More stories

  • in

    Libri da leggere: Champagne. Passato, presente e futuro di un vino leggendario

    Un viaggio tra storia, cultura e gusto per raccontare il mito più effervescente del vino francese.Ci sono libri che non si limitano a raccontare, ma restituiscono un’emozione. Champagne, passato, presente e futuro di un vino leggendario, edito da Kellermann nella collana Grado Babo nel 2025, appartiene a questa rara categoria.
    Pagina dopo pagina, Francesco Piccat accompagna il lettore in un viaggio che profuma di gesso e di memoria, di feste regali e di vigneti silenziosi. È la storia di un vino che da secoli scintilla nei calici del mondo, ma che solo chi ha il coraggio di guardare indietro può comprendere davvero.
    Piccat, già conosciuto per aver pubblicato sempre con Kellermann “Borgogna, storie di grandi vini francesi”, unisce rigore e poesia. Con la precisione di un archeologo e la sensibilità di un narratore, ricostruisce duemila anni di civiltà e di gusto, mostrando come lo Champagne, il vino francese più celebre, non sia soltanto una bevanda di lusso, ma una metafora dell’Europa stessa: luogo di incontro tra popoli, culture, lingue e visioni.
    La sua prosa, limpida e intensa, restituisce alla Champagne una profondità che il mito delle bollicine francesi aveva forse offuscato. Dietro ogni bottiglia, ci ricorda l’autore, ci sono millenni di gesti umani, di errori trasformati in tradizione, di pazienza e di speranza.
    Il volume, pubblicato da Kellermann Editore e introdotto dalla prefazione dello storico Serge Wolikow, attraversa la storia dello Champagne come un grande affresco. Dai calderoni di Lavau e dai vitigni di Saint Rémi alle abbazie di Reims e Hautvillers, Piccat racconta la nascita di un sapere collettivo che trasforma la viticoltura in cultura.
    Poi, con l’eleganza del narratore esperto, ci porta nel Settecento, l’età della ragione, ma anche della frivolezza e del piacere. È allora che Londra incorona lo Champagne come vino della modernità, e da quella luce l’eco continua ancora oggi.
    C’è nel libro una tensione costante tra terra e cielo, fede e scienza, memoria e futuro. Piccat esplora il metodo champenois, la disciplina dell’AOC, i vitigni e i climi, ma lo fa sempre con un’attenzione umana: dietro ogni regola, una storia; dietro ogni bollicina di Champagne, una scelta.
    L’autore non idealizza, ma comprende. Guarda allo Champagne come a un organismo vivo, che cambia con il mondo: una creatura fragile e grandiosa che oggi affronta il riscaldamento globale, la sostenibilità e la concorrenza degli spumanti internazionali, senza smettere di cercare la propria verità.
    Francesco Piccat presso il museo Pressoria ad Aÿ-Champagne
    “Lo Champagne è davvero un vino francese? La risposta è sì, ma la sua identità è il risultato di secoli di contaminazioni culturali e intuizioni tecniche.”(Francesco Piccat, Champagne – passato, presente e futuro di un vino leggendario, Kellermann, 2025)
    È in questa frase che si condensa l’anima del libro. Champagne, passato, presente e futuro di un vino leggendario non è un semplice saggio enologico: è una dichiarazione d’amore al vino e alla storia, un invito a guardare con occhi nuovi ciò che credevamo di conoscere.
    Francesco Piccat riesce a parlare tanto agli esperti quanto ai curiosi, con una voce che sa di sincerità e di passione, e con la grazia di chi ha camminato davvero tra i filari della Champagne, ascoltando il silenzio che precede la vendemmia.
    Leggerlo significa capire che la grandezza dello Champagne non sta solo nelle sue bollicine, ma nella sua umanità: nella fatica, nella bellezza, e nella luce che da secoli continua a risalire verso il bordo del bicchiere, come un racconto che non smette mai di rinascere.
    Perché leggerlo
    Perché questo libro ci ricorda che la grandezza di un vino non nasce solo dalla sua fama, ma dal legame profondo tra terra, storia e cultura del gusto. Champagne è il ritratto di un vino e di un continente che hanno imparato a specchiarsi l’uno nell’altro.
    E’ possibile acquistare il libro su Amazon.it: https://www.amazon.it/Champagne-Passato-presente-futuro-leggendario/dp/8867671588 More

  • in

    Campania Wines: l’anima unita del vino campano al Merano Wine Festival 2025

    La Campania del vino, anche quest’anno, sceglie la strada dell’unità per presentarsi alla 34ª edizione del Merano Wine Festival, in programma dal 7 al 10 novembre 2025.Sotto il nome comune di “Campania Wines”, quattro consorzi di tutela – Sannio Consorzio Tutela Vini, Consorzio Tutela Vini Vesuvio, VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta e Consorzio Vita Salernum Vites – porteranno a Merano un racconto corale di territorio, biodiversità e cultura enologica.

