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    Consorzio Asti DOCG: treno storico ritorna nelle terre dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti

    Lo storico TrEno Langhe Roero e Monferrato della Fondazione FS Italiane ritorna nelle terre del Moscato d’Asti e dell’Asti Spumante con un programma di quattro giornate dedicate alla scoperta del territorio.
    Nelle date in calendario – 11 e 26 ottobre; 8  e 23 novembre – nella stazione di Torino Porta Nuova il fischietto segnerà la partenza del convoglio con locomotiva a vapore e carrozze d’epoca anni ’30, con destinazione Nizza Monferrato e tappa a Canelli, patria dello spumante italiano dal 1865.
    Durante l’itinerario, che attraverserà le colline vitivinicole piemontesi, ai passeggeri verranno proposti assaggi di Asti Spumante e Moscato d’Asti accompagnati da prodotti tipici del territorio, tra cui gli Amaretti di Mombaruzzo.
    Per il presidente del Consorzio dell’Asti Docg, Stefano Ricagno: “La componente turistica è parte integrante delle attività promozionali del Consorzio che riflette la ricchezza di un territorio vocato a offrire un’esperienza immersiva in cui si intrecciano vino, storia, arte, cultura e paesaggi inseriti nel Patrimonio Unesco, come le Cattedrali sotterranee di Canelli.  Valori, questi, che esprimono l’impronta e l’identità delle nostre terre, ben oltre la dimensione economico-commerciale”.
    Ed è proprio il legame con il territorio a fare da filo conduttore della comunicazione del Consorzio, recentemente protagonista anche a Chicago nel corso della seconda edizione di Vinitaly.USA con una masterclass sul Moscato d’Asti e Asti Spumante. “Presentare i vini nel loro territorio – commenta il direttore dell’ente consortile, Giacomo Pondini – è il modo perfetto per unire promozione e tutela della loro origine. Un momento ideale non solo per divulgare la cultura enologica e dei nostri paesaggi ma anche per favorire l’approccio di nuovi consumatori, sia in Italia che all’estero”.
    Link per maggiori info TrEno: www.fondazionefs.it More

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    Valtellina Wine Trail, una spettacolare gara tra vigneti e cantine

