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    LVMH – risultati primo semestre 2025

    I risultati del primo semestre 2025 della divisione vino e spiriti di LVMH mostrano ancora un calo sia delle vendite (-8%) che, soprattutto, dei margini di profitto (dal 27% al 20%, dopo aver toccato il 35% nel 2022). In questa generale “negatività”, ci sono però alcuni segnali di stabilizzazione soprattutto nel segmento dei vini e dello Champagne, dove i volumi sono quasi stabili (-1.5% per lo Champagne) o in leggera crescita (+2% per gli altri vini) e le vendite non sono calate, pur subendo un calo dei margini. Dove le cose sono ancora molto complicate è nella parte del Cognac e degli spiriti, dove il fatturato cala ancora a un ritmo del 15% con volumi in discesa tra il 6% e il 9%. I commenti del management di LVMH sono stati invece piuttosto speranzosi, facendo riferimento per il settore del lusso nel suo complesso a un potenziale miglioramento di qui in avanti dopo un periodo di forte contrazione. Come sempre LVMH non fornisce indicazioni quantitative dei suoi obiettivi futuri.
    Passiamo a un commento dei dati in dettaglio.

    La divisione vino e spiriti chiude il primo semestre 2025 con un fatturato di 2.59 miliardi di euro, -8%, di cui 1.19 miliardi di euro sono di Cognac e spiriti (-16%) e 1.4 miliardi di euro sono di Champagne e vini (+0.1%). L’impatto del cambio è stato negativo dell’1% e i volumi venduti sono stati nel complesso in calo del 4%, indicando quindi un “prezzo-mix” negativo del 3%.
    I volumi di Champagne nel semestre sono calati dell’1.5% a 25.2 milioni di bottiglie, mentre quelli degli altri vini crescono del 2% a 31.8 milioni, per un totale della divisione di 57 milioni e dunque un prezzo medio di 24.5 euro per bottiglia, stabile sull’anno precedente, quando invece per il Cognac si verifica ancora un calo dell’8%.
    Se il fatturato del vino tiene, i margini sono ancora in discesa, presumibilmente per il cambio di mix dallo Champagne ai vini. Nel semestre, l’utile operativo scende dal 25% al 19% per questa parte, ossia da 351 a 261 milioni di euro. Un calo ancora più marcato si verifica per il Cognac, il che porta il totale della divisione da 777 a 524 milioni di euro, -33%.
    Dal punto di vista finanziario, LVMH ha reagito con un deciso taglio degli investimenti, scesi a 115 milioni di euro, comunque il 5% del fatturato, mentre continuano a salire le giacenze di prodotti, arrivate a 8.4 miliardi di euro da 8.2 di fine anno.
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici,

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    I dati finanziari cumulati delle aziende vinicole 2023 – Rapporto Mediobanca

    I risultati 2023 delle 154 aziende vinicole italiane con oltre 20 milioni di fatturato analizzate dal rapporto Area Studi Mediobanca hanno avuto un 2023 stabile a livello operativo, con un deterioramento dell’utile netto e della redditività per gli azionisti essenzialmente dovuto all’incremento del debito e di conseguenza degli oneri finanziari. Le conclusioni sono quasi le medesime della scorsa settimana, quando abbiamo analizzato il campione totale (255 aziende) che includeva anche le cooperative. Senza di esse il fatturato è andato leggermente meglio, i margini sono rimasti stabili, mentre la leva finanziaria è salita in virtù di maggiori investimenti e di un marcato peggioramento del capitale circolante netto.
    Le prospettive non sono purtroppo rosee. Le indicazioni preliminari di Mediobanca dicono che il fatturato 2024 è rimasto stabile, mentre le aspettative per il 2025 sono per una crescita molto leggera nella migliore delle ipotesi. Sarà dunque importante rivolgere l’attenzione ai costi, e in particolare a quelli gestibili, come il costo del personale che nel 2024 è cresciuto a un passo ben superiore a quello delle vendite.
    Passiamo avanti con il commento dei numeri, tabella e grafici.