    Il progetto nasce dalla collaborazione all’interno dell’ATS Campania.Wine, con il Sannio Consorzio nel ruolo di capofila, e rappresenta oggi una delle esperienze più mature di cooperazione interconsortile in Italia. Una visione condivisa che parte dal vino per arrivare al territorio, valorizzando la qualità produttiva e l’identità gastronomica della regione in un contesto di respiro internazionale.

    Quattro consorzi, un racconto comune

    Ognuno dei quattro consorzi porta con sé un frammento di Campania, un paesaggio e una memoria che si intrecciano in un mosaico di sapori e storie.

    Il Sannio, cuore rurale e viticolo della regione, si conferma laboratorio di sostenibilità e custode di un patrimonio ampelografico unico. Le sue denominazioni – Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC Coda di Volpe, Aglianico del Taburno DOCG – raccontano un territorio che ha saputo rigenerarsi, mantenendo viva la tradizione contadina e la sua vocazione ambientale.

    Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio rappresenta invece l’anima vulcanica della regione. Lì, dove il suolo parla la lingua del fuoco, nascono vini di straordinario carattere come il Lacryma Christi del Vesuvio, insieme a varietà autoctone come Piedirosso, Caprettone e Catalanesca. Sono vini che portano in sé l’eco di una terra antica, sospesa tra mare e montagna.

    A nord, il VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta racconta la Campania Felix, tra le alberate di Asprinio d’Aversa DOC, il Falerno del Massico – forse il vino più leggendario della romanità – e le denominazioni Galluccio, Roccamonfina e Terre del Volturno IGP. Una viticoltura di fatica e di bellezza, dove la verticalità delle viti e la memoria storica diventano metafora di resistenza.

    Il quarto tassello, il Consorzio Vita Salernum Vites, è la voce mediterranea della regione: Costa d’Amalfi, Cilento, Castel San Lorenzo DOC, insieme alle IGT Paestum e Colli di Salerno, rappresentano un paesaggio che vive di luce, vento e mare, dove la vigna si fonde con l’ospitalità e la cultura della Dieta Mediterranea.

    Casa Campania: un luogo di incontro e racconto

    Nel cuore di Merano, davanti al Kurhaus, Casa Campania sarà ancora una volta il palcoscenico che accoglierà la regione e i suoi protagonisti. Non solo un’area espositiva, ma uno spazio vivo, pensato come hub di degustazione, narrazione e scoperta.Qui si alterneranno degustazioni guidate, approfondimenti tematici e racconti di territorio, con un’attenzione particolare alla biodiversità viticola e ai valori della sostenibilità.A completare l’esperienza, la cucina dello chef Daniele Luongo, che proporrà abbinamenti ispirati alla tradizione gastronomica campana, per restituire al visitatore un’immagine completa e autentica del territorio.

    Un modello di coesione e visione

    “Partecipare insieme a Merano – spiega Nicola Matarazzo, project manager di Campania Wines – significa condividere un obiettivo comune: far conoscere al mondo la qualità e la cultura del vino campano. Il festival è una vetrina di prestigio, ma anche un luogo dove si costruiscono relazioni e nuove opportunità”.

    Dietro il progetto si legge un intento più profondo: quello di ricomporre un’identità regionale complessa, spesso frammentata, e restituirla in una forma coerente e contemporanea. I dati parlano di un settore in crescita: 24.000 ettari vitati, 2.800 produttori e una produzione che nel 2024 ha superato 1,3 milioni di ettolitri. Numeri che testimoniano un comparto vitale, fatto in gran parte di piccole e medie aziende familiari, ma proiettato verso la qualità, l’innovazione e l’internazionalizzazione.

    La Campania del vino guarda avanti

    La forza di Campania Wines sta nel suo essere racconto e visione allo stesso tempo. È la narrazione di una terra che si riconosce nel suo passato, ma che sceglie di proiettarsi nel futuro con una voce nuova: unitaria, consapevole e profondamente legata alla sua autenticità.Un vino che non parla solo di vigne, ma di paesaggi, di persone e di cultura. Una Campania che si rinnova, e che al Merano Wine Festival si prepara a brindare con il mondo. More

