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    Cantina Kurtatsch: l’identità di un territorio, la forza di una comunità

    Nel 2025 Cantina Kurtatsch celebra i 125 anni dalla sua fondazione. Un traguardo importante, che testimonia la continuità di un progetto cooperativo nato nel 1900 e diventato oggi un punto di riferimento per la viticoltura di montagna in Alto Adige. Forte di una storia condivisa, di una visione concreta e del motto Viribus Unitis – con le forze unite – la cantina continua a evolversi, con uno sguardo saldo sul territorio e un impegno collettivo che coinvolge 190 famiglie socie.

    Penon-Kofl

    Un secolo e un quarto di sfide e scelte condivise

    La storia di Cantina Kurtatsch è fatta di passaggi difficili, cambi di paradigma e tappe fondamentali. “I primi decenni furono segnati da difficoltà enormi – racconta Andreas Kofler, presidente della cantina – tra guerra, fillossera e crisi economiche. Ma la svolta arrivò nel secondo dopoguerra, quando si decise di abbandonare l’approccio produttivista per costruire un’identità fondata sulla qualità e sulla conoscenza del territorio.”

    Simbolo concreto di questo cambio di rotta fu il Cabernet Sauvignon Riserva Freienfeld, presentato con il millesimo 1988: un vino che ancora oggi rappresenta l’ambizione della cantina. A quel momento seguirono investimenti importanti, una riconversione dei vigneti e una crescente attenzione al rapporto tra varietà, suolo, altitudine e microclima. Oggi come allora, è la forza della cooperazione a rendere possibile tutto questo.

    Glen

    Negli ultimi vent’anni Cantina Kurtatsch ha rinnovato la propria immagine, ampliato la sede con un’architettura ispirata ai materiali locali, e consolidato il suo modello di sviluppo fondato sulla partecipazione, sulla responsabilità condivisa e su un forte senso di appartenenza.

    Graun

    Altitudini, parcelle, comunità: il valore del dettaglio

    Con una superficie frammentata in piccoli appezzamenti – in media un ettaro per socio – distribuiti tra i 220 e i 900 metri di altitudine, la cantina può contare su una straordinaria varietà di condizioni pedoclimatiche. “Ogni vigneto ha le sue caratteristiche, ogni vino è il risultato di un equilibrio unico – spiega Kofler – e questa ricchezza richiede un impegno costante da parte dei soci, che conoscono il proprio terreno palmo a palmo.”

    È proprio questa relazione profonda con le vigne a rendere possibile una viticoltura di precisione, in grado di valorizzare al meglio le zone più vocate. Non a caso, Cantina Kurtatsch è oggi la realtà altoatesina con il maggior numero di etichette riconosciute come Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), tra cui spiccano nomi come Graun, Penon, Glen, Mazon e Brenntal. Una leadership che conferma la centralità del legame tra vitigno, territorio e identità.

    Penon-Hofstatt

    Coerenza, innovazione e rispetto

    Tra il 2014 e il 2020, la cantina ha condiviso con i propri soci una Carta della Sostenibilità che ha definito linee guida comuni su ambiente, lavoro e responsabilità. “Il nostro approccio è quello della coerenza – afferma Kofler –: agiamo con piccoli passi, tutti condivisi, ma sempre nella stessa direzione. Non cerchiamo slogan, ma risultati concreti.”

    Brenntal

    Oggi la cooperativa accoglie al suo interno viticoltura biologica, biodinamica e integrata (secondo il protocollo SQNPI), con l’obiettivo, dal 2026, di una certificazione integrata al 100%. Nel frattempo, sono state avviate numerose azioni: dall’installazione di impianti fotovoltaici alla riduzione degli imballaggi, fino alla scelta di bottiglie alleggerite per abbattere l’impronta di carbonio.

    Un esempio emblematico è la rinnovata linea Selection, che si presenta con una veste grafica essenziale e moderna, una bottiglia più leggera (395 g) e un packaging composto per il 75% da materiale riciclato. Un cambiamento estetico che riflette un’evoluzione sostanziale e che, nel linguaggio visivo, unisce simboli alpini e mediterranei per raccontare l’identità del territorio.