    Le vendite delle 154 aziende incluse nel campione sono rimaste stabili, con un andamento uguale per Italia ed export, coerente con il dato ISTAT relativo alle esportazioni. Se confrontiamo i 6.2 miliardi di fatturato con il dato ribasato di 5 anni deriviamo una crescita delle vendite annua del 4%, fatta di +3.9% in Italia e +4.4% all’estero.
    Il margine industriale è migliorato dal 23% al 23.6%, ma il progresso è stato mangiato da un incremento del costo del personale del 4.6%, costato lo 0.4% di margine che porta quindi l’EBITDA sulle vendite a un progresso più limitato, dal 13.9% al 14.1%, per un valore di 873 milioni, comunque il più elevato del campione. Anche in questo caso se allarghiamo lo sguardo a 5 anni, vediamo che le aziende vinicole italiane hanno guadagnato in produttività (a differenza del 2023), visto che a fronte di un incremento annuo del 5.6% del margine industriale, il valore aggiunto cresce del 6.3% annuo, implicando un incremento più moderato del costo del personale. L’utile operativo è stabile al 9.2% vista la crescita dell’incidenza degli ammortamenti.
    L’utile netto del campione cala da 375 a 331 milioni. Il dato qui è più difficile da “giudicare” visto che intervengono una serie di componenti non ricorrenti. Quello che è chiaro è che gli oneri finanziari sono cresciuti di 40 milioni di euro a 57 milioni, e questo spiega quasi in toto il calo degli utili.
    Questo incremento degli interessi passivi ci ricollega alla parte finanziaria: l’indebitamento finanziario netto sale da 1.4 a 2 miliardi di euro, per un rapporto con l’EBITDA di 2.3 (da 1.6). Il capitale investito cresce da 8.6 a 9.4 miliardi per via dei crescenti investimenti (393 milioni nel 2023, il 6.4% del fatturato, livello più alto dal 2018) ma anche del capitale circolante. Pur rimanendo molto ben patrimonializzato (debito/patrimonio 0.3), il settore ha visto quindi un incremento della leva finanziaria, probabilmente anche legato al maggiore dinamismo della parte acquisizioni. LEGGI TUTTO

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    Il valore dei vigneti in Italia per regione e provincia – dati CREA, aggiornamento 2023

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    La pubblicazione di CREA sul valore dei vigneti per regione e provincia è l’argomento che affrontiamo oggi e che rappresenta una delle mete più frequentate del blog. I dati si riferiscono al 2023, sono prezzi per ettaro di vigneto, suddivisi per regione, per provincia e, volendo, anche per zona altimetrica.
    Nel 2023, il valore medio per ettaro di vigneto in Italia è cresciuto dell’1% a 58100 euro. Una crescita coerente con quella degli ultimi 5 anni ma anche degli ultimi 10 anni, ma… non abbastanza per tenere il passo dell’inflazione. O meglio, lo aveva fatto fino alla fine del 2021, quando l’inflazione mediamente viaggiava sotto l’1%. Non si può dire lo stesso oggi, visto che la fiammata degli ultimi 3 anni ha portato l’inflazione media sugli ultimi 5 anni al 2023 al 3.0% e quella sugli ultimi 10 all’1.7% medio annuo.
    Tornando ai nostri dati, la regione che nel 2023 ha visto l’incremento maggiore è stata la Lombardia (+5.6% a 74300 euro medi), seguita dalla Valle d’Aosta (+4.8% a 58100), mentre l’unica regione in cui il valore è marginalmente calato (-0.4%) è il Veneto (141mila euro). Il Trentino Alto Adige resta di gran lunga la regione con il valore medio più elevato (343mila euro), la Sardegna quella con il valore più basso (13mila).
    Per quanto riguarda le province… beh, nel resto del post trovate tutto, comprese le tabelle anche disponibili nella sezione Solonumeri.

    Passando appunto alle province, le revisioni annuali più importanti sono a Livorno (+16%), Brescia (+12%) e Firenze (+11%), mentre nel 2023 sono stati ridotti i valori per ettaro a Taranto (-3.8%), Brindisi (-1.7%) e Verona (-1.1%). La provincia con il valore medio per ettaro più elevato è Bolzano (562mila euro), poi Trento (231mila), Treviso (182mila), Bergamo (159mila) e Cuneo (159mila).
    Passando ai dati medi sui 5 anni, che sono più “veritieri” delle tendenze in atto, a livello regionale sono Piemonte (+3.2% annuo), Valle d’Aosta (2.2%) e Toscana (+1.9%) a registrare gli incrementi medi annui più marcati, mentre due regioni, Campania (-0.6%) e Molise (-0.2%) sono le uniche due regioni con un leggero calo. Interessante notare come il Veneto abbia smesso di crescere (+0.1% negli ultimi 5 anni).
    A livello provinciale e sempre sui 5 anni, la crescita annua più marcata riguarda Firenze, +7.7%, poi Brescia, +4.6%, Livorno, +3.8% e Cuneo e Udine (+3.6% entrambi). In fondo, con un calo annuo troviamo Pavia,-1.8%, Benevento, -1.5%, Rimini, -1.5% e Padova, -1.0%.
    Volendo spingersi sui dati a 10 anni, chi vince è il Piemonte, con una crescita del 2.6% annuo, passato da 64mila e 82mila euro per ettaro in media, mentre resta la provincia di Firenze con un incremento annuo del 5% da 37 a 60mila euro la più dinamica sull’orizzonte allargato a 10 anni.
    Vi lascio alle tabelle.