  • in

    “Brilla!” diventa Official Partner del Treviso FBC

    “Brilla!”, brand di Argea specializzato nella produzione di Prosecco e ambasciatore del Made in Italy nel mondo, annuncia con orgoglio la nuova partnership con il Treviso Calcio diventando Official Partner della storica squadra biancoceleste.Il marchio “Brilla!” sarà infatti al fianco del Treviso FBC per tutta la stagione sportiva 2025/2026, con una presenza costante allo Stadio Tenni, sulle divise pre-match e in diverse attività di comunicazione, oltre che nei momenti ufficiali più significativi del Club.
    L’accordo rappresenta un segno concreto dell’impegno di “Brilla!” verso il territorio e dei valori che condivide con lo sport: passione, impegno, gioco di squadra e rispetto reciproco. Presente nei principali mercati internazionali, il brand rinnova così la propria vicinanza al tessuto locale, sostenendo iniziative che esaltano energia, senso di comunità e spirito di squadra, elementi che uniscono in modo autentico il mondo del vino a quello del calcio.
    Allo stesso tempo, la collaborazione nasce dall’incontro naturale tra l’eleganza e l’anima lifestyle del brand e il lato più mondano del calcio, un universo dove stile, emozione e condivisione si intrecciano in un’unica esperienza capace di unire persone, passioni e storie.
    «Siamo felici di sostenere una realtà come il Treviso FBC, simbolo di identità e appartenenza per la città e la provincia – dichiara Giacomo Tarquini, Group Marketing Director di Argea – Questa collaborazione rappresenta al meglio il nostro modo di vivere il legame con il territorio e con le persone che ne fanno parte. “Brilla!” nasce anche per celebrare l’italianità nel mondo e cosa c’è di più italiano del calcio?».
    «Accogliamo con grande piacere “Brilla!” nella nostra famiglia biancoceleste – commenta invece Federico Da Re, Direttore Operativo del Treviso FBC – Parliamo infatti di una partnership che valorizza le eccellenze del territorio e che testimonia come il nostro progetto sportivo stia attirando realtà solide, capaci di coniugare qualità, visione e attenzione al valore della comunità. Insieme vogliamo continuare a far crescere il nome di Treviso dentro e fuori dal campo».
    ***
    Brilla! è il marchio che unisce la tradizione vinicola italiana a un’estetica distintiva e contemporanea. Nato nel 2018 e oggi parte del Gruppo Argea, Brilla! si distingue per la sua visione innovativa nel mondo degli spumanti e dei vini fermi. La sua identità si riflette nel design iconico delle bottiglie, caratterizzate dal raffinato motivo a goccia ispirato all’alta gioielleria, un dettaglio che esprime l’eleganza e l’attenzione al dettaglio proprie del brand.
    Specializzato nella produzione di Prosecco DOC e Asolo Prosecco Superiore DOCG, Brilla! ha ampliato la sua offerta includendo vini fermi come Pinot Grigio, Pinot Grigio Rosé e Pinot Nero, oltre a proposte innovative come il nuovo Vino Spumante Dealcolato 0.0. Ogni creazione di Brilla! è pensata per un pubblico che ricerca qualità, e un’esperienza che unisce gusto e stile italiano.
    Via L. Cadorna 17,
    Fossalta di Piave,
    30020 VE IT+39 0421 67194www.brilla.wine More

  • in

    Vino, l’Asti DOCG nei calici delle Nitto ATP Finals per il quinto anno consecutivo

    L’Asti Docg alza i calici per Jannik Sinner, ritrovato numero uno del ranking mondiale, confermandosi per il quinto anno consecutivo official sparkling wine e silver partner delle Nitto ATP Finals, il torneo indoor più atteso dell’anno che dal 9 al 16 novembre vedrà sfidarsi all’Inalpi Arena di Torino i migliori otto tennisti al mondo.
    “Da cinque anni scendiamo in campo affiancando l’élite del tennis mondiale con le nostre bollicine – commenta il direttore del Consorzio Asti Docg, Giacomo Pondini –. Una partnership che rafforza il legame tra il brand Asti e il mondo del tennis, permettendoci di raggiungere un pubblico sempre più vasto di appassionati e potenziali nuovi consumatori. Basti pensare che lo scorso anno oltre 210 mila spettatori hanno seguito dal vivo partite e allenamenti del torneo, mentre la sola finale giocata tra Sinner e Fritz ha superato i 5 milioni di telespettatori”.
    L’Asti Spumante e il Moscato d’Asti non solo celebreranno le vittorie dei tennisti sul cemento ma accompagneranno anche le attività collaterali organizzate dal Consorzio nel capoluogo piemontese. A dare il via al programma delle iniziative, domani – martedì 4 novembre – la Windows Opening Ceremony and Shopping Night, il party preview alla Rinascente di via Lagrange dove l’Asti Docg verrà servito nell’area wine&food. Giovedì 6 novembre la denominazione spumantistica più antica d’Italia sarà nei bicchieri del Grand Opening Show, l’esibizione musicale che porterà sul palco dell’Inalpi Arena i Pinguini Tattici Nucleari e Max Pezzali. Confermato poi anche per il 2025 il consueto Charity Brunch, l’evento di beneficenza in calendario martedì 11 novembre al Museo del Cinema per raccogliere fondi a sostegno della ricerca contro il cancro dell’Istituto Candiolo, il centro oncologico d’eccellenza torinese. In palio ci saranno cimeli di tennisti nazionali e internazionali con il Consorzio che metterà all’asta alcuni memorabilia del brand ambassador della denominazione Lorenzo Sonego, ospite anche dell’area consortile al palazzetto sempre l’11 novembre. In chiusura domenica 16 novembre, The Final Set, il closing party ufficiale delle Finals dove alle OGR di Torino verrà prima trasmessa la finale in diretta streaming e poi seguirà il dj set di Lele Gobbi con l’Asti Docg partner ufficiale della serata.
    Inoltre, per tutta la durata del torneo, l’Asti Docg sarà anche nei calici allo stand del Consorzio collocato nel Fan Village.
    Un novembre caldo, quello dell’ente consortile piemontese,  con un fitto calendario di eventi. Già sabato 8 novembre l’Asti Docg brinderà alla nuova edizione della guida Vini Buoni al Teatro Puccini in occasione del Merano Wine Festival. Nella stessa giornata ritorna a Canelli con destinazione Nizza Monferrato anche lo storico TrEno Langhe Roero e Monferrato della Fondazione FS Italiane. Il 9 novembre, in collaborazione con la Regione Piemonte, si terrà all’Archivio di Stato di Torino una verticale di vini aromatici mentre l’Ape Car dell’ente consortile si sposterà alla Fiera del Tartufo a Canelli. Mercoledì 12 novembre si terrà l’inaugurazione dell’enoteca regionale delle colline del Moscato d’Asti a Mango mentre il 16 novembre alla festa del Torrone di Cremona le nuove linee dei torroncini Pernigotti verranno servite in abbinamento con Asti Spumante e Moscato d’Asti. A fine mese (30 novembre) appuntamento con le visite del Fai che porteranno gli appassionati e i curiosi alla scoperta di Palazzo Gastaldi, la casa dell’Asti Docg. More

