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    Asti DOCG Millesimato – un Metodo Classico per riscoprire il Moscato

    Dal 2011, Cuvage – la cantina di Acqui Terme dedicata al Metodo Classico – porta avanti l’eredità della spumantistica piemontese. Tra le sue espressioni, un progetto speciale è l’Asti DOCG Millesimato, ottenuto da uve moscatocoltivate sulle colline tra Alice Bel Colle e Santo Stefano Belbo: un vino che rende omaggio alle origini della spumantizzazione piemontese e al vitigno che ne è stato protagonista fin dall’Ottocento.

    Fin dagli esordi Cuvage ha scelto dare nuova voce al Metodo Classico investendo in primis sui vitigni autoctoni – Moscato, Nebbiolo – per poi approdare ai grandi classici internazionali, Pinot Nero e Chardonnay, che danno vita alle etichette di Alta Langa DOCG.

    Una nuova prospettiva sull’AstiL’Asti DOCG Millesimato di Cuvage rappresenta una rarità nel panorama spumantistico piemontese: è infatti prodotto come Metodo Classico, una scelta non comune per questo vitigno aromatico. Dopo la pressatura soffice e la fermentazione controllata fino a 5,5% vol., il vino affina per sette mesi in acciaio sui propri lieviti e matura poi per almeno 18 mesi in bottiglia.

    Nel calice si presenta di un giallo paglierino brillante, con un perlage fine e cremoso. Al naso si apre con note tipiche di fiori bianchi, acacia e vaniglia, seguite da accenti di pepe bianco e brioche. Il sorso è morbido e bilanciato, sostenuto da una dolcezza naturale che si integra con una freschezza viva e vibrante.

    Con questa etichetta Cuvage sceglie di valorizzare il Moscato oltre i confini del dolce, firmando un Asti capace di esprimere eleganza e versatilità. Accanto agli abbinamenti più classici – pasticceria secca, frutta secca, formaggi erborinati, tartellette di caprino o burro e acciughe – il profilo aromatico del vino e la sua freschezza permettono anche accostamenti con piatti speziati e dalle note agrodolci.

    In questo senso, si presta a preparazioni orientali come tempura di gamberi, dim sum al vapore, Pad Thai o chirashi di pesce con componenti fruttate: piatti in cui dolcezza, sapidità e note aromatiche trovano un punto d’incontro naturale con la struttura e la vivacità del vino.

    L’heritage piemontese nel calice

    L’Asti DOCG Millesimato rappresenta la sintesi dell’approccio di Cuvage: rigore tecnico, rispetto per la filiera e valorizzazione del tempo come fattore qualitativo. Uno spumante che riporta il Moscato al centro della cultura spumantistica piemontese, confermandone la capacità di unire tipicità, equilibrio e versatilità nelle occasioni di consumo.

    www.cuvage.com Stradale Alessandria, 9015011 Acqui Terme (AL) – Italia More

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    Ilaria Lorini è la Miglior Sommelier d’Italia Premio Trentodoc 2025