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    Il valore dei vigneti in Italia per denominazione – dati CREA, aggiornamento 2023

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    Come forse avrete letto qualche settimana fa, il post sul valore dei vigneti è una “hit” del blog. Verso la fine dell’anno, l’istituto CREA pubblica questo tabellone con i valori minimi e massimi delle terre in Italia, da cui noi estraiamo da qualche anno la parte riservata ai vigneti. Molti dei valori sono gli stessi dell’anno precedente, alcuni vengono di tanto in tanto aggiornati. Il calcolo che viene fatto qui è calcolare la “media” della variazione dei prezzi per dare un’idea non solo dei valori ma di come si muovono nel tempo.

    Per il 2023, da questo calcolo si deriva un incremento del valore delle vigne dell’1.5% rispetto al 2022, quando si era registrato un incremento del 3.8%. Con dei tassi di inflazione rispettivamente del 5.7% (2023) e 8.1% (2022), si tratta dunque del secondo anno in cui nel loro insieme i vigneti italiani non tengono il passo con la perdita di valore della moneta. E lo vedremo ancora più nel dettaglio con l’altro post derivato da CREA, dove invece che analizzare i dati per denominazione vengono analizzati per area geografica.
    Entrando nello specifico, come sempre sono le zone delle Langhe, di Montalcino e di Bolgheri a registrare i valori più significativi. Sono stati fatti degli aggiornamenti significativi (+6/8%) nella denominazioni abruzzesi, Galluccio, Avellino e di Udine, in Sardegna del Cannonau e del Vermentino, nella zona dell’Etna e nella zona di Bolgheri, dove nel giro di tre anni il valore dei vigneti è arrivato al medesimo livello di quelli di Montalcino, secondo il rapporto.
    Passiamo a un’analisi più dettagliata con grafici e la tabella riassuntiva, che vi ricordo si trova anche su Solonumeri.

    CREA recensisce valori massimi e minimi delle transazioni di terre relative anche a circa 70 denominazioni o aree vinicole specifiche.
    Come scrivevamo, nel 2023 sono state aggiornate alcune denominazioni, con un incremento medio tra l’1% e il 2%.
    Se ci focalizziamo soltanto sul 2023, le variazioni più importanti riguardano Bolgheri (valore medio tra minimo e massimo incrementato del 33%), i colli orientali del Friuli (+13%), i vigneti del Brunello di Montalcino (+9%), quelli di Chambave in Valle d’Aosta (+8%) e poi quelli del Cannonau dell’Ogliastra, di Galluccio, delle colline del Calore (BN), tutti intorno al +7%.
    Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi 5 anni, le denominazioni (come definite da CREA) con l’incremento di valore più marcato sono state i Vigneti DOC Bolgheri (+80%), i vigneti DOC nella collina bresciana (leggi Franciacorta, +60%), i vigneti DOC Moscato nella zona di Canelli (+50%), i vigneti DOC superiore della Valtellina (+45%), i vigneti DOC nelle colline del Taburno (+33%), i vigneti Barolo DOCG bassa Langa di Alba (+33%) e i vigneti a nord di Trento (+30%).
    Se guardiamo invece ai vigneti più pregiati, espressi nei loro valori massimi troviamo i vigneti del Barolo (2 milioni per ettaro), poi quelli del Brunello di Montalcino e di Bolgheri (1 milione per entrambi), i vigneti dell’area di Caldaro (0.9 milioni) e quelli di Valdobbiadene (0.6 milioni).