    Nella spettacolare gara di trail tra i vigneti e terrazzamenti patrimonio Unesco, il leader mondiale della Bresaola – in qualità di title sponsor – racconta la ricchezza della Valtellina assieme a un team di grandi atleti: il campione del mondo di snowboard 2025 Maurizio Bormolini; il campione di triathlon Giulio Molinari e la trail runner Caterina Stenta(Sondrio, 10 ottobre 2025). Il Gruppo Rigamonti si conferma title sponsor del Valtellina Wine Trail, la spettacolare gara tra vigneti e cantine che raduna 3700 trail runner da tutto il mondo e in programma sabato 8 novembre prossimo nella provincia di Sondrio. Il leader mondiale del comparto Bresaola – con un fatturato di 256 milioni di euro e oltre 17.000 tonnellate prodotte, di cui il 56% destinato alla produzione di questo prodotto – rinnova il sodalizio con il territorio e lo sport, da sempre asset strategici per l’azienda.
    Per l’occasione, 3 grandi protagonisti dello sport italiano e internazionale si uniranno al team Rigamonti per vivere e raccontare la gara sui social: Maurizio Bormolini, oro ai Campionati del mondo di snowboard 2025 in Engadina; il campione di Triathlon Giulio Molinari vincitore di Icon 2023, il triathlon più duro al mondo; Caterina Stenta, campionessa italiana di SUP (stand up paddle) con importanti traguardi nel trail nel 2024 (vittorie nel Salomon Running Milano, Alpe Adria Ultra Trail 25K, oltre ai prestigiosi piazzamenti nelle gare Golden Trail World Series 2024) (vedi focus 2)
    Tra gli eventi più partecipati nel panorama delle corse off road, il trail impegnerà atleti e appassionati sulle distanze di 42, 21 e 13 km tra i terrazzamenti coltivati a Nebbiolo lungo le tappe d’elezione per la produzione del Valtellina Superiore, offrendo l’occasione di scoprire la cultura e le specificità di una terra ricca di eccellenze: dalla Bresaola della Valtellina Igp Rigamonti (e non solo) ai formaggi, dai pizzoccheri di grano saraceno, conditi con il Valtellina Casera Dop, al Bitto Dop, dalle mele ai vini tra cui anche Sassella, Grumello e Inferno.
    “Siamo orgogliosi di rinnovare per il settimo anno consecutivo il nostro sostegno come title sponsor a un evento che incarna appieno i valori di Rigamonti: passione, impegno per il territorio e spirito di squadra – ha detto Claudio Palladi, AD di Rigamonti -. La Valtellina è una terra unica nel suo genere, dove natura, tradizioni ed enogastronomia si intrecciano in un equilibrio straordinario. È qui che abbiamo scelto di radicare il nostro headquarter e continuare a costruire il nostro futuro, facendo squadra con il territorio. Come leader nella produzione di Bresaola della Valtellina Igp, un prodotto che appassiona 38 milioni di italiani (soprattutto sportivi) e che da sempre traina l’eccellenza agroalimentare della nostra valle, continueremo a lavorare in questo senso, anche in vista delle prossime Olimpiadi Milano Cortina 2026 di cui il Distretto Agroalimentare di Qualità è sponsor”.
    La Bresaola della Valtellina Igp è un prodotto sempre più amato dagli sportivi: grazie alla presenza di aminoacidi ramificati, necessari per “nutrire” anche le fibre muscolari, di vitamine e sali minerali e all’alto contenuto di proteine, secondo i nutrizionisti la Bresaola della Valtellina Igp può essere considerata a giusto titolo un vero e proprio “integratore naturale”. È sempre presente nel menu di sportivi e di chi vuole tenersi in forma, tanto da essere eletta nella Top 5 degli alimenti immancabili nella dieta degli atleti (Fonte: indagine Doxa/ Consorzio Bresaola della Valtellina Igp).
    FOCUS 1 – BRESAOLA RIGAMONTI, L’ALIMENTO PERFETTO PER GLI SPORTIVI E UN INTEGRATORE NATURALE IDEALE DOPO LA CORSA. I CONSIGLI DEI NUTRIZIONISTI
    Tante proteine nobili, vitamine, sali minerali e pochi grassi. Questi i plus nutrizionali della Bresaola della Valtellina Igp Rigamonti un alimento ideale per chi vuole mantenersi in forma senza rinunciare al gusto ma anche per chi fa sport. Grazie alla presenza di aminoacidi ramificati, necessari per “nutrire” anche le fibre muscolari, all’alto contenuto di proteine, vitamine e sali minerali, la Bresaola della Valtellina Igp è considerata dai nutrizionisti uno degli alimenti ideali per gli sportivi ed è inserita nella top 5 degli alimenti immancabili nella dieta degli atleti. Merito della sua alta digeribilità, dell’alta presenza di proteine nobili rispetto agli altri affettati (33% contro il 24% del tacchino e il 19% del prosciutto cotto), degli aminoacidi essenziali e delle vitamine (B1, B6 e soprattutto B12). Consumata dopo l’attività sportiva invece è un valido alleato per soddisfare il fabbisogno proteico, grazie alla presenza di valina, leucina e isoleucina, gli aminoacidi ramificati e di tutti gli altri aminoacidi, essenziali e non, utili per “nutrire” le fibre muscolari. Inoltre, dopo la corsa, la Bresaola è un vero e proprio integratore naturale, grazie ai preziosi sali minerali che apporta soprattutto ferro, zinco, fosforo e potassio, “amico dei muscoli” per eccellenza.
    Un’alleata anche prima dell’allenamento: grazie alla sua elevata digeribilità, la Bresaola Rigamonti può essere indicata nell’alimentazione dello sportivo prima dell’attività fisica, magari in forma di panino prima di uno sforzo anche aerobico e prolungato, come una sessione di running.
    Le quantità suggerite dai nutrizionisti variano in funzione dell’età, del sesso, del tipo di attività sportiva e della struttura fisica dello sportivo. Per chi si allena 2 o 3 volte a settimana per un’ora (palestra o corsa), è consigliata una porzione da 50 grammi 1-2 volte alla settimana. Per chi pratica un’attività ad alto “consumo” energetico (maratoneti, triatleti, ciclisti, sollevatori di pesi, nuotatori e sciatori di fondo, canottieri, rugbisti o cestisti ad esempio) il fabbisogno proteico è maggiore e le porzioni possono arrivare anche a 60-70 grammi.
    FOCUS 2 – IL TEAM RIGAMONTI PER VALTELLINA WINE TRAIL
    In occasione della Valtellina Wine Trail 2025, Rigamonti schiera un team composto da 3 grandi protagonisti dello sport italiano.
    Maurizio Bormolini Snowboarder di punta del team azzurro, Bormolini è un campione mondiale. Dopo la conquista della Coppa del Mondo nel 2025 e nello slalom gigante parallelo (PGS), il 31enne di Tirano (SO) si è aggiudicato quest’anno la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo di Snowboard di St. Moritz nel parallelo a squadre in coppia con Elisa Caffont.  Classe 1994, originario di Livigno, sede Olimpica di Milano Cortina 2026 per lo sci freestyle e soprattutto per lo snowboard, la sua disciplina, Maurizio Bormolini vanta nel palmarès un argento nello snowboard cross (X Festival Olimpico Invernale della Gioventù Europea 2011 di Liberec), un argento mondiale juniores nello slalom parallelo (Chiesa in Valmalenco nel 2014) e quattro vittorie in Coppa del mondo – tre in slalom parallelo e una in slalom gigante parallelo. Diciannove podi in carriera in Coppa del mondo di cui nove quest’anno – tre vittorie, due secondi posti e quattro terzi posti (di cui uno a squadre) –, che gli hanno conferito la sfera di cristallo generale e quella di slalom gigante parallelo.
    Giulio Molinari è un triatleta professionista, tre volte campione europeo sulla mezza distanza (2014, 2016, 2018) e quattro volte campione italiano di Triathlon Medio (2014, 2016, 2017, 2020). Atleta del Livigno Team, è stato tre volte vincitore dell’ICON (2019, 2021, 2023), la gara di triathlon più dura e spettacolare al mondo. Nel 2013 in particolare ha 3,8 km di nuoto, 195 km in bicicletta e 42,195 km di corsa. Due volte qualificato per il Mondiale Ironman delle Hawaii (2017, 2018) in cui vanta la miglior prestazione italiana di sempre (8h21’52” nel 2018). Classe 1988, ha iniziato a praticare triathlon per caso, dopo un periodo trascorso nel nuoto a livello agonistico. L’incontro con una famiglia anglosassone nella sua città, la cui madre praticava triathlon, fu la scintilla. Lo vedevano arrivare in bici agli allenamenti di nuoto e partecipare alle campestri – scolastiche così nel 2002 provando per curiosità se ne è innamorato, tanto da farne una professione. Il suo segreto per vincere? La preparazione, la gestione delle energie e ragionare per piccoli step, dividendo lo sforzo in tanti settori definiti, per affrontarli uno alla volta con sicurezza.
    Caterina Stenta. 37 anni, originaria di Trieste, Stenta è tre volte campionessa italiana di stand up paddle – SUP (2017-2018-2019) e medaglia d’argento e di bronzo nella gara sprint dei 200 metri al Campionato Mondiale ISA SUP e Paddleboard (2018 e 2019). Ha all’attivo importanti traguardi nel trail dove ha costruito una carriera da professionista. Nel 2024 ha conquistato il Salomon Running Milano, il Tenno Train di Arco e l’Alpe Adria Ultra Trail 25K, e ottenuto prestigiosi piazzamenti nelle gare della Golden Trail World Series 2024 , tra cui l’11° posto nel Four Sister Mountain in Cina e il 18° piazzamento nel Kobe Trail in Giappone e nel Mammoth Trail Race. More