    Un modello cooperativo che guarda lontano

    Nel mondo del vino, la forma cooperativa richiede visione, ascolto e tempo. A Kurtatsch questo modello è diventato un motore di sviluppo culturale oltre che economico, capace di coinvolgere nuove generazioni e restituire valore al paesaggio, alla comunità e alla storia locale. Il 125° anniversario non è solo un traguardo, ma un’occasione per rinnovare l’impegno a costruire il futuro, rimanendo fedeli alla nostra identità collettiva, viribus unitis. More

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    Vignamaggio presenta l’annata 2021 del Chianti Classico DOCG Terre di Prenzano

    Vignamaggio, storica tenuta situata tra Greve e Panzano in Chianti, presenta l’annata 2021 del Chianti Classico DOCG Terre di Prenzano, ottenuto da sole uve Sangiovese coltivate nelle microzone di Prenzano – Petriolo e Orto – Poggio Asciutto. Il vino nasce all’interno di una delle aziende agricole più antiche d’Italia, con oltre sei secoli di storia e un approccio policolturale che integra produzione vitivinicola, paesaggio e ospitalità. Terre di Prenzano è il Chianti Classico d’Annata secondo Vignamaggio: una lettura essenziale, nitida e profondamente territoriale del Chianti Classico.Annata 2021
    “L’estate 2021 è stata calda e siccitosa, ma le piogge delle settimane prima della vendemmia hanno letteralmente rinvigorito le piante, fermando i fenomeni di stress idrico,” racconta Francesco Naldi, Responsabile Agricoltura di Vignamaggio.
    “A primavera c’era stata una gelata che aveva ridotto le produzioni, migliorando però la qualità del prodotto finale. Le uve sono arrivate a perfetta maturazione. Nel complesso, un’ottima annata con punte di eccellenza.”
    I vigneti: Prenzano – Petriolo, Orto – Poggio Asciutto
    Il nome del vino, Terre di Prenzano, richiama proprio il territorio da cui provengono la maggior parte delle sue uve: la zona di Prenzano – Petriolo, collocata nella parte più alta dell’azienda, tra i 340 e i 400 metri di altitudine. Qui, su versanti esposti a sud-ovest e suoli tendenzialmente sciolti con buona presenza di scheletro, derivati dall’arenaria del Macigno, il Sangiovese assume un profilo equilibrato, con struttura media e un’espressività fruttata marcata.
    Le parcelle di Orto – Poggio Asciutto, esposte a est sono invece soggette a condizioni più fresche e ventilate, specie nelle annate siccitose. I suoli sono variegati, appartenenti al complesso caotico delle argille scagliose e completano il quadro con una componente di finezza, verticalità e tensione, contribuendo all’armonia complessiva del vino.
    Vinificazione e Affinamento
    La vinificazione avviene in acciaio, con fermentazione e macerazione sulle bucce per circa 10 giorni, durante i quali si effettuano rimontaggi e délestage per favorire un’estrazione equilibrata. Dopo la svinatura, il vino completa la fermentazione malolattica e affina in botti di rovere da 20 a 40 ettolitri, dove riposa per 12-14 mesi. Seguono almeno 3 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. La produzione è di circa 130.000 bottiglie.
    Note di degustazione
    Il vino si presenta di un colore rosso rubino intenso. Al naso spiccano i profumi varietali del Sangiovese – ciliegia e altri piccoli frutti rossi – accompagnati da una leggera nota boisé, discreta e integrata. In bocca è morbido, avvolgente, con tannini setosi e un finale armonico e persistente. Un Chianti Classico sincero, pensato per accompagnare con naturalezza la tavola quotidiana, ma capace anche di sorprendere per la sua autenticità.
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    Vino, arte e cioccolato: Roeno gioca su gusto e bellezza per un turismo multisensoriale