  • in

    Il Touring Club Italiano presenta in anteprima al Merano WineFestival la guida “Vinibuoni d’Italia 2026”

    La 34ª edizione del Merano WineFestival sarà anche quest’anno l’occasione per la presentazione in anteprima di Vinibuoni d’Italia 2026, la guida edita dal Touring Club Italiano dedicata ai vini autoctoni.Sabato 8 novembre, a partire dalle ore 10:30, il Teatro Puccini di Merano, recentemente restaurato, ospiterà il primo appuntamento della nuova edizione, con la presentazione nazionale e la consegna del riconoscimento ai TOP 300, ovvero i migliori vini da vitigni autoctoni e spumanti Metodo Classico selezionati tra i vini che hanno ottenuto la Corona, durante le Finali nazionali, dai curatori nazionali Mario Busso e Alessandro Scorsone.
    Inoltre, in collaborazione con i partner della guida, verranno assegnati alcuni premi speciali. Il premio Michele D’Innella, in collaborazione con Rastal, che quest’anno sarà conferito all’associazione G.R.A.S.P.O. per il suo lavoro di ricerca sui vitigni abbandonati, il premio Ecofriendly, in collaborazione con Amorim, Verallia e Repower, dedicato alle aziende che si sono distinte per programmi operativi ispirati alla sostenibilità ambientale, il premio Eticork di Amorim, che ogni anno premia una realtà del mondo del vino impegnata in progetti etico/sociali, il premio Vinovisioni, assegnato al VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), che attraverso la campagna Territori diVini sostiene il progetto della Cantina di Cremisan in Palestina.
    Al termine della premiazione, gli ospiti della presentazione potranno degustare i vini premiati e alcuni vini della Cantina di Cremisan, accompagnati da eccellenze gastronomiche partner della guida: Grana Padano Dop e Salumi Levoni.
    Vinibuoni d’Italia sarà disponibile in libreria dal 21 novembre con una veste grafica interna rinnovata. La guida, curata da Mario Busso e Alessandro Scorsone, è suddivisa in 23 capitoli territoriali dedicati alle regioni italiane, a cui si aggiungono le sezioni sul Brda sloveno e sull’Istria croata. Da alcune edizioni, a questi capitoli si affianca Perlage Italia, dedicata agli spumanti Metodo Classico italiani, ormai protagonisti in tutto il mondo. Sono stati degustati oltre 35.000 campioni per individuare i 6.610 vini recensiti e sono 1.933 le aziende presenti in guida, con un 27% di new entry rispetto all’anno scorso.
    Un viaggio nell’Italia del vino, alla scoperta della storia dei territori che ogni vitigno autoctono porta con sé, con caratteristiche uniche e irripetibili, all’insegna della sostenibilità e della ricerca di profili organolettici distintivi.
    Da 23 edizioni, Vinibuoni d’Italia accompagna i lettori nel grande patrimonio vitivinicolo italiano, un settore che si conferma strategico per il nostro turismo. Non solo un aiuto nella scelta dei vini che meglio incontrano i gusti dei lettori, ma anche un invito a nuove esperienze: la guida mette in evidenza le cantine che offrono visite, degustazioni e ospitalità, le aziende che adottano pratiche ecosostenibili, conduzione biologica o biodinamica e che propongono infrastrutture per un turismo più sostenibile, come stazioni di ricarica per veicoli elettrici e servizi per i cicloturisti.
    L’edizione 2026, oltre agli inserti tradizionali sui rosati, le bollicine, l’ospitalità e i vitigni internazionali, che ampliano il racconto della guida, ospita un focus sul Vermouth di Torino, il primo vino aromatizzato tutelato in Italia, che ha recentemente ricevuto il riconoscimento da parte del Ministero dell’Agricoltura al Consorzio di Tutela del Vermouth di Torino Igp. More