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    Passeggiata esplorativa dal Vigne Museum all’Abbazia di Rosazzo

    L’Associazione culturale Vigne Museum e l’azienda vitivinicola Livio Felluga presentano l’iniziativa  Passeggiata esplorativa dal Vigne Museum all’Abbazia di Rosazzo. Un appuntamento suggestivo tra cultura, arte, vino e paesaggio parte dell’evento: MetodoContemporaneo. Itinerari diffusi tra arti, vino e paesaggio. L’appuntamento si inserisce all’interno della prima edizione di Doors of CHANGE – Attraverso il patrimonio, aprirsi al futuro, promossa dalla Fondazione CHANGES.MetodoContemporaneo è il primo osservatorio permanente in Italia che documenta e racconta il dialogo tra arti contemporanee e paesaggio vitivinicolo. Una mappa condivisa, dinamica e interattiva dei casi più significativi d’interazione tra arte, territori del vino e comunità.
    Uniti da una profonda storia comune caratterizzata dall’amore per le colline friulane, dall’attenzione all’ambiente e alla natura, saldate da legami familiari e custodi di tradizioni protese al futuro l’Associazione Vigne Museum e l’azienda Livio Felluga collaborano in questa occasione per offrire al pubblico un’esperienza culturale e degustativa circondata dalla natura e dal paesaggio vitivinicolo.
    Il 18 ottobre dalle ore 15:00, gli ospiti parteciperanno ad una passeggiata esperienziale alla scoperta di Rosazzo, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli. Dal Vigne Museum, ubicato sulla sommità della collina abbracciata dai vigneti storici della Livio Felluga, attraverseranno la tenuta per arrivare nella millenaria Abbazia di Rosazzo.
    Il Vigne Museum è il progetto artistico-architettonico realizzato nel 2014 dall’architetto Yona Friedman con la collaborazione dell’artista Jean-Baptiste Decavèle per celebrare i 100 anni di Livio Felluga. Primo progetto architettonico permanente realizzato da Yona Friedman in Italia, Vigne Museum è un museo a cielo aperto dedicato al paesaggio e alla vite, incarna i valori della cultura rurale ed è simbolo della collaborazione tra uomo e natura nel suo massimo rispetto.
    Il Vigne Museum è un bene collettivo per il Friuli Venezia Giulia che l’omonima Associazione, fondata su desiderio della famiglia Livio Felluga, vuole restituire alla collettività in forma di esperienze, incontri e approfondimenti. In questo contesto, il pubblico sarà invitato a vistare il Museo e ad ascoltare la storia dell’incontro di due grandi visionari e innovatori: Yona Friedman e Livio Felluga.
    L’itinerario proseguirà all’interno dell’Abbazia le cui origini risalgono all’XI secolo, oltre 1000 anni di cultura religiosa con passaggi di ordini Agostiniani, Benedettini e Domenicani fino ad entrare sotto l’Arcivescovado di Udine. Un luogo storico che ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi, grazie alla sua posizione geografica, il punto di connessione fra Occidente e Oriente.
    Il percorso coinvolgerà: il Belvedere, l’itinerario delle Rose, passando dal chiostro e dalla chiesa per arrivare all’affascinate cantina storica in cui i monaci benedettini custodivano le otri di vino e olio e che ora ospita alcune riserve Livio Felluga.
    La passeggiata si chiuderà nelle aree recentemente restaurate dedicate alla produzione e alla degustazione del vino di Livio Felluga dove verrà offerto un brindisi con “Abbazia di Rosazzo”, uno dei rinomati bianchi prodotti dall’azienda, simbolo del territorio e degli storici vigneti abbaziali.
    Questo vino rappresenta la più elevata espressione di questo territorio, rende omaggio alla tradizione vitivinicola millenaria dell’abbazia e dei suoi vigneti e incarna l’amore di Livio Felluga per Rosazzo.
    MetodoContemporaneao è la prima ricerca scientifica italiana dedicata al dialogo tra arti visive e mondo della produzione vitivinicola, frutto del progetto NUPART. Per un nuovo paesaggio culturale: l’integrazione tra arti contemporanee e vitivinicoltura in una prospettiva di audience development, promosso dall’Università degli Studi di Verona e da BAM! Strategie Culturali, e vincitore del bando europeo PNRR CHANGES – CREST 2 / Spoke 9 – Cultural Resources for Sustainable Tourism.
    Partecipazione gratuita fino ad esaurimento posti.
    In caso di pioggia il percorso esplorativo inizierà dall’Abbazia di Rosazzo.

