AdVini: ricavi stabili, ma ancora in calo a perimetro costante
AdVini chiude il primo semestre 2026 con ricavi pari a 132,5 milioni di euro, in crescita dello 0,7% rispetto a 131,6 milioni un anno prima: la crescita pubblicata beneficia dei primi due mesi di consolidamento delle attività Cordier, acquisite il 30 aprile. A perimetro e cambi costanti, le vendite diminuiscono invece del 2,5%. Il contesto resta difficile: secondo i dati riportati nella presentazione, il mercato francese della grande distribuzione arretra del 4,5% in valore, mentre le esportazioni francesi nel perimetro di riferimento di AdVini scendono del 4,8% in valore e dell’1,7% in volume. La stabilità del fatturato consolidato non equivale, quindi, a un ritorno alla crescita organica.
Margini: i maggiori costi assorbono il miglioramento industriale
Il margine lordo sale da 51,640 a 52,626 milioni e dal 39,2% al 39,7% dei ricavi, grazie al mix commerciale e agli interventi sui costi di produzione. Il MOL corrente (EBITDA) scende tuttavia del 34,7%, da 9,767 a 6,374 milioni, con un margine del 4,8% rispetto al 7,4%. Pesano soprattutto i costi esterni, aumentati da 19,043 milioni a 23,486 milioni; il costo del personale cresce da 23,486 milioni a 23,490 milioni. Il management richiama gli investimenti commerciali e di marketing, nonché i costi iniziali di integrazione di Cordier, non ancora coperti dall’attività in fase di avvio. Dopo 5,862 milioni di ammortamenti e accantonamenti, l’utile operativo corrente si riduce a 0,512 milioni, da 4,049 milioni.
Utile netto positivo, sostenuto dal badwill Cordier
L’utile netto di pertinenza del gruppo raggiunge 7,045 milioni, contro una perdita di 0,641 milioni nel primo semestre 2025. Il recupero non deriva dalla gestione corrente: fra i proventi operativi non ricorrenti figurano 10,011 milioni di badwill Cordier, un beneficio contabile non monetario legato alla differenza fra il corrispettivo a fair value e le attività nette acquisite. L’allocazione del prezzo è provvisoria e sarà finalizzata nei conti al 31 dicembre 2026. L’EBIT complessivo, incluso il badwill, è 10,523 milioni. Il risultato finanziario netto è negativo per 3,937 milioni, rispetto a 4,130 milioni; il beneficio fiscale è di 0,422 milioni. Escludendo soltanto il badwill, il risultato prima delle imposte sarebbe negativo per 3,425 milioni: non si tratta di un utile netto normalizzato, perché l’effetto fiscale relativo non è isolato.
Cassa e circolante: torna l’assorbimento di risorse
La cassa generata dall’attività operativa si riduce a 0,255 milioni, da 6,932 milioni. Il capitale circolante assorbe 5,539 milioni, contro 1,562 milioni un anno prima, e gli investimenti materiali e immateriali richiedono 4,791 milioni, rispetto a 3,345 milioni. Considerando l’intero flusso di investimento, comprese le acquisizioni, il saldo prima dei flussi di finanziamento è negativo per 5,940 milioni, rispetto a un saldo positivo di 3,571 milioni. La variazione complessiva della tesoreria netta è pari a -19,839 milioni, al netto di interessi, rimborsi e altri flussi finanziari. Le scorte salgono a 113,655 milioni dai 106,834 milioni di dicembre; questo aumento contabile risente anche dell’ampliamento del perimetro e non va equiparato a un identico esborso operativo: nel rendiconto, la componente scorte libera infatti 0,640 milioni di cassa.