    Ilaria Lorini è la Miglior Sommelier d’Italia Premio Trentodoc 2025. Vitae in deguSTAZIONE, l’evento nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, ha vissuto il suo culmine alla Stazione Leopolda di Firenze, sabato 15 novembre. La manifestazione ha presentato la Guida Vitae 2026 e ha incoronato la nuova regina della sommellerie italiana. Ilaria Lorini, di AIS Toscana, ha conquistato il titolo di Miglior Sommelier d’Italia 2025 – Premio Trentodoc. Ha prevalso su Artur Vaso e Andrea Montini (AIS Lombardia) al termine di una finale complessa e di altissimo livello. Il Presidente Nazionale Sandro Camilli e Stefano Fambri, Presidente dell’Istituto Trentodoc, le hanno consegnato il premio. “Preparazione, dedizione e talento sono gli elementi che l’Associazione si impegna costantemente a promuovere e che ogni anno vengono celebrati insieme ai vincitori nella finale del premio Trentodoc per il Miglior Sommelier d’Italia – ha detto il presidente AIS. La dedizione che chiediamo ai nostri migliori sommelier è la stessa riconoscibile nella filosofia produttiva dell’Istituto Trento Doc, che da anni accompagna questo premio e con il quale condivide alcuni principi fondamentali, tra cui la ricerca continua dell’eccellenza”. GLI ALTRI RICONOSCIMENTI: INNOVAZIONE E FORMAZIONE. La giornata ha assegnato anche altri importanti riconoscimenti. AIS Campania ha vinto il Premio Surgiva per l’innovazione territoriale con il progetto “Percorsi di vite”, lodato come motore di innovazione sociale. L’evento ha premiato anche l’alta formazione con le borse di studio Bonaventura Maschio: Bruno Chiappani (AIS Trentino Centrale), Patrizia Morlacchi (AIS Livorno) e Nicola D’Onghia (AIS Murgia) hanno ricevuto i riconoscimenti per essersi distinti nel seminario sui distillati. LA GUIDA VITAE 2026: 400 ETICHETTE E SUCCESSO DI PUBBLICO. I curatori di Vitae 2026, Andrea Dani e Gian Luca Grimani hanno presentato le principali novità dell’edizione della guida: “l’indipendenza di giudizio, un sistema di valutazione dei vini immediato per tutti e, al centro, l’interpretazione dell’annata: Vitae vuole essere un’istantanea che ci restituisce lo sguardo attento e sapiente delle 22 redazioni regionali sul vino italiano“. Le 400 selezioni sono state il culmine di una giornata che ha registrato un grande successo di pubblico. Il cuore dell’evento è stato il grande banco d’assaggio. Qui, centinaia di appassionati e operatori hanno degustato le 400 etichette delle “selezioni speciali”. I vini erano suddivisi in quattro percorsi: i 100 Grandi Vini, i 100 Migliori Vini di Territorio, i 100 Vini Innovativi/Rivelazione e i 100 Vini Valore/Prezzo. LA SVOLTA INTERNAZIONALE: UNA BUSSOLA PER IL MONDO. L’evento ha segnato soprattutto la svolta internazionale della guida. AIS ha lanciato il nuovo volume digitale in lingua inglese. “Noi non siamo una guida che esprime il giudizio di un singolo“, ha dichiarato il Presidente Nazionale Sandro Camilli. “Siamo una rete di migliaia di professionisti. La Guida Vitae è il risultato di questo immenso lavoro collettivo“. Camilli ha sottolineato la visione del progetto: “in un tempo di cambiamenti globali, Vitae vuole essere una bussola. Un punto di riferimento che non giudica solo il prodotto, ma illumina il contesto, agendo come ambasciatore dell’identità italiana“. L’INAUGURAZIONE E IL SOSTEGNO ISTITUZIONALE. La giornata si è aperta con il tradizionale taglio del nastro alla presenza delle istituzioni. Accanto al Presidente Nazionale AIS Sandro Camilli e al Presidente di AIS Toscana, Cristiano Cini, sono intervenuti il Dott. Agr. Gennaro Giliberti (Dirigente Agricoltura Regione Toscana), Giuseppe Salvini (Segretario Generale Camera di Commercio di Firenze) e Aldo Cursano (Presidente di PromoFirenze). Il Presidente Camilli li ha ringraziati, sottolineando come la loro partecipazione testimoni la visione di AIS: il riconoscimento del vino come “un asset strategico nazionale“. I PARTNER ISTITUZIONALI. L’affidabilità del progetto è testimoniata da un’ampia rete di supporto. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), di Regione Toscana, della Città Metropolitana di Firenze, del Comune di Firenze, di Rai Toscana, oltre al sostegno di partner come Camera di Commercio di Firenze, PromoFirenze, Toscana Promozione Turistica, Fondazione Sistema Toscana e Vetrina Toscana, Istituto Trento Doc, Surgiva e Bonaventura Maschio. L’ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER (AIS). L’Associazione Italiana Sommelier è un Ente del Terzo Settore (ETS) che opera senza scopo di lucro. Da sessant’anni è il punto di riferimento in Italia per la promozione della cultura del vino e la valorizzazione della professione del sommelier. Attraverso la sua capillare struttura territoriale e una didattica di eccellenza, AIS forma professionisti e appassionati, contribuendo alla diffusione di una conoscenza del vino consapevole e di qualità, in Italia e nel mondo. More

