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    I consumi di vino totali e pro-capite nel 2020 – aggiornamento OIV

    Fonte: OIV
    Una settimana dopo aver commentato i dati sulla produzione di vino mondiale, pressochè stabili a 260 milioni di ettolitri, tocca oggi al capitolo dei consumi di vino, aggiornato al 2020 da OIV con un mix di dati rilevati e di dati stimati a 234 milioni di ettolitri, in calo di 7 milioni rispetto al dato del 2019. Sono in particolare stimati i dati relativi agli USA, alla Cina, al Regno Unito e alla Russia, al Canada e all’Olanda e a qualche altro paese minore. Quindi in totale la stima copre almeno 80-90 milioni di ettolitri di consumo mondiale. Gli USA si confermano il mercato più importante del mondo, perlomeno a volume, stabili a 33 milioni di ettolitri, mentre OIV rileva un consumo in crescita decisa in Italia, tanto da farlo arrivare vicinissimo a quello francese (e se questo dato è corretto significa che il nostro consumo pro-capite è superiore a quello francese, visto che loro sono più di noi). Il dato comunque più vistoso è però la stima del consumo cinese, in deciso calo (come anche la produzione) da 15 a 12.4 milioni di ettolitri. Ricordandovi che trovate questi numeri nella sezione Solonumeri del blog, vi invito a proseguire la lettura all’interno del post. LEGGI TUTTO

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    Concha y Toro – risultati 2020

    Fonte: bilanci e comunicati stampa aziendali
    Concha y Toro ha fatto grandi passi in avanti nel 2020 nonostante il problema COVID. Il piano di rilancio, con la focalizzazione su alcuni marchi e aree geografiche ha dato i suoi frutti. I volumi sono ritornati al livello del 2017 (circa 37 milioni di casse da 9 litri) e il mix migliora con il peso dei marchi/aree chiave che passa dal 35% al 45% del fatturato (dal 22% al 30% dei volumi). Ne risulta una crescita del fatturato del 17% nell’anno (+18% nel secondo semestre), su un valore che tradotto in euro è di 900 milioni. L’obiettivo al 2022 è di raddoppiare l’utile operativo (da loro espresso in dollari) da 70 miliardi a 140 miliardi di peso, con un fatturato di 854 miliardi di peso. Vediamo se ce la faranno, ma dato che nel 2020 sono arrivati a 120 miliardi di peso, già adesso non sono tanto distanti. Il titolo in borsa ha intanto recuperato completamente il crollo dovuto al COVID e vale in borsa circa 1.2 miliardi di euro. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

    Le vendite crescono del 17% a 769 milioni di peso, con un forte incremento della componente export (+18%) e delle vendite collaterali, mentre il business in Cile cresce del 10%.
    Il marchio Casillero del Diablo progredisce in tutti i mercati chiave e raggiunge da solo 6.6 milioni di casse, +19% nel 2020 e +9% medio dal 2017 quando il piano è partito. Trivento, secondo marchio in “focus”, passa da 1 milione a 1.5 milioni di casse nel 2020, +57%. Bicicleta, terzo marchio chiave, da 1.4 a 1.7 milioni di casse, +19% nel 2020.
    I margini sono in forte miglioramento, come già avevamo visto in occasione dei risultati semestrali. A livello “industriale” CYT è riuscita a portare il margine al 40% dal 36.7% del 2019 e dal minimo del 33% circa toccato nel 2018. A questo si è aggiunto il contenimento delle spese commerciali e generali, che sono cresciute meno delle vendite, passando dal 24.8% al 24.1% del fatturato. Il risultato è che a fronte delle vendite in crescita del 17%, l’utile operativo passa da 77 miliardi di peso a 120 miliardi, per un margine che dall’11.7% sale al 15.6%. L’utile netto sale da 52 a 78 milioni di peso, +48%, per un margine sul fatturato che tocca un livello di eccellenza assoluta, al 10%.
    La parte finanziaria migliora anch’essa: il debito cala da 287 a 215 miliardi di peso, per un rapporto sull’EBITDA che scende da 2.7 a 1.4 volte.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    La produzione di vino nel mondo nel 2020 – aggiornamento OIV