  • in

    Debutto a Merano WineFestival 2025 e nuove tappe internazionali in Asia con Gambero Rosso International per Montina Franciacorta

    Montina Franciacorta partecipa per la prima volta alla 34ª edizione del Merano WineFestival, in programma dal 7 all’11 novembre 2025. L’azienda sarà presente nella giornata di martedì 11 novembre, all’interno della sezione “Catwalk Champagne &more”, dedicata alle migliori bollicine nazionali e internazionali. Un debutto importante che celebra la filosofia produttiva di Montina: autenticità, eleganza e profondo legame con il territorio. Al tavolo 42 sarà possibile degustare alcune delle etichette più rappresentative della cantina, tra cui Franciacorta Rosé Extra Brut, Millesimato Brut 2020, Riserva Quor Nature 2019 e Satèn, recentemente premiato con il The WineHunter Award Rosso e con i Tre Bicchieri Gambero Rosso 2026 per qualità e coerenza stilistica. La presenza a Merano consolida il percorso di valorizzazione e riconoscimento intrapreso da Montina nel panorama delle eccellenze italiane.
    Top Italian Wines Roadshow – Gambero Rosso International
    Nel percorso di internazionalizzazione intrapreso nel 2025, Montina ha partecipato al Top Italian Wines Roadshow organizzato da Gambero Rosso International, portando il suo Franciacorta in alcuni dei principali mercati asiatici. La prima tappa si è svolta il 30 ottobre a Seoul, seguita da Taipei il 3 novembre, occasioni in cui il pubblico internazionale ha potuto degustare le etichette più iconiche dell’azienda: Franciacorta Satèn, premiato con i Tre Bicchieri Gambero Rosso 2026, Rosé Extra Brut, Millesimato Brut 2020 e Brut. Un percorso che ha permesso di far conoscere la visione di Montina oltre i confini nazionali, consolidando relazioni con operatori, buyer e appassionati, e confermando la vocazione internazionale della cantina come ambasciatrice della Franciacorta nel mondo.
    www.montinafranciacorta.it More

