la ricchezza, raddoppia il Barolo, pari e patta. L’italiano medio, a distanza di 20 anni, si sarebbe potuto permettere di comprare la medesima bottiglia. Purtroppo non è così: il Barolo costa il 45% in più e noi siamo soltanto il 4% più ricchi… cercare alternative.
E non è così nemmeno per il nostro Barbaresco (il 36% più caro in termini reali), ma neanche per questo Langhe Nebbiolo (il 70% più caro, ossia da un vino “di entrata” a un vino “premium” in tutto e per tutto), soprattutto non è così per il Gattinara cru “di alto livello”, che oggi costa il 90% in più di 20 anni fa, essendo il suo prezzo 2.7 volte più alto.
Esistono però delle eccezioni, almeno per quanto vedo dalle referenze che ho sottomano. Un’eccezione è il Sagrantino, che costa addirittura un filo meno di 20 anni fa in termini reali, e lo stesso vale per il Taurasi e il Vermentino di Sardegna. Addirittura, questo ottimo e sapido Pinot Grigio delle Venezie che mi bevo di tanto in tanto costa il 13% in meno rispetto a 20 anni fa. Ne comprerò dell’altro, mi fa sentire ricco!!!
Sul “quando” di questi salti di prezzo, beh, ogni vino ha la sua storia e anche l’inflazione ha avuto la sua. Diciamo che, se guardiamo all’inflazione, abbiamo vissuto un periodo tra il 2012 e il 2020 in cui l’inflazione di fatto non c’è stata: 2% in totale in 8 anni; e poi un periodo tra il Covid e il 2025 in cui abbiamo “perso” il 20% in 5 anni.
Però, un dato mi sembra emergere chiaramente dal combinato di questi vini e che vedete nei grafici: l’aumento medio dei prezzi nel 2024-25, al netto dell’inflazione, è stato molto significativo, pari a +13% in totale, tanto da più che compensare la “perdita” in termini reali del 2022, quando l’inflazione era esplosa. Questo, penso, abbia ancora più “amplificato” la percezione che i vini siano diventati molto più cari.
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