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    Vini umbri d’eccellenza: il progetto UmbriaTop Wines

    In Umbria, l’eccellenza della produzione vitivinicola è riunita sotto l’ala di UmbriaTop Wines, società cooperativa fondata nel 2009: nata dalla visione di vitivinicoltori di fama mondiale, si dedica alla promozione dei migliori vini regionali, enfatizzando la qualità, la sostenibilità e l’autenticità del patrimonio enologico umbro. La cooperativa, che associa 109 cantine e 4 Consorzi vitivinicoli – Torgiano, Montefalco, Trasimeno, e Orvieto. Per conoscere meglio questa importante realtà del sistema vino italiano ho rivolto alcune domande a Gioia Bacoccoli, General Manager di UmbriaTop.

    Lo staff di UmbriaTop Wines: Laura La Ficara – Francesco Strangis – Gioia Bacoccoli

    Quali sono le motivazioni principali che hanno portato alla fondazione di UmbriaTop Wines nel 2009 e come si è evoluta la cooperativa dal momento della sua creazione fino ad oggi?

    UmbriaTop Wines è una società cooperativa agricola fondata nel 2009 con l’obiettivo di promuovere un’immagine unitaria dei produttori vitivinicoli regionali. Ad oggi, la Cooperativa riunisce sotto di sé 118 soci tra cui i quattro Consorzi di Tutela regionali e rappresenta così un gruppo eterogeneo di produttori di fama mondiale, che producono vino di altissima qualità. L’obiettivo è quello di promuovere tutta la produzione vitivinicola partendo dall’area di Montefalco, passando per la zona del Lago Trasimeno, fino ai territori che fanno capo ad Orvieto e Torgiano.

    La cooperativa, sostenuta anche dalla Regione Umbria, ha come mission quella di educare il consumatore ad apprezzare e valorizzare gli eccellenti vini di questa regione. La cooperativa è partita da una base molto ridotta, e nel corso degli anni, con l’adesione di sempre più soci convinti della buona riuscita di questo progetto, si è espansa e così anche la sua partecipazione a fiere ed eventi del territorio regionale, nazionale ed internazionale.

    Quale significato profondo volete dare al concetto di “immagine unitaria e qualificata” per il vino umbro?

    La mission di UmbriaTop è quella di far emergere tratti che sono di fatto comuni per tutte le produzioni enologiche regionali.

    Qualità, in nome di quantità quasi sempre limitate, frutto di un lavoro costate di selezione delle uve in campo e di una grande cura in cantina; 

    Autenticità ed unicità, pensando ai nostri vitigni autoctoni protagonisti delle produzioni

    Sostenibilità, ove la nostra regione è di fatto un “cuore verde” dove pochissimo è l’inquinamento ambientale.

    “rarità”: se si pensa che l’intera produzione media annuale si compone di meno del 2% della produzione nazionale

    Queste parole chiave possono essere alla base della nostra idea di “immagine unitaria” se espresse in una narrazione coordinata.

    Il tutto può funzionare ancor meglio abbinandolo anche ad eccellenze agroalimentari del territorio viaggino insieme, con accordi strategici con altri soggetti.

    Il nostro modus operandi abituale è quello di creare un collettivo di produttori ben riconoscibile al di fuori dell’Umbria che rimandi alla qualità del brand Umbria.

    Qual è il ruolo dei vitigni autoctoni nella produzione dei vini Umbri e quali sono le principali sfide nella produzione di vini di alta qualità rispettando la biodiversità e il territorio?

    I vitigni autoctoni sono un elemento fondamentale per la produzione dei vini umbri, consentono di promuovere l’essenza di questo territorio immensamente ricco di biodiversità e storia. La produzione vitivinicola regionale sul territorio risale infatti sin dall’epoca degli Umbri.

    La produzione dei vini di alta qualità presenta diverse sfide per rispettare il territorio e la sua biodiversità; i produttori sono molto attenti a questi due temi e adottano strategie competitive e all’avanguardia per garantire la biodiversità del territorio che permette di ottenere prodotti di altissimo pregio e attenti al rispetto della natura e del territorio. Lo slancio verso una viticultura pulita è già ben avviato, con aziende che producono vino biologico o lavorano in regime sostenibile.

    L’impegno verso la tutela paesaggistica del territorio umbro è ben riscontrabile anche dall’elevato numero di cantine presenti alla fiera di Slow Wine a Bologna, il cui obiettivo è quello di promuovere il vino buono, pulito e giusto.