    Roeno, azienda vitivinicola di Brentino Belluno (Verona), arricchisce l’offerta enoturistica con Vino & Cioccolato e Il vino è arte, due nuove esperienze pensate per coinvolgere gli ospiti in un contesto che fonde eleganza, gusto e creatività.
    La prima proposta è un percorso multisensoriale che nasce dalla collaborazione con la cioccolateria artigianale Exquisita di Rovereto (Trento) e abbina tre vini della cantina ad altrettanti cioccolatini dipinti a mano, ottenuti da fave di cacao provenienti dai migliori terroir del mondo. La degustazione si apre con il Roeno Trentodoc che accompagna il cioccolato salato, quello speziato invece esalta le note floreali e fruttate del Repanda Solaris, per poi concludere con Cristina – Vendemmia Tardiva, un vino dolce che si sposa perfettamente al cioccolato piccante.
    L’esperienza Il vino è arte invita gli ospiti a immergersi nella bellezza della Terradeiforti. Su una tela bianca i partecipanti potranno tradurre in immagini le emozioni e le impressioni suscitate dalle referenze in degustazione: i protagonisti saranno il Trentodoc, il Mattj Pinot Grigio Macerato e l’Enantio Red Point. L’attività è aperta a tutti, non richiede alcuna competenza artistica e verrà presentata durante il Trentodoc Festival 2025, in programma dal 26 al 28 settembre.
    Roeno offre anche un ampio ventaglio di esperienze pensate per raccontare il territorio e i suoi vini, disponibili tutto l’anno. Dalla passeggiata tra i filari ultracentenari di Enantio con visita in bottaia, parte del percorso Terradeiforti, alla proposta Le Firme che racconta le etichette più rappresentative dell’azienda. Non mancano esplorazioni enoiche dedicate agli amanti del Riesling, alla linea Le Selezioni e alla realtà altoatesina Von Blumen & Flowers.
    Infine, Roeno è il luogo ideale per attività di team building: il Blind Tasting mette alla prova i sensi dei partecipanti in un contesto giocoso e coinvolgente; con Crea il tuo vino, invece, i gruppi potranno realizzare una cuvée personalizzata. Per le aziende dislocate su più sedi, la cantina ha pensato alla formula Digital Wine Tasting, degustazioni da remoto guidate da un esperto degustatore.
    Tutte le attività sono disponibili solo su prenotazione, per informazioni è possibile consultare il sito www.cantinaroeno.com More

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    Vistorta apre le sue porte per Cantine Aperte 2025

    Sabato 24 e domenica 25 maggio 2024, la tenuta Vistorta di Sacile (PN) apre le sue porte per l’atteso appuntamento di Cantine Aperte, evento organizzato dal Movimento Turismo del Vino FVG che ogni anno attira wine lovers e visitatori, desiderosi di esplorare le radici del territorio attraverso visite guidate e degustazioni. Il fine settimana sarà così un’occasione unica per scoprire l’anima vinicola di Vistorta, immersa in un contesto naturalistico e architettonico d’eccellenza.Il programma si snoda per l’intero weekend, dalle 10.00 alle 18.00, con degustazioni dei vini prodotti dall’azienda, passeggiate guidate nel suggestivo parco ottocentesco con partenze ogni ora, e laboratori dedicati alla coltivazione delle orchidee, che si terranno sabato alle 15.00 e domenica alle 10.00.
    Ma il momento clou sarà l’Aperitivo in Cantina, in programma sabato 24 maggio dalle 19.00 alle 21.00, un’esperienza da non perdere per chi vuole vivere la tenuta in un’atmosfera più intima e conviviale. Gli ospiti potranno gustare una raffinata selezione di etichette Vistorta accompagnata da proposte gastronomiche del territorio, pensate per esaltare il legame tra il vino e il suo territorio.
    Tra i vini più rappresentativi di Vistorta spicca il Merlot Vistorta, fiore all’occhiello della produzione, un rosso elegante e longevo che incarna l’anima del territorio friulano e gli studi di Brandino Brandolini d’Adda e dell’enologo Alec Ongaro su questo vitigno. Accanto a lui, il binomio Bianca e Brando, due vini da monovitigno (rispettivamente 100% friulano e 100% merlot) che vengono prodotti con tecniche tradizionali come la prolungata macerazione sulle bucce, le follature manuali, le fermentazioni spontanee in botti aperte.
    Cantine Aperte a Vistorta offre l’occasione di entrare in quello che è uno dei luoghi più suggestivi del Friuli Venezia Giulia. Nel cuore del borgo di Vistorta, a Sacile (PN), sorge la storica villa in stile neoclassico completata nel 1872, circondata da un parco di sette ettari progettato negli anni Sessanta dal celebre paesaggista inglese Russell Page. Appartenente alla famiglia Brandolini d’Adda fin dal 1780, la tenuta è un esempio virtuoso di viticoltura biologica e cura del paesaggio. Il parco, popolato da alberi monumentali e attraversato da eleganti specchi d’acqua, fa parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani. Un luogo dove il fascino della storia, la quiete della natura e la tradizione agricola convivono in perfetto equilibrio, rendendolo una vera perla del territorio.
    Info e prenotazione obbligatoria a [email protected] e 0434 71135 More

