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Cina – importazioni di vino 2025


Esaurito l’effetto della riapertura all’Australia, le importazioni cinesi di vino sono tornate a scendere: nel 2025 si sono fermate a 1.26 miliardi di euro, -14.6%, per 2.1 milioni di ettolitri, -26.7%. Rispetto al 2017 (anno di picco) il valore delle importazioni è circa la metà (era stato 2.48 miliardi) e il volume poco più di un quarto (era arrivato 7.5 milioni di ettolitri). Pur restando sopra il livello del 2023, l’andamento discendente è molto evidente.

Il calo riguarda tutti i principali fornitori. L’Australia tiene meglio degli altri, -5.5% a 513 milioni di euro, e porta la sua quota al 40.8% del valore; la Francia perde 85 milioni, -18.6%, da sola il 40% del calo complessivo; il Cile perde quasi metà dei volumi. Al netto dell’Australia il mercato ha perso un quinto del valore (-19.8% a 743 milioni) e un terzo dei volumi (-33.5%). L’Italia scende a 82 milioni di euro, -15.5%, contro il picco di 143 milioni proprio del 2016-17.

Il prezzo medio implicito sale da 5.20 a 6.06 euro al litro, +16.6%. Più che un segnale di domanda è un effetto di composizione: il volume perso è concentrato nei vini a basso prezzo, a partire dal Cile, che da solo spiega il 54% del calo in ettolitri.

Nel seguito del post tutte le tabelle e un commento dettagliato.

La Cina ha importato vino per 1.26 miliardi di euro, -14.6% rispetto a 1.47 miliardi del 2024 (-214 milioni), con un volume di 2.07 milioni di ettolitri, -26.7% (-756mila ettolitri). In valuta locale il calo è più contenuto, -10.8% a 10.2 miliardi di yuan: circa 4 punti della differenza sono l’effetto del rafforzamento dell’euro, con un cambio implicito passato da 7.77 a 8.12 yuan per euro (+4.4%). Sul 2020 la variazione media annua è -4.8% in valore e -13.6% in volume.

L’Australia si conferma primo fornitore con 513 milioni di euro, -5.5%, e 713mila ettolitri, -9.2%; il prezzo medio sale del 4.0% a 7.19 euro al litro. In yuan il valore è sostanzialmente stabile (-1.2%). La quota sale al 40.8% del valore (36.9% nel 2024) e al 34.4% del volume (27.8%), ma i livelli restano sotto quelli del 2019 (774 milioni, 1.47 milioni di ettolitri).

La Francia scende a 371 milioni di euro, -18.6%, con un volume di 332mila ettolitri, -36.2%. Il prezzo medio implicito sale del 27.4% a 11.17 euro al litro: un salto di questa ampiezza in un anno solo merita cautela, perché non si spiega con il solo sfuso, che per la Francia vale pochi milioni. L’imbottigliato cala del 18.7% a 331 milioni, gli spumanti del 14.7% a 36.6 milioni.

Il Cile perde il 30.9% in valore, a 114 milioni di euro, e il 43.7% in volume, a 529mila ettolitri: 410mila ettolitri in meno, più della metà del calo totale. Resta secondo fornitore per volume e terzo per valore. Il prezzo medio sale del 22.6% a 2.16 euro al litro perché a cedere è soprattutto la componente non imbottigliata, dimezzata da 34 a 16 milioni di euro, mentre l’imbottigliato cala del 25.2% a 98 milioni.

L’Italia scende a 82 milioni di euro, -15.5%, con 143mila ettolitri, -14.4%, e un prezzo medio sostanzialmente stabile a 5.73 euro al litro (-1.3%). La quota a valore resta al 6.5%, quella a volume sale al 6.9% (5.9%) perché gli altri perdono di più. L’imbottigliato cala del 17.1% a 68 milioni, gli spumanti tengono meglio (-4.3% a 13.4 milioni) e salgono al 16.3% del totale italiano (14.4% nel 2024). In yuan il calo è del 12.0%.

Tra gli altri fornitori, la Spagna perde il 25.5% a 35 milioni di euro, con meno di 100mila ettolitri. Gli USA scendono da 48 a 28 milioni, -41.7%, con un prezzo medio in calo del 28.9%, nell’anno dell’escalation tariffaria tra Washington e Pechino. Crescono la Nuova Zelanda, +25.8% a 39 milioni (+58.8% in volume, con un prezzo medio in calo del 20.8% a 7.22 euro al litro), e in volume la Germania, +10.4%, con un valore stabile a 24 milioni. La Georgia ricompare con 9 milioni e 29mila ettolitri dopo due anni a zero, che vanno letti come un buco nella serie più che come un’uscita dal mercato.

Per categoria, l’imbottigliato vale 1.14 miliardi di euro, -14.0%, pari al 90.8% del valore totale. La parte residua al netto degli spumanti, cioè sfuso e grandi contenitori calcolati per differenza, scende da 82 a 58 milioni, -28.6%. Gli spumanti scendono a 57.5 milioni di euro, -7.4%, il 4.6% del totale: calano meno del vino fermo. La Francia scende a 36.6 milioni (-14.7%) e al 63.7% del segmento, l’Italia a 13.4 milioni (-4.3%) con una quota che sale al 23.3%.

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Fonte: http://feeds.feedburner.com/INumeriDelVino

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