La divisione vino e spirits di Constellation Brands “rinasce” nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2027 (che noi chiamiamo 2026 visto che chiude a febbraio dell’anno prossimo). Rinasce nel senso che si ripulisce del calo derivante dalle dismissioni degli anni scorsi e per il secondo trimestre consecutivo mette a segno un buon incremento delle “depletions”, ossia delle vendite dei distributori ai dettaglianti negli Stati Uniti, che crescono del 10.2% nel secondo trimestre (spedizioni +15.4%) dopo il +6.6% del primo. Come vedete dal grafico di apertura, siamo passati da un business di circa 3 miliardi di dollari di vendite di una decina di anni fa a uno di 700-800 milioni, ma soprattutto da una macchina da soldi con 800 milioni di dollari di utile operativo a una che viaggia ben sotto i 100 milioni, con un margine operativo sotto il 10%.
I segnali sono comunque incoraggianti: rispetto allo scorso anno, nel secondo trimestre si passa da una perdita operativa di 20 milioni a un utile operativo di 6 milioni (sempre nel segmento vino e spirits). Dei 26 milioni di differenza, 18 vengono dai costi (8 milioni dal costo del venduto, che beneficia anche del recupero di dazi pagati negli Stati Uniti, e 10 milioni dalle spese commerciali e generali, grazie ai piani di ristrutturazione) e 8 milioni da volumi, prezzi e mix. La società non quantifica la parte legata al recupero dei dazi, che per sua natura non è detto si ripeta.
Le indicazioni sull’intero anno fiscale prevedono per la divisione un fatturato organico stabile (+/-1%, esclusi i 142 milioni di dollari di vendite dei marchi ceduti contabilizzati tra marzo e maggio 2025) e un margine operativo del 5-6%, che a metà forchetta si traduce in circa 680 milioni di vendite e 38 milioni di utile operativo. Negli ultimi 12 mesi sono stati 716 e 41 milioni rispettivamente, il che indica un secondo semestre in regressione: circa 373 milioni di vendite contro 408 del secondo semestre dell’anno scorso (-8.4%) e circa 33 milioni di utile operativo contro 36. La società lo motiva con un calo delle spedizioni concordato con i principali distributori per ridurre le loro scorte di prodotto finito, dopo un primo semestre in cui le spedizioni organiche (+11.5%) sono cresciute più delle depletions (+8.7%).
Passiamo a un commento più dettagliato nel resto del post.
Vendite e volumi della divisione vino
Nel secondo trimestre (giugno-agosto 2026) le vendite nette della divisione sono state 159 milioni di dollari, +17.2%. È il primo trimestre in cui il dato riportato coincide con quello organico: la cessione dei marchi mainstream è stata completata il 2 giugno 2025, quindi il secondo trimestre dell’anno scorso non li includeva già più. La crescita viene quasi interamente dai volumi (+15.4%, a 1.5 milioni di casse da 9 litri, pari a +21 milioni di vendite), mentre prezzo e mix contribuiscono per 2 milioni (+1.6%). Sul semestre le vendite sono 309 milioni, -25.9% sul dato riportato e +12.4% su base organica; le spedizioni sono 2.9 milioni di casse, contro 5.2 milioni riportati e 2.6 milioni organici dell’anno scorso. Il grafico dei volumi rende l’idea del ridimensionamento: da circa 6 milioni di casse a trimestre nel 2023 a 1.4-1.5 milioni. La divisione pesa ora il 6.1% delle vendite del gruppo e lo 0.6% dell’utile operativo dei segmenti.