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    Nella scuola di Venosa si progettano cantine

    Un riconoscimento e il coinvolgimento di giovani talenti di Venosa (Potenza), Borgo tra i Più Belli d’Italia e paese simbolo dell’Aglianico del Vulture, il vino di punta della Basilicata, prodotto con le uve coltivate alle pendici del Vulture, territorio d’origine vulcanica. Sono tre gli studenti a cui è stato assegnato il 20 maggio il primo Premio di Progettazione “Vini e Cantine”, indetto da Cantina di Venosa in collaborazione con l’Istituto Tecnico Statale Flacco Battaglini.Si chiamano: Angelica Pompa (prima classificata); Giorgia Iasi (seconda classificata); Nicole Paradiso (terza classificata); tutte del quinto anno del corso di studi di geometra.
    Tra le tante persone persone presenti (amici, studenti, genitori, insegnanti, viticoltori) sono intervenuti il Presidente di Cantina di Venosa, Francesco Perillo; l’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione Energetica, Laura Mongiello; il sindaco di Venosa, Francesco Mollica; Mimma Carlomagno, preside dell’Istituto Tecnico Superiore Flacco Battaglini, di Venosa, e il Professor Leonardo Rosa.
    Nel piano di lavoro gli studenti dovevano considerare diversi criteri di progettazione, tra cui: la sostenibilità della struttura progettata e dei materiali utilizzabili; la previsione di un utilizzo integrato di risorse energetiche pulite; soluzioni architettoniche a basso impatto ambientale; presenza di un vigneto nei dintorni; presenza di una sala degustazione e di un piccolo ristorante; presenza di alcune camere in b&b per l’accoglienza enoturistica; funzionalità e operatività dei processi produttivi.
    I 3 progetti vincitori, selezionati fra 12 proposte di altrettanti studenti, sono stati valutati da una giuria di esperti composta da insegnanti e professionisti operativi a Venosa: il professor Giuseppe Gammone; il professor Francesco Ludovico; l’ingegnere Egidio Comodo; l’architetto Antonio Savino; oltre al Presidente di Cantina di Venosa e alla preside del “Flacco Battaglini”.
    L’iniziativa è stata ideata dopo una visita didattica degli studenti nei locali di Cantina di Venosa. L’anno precedente, sotto la guida dell’insegnante di “Costruzioni”, il professor Leonardo Rosa, i ragazzi del quinto anno si erano misurati con la progettazione di un “paese albergo”, immaginando il recupero di una frazione un po’ decadente del centro storico di Venosa, situata nei pressi della chiesa di San Rocco, dove sono presenti 12 ex case contadine, in gran parte non utilizzate, di privati e di proprietà ecclesiastica. Dopo la visita alla più importante cantina cooperativa della Basilicata (300 soci, 800 ettari di vigne, 2 milioni di bottiglie) è nata però l’idea di avvicinare la scuola al mondo del vino. I lavori premiati saranno esposti in cantina fino a giugno.
    “Abbiamo creato questa bella opportunità insieme alla scuola perché crediamo che dall’incontro con una realtà come la nostra possano nascere stimoli e interessi culturali tra i giovani, che potrebbero un giorno anche trasformarsi in una professione nel mondo del vino – sottolinea il Presidente di Cantina di Venosa, Francesco Perillo -. La nostra cooperativa ha nel suo Dna la vicinanza e l’integrazione con il territorio, l’attenzione alla comunità locale, all’ambiente, al lavoro equamente retribuito. Anche attraverso queste iniziative intendiamo restituire ricchezza, servizi e cultura a Venosa e al Vulture. Siamo un’azienda etica ed eventi come il Premio “Vini e Cantine” aggiungono nuovi risultati al nostro bilancio di sostenibilità”.
    Nel programma di sostenibilità economica, sociale e ambientale di Cantina di Venosa figurano infatti tra gli impegni anche l’innovazione e l’industrializzazione equa e responsabile e la promozione di un’educazione di qualità e inclusiva per tutti.
    Dichiarazioni Sindaco del Comune di Venosa, Francesco Mollica:
    “Progetti come questi sono molto importanti per una città come Venosa, che ha un’economia legata al vino. Le idee dei giovani anche attraverso questi concorsi possono dare davvero impulso allo sviluppo del territorio. L’economia del vino ha retto per generazioni, per cui potremmo immaginare un futuro importante non solo per i soci ma anche per chi lo commercializza in maniera qualificata. Un plauso va a chi ha organizzato il concorso”.
    Dichiarazioni dell’Assessore regionale all’ambiente transizione ecologica, Laura Mongiello:
    “La sinergia tra la scuola, le Istituzioni e il mondo delle imprese è davvero importante per stimolare i giovani a rimanere sul territorio per le potenzialità che ci sono, come sul tema della transizione energetica. La Regione Basilicata sta mettendo in campo diverse misure e progetti sul fotovoltaico, sull’eolico e sulle fonti rinnovabili. Il 90% dell’energia che la Basilicata produce arriva da fonti rinnovabili ed entro il 2030 supereremo gli obiettivi che l’Unione Europea richiede. Continueremo a lavorare al fine di formare giovani professionisti che possano essere impiegati nelle nuove filiere, come quelle dell’Hydrogen Valley sviluppata in collaborazione con l’Enea”.
    Dichiarazioni della Dirigente Scolastica, Mimma Carlomagno:
    “Sono studenti del V anno dell’Indirizzo Ambiente Territorio del nostro istituto che attraverso questo progetto hanno avuto la possibilità di mettersi in discussione, sia in vista dell’esame di maturità ma anche per un banco di prova rispetto alla vita professionale o di studio che li attende da qui a poco. Noi ci auguriamo che diventino i professionisti di domani preparati e pronti per le sfide del futuro. Dobbiamo ringraziare la Cantina di Venosa che è stata partner di questo progetto e per aver creato una forte sinergia tra la scuola, l’impresa e il territorio”. More