    Come vi state approcciando agli strumenti digitali per la strategia di promozione dei vini umbri e per il coinvolgimento dei consumatori a livello globale?

    Gli strumenti digitali sono uno degli attrezzi fondamentali per poter diffondere, al di fuori della regione e al di fuori del territorio nazionale, l’immagine di qualità del vino umbro. Attraverso post di Instagram e Facebook intendiamo raggiungere un vasto pubblico di consumatori che possono approcciarsi in prima battuta alla realtà di Umbria Top e di tutti i progetti e gli eventi organizzati durante l’anno; il fine è quello poi di farli avvicinare in maniera diretta ai produttori vitivinicoli. In programmazione dal 2025 abbiamo la creazione di un portale e-commerce regionale nonché un sistema di blockchain che possa interconnettere i produttori con i tecnici che costantemente sostengono le aziende. In progress anche una progettazione di attività divulgative come realtà aumentata, realtà immersiva ed animazioni con schermi led innovativi.

    Quali sono gli obiettivi principali di Umbria Top per i prossimi anni e quali nuovi progetti sono previsti per aumentare ulteriormente il valore del vino umbro sui mercati internazionali?

    Umbria Top si augura di avere a giorni riscontri alla partecipazione ad un progetto di Filiera regionale sotto il bando “Distretti del Cibo” con il Ministero della Agricoltura e della Sovranità Alimentare.

    L’obiettivo per i prossimi anni è di continuare a crescere, riunendo sotto di sé ulteriori produttori di eccellenze enologiche per lavorare in modo coeso e in sinergia per rendere il settore vitivinicolo regionale sempre più protagonista del mercato internazionale e sempre più riconoscibile e richiesto.

    Nel mentre, per il 2025 stiamo lavorando al tema portante del progetto “Radici”. È un percorso multidisciplinare che prevede l’analisi della produzione vitivinicola regionale, le sue origini e le sue tracce sul territorio, le tecniche antiche e nuove di produzione, tracciando così una linea temporale della produzione a partire dalle sue origini archeologiche, antropologiche, culturali. Affiancando questa analisi storica, si vuole analizzare anche le peculiarità botaniche, ambientali, agronomiche e colturali che rappresentano l’unicità del territorio umbro, al fine di costruire una maggiore identità del comparto a partire dalla “base”.

    Accanto a questo progetto continueremo a portare avanti l’organizzazione di fiere del settore per offrire ai produttori la possibilità di relazionarsi con buyers nazionali ed internazionali per promuovere il vino umbro.

    Abbiamo aderito al bando di Distretto di Filiera presentando il nostro progetto che ci vede capofila,  in progetti pensati  in sinergia con diverse aziende e makers del territorio; siamo fiduciosi che questo possa essere un ottimo trampolino di lancio per la promozione del vino umbro non solo in Italia, ma anche in tutto il mondo.

    Qual è stata l’ispirazione dietro la creazione dell’Umbria Wine Academy e In che modo l’Academy rappresenta un ponte tra eredità e avanguardia nella viticoltura umbra? Infine, quali sono gli obiettivi principali che il progetto si propone di raggiungere a medio e lungo termine?

    L’obiettivo di Umbria Wine Academy, creata nell’anno 2024, attraverso tutte le azioni e attività programmate durante l’intero anno, è quello di individuare,  formare e fidelizzare degli Ambassador innamorati del vino umbro in grado di  promuoverlo attraverso i social e nel mondo.

    L’Academy rappresenta un ponte tra eredità e avanguardia nella viticoltura umbra grazie alle attività di incoming di buyers interessati al nostro territorio, che vengono a fare esperienze per “toccare” le caratteristiche peculiari del territorio con mano e poter diffondere l’unicità del territorio nei loro paesi di provenienza.