    Scheda iniziativa
    Passeggiata esplorativa dal Vigne Museum all’Abbazia di Rosazzo 
    A cura di
    Vigne Museum Associazione Culturale e azienda Livio Felluga

    Abbazia di Rosazzo
    Piazza Abbazia 5, Località Rosazzo, Manzano (UD)
    Sabato 18 ottobre, ore 15:00

    Programma:
    Ore 15:00 — Ritrovo in Abbazia di Rosazzo
    Ore 15:30 — Visita guidata al Vigne Museum
    Ore 16:30 — Visita guidata all’Abbazia di Rosazzo
    Ore 17:00 — La Livio Felluga apre le porte della cantina storica
    Ore 17:30 — Brindisi e saluti

    Partecipazione gratuita fino ad esaurimento posti.
    In caso di pioggia il percorso esplorativo inizierà dall’Abbazia di Rosazzo.

    Informazioni e adesioni:
    Associazione Vigne Museum
    [email protected] More

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    Un buon vino: alternativa alla solitudine dello smartphone

    Aristotele definisce la felicità (eudaimonia) come il fine ultimo dell’agire umano. Essa non si riduce al piacere individuale, ma si realizza nella vita buona vissuta nella polis, nella relazione con gli altri. In questo quadro, la philia (amicizia) non è …
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    Michele Chiarlo: Barolo 2021 da collezione, ma niente cru nel 2024

    La vendemmia 2021, per la famiglia Chiarlo, sarà ricordata come una delle grandi annate per eccellenza, contraddistinta da condizioni climatiche ideali e di una conseguente qualità straordinaria dei Barolo. Nel pieno della vendemmia corrente, Stefano Chiarlo, enologo e vineyard manager alla guida della cantina di famiglia con il fratello Alberto, ripercorre i momenti salienti dell’annata 2021 e dei relativi Barolo, anticipando sfide e le scelte che hanno portato l’azienda a decisioni importanti sul futuro dell’annata 2024, a garanzia della qualitàL’annata dei Barolo 2021 – la Grande Annata per eccellenza
    “Definirei il 2021 la Grande Annata per eccellenza; ha rari tratti che mi ricordano il 1990 e il 2001”, racconta Stefano Chiarlo. “Settembre e inizio ottobre sono stati mesi chiave, segnati da giornate asciutte e luminose, con notevoli escursioni termiche tra giorno e notte, condizioni ideali per una maturazione lenta e graduale dei tannini e dei polifenoli. Una combinazione che ha permesso al nebbiolo di svilupparsi con grande complessità, profondità e tannini setosi, pilastro fondamentale per trasformarsi in Barolo di eccezionale carattere e perfetti per il lungo invecchiamento. I caratteri dei cru di provenienza sono netti e precisi già ora, a differenza di altre grandi annate per cui occorreva attendere più a lungo per avere un’espressività così lampante.”
    Secondo Stefano Chiarlo, l’esperienza trentennale e la sensibilità maturata in vigneto ha avuto un ruolo determinante. La gestione dei diradamenti, la tempistica della vendemmia e la cura parcella per parcella hanno contribuito a trasformare un’annata già perfetta in un capolavoro di equilibrio. “Le fotografie che ho scattato in vendemmia sembravano dipinti: dimensione e colore degli acini, cambio di colore delle foglie… un perfetto equilibrio che in natura è, per definizione, irrealizzabile.”
    I Barolo 2021 si stanno già esprimendo con intensità e armonia, confermando la continuità della cantina nelle annate di eccellenza. “È la terza annata consecutiva a cinque stelle: dopo la 2019, più speziata e austera, e la 2020, con bouquet ricchi e tannini morbidi e rotondi, la 2021 è la più completa. I vini hanno bouquet espressivi e variegati già nella fase giovanile del vino, mentre al gusto risultano profondi, ricchi, con trama di tannini fitti e setosi. È un’annata che si può apprezzare già dopo pochi anni e che riserverà grandi emozioni in futuro.” racconta Stefano Chiarlo.
    Uno sguardo alle annate successive e la difficile scelta del 2024
    Gli anni successivi hanno riservato sfide differenti. “La 2022 è stata un’annata più asciutta e scarsa in quantità: i Baroli sono pronti all’olfatto, ma meno complessi al gusto, setosi e meno longevi rispetto all’annata precedente.” racconta Stefano. “La 2023, invece, è stata equilibrata: l’esperienza in vigneto e le grandi vigne hanno fatto la differenza. La 2024, contraddistinta da clima più piovoso e fresco, ha richiesto operazioni di diradamento più frequenti e tempistiche di raccolta molto precise: il risultato sono vini eleganti, freschi e floreali, ma meno complessi e con tannini fini.”
    In questo contesto, l’azienda ha preso una decisione importante: “Per l’annata 2024 non imbottiglieremo i Barolo da cru. Verranno inseriti interamente nella cuvée del nostro Barolo Tortoniano, che sarà un barolo di gran classe anche in questo millesimo. È una scelta difficile, a tratti anche dolorosa, ma risponde al nostro metodo e alla nostra filosofia: fare operazioni in vigneto e vinificazioni separate di ogni parcella, valutare con degustazioni alla cieca e, se il carattere dell’annata non ci convince del tutto, preferiamo non uscire con i cru.” spiega Chiarlo. “Negli ultimi trent’anni abbiamo adottato questo metodo in cinque annate (1992, 1994, 2002, 2008 e 2014). Non è solo una scelta enologica, significa anche avere rispetto per il territorio, per le MGA, e soprattutto responsabilità verso il consumatore. Vogliamo mantenere una linea coerente nel tempo, tutelando lo stile Chiarlo che non segue mode, ma identifica un’eleganza riconoscibile e un carattere distintivo, permettendo a chi degusta di trovare sempre nel bicchiere ciò che si aspetta: vini di grande eleganza e carattere, con la riconoscibilità della varietà e del terroir di provenienza e, soprattutto, piacevolezza nella beva.” More