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    Premio Maculan 2025: Pietro Famengo del ristorante Corte Villa Rossi si aggiudica la terza edizione

    Lunedì 19 maggio, nella sede della storica azienda agricola di Breganze (Vicenza), si è svolta la serata finale del Premio Maculan 2025, concorso enogastronomico che valorizza il miglior abbinamento tra vino dolce e un’inedita ricetta salata. Ad aggiudicarsi il primo posto è stato Pietro Famengo, titolare e chef del ristorante Corte Villa Rossi di Noale (Venezia), che ha conquistato la giuria con il piatto Pappardelle di Primavera abbinato al Torcolato 2013 di Maculan.“Siamo felici del ritorno del nostro Premio – dichiara Fausto Maculan, titolare dell’azienda insieme alle figlie Angela e Maria Vittoria –. ​ L’entusiasmo dei candidati, la qualità delle ricette raccolte e l’alto profilo dei giurati dimostrano che il vino dolce rappresenta un terreno fertile in quanto a cultura e sperimentazione enogastronomica, che come azienda intendiamo avvalorare e incentivare”.
    La competizione, giunta alla terza edizione, ha ottenuto un’ottima risposta di pubblico, con abbinamenti elaborati sia da chef professionisti che da appassionati accomunati dalla volontà di reinterpretare in chiave contemporanea e creativa l’approccio ai vini dolci. Dopo una prima selezione a cura di un comitato tecnico, i quattro finalisti hanno preparato e presentato le loro ricette e abbinamenti a una giuria di critici enogastronomici presieduta da Daniel Canzian, chef e titolare dell’omonimo ristorante di Milano, nonché presidente europeo dell’associazione JRE – Jeunes Restaurateurs. A comporre la giuria di qualità i giornalisti enogastronomici Paolo Massobrio, Marco Colognese, Alberto Tonello, Sissi Baratella, Mariella Tanzarella, Liliana Savioli e Ario Gervasutti. La commissione ha valutato le ricette sulla base di criteri quali l’equilibrio gustativo, l’originalità, la presentazione, l’abilità di esecuzione e l’abbinamento con il vino scelto.
    I finalisti sono stati: Carla de Iuliis di Teramo, Andrea Petucco dell’agriturismo La Torre di Colceresa (Vicenza), Riccardo Savignoni di Savignoni Pasta Fresca di Voghera (Pavia) e Pietro Famengo.
    Le Pappardelle di Primavera si componevano di un nido di pasta fresca di semola di grano duro su cui sono state adagiate delle spugnole in una demi-glace di vitello, arricchite con una salsa alle erbe, robiola a puntini, asparagi, tartufo nero a lamelle dei Colli Berici, olio al dragoncello ed erbette leggermente condite. L’abbinamento al Torcolato 2013 di Maculan, grazie alle sue note evolute, ha esaltato le note minerali del tartufo e dell’asparago dando vita a un interessante gioco di contrasti tra la dolcezza del calice e l’acidità della robiola e delle spugnole. Pietro Famengo si è aggiudicato in premio una selezione di vini Maculan e un’opera in vetro borosilicato realizzata per l’occasione da Massimo Lunardon, artista e designer del vetro di fama internazionale. Si tratta di un pezzo unico, un decanter a forma di vespa, a omaggiare l’autoctona varietà vespaiola. More

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    “Le Macchine del Vino” apre al pubblico