  • in

    Famiglia Cecchi chiude la vendemmia 2025 all’insegna dell’equilibrio

    Per Famiglia Cecchi, la vendemmia 2025 si chiude all’insegna dell’equilibrio e della qualità. Un’annata regolare, armoniosa e senza eccessi, che ha premiato la solidità delle scelte agronomiche e la capacità di interpretare con coerenza ogni territorio di produzione. Dalle colline del Chianti Classico alla Maremma, da Montefalco fino a Montalcino, tutte le Tenute – Villa Cerna, Villa Rosa, Val delle Rose, Tenuta Alzatura e Aminta – hanno condotto la vendemmia in condizioni climatiche ottimali, caratterizzate da giornate calde e ventilate e notti fresche che hanno favorito la maturazione graduale delle uve.Vendemmia 2025: un’annata regolare
    “Possiamo annoverare la 2025 tra le annate lineari, senza eccessi” spiega Mira Bracali, Direttrice ed Enologa di Famiglia Cecchi. “Le piogge primaverili hanno ripristinato le riserve idriche, permettendo alle viti di affrontare un’estate calda ma stabile. La maturazione è stata lenta e omogenea in tutte le Tenute, con uve sane e un giusto rapporto tra grado zuccherino e acidità.”
    “Dal punto di vista agronomico, la stagione è stata favorevole sotto ogni aspetto”, aggiunge Piero Sabatino, Direttore e Agronomo di Val delle Rose e Aminta. “Le piante hanno mantenuto un ottimo equilibrio vegeto-produttivo e non hanno richiesto interventi straordinari.”
    “È stata una vendemmia che ha confermato la vocazione dei nostri territori e la solidità delle pratiche agronomiche adottate negli ultimi anni,” conclude Piero Sabatino. “Credo che oggi il nostro compito sia comprendere il periodo che stiamo vivendo ed esprimerlo attraverso il territorio, il vino e le persone che ogni giorno si dedicano al lavoro.”
    Val delle Rose – Maremma Toscana
    Primavera piovosa ed estate bilanciata hanno favorito una maturazione progressiva. Le varietà a bacca bianca, in particolare il Vermentino, hanno dato mosti equilibrati ed aromatici destinati alle selezioni Cobalto Maremma Toscana DOC Vermentino Superiore e Litorale Maremma Toscana DOC Vermentino, mentre tra le rosse spiccano il Merlot per Aurelio Maremma Toscana DOC Rosso e il Sangiovese per Rosamante Morellino di Scansano DOCG e Poggio al Leone Morellino di Scansano DOCG Riserva, maturi e in ottimo stato sanitario.
    “I vigneti, condotti in regime biologico da sette anni, hanno dato risultati di grande qualità,” spiega Piero Sabatino. “I vini bianchi si distinguono per profumi intensi e complessità aromatica, mentre i rossi mostrano ottima struttura ed esaltano pienamente l’espressione varietale delle uve.”
    Villa Cerna e Villa Rosa – Chianti Classico
    Nel Chianti Classico la vendemmia è iniziata ai primi di settembre, con la chiusura il 20 settembre a Villa Rosa e il 4 ottobre a Villa Cerna. A Villa Cerna la raccolta del Sangiovese è stata distesa nel tempo, seguendo la maturazione dei diversi appezzamenti: le uve si sono presentate sane, succose e ben bilanciate nel profilo acido. A Villa Rosa, le uve destinate al Chianti Classico DOCG Gran Selezione e Ribaldoni Chianti Classico DOCG hanno mostrato grande equilibrio e finezza aromatica.
    “Il Sangiovese di Villa Cerna e Villa Rosa ha espresso una qualità sorprendente,” spiega Miria Bracali. “Le macerazioni hanno mostrato una grande capacità estrattiva, con colore fitto, struttura e corpo. Le bucce, soprattutto nelle selezioni, erano spesse e croccanti e hanno mantenuto questa consistenza fino alla svinatura, premessa per vini complessi, eleganti e di lunga durata.”
    Tenuta Alzatura – Montefalco
    Anche in Umbria la vendemmia si è svolta regolarmente, favorita da un andamento climatico che ha alternato una primavera piovosa a un’estate inizialmente calda e asciutta, seguita da piogge abbondanti ad agosto e da un abbassamento delle temperature. Queste condizioni hanno consentito alle viti di recuperare equilibrio vegetativo, con grappoli compatti e bucce più spesse, segno di un’ottima maturazione fenolica.
    “Il Sagrantino si presenta di grande qualità, con un profilo aromatico intenso e tannini ben integrati,” spiega Alessandro Mariani, Direttore e Agronomo di Tenuta Alzatura. Il Trebbiano Spoletino, ultima varietà ad essere raccolta e da cui nascono le etichette Aria di Casa e Cortili – entrambe Montefalco Bianco DOC – ha mostrato ottima freschezza e struttura, con una buona acidità naturale e un’interessante potenzialità evolutiva.
    Aminta – Montalcino
    La vendemmia è iniziata il 19 settembre e si è conclusa il 1° ottobre, nei tre vigneti aziendali – Cantina, Caselle e Pian Bossolino– raccolti separatamente per valorizzare le peculiarità di ciascun appezzamento. Le uve di Sangiovese, destinate alla produzione di Aminta Brunello di Montalcino DOCG e Rosso di Montalcino DOC, si sono presentate spargole, con acini turgidi e succosi, in perfetto stato sanitario.
    “Le condizioni climatiche favorevoli, con giornate soleggiate e piogge ben distribuite, hanno accompagnato una maturazione regolare e completa”, commenta Piero Sabatino. “Le prime impressioni fanno ben sperare in un’annata eccellente, che darà origine a vini di notevole eleganza e personalità.”
    www.cecchi.net More

  • in

    Dalla Piana al mondo: il nuovo racconto del Teroldego

    Ci sono vini che nascono da un luogo, e altri che sono un luogo. Il Teroldego Rotaliano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Parlare di questo vitigno significa parlare della Piana Rotaliana, di una trama di suoli e di storie che si confondono fino a diventare un’unica identità. In pochissimi altri casi nel mondo il vincolo fra vitigno, vino e territorio appare tanto indissolubile.

    Photo Frizzera

    Ad esempio, molti vitigni italiani – dal Nebbiolo al Sangiovese – hanno saputo adattarsi a luoghi diversi, generando una pluralità di espressioni.Il Teroldego, invece, resta fedele alla sua terra d’origine: ogni tentativo di trapiantarlo altrove ha restituito vini privi della stessa profondità che qui, tra Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige, trova la sua misura più autentica.

    Photo Frizzera

    Il Teroldego è un vino che coniuga radici profonde e leggerezza contemporanea: ha corpo e carattere, ma non appesantisce; è ricco senza essere opulento.In un tempo in cui il gusto si orienta verso rossi più agili, gastronomici, capaci di accompagnare la tavola senza dominarla, il Teroldego si rivela moderno nel senso più vero del termine — un vino che parla al presente senza tradire la propria storia.