Debito elevato, nonostante il rafforzamento patrimoniale
Il debito netto gestionale comunicato dalla società, escluso IFRS 16, è pari a 161,4 milioni: aumenta di 1,2 milioni rispetto a giugno 2025 e di 11,6 milioni rispetto a dicembre 2025. Il patrimonio netto consolidato cresce a 90,628 milioni, dai 75,889 milioni di fine 2025, anche grazie all’operazione Cordier e al risultato del semestre. Il rapporto debito/patrimonio netto si attesta così al 178,1%. Il debito/MOL, calcolato sull’EBITDA degli ultimi dodici mesi della serie storica del modello, sale invece a circa 9,4 volte, da circa 8,4 volte a giugno 2025: il miglioramento del gearing non corrisponde a una riduzione della leva sugli utili correnti. Separatamente, le passività per leasing ammontano a 16,381 milioni.
Rifinanziamento fino al 2032: maggiore visibilità sulle scadenze
Il 9 luglio 2026 AdVini ha sostituito il finanziamento del 2020 con un nuovo credito sindacato di 193,6 milioni, articolato in 88,6 milioni di rifinanziamento, 95 milioni di linea revolving e due linee capex da 5 milioni ciascuna, una confermata e una non confermata. L’accordo copre il periodo 2026-2032. Il bilancio ricorda che i covenant di fine 2025 non erano rispettati e che il waiver dei finanziatori è stato concesso il 28 aprile 2026. La classificazione a breve del precedente sindacato al 30 giugno è stata mantenuta in vista del rimborso anticipato conseguente al nuovo accordo, non perché il waiver fosse ancora da ottenere.
Export e marchi: mix più internazionale, Francia debole
La ripartizione commerciale della presentazione indica vendite export in aumento del 10,6% e vendite in Francia in calo del 12,9%; le rispettive quote arrotondate sono del 63% e del 37%. La grande distribuzione francese del gruppo arretra del 15% e il discount del 10%, mentre l’On Trade europeo resta stabile. I marchi rappresentano il 40% del fatturato, i vini a façon e prodotti di servizio il 54% e le altre attività il 6%. Fra le maisons, il rapporto segnala L’Avenir a +67%, Château Capet-Guillier a +30%, L’Oratoire des Papes a +21% e Gassier a +14%. Le percentuali export/Francia descrivono i mercati di vendita e non vanno confuse con i settori operativi vin France e vin Afrique du Sud, che includono anche le esportazioni.
Cordier e prospettive: contributo ancora in avvio
La presentazione di ottobre offre un primo aggiornamento oltre il semestre: Cordier-Café de Paris ha generato 11,9 milioni di ricavi fra maggio e agosto, con un’indicazione di 25 milioni per maggio-dicembre 2026 e un obiettivo di 40 milioni su dodici mesi. Questi ultimi sono riferimenti prospettici, non risultati H1. Il management punta a completare la ristrutturazione, sviluppare la distribuzione export e accelerare negli spumanti e nei vini senza alcol, con Café de Paris e Artis. La riduzione del debito resta affidata al controllo del circolante e del capex e alle cessioni di attività non strategiche o poco redditizie. Sul fronte ESG, la presentazione indica un obiettivo di riduzione delle emissioni del 39,86% entro il 2035 e net zero entro il 2050, con obiettivi sottoposti alla SBTi e ancora in revisione.
Azionariato e valore delle azioni
L’ingresso di InVivo porta un nuovo azionista con il 7,9% del capitale, mentre la famiglia Jeanjean mantiene il 40,5%. Nel semestre sono state emesse 239.314 nuove azioni e il capitale risulta composto da 4.181.149 titoli. Il valore di 35,20 euro per azione, richiamato nelle condizioni dell’operazione, è una valorizzazione negoziale, pari a oltre il doppio delle attuali quotazioni, di poco inferiori a 16 euro. Ai fini della contabilizzazione IFRS, la nota sull’acquisizione utilizza invece l’importo di 17,20 euro, pari al valore di mercato del titolo al momento dell’operazione (e che sono vicini ai massimi degli ultimi 12 mesi). L’assemblea del 12 giugno 2026 ha approvato l’assenza di dividendo sui risultati del 2025.
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