    Le Macchine del Vino, la collezione della Carpineto Grandi Vini di Toscana, azienda iscritta nel Registro Nazionale dei Marchi Storici, è stata ideata e riunita dal cofondatore dell’azienda toscana tra le più note firme del vino italiano, Antonio Mario Zaccheo, che ha raccolto qui testimonianze conservate, cercate e collezionate negli anni, emblema di un’intera vita dedicata all’agricoltura e al vino in particolare. Dal museo alla vigna e viceversa, il vino si racconta.“Le Macchine del Vino è una collezione privata unica nel suo genere che racconta la storia e l’evoluzione delle macchine per produrre e conservare il vino e, attraverso queste, la realtà di due famiglie che si sono dedicate con passione a questa terra. Siamo felici che sia il primo museo aziendale ad entrare nella rete di Fondazione Musei Senesi e lo accogliamo volentieri proprio per la sua capacità di raccontare una storia che parte dal territorio, dalla comunità che lo abita e dalle attività produttive tipiche. Questo ingresso conferma nuovamente quanto FMS sia una rete aperta ad accogliere quelle realtà significative che vogliano raccontare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale delle terre di Siena e delle sue comunità”- sottolinea Alessandro Ricceri, presidente di Fondazione Musei Senesi.
    “Sono onorato che questa mia collezione sia entrata a far parte delle Fondazione e ben felice di dare un piccolo contributo ad una regione che tra i suoi beni più preziosi annovera una prestigiosissima produzione di vino”- afferma Antonio Mario Zaccheo che tiene anche a sottolineare il carattere non esaustivo e in divenire di questa collezione che continuerà ad arricchirsi di nuovi pezzi.
    “Le Macchine del Vino é situato nel luogo originario della collezione e della produzione e rappresenta non solo un documento della storia e della tradizione di un lavoro artigianale prezioso quale è quello del viticoltore, ma è anche espressione della sua continuità tra passato e presente e dei cambiamenti, e soprattutto del nostro legame profondo con il territorio”, prosegue Zaccheo che ha voluto idealmente rappresentare qui l’inizio e la fine del processo produttivo, dal vigneto alla bottiglia.
    La collezione raccoglie infatti macchine, strumenti, oggetti, documenti, fotografie, testi che offrono uno spaccato dell’evoluzione delle macchine enologiche dalle primissime cantine passando dal fermento degli anni ’60 del secolo scorso fino alla svolta degli anni ’80: si inizia col lavoro in vigna, poi in cantina e si arriva agli usi e costumi a tavola passando dal commercio e dagli scambi.
    Tutto visto con gli occhi, la passione, la conoscenza di un uomo che ha cominciato bambino (accanto a suo nonno e poi a suo padre già viticoltori) a fare vino, ha proseguito con l’amico e socio Giovanni Carlo Sacchet con il quale nel 1967 ha fondato l’azienda toscana divenuta poi negli anni una delle eccellenze del vino italiane, e tuttora continua a farlo. Un uomo la cui vita riassume oltre 60 anni di storia del vino, dagli inizi pioneristici al prestigio di oggi.
    La collezione conta complessivamente oltre 180 oggetti tra macchine enologiche e oggetti di lavoro. A questo si aggiunge una piccola biblioteca personale con volumi, riviste, guide e fotografie d’epoca.
    Venendo più in dettaglio ad alcune mini sezioni espositive: c’è la sezione viticoltura con addirittura i ferri da cavallo e una zappa e i tanti tipi di forbici da potatura quasi a ritagliare il profilo di una “sartoria del vino”.