    Il Presidente di UmbriaTop Wines Massimo Sepiacci

    L’obiettivo del progetto a lungo termine è quello di organizzare diverse attività di diverse tipologie per promuovere il vino umbro; si va da azioni di incoming ad organizzare delle collettive di assaggi di vino dei produttori umbri per il loro riconoscimento nelle guide nazionali più importanti del settore. Il fine non è solo quello di svolgere attività di promozione rivolte verso l’estero, ma anche quello di pubblicizzare il vino umbro su tutto il territorio regionale proponendo dei format promozionali dinamici, come un road show tra le principali enoteche regionali.   LEGGI TUTTO

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    Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati Mediobanca 2023

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

    Ultima puntata del lavoro sul rapporto Mediobanca. Parliamo oggi di debiti e di leva finanziaria delle principali aziende vinicole italiane. La prima cosa da dire è che i debiti di queste 24 aziende analizzate sono cresciuti del 23% nel 2023, diciamo pure il ritmo più sostenuto “di sempre”. La ragione è semplice: siamo di fronte a un processo di consolidamento del settore dove si stanno creando alcuni poli (IWB, Argea per esempio) in alcuni casi guidati dal private equity, e nel 2023 in particolare, Antinori si è portata a casa una grande azienda vinicola americana (Stag’s Leap Wine Cellar), facendo crescere in modo importante il suo debito (e a conti fatti, il 90% dell’incremento del debito del campione è proprio da associare ad Antinori). Questo non significa un peggioramento degli indici di bilancio, in quanto il maggiore debito è stato parzialmente compensato dal maggior patrimonio e dai maggiori utili operativi. Certamente nel 2023 questo maggiore debito si è combinato a tassi di interesse più elevati e ha quindi determinato un impatto negativo sugli utili che abbiamo potuto apprezzare nei dati commentati nelle scorse settimane. Bene, nel ricordarvi che le tabelle incluse nel post si riferiscono esclusivamente alle aziende con oltre 100 milioni di euro di fatturato, vi invito a proseguire nella lettura.

    Le 24 aziende analizzate hanno visto crescere il loro debito da circa 2.1 a 2.5 miliardi di euro nel 2023, a fronte di diverse operazioni di consolidamento.
    I debiti come riportati dal rapporto Mediobanca di Antinori sono cresciuti da 209 a 630 milioni di euro (per intenderci l’indebitamento finanziario netto da bilancio è pari a circa 400 milioni, ma l’ordine di grandezza è corretto) per l’acquisizione di cui sopra e Argea segna anch’essa un incremento.
    Per quanto riguarda tutte le altre aziende notiamo debiti sostanzialmente stabili o in leggero calo.
    In termini di rapporto con il patrimonio, la cooperativa La Marca mostra il rapporto più elevato a 3.3 volte, seguita da Mack & Schuhle a 2.1 e Schenk a 1.6.
    Se lo rapportiamo al valore aggiunto troviamo di nuovo le cooperative in cima alla classifica, ma questo è ovviamente relativo al loro modello. Se escludiamo le cooperative, Zonin ha il rapporto più elevato a 3.2, seguita da Argea a 3 e IWB a 2.9. Casualmente sono proprio queste tre aziende che hanno iniziato un percorso di consolidamento con l’ingresso di capitale non familiare (quotazione in borsa o private equity). Pur realizzando l’importante acquisizione, Antinori ha mantenuto un rapporto di 2.2 volte il valore aggiunto.

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    Fantini Group – dati di bilancio 2023

    Nel 2023 Fantini Group ha subito un leggero calo delle vendite (-4% a 86 milioni) che però è stato completamente assorbito dalla riduzione dei costi, anche grazie all’allentamento dei prezzi delle materie prime. Il contenimento degli investimenti su livelli particolarmente bassi ha invece consentito di ridurre ulteriormente il livello dell’indebitamento da 60 a 50 milioni di euro, quindi da 3 a 2.6 volte l’EBITDA, che vi ricordo nel caso di Fantini era cresciuto nel 2020 quando l’azienda era passata di mano con l’ingresso del private equity (4 volte l’EBITDA alla fine del 2020), attraverso una manovra di leverage buy-out. Dopo il 2023 non particolarmente positivo dal punto di vista commerciale, gli amministratori hanno fornito una visione più positiva per il 2024, dove a un consolidamento dei volumi della GDO (tradotto: sono in leggero calo…) si combina un andamento invece positivo del canale Ho.Re.Ca.
    Passiamo a una breve analisi dei dati con ulteriori grafici e la tabella riassuntiva.