    Fonte: OIV
    OIV ha rilasciato l’aggiornamento relative alla produzione e al consumo di vino nel mondo nel 2020, mettendo anche a posto un po’ i dati passati, soprattutto della produzione di vino americana, che è passata dall’essere “riportata” all’essere “stimata” per differenza tra import, export e consumo (stessa procedura adottata per la Cina). Questo modo di procedere mette in difficoltà chi vuole utilizzare questi dati che sono da un lato preziosi perchè completi, ma dall’altro approssimativi perchè in alcune situazioni la produzione di vino riportata localmente differisca da quella inserita nel tabellone OIV. Per questo motivo, stiamo già sostituendo per quanto possiamo i dati relativi a Italia, Francia e Spagna, che qui vedete riportati con serie storiche coerenti con le evidenze di ISTAT in Italia, Agreste in Francia e del ministero dell’agricoltura spagnolo. Per completezza di informazione, la tabella originale OIV è inclusa alla fine del post.
    Passando ai dati, OIV stima una produzione mondiale di vino nel 2020 di 260 milioni di ettolitri nel 2020, un paio di milioni sopra quella del 2019 (rivista a 258). Avendo corretto un pochino i numeri qui riportiamo una produzione circa stabile a 260 milioni di ettolitri. Il consumo di vino mondiale è invece stimato in calo di 7 milioni di ettolitri a 234 milioni (241 milioni di ettolitri nel 2019), ma di questo parleremo in un altro post.

    Nell’ambito dei 260 milioni di ettolitri prodotti nel 2020, l’Italia si conferma primo produttore mondiale con 49 milioni di ettolitri, quindi il 19% del totale. L’Italia ha avuto una vendemmia 2020 superiore alla media decennale del 7%, mentre per l’Europa siamo sopra del 2%. Sembrerebbe che il 2021 sarà invece particolarmente scarso a causa delle gelate. Comunque, Francia e Spagna sono state anche loro del 4% e del 10% sopra la media storica, mentre i dati sono più negativi per la Germania (sotto del 3%).
    Per il resto del mondo il dato totale di 101 milioni di ettolitri è dell’8% inferiore alla media storica. Qui dobbiamo registrare la forte revisioni del dato per gli USA, ora visto in calo dell’11% sul 2019 e allineato alle medie storiche. Australia e Argentina sono il 12% e 18% rispettivamente sotto la media storica, mentre OIV ci dice che la produzione di vino cinese è calata da 8.3 a 6.6 milioni di ettolitri tra il 2019 e il 2020, quindi il 41% sotto la media di 11 milioni registrata storicamente. Ora, che in Cina si produca quasi la metà del vino rispetto agli anni scorsi a me sembra strano, ma questi sono i dati e dobbiamo prenderli come sono, come dicevo prima salvo avere delle fonti migliori…

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    Canada – importazioni di vino – aggiornamento 2020

    Fonte: UN Comtrade
    Anche nel 2020 il Canada si è dimostrato un mercato molto stabile (EUR1.7 miliardi di euro), con un livello di import in crescita del 3% in valuta locale e stabile in euro, in considerazione della svalutazione del dollaro canadese. Nel grafico sopra vedete velocemente quello che è successo nel tempo, con la leadership della Francia temporaneamente scalzata dagli americani e, nel 2020, la ripresa proprio delle spedizioni dagli USA che hanno superato l’Italia, che ha avuto un anno così così, con un calo del 3% rispetto al +6% americano e al dato stabile della Francia. Diciamo subito che si tratta di una situazione speciale: nel 2020 la Francia ha subito cali ben più pesanti di quelli dell’Italia in numerosi mercati. Comunque questo dicono i dati, che oltretutto vedono per la prima volta da tanti anni gli USA superare l’Italia in termini di volumi esportati. Passiamo a commentare qualche numero insieme, non prima di ricordarvi che tutti i numeri dettagliati e copia-incollabili sono a vostra disposizione nella sezione delle importazioni estere di Solonumeri (link).