Depletions e marchi
Le depletions crescono del 10.2% nel trimestre e dell’8.7% nel semestre, al netto dei marchi ceduti. Il dato comprende anche gli spirits (circa 123 milioni di vendite sugli 824 dell’anno fiscale chiuso a febbraio 2026): Kim Crawford cresce dell’11% (+4% nel primo trimestre) e la tequila Mi CAMPO del 51% (+62% nel primo trimestre). Nei canali monitorati da Circana il portafoglio vino e spirits del gruppo è cresciuto più della categoria sia in valore sia in volume, e il portafoglio vino è il terzo per guadagno di quota in valore. Kim Crawford Alcohol Removed è il primo per guadagno di quota tra i vini dealcolati. Le depletions misurano solo il mercato statunitense, mentre spedizioni e vendite includono anche i mercati internazionali.
Margine industriale e costi
Il margine industriale lordo sale a 70.5 milioni, dal 40.3% al 44.2% delle vendite, grazie ai volumi e al recupero dei dazi statunitensi contabilizzato nel costo del venduto. Le spese commerciali, generali e di marketing scendono da 74.6 a 64.4 milioni, dal 54.9% al 40.4% delle vendite, per effetto dei risparmi delle ristrutturazioni.
Utile operativo ed EBITDA
L’utile operativo di segmento è 6.1 milioni, contro una perdita di 19.8 milioni, con un margine del 3.8% (-14.6% un anno fa). Aggiungendo 15.4 milioni di ammortamenti, l’EBITDA di segmento è 21.5 milioni, contro -5.5 milioni. Nel semestre l’utile operativo è 5.0 milioni (margine 1.6%) contro una perdita di 25.8 milioni. Su base 12 mesi il margine sale al 5.8%, dall’1.3% dell’anno fiscale chiuso a febbraio 2026. Il dato di segmento esclude le voci non ricorrenti, tra cui i 49.8 milioni di svalutazioni del trimestre legate alla cessione prevista di Nelson’s Green Brier (whiskey del Tennessee).
Perimetro e operazioni
A giugno 2026 il gruppo ha ceduto otto piccoli marchi mainstream neozelandesi destinati al mercato interno, con una cantina e alcuni vigneti; il dato organico non viene rettificato per questa cessione. Dopo la chiusura del trimestre ha acquistato SpikedAde, un marchio di ready-to-drink a base di distillati, per 75 milioni di dollari più un corrispettivo potenziale fino a 278 milioni in cinque anni legato ai risultati. L’operazione non è inclusa nelle previsioni per l’anno.
I risultati del gruppo Constellation Brands
A livello di gruppo, le vendite del trimestre sono 2.6 miliardi di dollari (+6.1%), con la birra a 2.5 miliardi (+5.5%) grazie a spedizioni in crescita del 5.5%, a fronte di depletions in calo dello 0.6% (Modelo Especial circa -2%, Corona Extra circa -5%, Pacifico circa +19%): i distributori hanno ricostituito le scorte, scese a livelli bassi a fine dell’anno fiscale precedente. Il margine operativo della birra scende dal 40.6% al 39.0% per maggiori investimenti in marketing, e i costi centrali salgono del 62%, a 74 milioni. L’utile operativo riportato è 805 milioni (-7.9%, margine 30.6%), quello comparabile 897 milioni (+1.2%, margine 34.1%). L’utile netto sale da 466 a 566 milioni, ma l’anno scorso era penalizzato da rettifiche fiscali: su base comparabile è stabile a 637 milioni. Le previsioni per l’anno sono confermate, con un utile per azione comparabile tra 11.20 e 11.90 dollari.
Debito e flussi di cassa
Il debito netto scende a 10.2 miliardi di dollari, da 10.5 miliardi a fine febbraio 2026, con un patrimonio netto di 8.9 miliardi e un rapporto tra debito netto ed EBITDA comparabile intorno a 3 volte. Nel semestre il flusso di cassa operativo è stato di 1.5 miliardi (-0.7%) e, dopo 354 milioni di investimenti, il free cash flow è stato di 1.1 miliardi (+4.2%). Nel semestre il gruppo ha distribuito 354 milioni di dividendi e speso 455 milioni in riacquisti di azioni, di cui circa 400 milioni complessivi nel secondo trimestre.
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