    Le vendite sono calate del 4% a 86 milioni di euro. Dobbiamo evidenziare che l’azienda nel bilancio parla di “Ricavi delle vendite e delle prestazioni” che includono anche 3 milioni di altri ricavi relativi a servizi, vendita di materie prime (presumibilmente uva o vino non imbottigliato), oltre a 1 milione di contributi pubblici.
    Dal punto di vista geografico, le vendite in Italia sono calate del 5% a 3 milioni, restando marginali, quelle in Europa sono cresciute del 2% a 63 milioni, mentre calano pesantemente sia il fatturato americano (-12% a 12 milioni) che quello asiatico (-29% a 7 milioni).
    Come vedete dalla tabella i profitti operativi (EBITDA e utile operativo) sono mostrati in versione rettificata e non rettificata, per tenere conto di oneri non ricorrenti e dell’ammortamento del goodwill dell’operazione di private equity. Ad ogni modo, il forte controllo dei costi (costo del personale addirittura calato) e delle altre spese operative hanno più che compensato una certa pressione sul costo del venduto (ossia il costo di produzione) passato dal 52.7% al 53.8% del fatturato. L’EBITDA rettificato e l’utile operativo sono quindi calati del 3% circa, rispettivamente a 19.2 e 17 milioni di euro.
    L’utile netto dichiarato scende invece da 6.3 a 4.5 milioni di euro (questo non aggiustato per le componenti non ricorrenti), anche a causa dell’incremento degli oneri finanziari nel 2023.
    A livello finanziario, il debito scende da 60 a 50 milioni come dicevamo, forte di un eccellente lavoro sul livello del magazzino (che ha liberato 5 milioni di euro) e di un livello di investimenti piuttosto contenuto, meno di 2 milioni di euro (rispetto a 2.2 milioni di euro di ammortamenti) che ha consentito di scaricare praticamente tutto l’utile generato a riduzione del debito.

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    Masi – risultati primo semestre 2024

    Masi ha chiuso il primo semestre 2024 con risultati deludenti. Le vendite sono calate del 9%, i margini sono scesi al punto più basso dall’anno del Covid (6% a livello operativo), ma soprattutto si ritrova con un debito di 34 milioni di euro a fine semestre, in crescita importante rispetto ai 21 di un anno fa, in seguito all’incremento delle scorte e agli investimenti, ma anche aggiungerei io al fatto che negli ultimi 12 mesi l’azienda non ha di fatto prodotto utili (0.02 milioni di euro nel primo semestre e una perdita di 1.1 milioni nel secondo semestre dell’anno 2023, con una generazione di cassa di soli 4 milioni). Nel frattempo, Red Circle di Renzo Rosso ha rivenduto le quote agli azionisti di maggioranza (la famiglia Boscaini) e l’azienda ha deciso di semplificare i processi di governance, iniziando anche il percorso per diventare società benefit. L’uscita dal semestre sembra essere in miglioramento: gli ordini sono in ripresa e il secondo semestre potrebbe essere meglio (già il secondo trimestre è stato meglio del primo). L’andamento borsistico non è stato positivo nel 2024, con il titolo partito a 5 euro ora intorno a 4.2 euro, quindi -16%, per un valore di mercato di 135 milioni. Con una quota di “flottante” dell’8% soltanto sarebbe necessario prendere una decisione: o stare con una quota degli azionisti di minoranza più elevata oppure togliere l’azione dal mercato. Vedremo, per ora occupiamoci dei numeri.

    Le vendite sono calate del 9% a 30 milioni, di cui 9.4 in Italia, -3%, 9.7 in Europa, -13%, 10.1 in America a -5% e 1 milione nel resto del mondo. Nel semestre calano soprattutto le vendite dei top wines, scesi del 21% a 7.4 milioni di euro, contro il -5% e -3% segnato dai premium wines (leggi Campofiorin) e dai classical wines rispettivamente.
    I margini sono in calo soprattutto per il peso dei costi fissi su un fatturato in calo, dato che il margine lordo resta sopra il 63%. Il margine EBITDA cala dal 17% al 12%, l’utile operativo scende da 3.4 a 1.7 milioni per un margine del 5.6% contro il 10.2% di un anno fa. Grazie a un buon contributo degli utili su cambi, il bilancio chiude in pareggio.
    Dal punto di vista finanziario, come dicevamo il debito sale a 34 milioni di euro. Masi ha investito 6 milioni di euro nel semestre (quindi molto) e ha avuto un incremento di 16 milioni di euro del capitale circolante, per aumentare le scorte di Amarone. Va anche detto che 4 milioni di euro di debiti sono rispuntati perché non è stata rinnovata una operazione di cessione di crediti pro-soluto. Non ha pagato dividendi agli azionisti.

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