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Vernaccia di San Gimignano, 60 anni di DOC: memoria lunga, visione aperta


Il 3 marzo, a San Gimignano, il tempo ha compiuto un giro completo. Nella Sala Dante del Palazzo Comunale, tra pietre che raccontano secoli, la Vernaccia di San Gimignano ha celebrato i suoi sessant’anni di DOC con un convegno dal titolo programmatico: “Le radici del futuro”. Un anniversario che è insieme memoria e visione, perché il 2026 non segna soltanto il 60° anno dalla prima Denominazione di Origine Controllata d’Italia, riconoscimento ottenuto nel 1966, ma anche i 750 anni dalla prima attestazione documentata di questo vino.

Sette secoli e mezzo non sono un dettaglio celebrativo: sono un orizzonte culturale. Pochi vini italiani possono vantare una trama storica così fitta, in cui le fonti archivistiche si intrecciano con la letteratura e la diplomazia, con i commerci medievali e con i banchetti rinascimentali. Dalla “corte de Gemignano” citata già nell’XI secolo, fino alle tavole di Lorenzo il Magnifico e dei pontefici, la Vernaccia di San Gimignano è stata per secoli ambasciatrice di un territorio che ha sempre avuto nel vino la propria spina dorsale economica e identitaria.

Eppure, la storia non è mai una linea retta. Dopo i fasti tra Trecento e Rinascimento arrivò il declino: il mutare dei gusti, l’ascesa dei rossi, le nuove abitudini di consumo europee. La Vernaccia di San Gimignano non scomparve, ma si fece silenziosa, residuale. Bisognerà attendere il Novecento, e l’intuizione caparbia dell’agronomo Carlo Fregola negli anni Trenta, perché il vitigno venga cercato filare per filare, recuperato, restituito alla sua dignità varietale. Poi la rinascita del dopoguerra, i nuovi impianti specializzati, fino al 1966: la prima DOC italiana. Un primato che non è solo cronologico, ma simbolico.

Proprio da questo nodo – identità e responsabilità – è partito il convegno. Dopo i saluti del sindaco Andrea Marrucci e del presidente del Consorzio Manrico Biagini, il dibattito si è allargato a una riflessione più ampia sul sistema delle denominazioni italiane. Filippo Mobrici, vicepresidente di Federdoc, ha posto l’accento sulle sfide che attendono il vino italiano: competitività sui mercati globali, sostenibilità come scelta strutturale e non cosmetica, digitalizzazione come linguaggio necessario per raccontarsi, e soprattutto dialogo con le nuove generazioni.

Manrico Biagini e Lisanna Boschini

Un passaggio cruciale. Perché se è vero che la Vernaccia di San Gimignano possiede radici antiche, è altrettanto vero che la sua tenuta culturale dipende dalla capacità di essere compresa, e scelta, da chi oggi ha trent’anni o meno. Non si tratta di inseguire le mode, ma di costruire un racconto coerente, attuale, capace di restituire senso al concetto stesso di denominazione.

Michele Fino

Su questo crinale si è inserito l’intervento di Michele A. Fino, docente all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che ha offerto una lettura trasversale dei sessant’anni di mercato del vino italiano: dalle DOC come strumento di tutela e ordinamento nel secondo dopoguerra, fino alla trasformazione del vino in prodotto culturale globale, immerso in dinamiche economiche, sociali e simboliche sempre più complesse.

Angelo Peretti

A chiudere il quadro, l’anticipazione dei dati dell’analisi Doxa presentata dal giornalista e strategist Angelo Peretti: una fotografia aggiornata della percezione della Vernaccia di San Gimignano tra i consumatori italiani e internazionali. Un’indagine che apre interrogativi sul posizionamento, sull’identità percepita, sulle opportunità ancora inespresse. Perché un vino con una storia così potente non può permettersi di vivere soltanto di memoria: deve trasformare il proprio passato in valore competitivo.

Marrucci, Fino e Peretti

Il filo rosso, o meglio, bianco, che ha attraversato l’incontro è stato proprio questo: la consapevolezza che continuità e capacità di rinnovarsi non siano termini opposti, ma complementari. La Vernaccia di San Gimignano è un vitigno autoctono tra i più antichi d’Italia, probabilmente giunto in Valdelsa tra XII e XIII secolo, forse di origine greco-mediterranea, forse legato a rotte liguri o iberiche. L’etimologia stessa del nome, vernaculus, ciò che è del luogo, sembra suggerire una vocazione identitaria profonda.

Eppure oggi quella identità deve misurarsi con mercati internazionali, con linguaggi digitali, con consumatori che chiedono autenticità ma anche coerenza etica e ambientale. In questo senso, il ruolo del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, nato nel 1972 e oggi custode delle denominazioni del territorio, appare centrale: non solo vigilanza e tutela, ma regia culturale, capacità di promuovere un consumo consapevole, valorizzando la storia senza irrigidirla.