    Le Importazioni di vino del Canada sono rimaste stabili in euro a 1735 milioni di euro, mentre sono cresciute leggermente in valuta locale (+2.6% a 2655 milioni di dollari canadesi).
    Meglio sono andati i volumi, che sono cresciuti dell’8% a 4.5 milioni di ettolitri, il livello massimo di sempre.
    Come dicevamo sopra nell’ambito di questa stabilità di valore, la Francia mantiene le sue posizioni a poco meno di 400 milioni di euro, di cui 318 milioni sono vini in bottiglia (stabili) e 63 milioni sono vini spumanti (in calo del 10%).
    I veri vincitori sono gli americani, che crescono del 6% a 373 milioni di euro, che si compone di un +5% sui vini in bottiglia (345 milioni) e di un incremento del 60% dei vini sfusi che toccano quota 22 milioni.
    L’Italia perde quota, -2.7% per 363 milioni, e cede dunque la seconda posizione nel mercato agli USA, nonchè la leadership dei volumi sempre agli americani (838mila ettolitri contro i nostri 760mila – per un incremento del 40% dell’export americano verso il Canada). Per l’Italia il calo si compone di un -3% sui vini fermi in bottiglia (305 milioni), di un calo del 4% degli spumanti a 49 milioni e di vini sfusi stabili a circa 9 milioni di euro.
    Sotto l’Italia fa peggio di noi l’Australia, che cala del 9% a 137 milioni di euro, mentre la Spagna è stabile a 110 milioni e la Nuova Zelanda (in modo un po’ sorprendente) cala del 2% dopo anni di costante crescita. Poco da dire sul resto, direi.

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    Mezzacorona – risultati e bilancio 2019/20

    Fonte: bilancio aziendale
    I dati di bilancio 2020 di Mezzacorona (chiusura luglio) sono dal punto di vista commerciale abbastanza sovrapponibili a quelli di Nosio che abbiamo analizzato qualche giorno fa, quindi con una variazione positiva delle vendite nonostante l’impatto del COVID (che peraltro non è stato negativo per tutti, come vedremo tra qualche giorno con altri bilanci). Ovviamente siamo davanti a una cooperativa e quindi la valutazione del bilancio passa prima per la liquidazione ai soci che non per l’ultima riga del bilancio. A tale proposito nel 2020 le liquidazioni ai soci in valore assoluto sono calate leggermente (-3%), con un saldo decisamente positivo per la parte frutta (+27%), stabile per quanto riguarda gli apporti di vino e in calo del 10% circa nella porzione uve. In linea con Nosio, anche Mezzacorona ha visto invertirsi la tendenza positiva del debito (sempre calato negli ultimi anni) e ha chiuso con indebitamento netto di 113 milioni, in crescita di 11 milioni di euro. Per quanto riguarda le prospettive, gli amministratori tinteggiano un 2020/21 in positivo, nonostante la crisi, con l’attesa di incrementare i volumi e di sfruttare i benefici degli investimenti realizzati. Passiamo ai numeri allora.

    Le vendite sono salite del 3.7% a 194 milioni di euro, con andamento molto simile in tutte le aree geografiche: +3% in Italia (83 milioni, dei quali 42 attraverso Nosio), +6% nel resto d’Europa (31 milioni) e +3.5% nel resto del mondo (80 milioni). In questo contesto, anche in coerenza con le evidenze delle liquidazioni, le vendite di vino crescono del 3% mentre quelle di altri prodotti salgono dell’11% (20 milioni sui 194 totali).
    Il bilancio chiude con un utile di 1 milione, in coerenza con la logica della cooperativa, dopo aver spesato 2 milioni di tasse (in crescita dal 34% al 43% dell’utile pretasse), 2.6 milioni di oneri finanziari e circa 10 milioni di ammortamenti. Il margine operativo lordo si attesta dunque a 16.8 milioni di euro, il medesimo livello registrato lo scorso anno.
    Passiamo alla parte finanziaria. L’indebitamento sale da 102 a 113 milioni sulla base delle seguenti componenti: la gestione ha generato circa 11 milioni di euro di cassa, che sarebbe in linea con l’esercizio precedente se non fosse per le maggiori imposte pagate, mentre ad appesantire il debito è il capitale circolante che cresce di circa 9 milioni di euro in totale, di cui 5 a causa del saldo tra crediti e debiti commerciali e magazzino (il cosiddetto “trade working capital). Come anche sottolineato nella relazione, sono poi stati gli investimenti a far crescere il debito, con un impegno di 13 milioni di euro (di cui 1-2 relativo a partecipazioni finanziarie) rispetto all’esborso di 6 milioni dello scorso anno.