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    Adamantis 2022: ecco la terza annata del superwhite di Cantina Valle Isarco

    Arriva sugli scaffali la nuova annata di Adamantis, la cuvée di punta di Cantina Valle Isarco. La 2022 è la terza annata del super white prodotto in sole 2mila bottiglie e rilasciato dopo tre anni di affinamento, di cui 18 mesi in barrique. Adamantis rappresenta il progetto più ambizioso e prezioso della più piccola e più giovane cooperativa altoatesina guidata dal direttore generale Armin Gratl, che dichiara: «All’inizio è stato molto difficile, se con uno Chardonnay in barrique ti puoi ispirare alla Borgogna e con un Pinot Nero trarre spunto da diversi modelli consolidati, per fare una cuvée della Valle Isarco non avevamo alcun riferimento. Per questo abbiamo fatto molti esperimenti finché nel 2020 siamo riusciti a mettere a punto il blend giusto, in grado di dare il vino che immaginavamo: un bianco importante, strutturato e complesso che fosse testimonial autentico del nostro territorio».Adamantis, infatti, è una cuvée composta per il 50% da Sylvaner, il 20% da Grüner Veltliner e altrettanto da Pinot Grigio, e da un 10% di Kerner, quattro varietà emblematiche della viticoltura della valle, capaci di grande finezza e sapidità. «Abbiamo selezionato le parcelle migliori con una zonazione accurata – spiega Gratl -–. Raccogliamo le uve in cassette da 12 kg e, per l’affinamento, usiamo circa il 50% di barrique nuove e il resto di secondo e terzo passaggio e il blend finale viene affinato selezionando i fusti migliori. Vogliamo garantire una stilistica costante perché il consumatore che ordina una bottiglia importante deve sapere cosa aspettarsi».
    Adamantis 2022 è frutto di un’annata calda che si riflette nel calice: spiccano, maggiormente rispetto alle due annate precedenti, le note di frutti tropicali e pesca, pepe bianco, incenso e una chiusura delicatamente agrumata. Al sorso, è complesso e rotondo, con aromi di frutta matura, spezie e una sapidità caratteristica della valle, che conduce a un finale lungo ed elegante.
    Un vino dalla personalità unica, che rende Adamantis uno dei fiori all’occhiello della produzione altoatesina e il portabandiera della Valle Isarco, una tra le aree più vocate d’Europa per la viticoltura di montagna: i vigneti possono arrivare fino a mille metri di quota, con pendenze che toccano il 60%, terrazzati per il 90% e lavorati quasi interamente a mano. Insomma, «una viticoltura eroica portata avanti con passione dai nostri soci, che possiedono in media un ettaro scarso a testa. Per questo Adamantis rappresenta al meglio il valore del nostro territorio: selezione estrema, precisione in vigna e continuità stilistica».
    Se Adamantis è l’alfiere di Cantina Valle Isarco, non sono da meno anche gli altri vini prodotti dalla cooperativa fondata nel 1961: il Grüner Veltliner 2023 è stato appena inserito al 30mo posto nella classifica “Best Buys 2025” della rivista americana Wine Enthusiast, dedicata ai vini sotto i 20 dollari con punteggio superiore a 90, mentre il Kerner della linea Aristos ha ottenuto i Tre Bicchieri dalla guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, i 5 Grappoli di Bibenda e il Faccino di Doctor Wine assegnato dalla Guida essenziale ai Vini d’Italia. Conferma del grande lavoro qualitativo che guida la filosofia della cantina e dei suoi 135 soci che coltivano 150 ettari distribuiti in 11 Comuni tra Bolzano (Bolzano) e Bressanone (Bolzano), producendo ogni anno 950mila bottiglie per un totale di 32 etichette, di cui il 95% bianchi. Il fatturato si attesta a 7,8 milioni di euro, con l’85 % del canale Horeca in Italia e il 15% all’estero.
    >A PROPOSITO DI CANTINA SOCIALE VALLE ISARCO
    Fondata nel 1961 da 24 famiglie, Cantina Valle Isarco è la più giovane cooperativa vinicola dell’Alto Adige, oggi i soci sono 135 che coltivano 150 ettari di vigneti in 11 Comuni, da Bolzano fino a sud di Bressanone (Varna, Bressanone, Funes/Tiso, Velturno, Chiusa, Laion, Castelrotto, Villandro, Barbiano, Fié e Renon).
    Ogni anno vengono prodotte 950mila bottiglie che rappresentano 14 varietà (10 bianche, 4 rosse), per un totale di 31 etichette dove la punta di diamante è rappresentata dalla selezione Aristos, dalla cuvée Adamantis e dalle edizioni limitate Sabiona di Kerner e Sylvaner, appena 3mila bottiglie all’anno per vitigno. Il 98% della produzione di Cantina Valle Isarco è dedicata ai vini bianchi, dove primeggia il Kerner affiancato da Sylvaner, Grüner Veltliner, Gewürztraminer e Müller Thurgau.
    Il fatturato è di 7,8 milioni di euro, conquistato nel canale Ho.re.ca per l’85% in Italia (di cui la metà in Alto Adige) e per il 15% all’estero. A guidare Cantina Valle Isarco ci sono il presidente, in carica dal 2010, Peter Baumgartner, e il direttore generale Armin Gratl, che ricopre questo ruolo dal 2013. Negli ultimi 5 anni la cantina ha investito oltre 2 milioni di euro per migliorare la propria struttura e le proprie tecnologie. More