    La sezione enologica con le pompe, le prime raccolte qui sono di fine ‘800, si tratta di pompe a bilancino manovrate da due persone, passando per quelle che fanno parte dell’evoluzione meccanica che inizia ai primi del Novecento. Nella stessa area, filtri, presse, torchi, bilance. E ancora, macchine di spumantizzazione, una primissima imbottigliatrice, un’etichettatrice.
    Incuriosisce la ricostruzione di un laboratorio dell’enologo con oltre 30 oggetti tra bilance, ampolle, microscopi, colonna refrigerante, bicchiere da assaggi, etc. raccolti presso vari laboratori d’analisi vino e che risalgono alla fine dell’Ottocento, alcuni di questi, soprattutto le vetrerie, sono ancora in uso: pipette, matracci, burette, cilindri graduati. Termometri manuali ad immersione per il controllo delle temperature di fermentazione, un primo esemplare di termometro elettronico.
    Tra le curiosità un Malligand, strumento che misurava la percentuale di alcol, un acidometro per la determinazione dell’acidità, volatile, e poi pipette, e cilindri graduati che servivano per comporre i tagli tra i vari vini e testarli in scala ridotta prima di effettuarli. E ancora, piccole bilance di precisione, capaci di misurare fino al millesimo. Completa il tutto un microscopio della fine dell’800.
    Tra gli oggetti più antichi risalenti a fine ‘700, due filtri in legno e a sacchetti di cotone che servivano a far passare il vino attraverso.
    Ricca la sezione tappi, tappatori e cavatappi esposti per tipologia ed evoluzione.
    Una collezione che rappresenta un nuovo piccolo tassello che si aggiunge al racconto del vino, un bene che da secoli è patrimonio dell’umanità, e che “appartiene alla cultura, per paradosso potremmo dire più alla cultura che alla natura” per usare le parole di Tullio Gregory.
    L’ambiente espositivo è diffusamente illuminato sia con luce naturale grazie alle immense vetrate che si aprono sulla campagna, sia con illuminazione a parete; attiguo allo spazio si trova un ampio salone con un wine bar per l’accoglienza dei visitatori e la convivialità.
    Al piano superiore, in un soppalco open space con vista sulle barricaie, la sala per la degustazione tecnica con oltre 30 posti a sedere.
    All’esterno appezzamenti a perdita d’occhio dove poter vivere un’esperienza immersiva in una realtà agricola contemporanea dove si pratica un’agricoltura di precisione con macchine e tecnologie di ultima generazione a scarsissimo impatto ambientale.
    La collezione si trova infatti nella tenuta del Vino Nobile di Montepulciano, che insiste in parte nel comune di Chianciano Terme e in parte nel comune di Montepulciano, un’oasi green alimentata per gran parte ad energia solare nella Toscana più bella. Un wine retreat di 180 ettari di terreno dedicati a vigneto, uliveto e bosco, ambiente ideale per la selvaggina che lo popola allo stato naturale. Uno spaccato del più suggestivo paesaggio toscano, vitato e non solo, dove a ridosso dei vigneti insistono peraltro anche due tombe etrusche individuate dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici e non ancora scavate.
    Presso la tenuta si pratica l’enoturismo con una vasta gamma di proposte di trekking, degustazioni, pic nic sull’erba, pranzi open air, e con personale specializzato in grado di svolgere tasting e passeggiate tra i filari ma anche visite guidate presso il museo. Visita che può essere collegata alle wine experiences oppure del tutto autonoma.
    INFO
    LE MACCHINE DEL VINO
    Strada Provinciale della Chiana, 62 Chianciano Terme (SI)
    ORARI D’APERTURA
    dal martedì al sabato 10.00- 17.00
    VISITA
    Ingresso gratuito con visita guidata previa prenotazione a 347/7603727 o [email protected] More