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    Constellation Brands – risultati 2020 e non-previsioni 2021

    Fonte: bilancio e comunicato stampa
    Constellation Brands ha chiuso questo stranissimo 2020 con dei risultati che quasi non mostrano l’impatto della pandemia. Dato che gli utili non sono scesi nel 2020 (anzi sono saliti dell’1% se aggiustati per le variazioni di valore di Canopy), l’azienda ha mantenuto un approccio molto prudente sulle prospettive del 2021, anche perché la vendita di un bel pezzetto del segmento vino a E&J Gallo avrà un impatto negativo che nell’anno appena chiuso si è materializzato soltanto nell’ultimo trimestre. L’utile per azione 2021 è dunque visto calare da 10.44 a 10.15 dollari per azione (escluso il contributo di Canopy, che continua a macinare perdite su perdite). Nel 2020 per tirare le somme il vino e gli spirits di Constellation ha fatturato 2.54 miliardi di dollari (il 29% del totale) e ha generato un utile operativo di 622 milioni (il 22% del totale), con una crescita organica del 2% (+8% nell’ultimo trimestre). Nel 2021 l’impatto del disinvestimento determinerà un calo ulteriore del contributo del vino tra il 20% e il 25% (a fronte di una previsione di crescita organica positiva del 2-4% per il segmento). Passiamo a commentare qualche dato:

    Le spedizioni di vino si sono riprese nell’ultimo trimestre dell’anno del 3% quando si esclude l’impatto della vendita di parte della divisione, mentre a livello annuo i 45 milioni di casse spedite da CB sarebbero calate del 5%. Il segmento delle bevande alcoliche americane nell’ambito del COVID ha subito un forte processo di “destocking” in base al quale la catena di distribuzione ha ridotto le scorte di prodotto (pur rischiando di perdere qualche vendita) per massimizzare la disponibilità di cassa.
    Tornando a CBrands il dato positivo delle spedizioni non corrisponde all’andamento del prodotto presso i clienti finali, che è stato meno negativo nell’anno (-3%) che non nell’ultimo trimestre (-7%). Tutti questi numeri ci fanno comunque giungere alla conclusione che il segmento del vino di qualità come quello di CBrands è ha subito un impatto negativo legato alla pandemia e all’impatto sulla ristorazione.
    I dati finanziari sono rimasti buoni, con un margine operativo del 24% nell’anno ma con un pesante calo nell’ultimo trimestre dell’anno (20%), segno che la vendita a Gallo ha riguardato vini non strategici ma non per questo molto profittevoli.
    Se prendiamo i dati globali CBrands è oggi un colosso da 8.6 miliardi di dollari di vendite e 2.8 miliardi di utile operativo, con un utile netto di 2 miliari di dollari nel 2020. Il tutto esclude Canopy a livello operativo, che avrebbe portato a rilevanti perdite.
    La struttura finanziaria di CBrands tuttavia ha tratto grandi benefici dall’operazione di vendita del segmento vino, che ha generato circa 1 miliardo di dollari di incasso. Il debito è calato da 12 a 10 miliardi di dollari, per un rapporto sull’EBITDA che scende da 4.2 volte a 3.2 volte.

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    Nosio – risultati e bilancio 2019/20

    Fonte: bilancio aziendale
    Il bilancio di Nosio chiuso al 31 luglio 2020 reso disponibile sul sito mostra dei dati tutto sommato positivi, se visti nel contesto della sfida del COVID: il fatturato è cresciuto del 4% e l’utile netto è calato del 15% ma per colpa di un aumento delle tasse, senza il quale sarebbe rimasto stabile. Nosio è il braccio commerciale di Mezzacorona, con una produzione diretta di spumanti. I segni della pandemia sono ravvisabili nel calo delle vendite di spumanti (che comunque sono meno del 10% del fatturato aziendale) e probabilmente nel leggero incremento del debito dovuto al maggior capitale circolante (leggi: magazzino). Fuori queste due cose, se mi avessero detto un anno di questi tempi che questi sarebbero stati i numeri sarei stato forse scettico. Ovviamente la chiusura a luglio 2020 ha escluso forse un pezzetto di impatto negativo sulla seconda parte dell’anno, ma comunque come abbiamo visto da altre aziende che già hanno riportato (Masi qualche settimana fa), non tutti se la sono cavata bene come Nosio. Passiamo ai numeri allora.