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    Dosio firma l’autunno delle Langhe

    L’autunno è la stagione più affascinante per scoprire e vivere le Langhe. Colline ricoperte di vigneti a perdita d’occhio, borghi, castelli d’origine medioevale, eccellenze gastronomiche rendono questo territorio unico nel panorama vitivinicolo italiano e mondiale. È in questo scenario che, dal 1974, DOSIO, storica cantina di La Morra, produce vini rossi e bianchi dalla forte impronta territoriale. Dal 2023, sotto la guida di Chiara Lanci – figlia dell’Ing. Gianfranco Lanci che nel 2010 ha rilevato l’azienda dal signor Beppe Dosio – DOSIO ha intrapreso un nuovo percorso, aprendo le porte all’hospitality con l’inaugurazione dell’Agri-Wine resort Antica Dimora Dosio, un luogo esclusivo dove il tempo sembra rallentare e ogni dettaglio racconta il legame profondo tra vino, natura e ospitalità.Per accompagnare i profumi e i sapori di stagione, l’enologo Andrea Autino pone l’accento su tre referenze simboliche della filosofia DOSIO: il Langhe D.O.C. Nebbiolo, il Barolo D.O.C.G. del Comune di La Morra e il bianco Langhe D.O.C. Riesling. Vini versatili e territoriali,  che si abbinano perfettamente a piatti tipici della tradizione piemontese:  tajarin al ragù, plin, risotti ai funghi, selvaggina, formaggi stagionati, vitello tonnato, e naturalmente il grande protagonista dell’autunno: il tartufo bianco.
    Il Langhe D.O.C Nebbiolo: il Nebbiolo nella sua espressione più giovane e immediata. Vinificato solo in acciaio per esaltare la purezza del frutto, si caratterizza per note di ciliegia, spezie leggere e una trama tannica sottile. Il sorso è fresco, equilibrato e di grande bevibilità, che esprime l’essenza più autentica del Nebbiolo di alta collina.
    Il Barolo D.O.C.G del Comune di La Morra rappresenta il legame con il territorio comunale di La Morra e diventa la referenza primaria per accedere al mondo barolista di Dosio. Un vino che esprime l’eleganza tipica del territorio: suoli marnosi e altitudini elevate donano finezza aromatica, verticalità e freschezza. Affinato 18 mesi in botti grandi, si presenta di colore rosso granata, con note di rosa, spezie e sottobosco su un finale lungo e armonioso.
    Non solo rossi nella produzione di DOSIO, il Langhe D.O.C. Riesling è il bianco outsider della cantina di La Morra. Coltivato a 500 metri s.l.m. sulla collina Serradenari, il punto più alto della denominazione Barolo, esprime una spiccata personalità: profumi agrumati, fiori bianchi, sapidità e tensione minerale. Un Riesling che interpreta la Langa in chiave originale, con verticalità, freschezza e potenziale evolutivo.
    La cantina DOSIO si sviluppa su un’ampia struttura, circondata da un vigneto a corpo unico, e situata sul punto più alto della denominazione Barolo, a 500 metri s.l.m., sulla collina Serradenari, nello storico borgo di La Morra. La vista abbraccia l’arco alpino fino alla vetta del Monviso, regalando un contesto di rara bellezza. Al centro della filosofia aziendale, il terroir e la valorizzazione dei vini da singolo vigneto, insieme alla costante attenzione alla qualità, al rispetto delle tradizioni e della terra. Il parco vigneti spazia dal comune di La Morra, con il cru Serradenari, a quello di Barolo, con il cru Fossati, fino al comune di Serralunga d’Alba, con il cru Meriame – quest’ultimo vigneto è il primo dell’azienda in regime biologico.
    Sala degustazione
    Per vivere un’esperienza immersiva nelle Langhe, DOSIO propone anche la possibilità di soggiornare tra le vigne, nell’Agri-Wine resort Antica Dimora Dosio. Situata accanto alle cantine di proprietà, l’antica casa colonica di fine Ottocento è stata oggetto di un attento intervento di restauro conservativo, che ne ha valorizzato l’identità storica. La struttura ospita cinque camere e due suite, dotate di tutti i comfort più esclusivi. Ogni ambiente è ispirato a un elemento naturale e personalizzato con arredi e tessuti coordinati. Ogni camera inoltre dispone di camino e affaccia sui vigneti di proprietà, con una suggestiva vista panoramica sulle Alpi per un soggiorno all’insegna del relax e della bellezza del paesaggio.
    Soggiornare da Dosio significa anche vivere appieno le proposte di degustazione e di attività sul territorio come i bike tour, i pic nic nei vigneti CRU e perchè no anche la caccia al tartufo, il re della stagione langarola.
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    Vigne, mare e memoria: il viaggio di Tullum

    Nell’antica Roma la vita era un equilibrio continuo tra negotium e otium: da un lato il vortice delle faccende pubbliche, dei commerci, delle guerre e della politica; dall’altro il bisogno di ritirarsi in luoghi appartati, dove il tempo poteva scorrere più lento, tra il mare e i vigneti. Proprio lungo queste coste d’Abruzzo, a Tollo, i nobili romani avevano costruito ville marittime che univano il piacere della contemplazione alla concretezza del lavoro agricolo. Non erano semplici residenze di villeggiatura, ma autentiche aziende ante litteram, con spazi dedicati alla produzione del vino e dell’olio.