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    Al via la quarta edizione dei pic-nic in vigna all’azienda agricola La Ciocca

    E’ partito il conto alla rovescia per la quarta edizione dei “Pic nic in vigna all’azienda agricola La Ciocca”, rassegna di sapori, musica e benessere in mezzo alla natura che dal 25 maggio a fine agosto andrà in scena in località Sghia di Travazzano Piacentino. Come da tradizione, durante i dodici appuntamenti in programma, affacciati su un panorama mozzafiato e circondati da filari in fiore o carichi di grappoli maturi, ci si potrà concedere una pausa di gusto e relax in compagnia dei migliori vini dei Colli Piacentini abbinati a piatti e proposte enogastronomiche del territorio.Davvero ricco il palinsesto dell’edizione 2025 della kermesse, che nei vari appuntamenti prevede di volta in volta la presenza di musica dal vivo, lezioni di yoga e di pilates, laboratori strumentali, d’arte o di artigianato e osservazioni astronomiche al chiaro di luna.
    A inaugurare la rassegna domenica 25 maggio sarà uno speciale pranzo di primavera, preceduto alle ore 11 da una lezione di yoga in vigna a cura di Yogagea a.s.d.
    Nel mese di giugno i pic nic in vigna proseguiranno nel consueto orario serale, a partire dalle 19, con tre date in cui ad accompagnare aperitivi e cene sarà sempre presente musica dal vivo: sabato 7 giugno saranno ospiti Isa&Fabri, mercoledì 18 giugno sarà la volta della voce, del piano e del violino di Ambra Lo Faro, sabato 28 giugno, infine, toccherà alle percussioni africane di Cello accendere l’atmosfera.
    Tutte le sere, a partire dalle ore 19 fino alle 22, si potrà cenare prenotando un ricco cestino da pic nic composto da due calici di vino, una selezione di formaggi e salumi del territorio, marmellata, giardiniera, pane e focaccia, torta salata di verdure, torta di patate e torta sbrisolona da gustare in aree riservate all’ombra delle vigne, con la possibilità di optare anche per una versione vegetariana. In aggiunta o in alternativa saranno sempre disponibili altre proposte sfiziose e un piatto degustazione con prodotti tipici, sempre in versione classica o vegetariana, abbinato a un calice di vino fermo, frizzante o spumante.
    Il calendario completo dei Pic nic in vigna all’azienda agricola La Ciocca è disponibile al link www.laciocca.it/pic-nic-in-vigna/.
    Per info e prenotazioni: tel. o whatsapp 353 4562692 More