    Photo Frizzera

    La Piana dell’acqua e della luce

    La Piana Rotaliana – la più ampia pianura del Trentino – si distende tra il torrente Noce, il fiume Adige e il passo della Rocchetta, porta naturale verso la Val di Non. Già nel VI secolo Paolo Diacono la citava come Campo Rotaliano, toponimo di probabile origine celtica che rimanda all’idea di “pianura dell’acqua”: un mosaico di suoli alluvionali e antiche paludi che, nei secoli, ha conservato una fertilità straordinaria.

    Photo Frizzera

    Su questo lembo di terra, incastonato tra pareti di roccia e percorso dai venti del Garda, il Teroldego ha trovato il suo equilibrio. Un vitigno autoctono documentato sin dal Trecento, legato in modo quasi mistico al microclima del Campo Rotaliano: giornate luminose, forti escursioni termiche, un drenaggio perfetto che costringe la vite a scavare in profondità. Ne nascono vini dal colore rubino intenso, profumati di mora, lampone e spezie, dotati di una trama minerale e una beva contemporanea, capace di conciliare struttura e freschezza.

    Photo Frizzera

    Un vino con radici nobili

    La storia del Teroldego è intrecciata con quella del Trentino. Citato per la prima volta in un atto notarile del 1480, guadagnò fama internazionale ai tempi del Concilio di Trento, quando fu servito ai padri conciliari e subito apprezzato per la sua eleganza. Maria Teresa d’Austria lo chiamava Tiroler Gold – oro del Tirolo – un nome che ancora oggi ne accompagna le leggende etimologiche.

    Photo Frizzera

    La sua genealogia, ricostruita grazie agli studi genetici dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, rivela parentele illustri: il Teroldego è progenitore del Marzemino e del Lagrein e mostra legami di sangue con due varietà nobili come Pinot Noir e Syrah. Una discendenza che spiega la sua finezza aromatica e la sua naturale predisposizione all’evoluzione.

    Photo Frizzera

    Dopo la crisi della fillossera e la devastazione della Prima Guerra Mondiale, la rinascita del vitigno fu dovuta alla tenacia dei produttori e al lavoro pionieristico di Rebo Rigotti, figura chiave dell’enologia trentina. Nel 1948 nacque il Consorzio del Teroldego, e nel 1971 arrivò la DOC “Teroldego Rotaliano”, simbolo di una nuova consapevolezza identitaria.

    Photo Frizzera

    Oggi la Piana Rotaliana mostra tre anime: i vini di Mezzocorona, più morbidi e immediati; quelli di Mezzolombardo, più tesi e longevi; e i vini di Grumo, che grazie al respiro dell’Ora del Garda possono spingersi verso una maturazione più ampia e complessa. Diversità che confermano, ancora una volta, la ricchezza di un territorio in cui ogni parcella racconta una sfumatura diversa della stessa voce.

    Photo Weber

    Incontri Rotaliani 2025: il dialogo dei territori

    Da questa consapevolezza nasce Incontri Rotaliani, la rassegna biennale che il Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg dedica al confronto tra il Teroldego e altri grandi vini del mondo. Un laboratorio di idee e di dialoghi, dove la cultura del vino diventa strumento di relazione tra territori, persone e visioni.

    Photo Weber

    La quarta edizione di Incontri Rotaliani si è svolta il 25 e 26 ottobre 2025 tra Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige, confermandosi come uno degli appuntamenti più significativi del panorama enologico trentino.

    Quest’anno il dialogo si è aperto con due territori che condividono con il Trentino una nobile parentela genetica: Cortona, in Toscana, e la Côte-Rôtie, nella Valle del Rodano, entrambi interpreti eccellenti del Syrah. Un incontro che ha superato i confini del calice, toccando le radici comuni della viticoltura e le infinite possibilità di dialogo tra terroir lontani.

    Photo Weber

    Attraverso wine talk, degustazioni guidate, banchi d’assaggio e momenti di confronto culturale, la manifestazione ha confermato la Piana Rotaliana come crocevia di esperienze, laboratorio di idee e di identità. Un territorio che non ha paura di misurarsi con il mondo, ma anzi trova nel confronto la chiave della sua forza.

    Le edizioni precedenti – dalla Borgogna alla Rioja, fino all’Etna – avevano già tracciato il solco di un racconto in cui il vino diventa linguaggio universale. La 2025 ha aggiunto un nuovo capitolo, rafforzando la consapevolezza che il Teroldego non è soltanto un simbolo del Trentino, ma un interlocutore autorevole nel panorama del vino internazionale.

    Oggi, più che mai, il Teroldego Rotaliano rappresenta l’equilibrio tra radici e modernità. È figlio di una terra irripetibile e al tempo stesso capace di parlare la lingua del presente: quella della freschezza, della versatilità, della convivialità. Un vino che può attrarre l’appassionato e il nuovo consumatore, raccontando con autenticità la Piana Rotaliana e la sua energia contemporanea.

