Introduciamo oggi una nuova azienda nelle nostre analisi: Le Grand Chais de France. Stiamo parlando della principale azienda vinicola francese privata e del primo esportatore di vini francesi al mondo, con un modello integrato che copre la produzione, l’imbottigliamento e la distribuzione in Francia e all’estero. 4286 ettari vitati in 80 proprietà in Francia e all’estero (Sud Africa, Cile e Spagna principalmente), 1.5 milioni di ettolitri di vino prodotto per 1.5 miliardi di euro di fatturato, una capacità produttiva di 3 milioni di bottiglie al giorno e oltre 4mila dipendenti. Insomma, roba grossa. Forte diversificazione internazionale con solo il 23% delle vendite in Francia, il 22% in Germania, il 10% nel Regno Unito, un altro 10% in Benelux e il 35% nel resto del mondo. È anche interessante che l’azienda non produce Champagne e che, dal 2020 al 2024, è cresciuta del 7%. I margini sono piuttosto bassi: parliamo del 6% a livello di EBITDA e del 4% a livello di EBIT, con una struttura finanziaria piuttosto levereggiata (indebitamento pari a 651 milioni di EBITDA, per un rapporto di 7 volte). È stata fondata dalla famiglia Helfrich soltanto nel 1979.
Le prospettive 2025 sono caute, anche se l’azienda sottolinea che il calo dei tassi di interessi e del costo delle materie prime dovrebbe aiutarla a migliorare i risultati.
Passiamo a un’analisi dettagliata di numeri, con grafici e tabellone riassuntivo.
- Le vendite 2024 sono cresciute dell’8% a 1506 milioni, grazie ai due mercati chiave: la Francia è cresciuta dell’11% a 345 milioni, la Germania del 12% a 328 milioni, mentre il resto del mondo è cresciuto del 5% a 833 milioni.
- Nel corso degli ultimi anni, Le Grand Chais de France è riuscita a migliorare il margine industriale, portandolo stabilmente sopra il 40%, ma il che ha trascinato il margine EBITDA sopra il 6%. Nel 2024 in particolare l’EBITDA è però cresciuto meno delle vendite anche a causa dell’incremento delle spese pubblicitarie, salite da 47 a 60 milioni di euro. La riduzione delle svalutazioni ha però fatto recuperare una parte dei maggiori costi, per arrivare ai 60 milioni di utile operativo, il 4% del fatturato, che scendono a 22 milioni a livello di utile netto dopo aver pagato ben 34 milioni di oneri finanziari.
- Proprio a livello finanziario l’azienda ha il secondo punto debole, un debito piuttosto elevato di 651 milioni di euro, che corrisponde a 7 volte l’EBITDA. L’azienda investe piuttosto pesantemente (4-5% del fatturato negli ultimi due anni) considerando il livello dei margini di profitto, e ha anche effettuato qualche piccola acquisizione negli ultimi anni. I dividendi sono stati 6 milioni di euro, quindi meno di un terzo dell’utile, alzato dal livello di 4 milioni di euro degli ultimi anni.
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