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    Vranken Pommery – risultati primo semestre 2024

    In un semestre molto difficile per le esportazioni di Champagne, Vranken Pommery ha ceduto circa il 7% del fatturato con un leggero calo anche in Francia ma è riuscita a migliorare i margini, frutto della strategia di premiumizzazione soprattutto sul marchio Vranken Pommery, oltre che grazie alla riduzione delle perdite della divisione vini fermi (“vini delle sabbie e della Provenza”). Il problema dell’azienda resta l’elevato indebitamento (730 milioni alla fine di giugno compreso di un piccolo impatto da IFRS16), più elevato del valore del magazzino, che si è tradotto in un significativo incremento degli oneri finanziari.
    Alla fine, la situazione classica delle aziende della Champagne, primo semestre in perdita e secondo semestre in utile, si è ripresentata anche questa volta. Le prospettive non sono rosee, anche se la situazione viene “parafrasata” dicendo dopo la forte crescita post-Covid ci si attende una normalizzazione dell’attività. Se mettessimo insieme un secondo semestre stabile con il progresso del primo semestre, Vranken Pommery potrebbe comunque centrare un buon miglioramento a livello operativo, mentre gli oneri finanziari non dovrebbero scendere (nonostante l’evoluzione positiva dei tassi di interesse) a causa della struttura del debito, che è stata girata sul tasso fisso.
    Grafici e tabella riassuntiva sono nel resto del post, compreso un ulteriore commento.

    Le vendite calano del 7% a 110 milioni di euro, con la Francia a 41 milioni e -3.5%, l’Europa a 41 milioni e -9% e il resto del mondo a 28 milioni e -8%.
    Dal punto di vista dei prodotti, lo Champagne cala del 6% a 104 milioni mentre i vini fermi sono in calo del 19% a 6 milioni di euro.
    A livello operativo il margine EBITDA migliora dal 16% al 21%, ossia da 19 a 23 milioni, trascinando l’utile operativo al 14% per un totale di 15 milioni. Tutti gli utili provengono dalla Champagne (15 milioni, margine 15%), ma anche la divisione vini fermi riduce la perdita del primo semestre.
    Con oneri finanziari in crescita da 13 a 16 milioni, il progresso dell’utile operativo scompare in fondo al profitti e perdite, che segna una perdita di circa 2 milioni.
    A livello finanziario, il debito sale a 730 milioni, 711 prima di IFRS16, +28 milioni da giugno 2023. L’azienda ha pagato dividendi per 7 milioni nel periodo (nel secondo semestre 2023). Gli investimenti sono stati di 10 milioni, in leggero calo sui 12 milioni del primo semestre 2023, mentre un impatto negativo lo ha sortito l’incremento del capitale circolante (fattore stagionale) che è stato di 39 milioni, contro i 22 milioni del semestre 2023.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    Vranken Pommery – dati di bilancio 2023

    Come abbiamo già commentato guardando I risultati di LVMH e di Lanson, anche Vranken ha avuto un 2023 quasi a “due facce”, con una prima parte dell’anno ancora positiva, soprattutto nell’evoluzione dei margini e una seconda parte dell’anno in leggerissimo calo di vendite e con un margine sostanzialmente allineato a quello degli anni scorsi. Alla fine dei conti, nonostante l’aumento del debito (circa 10 milioni) è allineato all’aumento del magazzino (9 milioni), l’azienda non è riuscita a generare cassa sufficiente anche per pagare i dividendi agli azionisti, rimasti stabili a 7 milioni di euro. Come sempre, la relazione degli amministratori è avara di dettagli aziendali (mentre ci sono ricchissime informazioni sul mercato…) e nulla dice sulle prospettive dell’azienda per il 2024. Passiamo a una breve analisi dei principali dati contabili.