    Oggi, tra quelle stesse colline con lo sguardo rivolto all’Adriatico, sorge la sede di Feudo Antico: un’azienda che non solo custodisce i reperti di quella villa rustica romana, ma ne raccoglie l’eredità culturale trasformandola in progetto vivo, nel cuore della DOCG Tullum. Un filo che attraversa i secoli lega così il vino di oggi al senso più autentico dell’otium romano: un tempo ritrovato, fatto di natura, bellezza e sapienza agricola.

    Una DOCG che parla la lingua del territorio

    Il nome Tullum compare ufficialmente nel mondo del vino nel 2008, quando nasce una delle più piccole Dop d’Italia. Undici anni dopo, il 4 luglio 2019, arriva la consacrazione della DOCG: il livello più alto nella gerarchia delle denominazioni italiane. Non è soltanto un riconoscimento formale, ma una testimonianza concreta della qualità e della vocazione vitivinicola delle terre tollesi, dove storia, tradizione e ricerca convivono da secoli.

    La continuità è la vera forza di questo territorio. Dai Longobardi ai Normanni, fino al Regno di Napoli, le dominazioni che si sono succedute hanno rispettato, e in molti casi consolidato, la specificità agricola di Tollo. Anche le ferite della Seconda Guerra Mondiale non hanno fermato i coltivatori: il paese fu distrutto insieme ai vigneti, ma la ripresa della viticoltura segnò un vero rinascimento, evitando un fenomeno migratorio di massa che avrebbe svuotato la comunità.

    Tra Adriatico e Maiella: un mosaico di vigne

    Il territorio di Tollo è un piccolo tesoro sospeso tra mare e montagna. A 150 metri sul livello del mare, le colline si aprono verso l’Adriatico e, alle spalle, incontrano la Maiella e il Gran Sasso. Questo dialogo tra vento marino e altitudine crea escursioni termiche favorevoli e una varietà di suoli che rendono il paesaggio straordinariamente vocato alla viticoltura.

    Per valorizzare queste caratteristiche, Feudo Antico ha avviato un progetto di zonazione guidato dal professor Attilio Scienza. Lo studio ha permesso di leggere ogni singolo versante come un micro-terroir, riconoscendo le peculiarità di suolo, esposizione e microclima. Il risultato è la DOCG Tullum così come la conosciamo oggi, con quattro tipologie principali e un’attenzione particolare alle varietà autoctone come Montepulciano, Pecorino e Passerina, in grado di esprimere pienamente le sfumature del territorio.

    Il Consorzio e le cantine della DOCG

    Il Consorzio Tullum raccoglie tre realtà complementari, ciascuna con una propria storia e vocazione, unite dall’obiettivo di valorizzare il territorio e le sue produzioni: Feudo Antico, Vigneti Radica e la Cooperativa Agricola Coltivatori Diretti Tollo (CCDD).

    Daniele Ferrante – enologo Feudo Antico

    Feudo Antico è un incubatore di archeo-enologia, è il primo esempio in Italia di museo archeologico dentro una cantina. La sede, inaugurata nel 2021, ospita i reperti della villa romana di San Pietro e il primo vigneto impiantato esattamente dove duemila anni fa sorgeva la grande azienda agricola romana. Su 30 ettari di vigneti, l’azienda produce circa 150.000 bottiglie. Qui la sostenibilità non è una parola di tendenza, ma una regola di vita: rese basse, coltivazioni rispettose e vinificazioni che privilegiano la spontaneità del processo naturale.

    Le etichette raccontano l’identità di Tollo in chiave contemporanea: dai bianchi Tullum Pecorino DOCG e Passerina DOCG, ai rossi Tullum Rosso DOCG, Rosso Riserva DOCG e Rosso Inanfora DOCG Biologico, fino alla linea a fermentazione spontanea che comprende un Pecorino Biologico Tullum DOCG, un Rosato Biologico Terre di Chieti IGP e un Rosso Biologico Tullum DOCG. A completare il mosaico, lo Spumante Brut Metodo Classico Tullum DOP, simbolo della vocazione di Feudo Antico per l’eleganza e la finezza.

    Ma forse il progetto più emblematico della filosofia aziendale è quello nato dall’incontro con lo chef tristellato Niko Romito: il Pecorino Terre Aquilane IGP Casadonna. Alla ricerca di un terreno che potesse amplificare la purezza del vitigno, Feudo Antico è salita fino a Castel di Sangro, dove Romito ha costruito il suo centro di ricerca e formazione. A oltre 800 metri d’altitudine, tra boschi e silenzi montani, il Pecorino cresce in un ambiente estremo, capace di regalare vini di straordinaria tensione minerale, freschezza agrumata e vibrante verticalità. È un vino che parla la lingua della montagna, ma conserva l’anima mediterranea delle origini: un incontro tra misura, profondità e essenzialità, come la cucina dello chef che lo ha ispirato.