    Le vendite sono salite del 4.5% a 126 milioni di euro, con un progresso del 6% in Italia (42 milioni) e un andamento meno positivo man mano che ci si allontana (resto Europa +5%, resto del mondo +3%).
    In termini di prodotto, gli spumanti calano dell’11% a 10 milioni, mentre i vini fermi in bottiglia sono cresciuti del 5.3% a 106 milioni e sono la ragione principale dell’evoluzione positiva delle vendite.
    La struttura dei costi mostra pochi scossoni. Gli acquisti sono calati leggermente in proporzione alle vendite, mentre sono cresciuti in modo importante i costi per i servizi esterni (dal 20% al 22% quasi), effetto compensato dal calo della pubblicità e dei costi del personale. Nosio ha poi beneficiato di un incremento dei contributi (da 1.7 a 2.5 milioni di euro). Il tutto per arrivare a un utile operativo in crescita del 7% a 5.9 milioni.
    Sotto però bisogna considerare le perdite su cambi (che hanno aiutato l’utile operativo) e quindi si arriva a un utile ante imposte praticamente stabile (4.5 milioni), mentre l’utile netto è abbattuto del 15% (da 3.4 a 2.9 milioni di euro) dall’aumento dell’imposizione fiscale dal 29% al 36%.
    La parte finanziaria vede un incremento del debito da 38 a 41 milioni di euro. Dobbiamo sempre considerare che Nosio ha in bilancio partecipazioni per quasi 50 milioni e quindi se dovesse fare il bilancio consolidato probabilmente arriveremmo a dati molto diversi. Ad ogni modo, nel 2020 l’aumento di 3 milioni si spiega con i dividendi pagati a Mezzacorona (2.7 milioni) e un peggioramento del capitale circolante di un paio di milioni, che hanno più che compensato la generazione di cassa, nel contesto di un anno di investimenti stabili (circa 4 milioni).
    Gli scambi azionari sulle azioni Nosio sono stati condotti a 333 euro per azione, con un premio del 20% circa sul patrimonio netto. Sulla base di questa valutazione Nosio è valutata circa 100 milioni di euro (per il capitale azionario).

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    Importazioni di vino in Italia e bilancia commerciale – aggiornamento 2020

    Fonte: ISTAT
    La bilancia commerciale del vino italiano è leggermente peggiorata nel 2020, come ci si poteva aspettare. In particolare, a fronte di una riduzione delle esportazioni di circa 142 milioni di euro, le importazioni di vino in valore sono calate soltanto di 30 milioni circa, determinando dunque un calo da 6.1 miliardi di euro a 6 miliardi del nostro surplus vinicolo. Per tutto quello che è successo è andata “di lusso”, nel senso che il deterioramento è concentrato nel segmento dei vini spumanti, dove le nostre importazioni sono calate del 14% ma in valore l’impatto del -6% del nostro export è stato molto superiore. Venendo alle importazioni, non ci sono grandi novità: abbiamo importato circa 1.8 milioni di ettolitri nel 2020, +7%, ma abbiamo speso il 9% in meno dell’anno scorso, circa 300 milioni di euro. Come da diversi anni a questa parte, i nostri due principali partner sono la Francia e la Spagna, che contano per circa 265 milioni dei 300 di cui sopra, con delle esposizioni molto diverse. Nel caso della Francia l’import è principalmente di spumanti e vini pregiati (per un valore di circa 8 euro al litro), mentre per la Spagna si tratta soprattutto di vino di bassa qualità (dato che il valore di importazione corrisponde a circa 0.50 euro per litro importato). Passiamo a commentare qualche dato.

    L’Italia ha importato 304 milioni di euro di vino nel 2020, per un volume di 1.8 milioni di ettolitri, rispettivamente -9% e +7% sul 2019. L’andamento è difforme tra il primo semestre (in calo) e il secondo semestre (in ripresa, con un valore stabile e un volume in crescita del 30% circa).
    La parte più importante del nostro export è quella dello spumante che copre circa 168 milioni del totale, in calo del 14%. Di questi 161 milioni vengono ovviamente dalla Francia e si confrontano con 180 milioni di import del 2019.
    Il resto è suddiviso abbastanza equamente tra vini in bottiglia (63 milioni di euro, di cui 31 dalla Francia, 9 dal Portogallo e 7 dalla Spagna) e vini sfusi (73 milioni, di cui una cinquantina vengono dalla Spagna e 8 dalla Francia). L’import di vini in bottiglia cala del 10%, quello del vino sfuso cresce invece del 10%.
    Arriviamo quindi ai dati generali per mercato, che vedono la Spagna come maggiore esportatore in volume con circa 1.3 milioni di ettolitri e la Francia come maggiore esportatore in valore con 200 milioni. Le posizioni si ribaltano esattamente tra le due nazioni nelle classifiche a volume (Francia seconda) e a valore (Spagna seconda).

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