    Le vendite crescono dell’1% a 338 milioni di euro, con un incremento del 7% in Francia a 146 milioni, un calo dell’8% nel resto d’Europa a 118 milioni e una crescita del 6% nel resto del mondo a 75 milioni. Dopo un primo semestre in cui la maggior parte della crescita veniva proprio dal resto del mondo, nella seconda parte dell’anno le esportazioni si sono molto indebolite (-11% resto d’Europa, -3% resto del mondo), parzialmente compensate da un andamento più positivo in Francia (+9%).
    Le vendite per categoria vedono lo Champagne e il Porto in crescita dell’1% circa a 311 milioni e i “vin de sable” a 27 milioni di euro +6%.
    I margini sono migliorati e sono al massimo da molti anni a questa parte anche in prospettiva storica. Nel 2023 l’EBITDA tocca quota 54 milioni, +11% e con un margine del 16%, mentre l’utile operativo cresce del 15% a 39 milioni, con un margine dell’11.6%, il più elevato dal 2007 a questa parte. A livello di utile netto i dati sono molto meno positivi a causa dell’incremento pesante degli oneri finanziari, da 18 a 29 milioni di euro che si mangia completamente l’incremento di 5 milioni di euro a livello operativo per determinare un calo dell’utile netto da 10 a 6 milioni di euro. Nonostante questo l’azienda ha mantenuto anche per il 2024 la previsione di pagare 7 milioni di dividendi, come gli anni scorsi.
    Dal punto di vista finanziario, Vranken Pommery ha investito circa 22 milioni di euro e ne ha pagati 7 agli azionisti in dividendi. Il magazzino è allineato all’indebitamento finanziario netto.

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    La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2024

    Buongiorno. Il lavoro di oggi riguarda la valutazione delle aziende vinicole quotate, con I prezzi rilevati intorno al 15 gennaio e i multipli di mercato proiettati al 2024 e al 2025 secondo le stime degli analisti. Come sapete il 2023 è stato un anno eccellente per le borse mondiali, con crescite superiori al 20%. In questo contesto, se consideriamo il valore azionario cumulato del nostro campione (che è fatto dalle medesime aziende dell’anno scorso) troviamo un risultato nettamente meno positivo, circa +6%. Quindi la prima considerazione è che il settore del vino ha avuto un 2023 meno positivo che in altri settori (comprensibile, visto che i grandi temi del 2023 sono stati i tassi di interesse che hanno favorito le aziende del settore finanziario e la tecnologia, che ha supportato le “magnifice 7” americane). Nonostante questo, le valutazioni sembrano essere in leggera crescita. Le aziende della Champagne sono quotate a 2.9 volte le vendite, erano 2.7 lo scorso anno, le aziende internazionali stavano a 5.0 volte le vendite sono ora a 5.2 volte (ma senza Constellation Brands si scende da 4 a 3 volte), quelle europee (Schloss Wachenheim, Advini, IWB e Masi) stanno a 1.3 volte le vendite contro 1.2 volte lo scorso anno. Il 2024 è un anno molto più incerto: il crollo dell’inflazione farà calare i tassi di crescita (che per le aziende sono “nominali”), le valutazioni sembrano piuttosto elevate. Vedremo. Per ora se siete interessati nella tabella all’interno trovate altri grafici e la tabella con tutti i numeri.

    Il campione analizzato include le seguenti aziende quotate: Lanson BCC, Vranken Pommery e Laurent Perrier per lo Champagne; Constellation Brands, Treasury Wine Estates, Concha y Toro, Duckhorn, Vintage Wine Estates (senza multipli perchè quasi fallita) e Delegat per le aziende extraeuropee; Schloss Wachenheim, Advini, Italian Wine Brands e Masi per l’Europa. Se ne trovate altre fatemi sapere!
    Le aziende europee sono poco rappresentate e presentano multipli a forte sconto rispetto a quelle internazionali, anche a causa della loro dimensione contenuta (e quindi minore liquidità e interesse da parte degli investitori) e dei minori margini. Un’azienda focalizzata sul vino di qualità come Masi ha un margine del 9% atteso per il 2024, la Duckhorn in USA ha una margine del 29% (e un valore di mercato di 1 miliardo contro 150 milioni), il che vi fa rendere conto della differenza.
    Dunque il campione più rappresentativo è certamente quello americano. C’è dentro Constellation che ormai ha poco a che fare con il vino. Se facessimo un esercizio “escluso Constellation”, arriviamo a dei multipli di circa 3.2 volte le vendite per un margine operativo medio del 24%. Le 4 piccole europee in confronto stanno a 1.3 volte le vendite e hanno un margine del 7% quindi… è vero che le aziende europee sono valutate poco, è altrettanto vero guadagnano molto di meno…

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    Vranken Pommery – risultati primo semestre 2023