    Giacomo Radica – enologo Vigneti Radica

    Vigneti Radica racconta tre generazioni di viticoltori. Il simbolo della famiglia Radica è un toro, in dialetto “li Ture”. Non un emblema di forza cieca, ma di energia paziente, radicata nella terra. Tre generazioni – dal nonno Rocco al padre Antonio fino a Giacomo, che oggi guida l’azienda – hanno trasformato questa energia in un progetto coerente, che unisce vigne e paesaggio in un equilibrio fatto di gesti e tempi misurati.

    I vigneti, trent’ettari distribuiti tra Tollo, Ari, Fara Filiorum Petri e Ortona, disegnano un percorso che parte dalla montagna e arriva al mare. Tutto è condotto in biologico, ma senza slogan: è un modo di lavorare che asseconda la fertilità naturale dei terreni e rispetta la vitalità del suolo. Anche la cantina riflette questo equilibrio, costruita con materiali locali – legno, pietra, luce – e pensata per respirare insieme al paesaggio.

    I vini nascono da uve raccolte a mano di Montepulciano, Pecorino e Passerina, e restituiscono un’identità coerente con la DOCG Tullum: vini di precisione, ma non di maniera.

    La Cooperativa Agricola Coltivatori Diretti Tollo, fondata nel 1962, è oggi una realtà solida con circa 300 soci e oltre 700 ettari di vigneto. La cooperativa mantiene viva la tradizione contadina del territorio, producendo grandi volumi di uve rosse e bianche tipiche – Montepulciano, Trebbiano, Pecorino, Passerina e Cococciola – ma sempre con l’attenzione alla qualità richiesta dal disciplinare DOCG.

    I vini degustati

    Feudo Antico Passerina Tullum DOCG 2023Un bianco essenziale e luminoso, in cui la morbidezza si intreccia con una freschezza salina che dona scatto e ritmo. Il finale ammandorlato ne definisce la firma delicata e precisa.

    Vigneti Radica Passerina Tullum DOCG 2023Un sorso agile e minerale, vibrante di agrumi e di erbe. Energico, limpido, immediato: racconta la vitalità della costa abruzzese in chiave nitida e contemporanea.

    Feudo Antico Pecorino Tullum Biologico Fermentazione Spontanea 2024Un vino di straordinaria personalità. La fermentazione spontanea ne amplifica la complessità: materia e tensione convivono in un equilibrio raro, tra morbidezza iniziale e una scia sapida e precisa che chiude lunga e profonda. Un grande bianco italiano, capace di evolvere e di toccare corde sottili.

    Vigneti Radica Pecorino Tullum DOCG 2022Deciso, verticale, immediato. La freschezza agrumata domina un sorso netto, teso, che lascia la bocca pulita e la mente vigile. È il Pecorino nella sua veste più diretta e schietta.

    Feudo Antico “InAnfora” Pecorino Tullum DOCG Biologico 2022Un bianco che sfida le regole, unisce struttura e delicatezza, luce e profondità. La trama è ampia, quasi materica, ma sempre sorretta da una vitalità che lo rende sorprendentemente dinamico. Il suo equilibrio tra frutto sale e terra lo colloca tra i vini da ricordare.

    Feudo Antico “InAnfora” Rosso Tullum DOCG Biologico 2022Un Montepulciano di rara eleganza. La maturazione in anfora scolpisce un sorso vivo, sincero, di frutto puro e tannini finissimi. Fresco, profondo, con una persistenza che conquista senza bisogno di potenza. È un rosso che parla con voce propria: pulita, armonica, essenziale.

    Vigneti Radica Rosso Tullum DOCG 2020Materico e vigoroso, con un cuore fruttato che si apre lentamente. La struttura è piena, compatta, sostenuta da una freschezza che gli dona equilibrio e una lunga chiusura speziata.

    Feudo Antico Rosso Tullum DOCG 2020Armonico e immediato, gioca tra dolcezza di frutto e morbidezza dei tannini. Un rosso di grande bevibilità, che racconta la misura e l’eleganza della denominazione.

    Feudo Antico Rosso Riserva Tullum DOCG 2019Profondo, ampio, meditativo. La trama tannica è finissima, la materia è generosa ma sempre composta. Un rosso che unisce intensità e grazia, restando nel segno della finezza.

    Radici e orizzonti

    Se nell’epoca romana l’otium era rifugio e ricerca di bellezza tra mare e vigne, oggi la DOCG Tullum raccoglie quell’eredità trasformandola in un progetto di comunità. Ogni filare racconta la resilienza di una terra che ha saputo rinascere più volte, trovando nella vite il suo respiro più autentico. Non si tratta solo di vino, ma di identità: di un luogo che continua a vivere nella memoria dei suoi abitanti e che, attraverso il lavoro dei vignaioli, offre al mondo il dono di un paesaggio tradotto in calice.

    Il Tullum è così: un vino che non si limita a celebrare la qualità, ma che custodisce la storia di un popolo e la restituisce in forma liquida, capace di unire cultura, natura e passione. Un vino che guarda avanti con la consapevolezza di chi ha radici antiche e solide, profonde come quelle vigne che, da secoli, disegnano le colline tra l’Adriatico e la Maiella. More