Sessant’anni di DOC non sono un punto d’arrivo. Sono un nuovo inizio. Nel 1993 è arrivata la DOCG, massimo riconoscimento normativo, ma la vera sfida non si gioca nei disciplinari: si gioca nella percezione, nella reputazione, nella capacità di raccontare la complessità di un bianco che non è mai stato “semplice vino da cartolina”, ma espressione stratificata di suoli, altitudini, esposizioni, scelte agronomiche.

A San Gimignano, la Vernaccia di San Gimignano ha ricordato a tutti che la sua forza non sta soltanto nell’essere stata la prima DOC d’Italia. Sta nell’essere ancora, dopo settecentocinquant’anni, un vino vivo.

Vernaccia di San Gimignano, 60 Years of DOC: A Long Memory, A Forward Gaze

On March 3, in San Gimignano, time came full circle. In the Sala Dante of the Town Hall, among stones that have witnessed centuries, the Vernaccia di San Gimignano celebrated the 60th anniversary of its DOC status with a conference aptly titled “The Roots of the Future.” An anniversary that embodies both memory and vision: 2026 marks not only the 60th year since Italy’s very first Denominazione di Origine Controllata, granted in 1966, but also 750 years since the first documented reference to this wine.

Seven and a half centuries are not a mere ceremonial detail; they represent a cultural horizon. Few Italian wines can claim such a dense historical fabric, where archival sources intertwine with literature and diplomacy, medieval trade routes and Renaissance banquets. From the “corte de Gemignano” mentioned as early as the 11th century to the tables of Lorenzo the Magnificent and various popes, Vernaccia di San Gimignano served for centuries as an ambassador of a land whose economic and cultural backbone has always been wine.

History, however, is never a straight line. After its triumph between the 14th century and the Renaissance came decline: changing tastes, the rise of red wines, new European consumption habits. Vernaccia did not disappear, but it became quieter, almost marginal. It would take the 20th century—and the determined insight of agronomist Carlo Fregola in the 1930s—for the grape to be rediscovered row by row, restored to its varietal dignity. Then came the post-war revival, the planting of specialized vineyards, and finally 1966: Italy’s first DOC. A milestone not only chronological, but symbolic.

It was precisely from this intersection of identity and responsibility that the conference began. After greetings from Mayor Andrea Marrucci and Consortium President Manrico Biagini, the discussion broadened to reflect on the wider Italian appellation system. Filippo Mobrici, Vice President of Federdoc, emphasized the challenges facing Italian wine today: competitiveness in global markets, sustainability as a structural choice rather than cosmetic positioning, digitalization as an essential storytelling language, and above all, engagement with younger generations.

A crucial point. If Vernaccia di San Gimignano possesses ancient roots, its cultural vitality depends on being understood—and chosen—by those under thirty. This is not about chasing trends, but about building a coherent, contemporary narrative capable of restoring meaning to the very concept of appellation.

Michele A. Fino, professor at the Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, offered a broader reading of sixty years of the Italian wine market: from DOC regulations as post-war tools of protection and order, to wine’s transformation into a global cultural product shaped by increasingly complex economic, social, and symbolic dynamics.

The event concluded with the presentation of preliminary findings from a Doxa consumer analysis, introduced by journalist and strategist Angelo Peretti. The data provide an updated snapshot of how Vernaccia di San Gimignano is perceived by Italian and international consumers, raising important questions about positioning, identity, and untapped opportunities. A wine with such a powerful history cannot rely on memory alone; it must convert its heritage into competitive value.

The recurring theme throughout the conference was clear: continuity and the ability to evolve are not opposing forces, but complementary ones. Vernaccia di San Gimignano is among Italy’s oldest native grape varieties, likely introduced to the Valdelsa area between the 12th and 13th centuries, possibly of Greek-Mediterranean origin, perhaps linked to Ligurian or Iberian routes. The very etymology of its name—vernaculus, meaning “of the place”—suggests a deeply rooted identity.

Today, however, that identity must engage with international markets, digital languages, and consumers who seek authenticity alongside ethical and environmental coherence. In this context, the Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, founded in 1972 and now guardian of the area’s denominations, plays a central role: not only in oversight and protection, but in cultural direction—promoting conscious consumption and enhancing history without fossilizing it.

Sixty years of DOC status are not an end point. They mark a new beginning. In 1993, the wine achieved DOCG recognition, the highest level within Italian wine law. Yet the real challenge lies beyond regulations: it concerns perception, reputation, and the ability to communicate the layered complexity of a white wine that has never been a “postcard cliché,” but rather a stratified expression of soils, altitudes, exposures, and viticultural choices.

In San Gimignano, Vernaccia di San Gimignano reminded everyone that its strength lies not only in having been Italy’s first DOC. It lies in still being, after seven and a half centuries, a living wine.


Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/

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