    In attesa dei dati di Laurent Perrier, che chiude a settembre, analizziamo oggi i dati del primo semestre di Vranken Pommery. Sono buoni numeri, coerentemente con quanto visto durante il 2021. Anche se la crescita delle vendite rallenta (+5% nel primo semestre 2023, contro +7% nel secondo semestre 2022 e +20% nel primo semestre 2022), i margini sono in continuo miglioramento. Ciò che appare ancora più sorprendente è che Vranken Pommery ha mantenuto la sua indicazione su tutto l’anno di un +5% di fatturato. Alla luce della preoccupante evoluzione delle esportazioni di Champagne al rientro dalle vacanze, potrebbe esserci il rischio che l’obiettivo sia mancato. Ad ogni modo, per completare il quadro del primo semestre, purtroppo i progressi a livello operativo (quasi raddoppio dell’utile operativo) sono completamente vanificati dall’incremento degli oneri finanziari che alla fine portano a una perdita netta di 2 milioni, molto simile al 2022, anche se meglio che in passato. Il debito di “anno in anno” è stabile a 700 milioni, con un leggero calo del magazzino, altro segno che le cose potrebbero andare meglio. Passiamo a qualche dato e grafico in più nel resto del post.

    Le vendite di 118 milioni crescono del 5%, grazie a un +6% dello Champagne a 111 milioni e nonostante un calo del 10% dei vini delle sabbie a 7 milioni. Dal punto di vista geografico, sono le vendite fuori Europa a guidare il business, con una crescita del 22% a 30 milioni, mentre Francia (+3% a 42 milioni) e resto d’Europa (-3% a 45 milioni) si compensano.
    I margini sono in miglioramento soprattutto a livello industriale vista la stabilità dei costi esterni, mentre il costo del personale cresce in linea con le vendite. Ne risulta un margine operativo lordo (EBITDA) di 19 milioni, 16% delle vendite e +38% e un utile operativo di 11 milioni, contro 6 dello scorso anno. Purtroppo questi 5 milioni in più sono mangiati dagli oneri finanziari e dunque l’utile netto resta sottozero.
    A livello finanziario, pur non pagando dividendi, il debito non è sceso “di anno in anno”, quindi giugno contro giugno e resta sui 700 milioni. Il magazzino scende leggermente e quindi i rapporti di indebitamento restano piuttosto elevati (anche se in miglioramento in rapporto agli utili), a 1.7 volte debito su patrimonio (da 1.9) , 1.1 volte debito su magazzino (stabile) e 12 volte l’EBITDA degli ultimi 12 mesi (contro 14x).
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici.

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    Vranken Pommery – dati di bilancio 2022

    I dati 2022 di Vranken Pommery rispecchiano i commenti e i dati trionfali relativi allo Champagne nel 2020, soprattutto nel secondo semestre, quando l’azienda ha messo a segno dei dati incoraggianti, migliori di quelli del primo semestre. L’anno si chiude con un incremento del fatturato dell’11% a 334 milioni, con un recupero in Francia e un forte sviluppo al di fuori dell’Europa, un MOL stabile (ma qui contano alcune revisioni contabili) e un utile operativo in crescita del 5%. Nel secondo semestre soltanto, tutti gli indicatori segnano una evoluzione positiva, salvo una leggera diluzione dei margini in percentuale alle vendite. Dove la situazione non migliora molto è nel livello del debito, sceso soltanto marginalmente, anche se finalmente si pareggia con il livello del magazzino. Se diamo un occhio ai risultati degli altri piccoli operatori quotati, risaltano certamente i dati di Lanson, mentre la strategia di premiumizzazione molto spinta di Laurent Perrier ha avuto un impatto molto negativo sui volumi. Passiamo a un commento di maggior dettaglio.

    Le vendite crescono dell’11%, con un recupero della Francia del 13% a 134 milioni, quasi al livello pre-Covid e un deciso balzo delle vendite extraeuropee, ancora piuttosto limitate, a 70 milioni, +18% ma oltre il doppio rispetto al 2019. Le vendite nel resto d’Europa sono salite del 5% a 128 milioni, anch’esse su livelli mai toccati dal gruppo. Tutta la crescita viene dalla divisione Champagne, +12% a 309 milioni, mentre i Vin de Sable sono stabili a 26 milioni.
    I margini di profitto scendono dal 16% del 2021 al 15% del 2022 per un EBITDA stabile, mentre l’utile netto annuale sale del 22% a 10 milioni di euro, un livello ancora poco soddisfacente.
    Se però restringiamo il confronto al secondo semestre, se le vendite crescono meno (+7%), l’andamento dei profitti operativi è migliore, con un EBITDA in crescita del 3% e un utile operativo a +9%, contro il +5% del dato annuale.
    A livello finanziario Vranken Pommery resta l’azienda più indebitata, con 646 milioni di debito, leggermente meno dello scorso anno e un magazzino che è pari a 646 milioni, stesso numero. Il rapporto debito su EBITDA resta molto elevato (13x) ma come ben sapete qui a fare testo è il livello del magazzino.
    Appuntamento con i commenti sulle altre aziende della Champagne nelle prossime settimane di agosto.