    From the Plain to the World: the New Story of Teroldego

    There are wines that are born from a place, and others that are a place.Teroldego Rotaliano undoubtedly belongs to the latter. To speak of this grape is to speak of the Piana Rotaliana — of a weave of soils and stories that merge until they become a single identity. In very few cases around the world does the bond between grape, wine, and land appear so indissoluble.

    Many Italian varieties – from Nebbiolo to Sangiovese – have learned to adapt to different regions, creating a multitude of expressions.Teroldego, on the other hand, remains faithful to its homeland: every attempt to transplant it elsewhere has produced wines lacking the depth it achieves here, between Mezzolombardo, Mezzocorona, and San Michele all’Adige, where it finds its most authentic balance.

    Teroldego is a wine that combines deep roots with a contemporary lightness: it has body and character without heaviness; it is rich yet never opulent.At a time when taste leans toward more agile, food-friendly reds — wines that accompany rather than dominate the table — Teroldego reveals itself as truly modern: a wine that speaks to the present without betraying its past.

    The Plain of Water and Light

    The Piana Rotaliana – the widest plain in Trentino – stretches between the Noce stream, the Adige River, and the Rocchetta Pass, a natural gateway to the Val di Non. Already in the 6th century, the historian Paul the Deacon referred to it as Campo Rotaliano, a name of probable Celtic origin evoking the “plain of water”: a mosaic of alluvial soils and ancient marshes that has preserved extraordinary fertility through the centuries.

    On this strip of land, set between rocky cliffs and swept by the winds from Lake Garda, Teroldego has found its perfect harmony.This native grape, documented since the 14th century, is almost mystically tied to the microclimate of the Campo Rotaliano: bright days, sharp temperature swings, and excellent drainage that forces the vine to dig deep.The result is a wine of intense ruby color, with aromas of blackberry, raspberry, and spice — minerally textured, fresh, and beautifully balanced between structure and drinkability.

    A Wine with Noble Roots

    The history of Teroldego is intertwined with that of Trentino itself. First mentioned in a notarial document from 1480, it gained international fame during the Council of Trent, when it was served to the conciliar fathers and admired for its elegance.Empress Maria Theresa of Austria called it Tiroler Gold – “the gold of Tyrol” – a name that still echoes through the legends of its etymology.

    Its genealogy, reconstructed through genetic studies by the Edmund Mach Foundation in San Michele all’Adige, reveals illustrious kinships: Teroldego is a progenitor of Marzemino and Lagrein and shares genetic ties with two noble varieties — Pinot Noir and Syrah. A lineage that explains both its aromatic finesse and its natural aptitude for aging.

    After the devastation of phylloxera and the First World War, the grape’s revival was made possible by the perseverance of local growers and the pioneering work of Rebo Rigotti, a key figure in Trentino viticulture.In 1948, the Consorzio del Teroldego was founded, and in 1971 came the DOC “Teroldego Rotaliano”, marking a new era of identity and awareness.

    Today, the Piana Rotaliana expresses three distinct souls: the wines of Mezzocorona — softer and more immediate; those of Mezzolombardo — more vibrant and long-lived; and the wines of Grumo, which, thanks to the Garda breeze, achieve broader and more complex ripeness.Differences that confirm, once again, the richness of a territory where every parcel tells a unique nuance of the same voice.

    Incontri Rotaliani 2025: a Dialogue of Territories

    From this awareness was born Incontri Rotaliani, the biennial event organized by the Piana Rotaliana Königsberg Tourist Consortium to promote dialogue between Teroldego and other great wines of the world. A laboratory of ideas and encounters, where wine culture becomes a bridge between territories, people, and visions.

    The fourth edition of Incontri Rotaliani took place on October 25–26, 2025, across Mezzolombardo, Mezzocorona, and San Michele all’Adige, confirming itself as one of Trentino’s most significant wine events.

    This year’s dialogue opened with two regions that share a noble genetic link with Trentino: Cortona, in Tuscany, and Côte-Rôtie, in France’s Rhône Valley — both exceptional interpreters of Syrah.An encounter that went beyond the glass, exploring the shared roots of viticulture and the endless possibilities of dialogue between distant terroirs.

    Through wine talks, guided tastings, walk-around sessions, and cultural discussions, the event reaffirmed the Piana Rotaliana as a crossroads of experiences — a living laboratory of identity and innovation.A territory unafraid to engage with the world, finding in that very openness the source of its strength.

    Previous editions — from Burgundy to Rioja, and even Mount Etna — had already traced the path of a story in which wine becomes a universal language. The 2025 chapter added new depth, confirming that Teroldego is not merely a symbol of Trentino, but a confident interlocutor on the international stage.

    Today, more than ever, Teroldego Rotaliano embodies the balance between roots and modernity.It is the child of an unrepeatable land, yet speaks the language of the present — freshness, versatility, conviviality.A wine capable of attracting both enthusiasts and newcomers, telling the story of the Piana Rotaliana with authenticity and contemporary energy. More