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    La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2020

    Due cose succedono nel nostro post annuale sulla valutazione delle aziende vinicole. Primo, non abbiamo più i multipli di Baron de Ley perchè ormai il proprietario si è comprato tutte le azioni sul mercato e quindi non ci sono più analisti che hanno interesse a elaborare delle stime. Al suo posto inseriamo Andrew Peller, il produttore di vino canadese quotato. Il post resta comunque difficile da scrivere e da interpretare per il momento particolarmente incerto. Secondo, il mitico “EV/EBITDA”, parametro di riferimento delle valutazioni aziendali in quanto un buon indicatore della generazione di cassa aziendale è defunto, causa introduzione dello scellerato principio contabile IFRS16. Resta il multiplo del valore d’impresa sull’utile operativo.
    I valori borsistici delle aziende vinicole sono calati mediamente del 7%, con cali più pronunciati per le aziende della Champagne e di quelle legate alla Cina, Treasury Wine Estates in particolare. In Italia ha perso terreno Masi, mentre è cresciuto di oltre il 60% il valore di IWB, che dalla crisi COVID ha tratto forti benefici grazie alla sua esposizione alla grande distribuzione e alla vendita diretta. Bene, nel post trovate la tabella aggiornata con i multipli degli utili (Prezzo/Utili) e (Valore d’impresa su utile operativo), oltre al multiplo sulle vendite (valore d’impresa sulle vendite). Passiamo a commentare qualche numero.

    Le tre grandi aziende vinicole storiche hanno attualmente un multiplo degli utili di 18.5 volte sul 2021, più basso del 21x del 2020 a causa della forte svalutazione di Concha y Toro, che oggi vale 1 miliardo di euro contro 1.2 miliardi dell’anno scorso ma ha degli utili molto superiori. TWE ha subito un forte calo (da 7.9 a 4.6 miliardi di euro) che però è simile al calo degli utili attesi e quindi continua a trattare intorno a 24 volte gli utili. Constellation Brands ha guadagnato qualcosa, ma ormai ha poco a che fare con il mondo del vino.
    Le aziende della Champagne hanno subito un calo di valore del 20% in media, soprattutto le due meno “qualitative” (Vranken Pommery e Lanson BCC). I multipli sono “impazziti” (28 volte gli utili contro 16 dell’anno scorso, 45 volte l’utile operativo contro 25, 3 volte le vendite contro 2.9) per via del forte calo degli utili attesi 2021 rispetto a quello che ci attendevamo (pre-COVID) nel 2020.
    Tra le piccole aziende bisogna sottolineare il forte incremento di valore di Italian Wine Brands, che combina risultati (e attese) eccellenti con una espansione dei multipli. Il suo valore di mercato è cresciuto del 64% e ora vale 140 milioni di euro, con un multiplo degli utili di 13 volte (era 9.5x nel 2020), 1 volta le vendite (0.8 nel 2020) e 10 volte l’utile operativo (8x). Sono molto buoni anche i dati di Delegat, che ormai vale 870 milioni di euro (+20%) e viaggia a 21 volte gli utili, un po’ meno dei 23 dello scorso anno. Scende il valore di Masi, ma non tanto quanto i suoi utili, il che si traduce in una espansione dei multipli: il valore di questa impresa è anche ancorato al valore delle terre e dei vini in invecchiamento che altre aziende non possono vantare.
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    Vranken Pommery – risultati primo semestre 2020

    Su Vranken Pommery ho perso un turno dato che non ho commentato i dati 2019. Recupero con il primo semestre 2020 in cui si accentua in modo netto il calo delle vendite (-26%), che persiste da ormai due o tre anni. I margini nel semestre sono stati in realtà abbastanza “resistenti” nel senso che l’azienda […] LEGGI TUTTO

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    La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2019

    Le politiche monetarie espansive adottate sia dagli europei che dagli americani hanno continuato a dare fiato alle valutazioni borsistiche mondiali e di conseguenza anche alla valutazione delle aziende vinicole quotate. Dopo una leggera “svalutazione” osservata lo scorso anno, quasi tutte le aziende mostrano dei multipli di valutazione applicati all’anno corrente (2020) superiore a quelle osservate […] LEGGI TUTTO