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    Sulle tracce del francavilla: Amalberga riscopre e valorizza il vitigno di Ostuni

    Ricerca agronomica, valorizzazione del terroir e riscoperta di un vitigno fortemente legato alla tradizione locale: Amalberga, azienda vitivinicola di Ostuni (Brindisi), segna una nuova tappa del suo percorso enologico con Icona d’Itria Francavidda Puglia Igt 2024. Un vino che racconta una varietà autoctona quasi dimenticata, il francavilla, simbolo della Valle d’Itria e oggi nuovamente protagonista grazie al lavoro di recupero della realtà ostunese.

    “Un progetto di riscoperta in cui crediamo molto – spiega Dario De Pascale, fondatore di Amalberga e titolare assieme ai soci Roberto Fracassetti e Roberto Candia –, il francavilla è un vitigno che racchiude l’essenza più autentica del territorio, capace di dar vita a un vino complesso, identitario ed evocativo. Caratteristiche di pregio, riconosciute anche da Marco Gatti e Paolo Massobrio che hanno inserito il nostro Icona d’Itria Francavidda nella classifica Top Hundred 2025 de ilGolosario. Un processo di rivalutazione enologica e territoriale che stiamo portando avanti con dedizione e orgoglio e che ci sta regalando grandi soddisfazioni, come il Premio Qualità/Prezzo della guida Berebene 2026 – Gambero Rosso assegnato al nostro Negroamaro Rosato 2024”.

    L’Icona d’Itria Francavidda nasce a Ostuni dal cru di Casale Mindelli, a 300 metri slm, a 8 km in linea d’aria dal mar Adriatico, dove il microclima caratterizzato da forti escursioni termiche e il terreno ricco di scheletro carbonatico di calcio, di ossidi e idrossidi di ferro e alluminio, conferiscono al vino verticalità, sapidità e una naturale complessità. Le viti, allevate a guyot con una densità di 5.000 ceppi per ettaro, hanno un’età compresa tra i sei e i dieci anni e producono rese contenute – circa 80 quintali per ettaro – per garantire qualità e concentrazione. La vendemmia scalare, condotta tra la seconda metà di agosto e i primi di settembre, consente di cogliere ogni grappolo nel suo momento ideale. In cantina, la pressatura soffice, abbinata all’utilizzo dell’azoto per impedire le ossidazioni, e la fermentazione a temperatura controllata (15 °C) preservano i profumi e la brillantezza di questo vino. Segue una maturazione, sempre in acciaio, di cinque mesi sulle fecce fini, con bâtonnage settimanali per arricchire la struttura e la profondità gustativa, prima di un affinamento in bottiglia di almeno due mesi.

    Nel calice l’Icona d’Itria Francavidda si presenta giallo verdolino con riflessi brillanti, al naso rivela un bouquet ampio, materico con rimandi sulfurei e di frutto tropicale. Sorprende al palato grazie alla sua struttura fine ma intensa che, assieme a una spalla acida integrata, a una sapidità spiccata e a una lunga persistenza gusto-olfattiva, caratterizza il vino creato da Amalberga. Servito a 10-12 °C, esprime al meglio la sua personalità elegante e minerale e si abbina perfettamente con piatti a base di pesce e carni bianche, crudité di crostacei e con proposte culinarie vegetariane, dimostrando una sorprendente versatilità gastronomica. Icona d’Itria Francavidda Puglia Igt 2024 è disponibile nello shop online della cantina (amalberga.it/collections/vini) al prezzo di 25,00 euro nel formato da 0,75 L e al prezzo di 45,00 euro nel formato magnum. More

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    Appius 2021, eleganza alpina nella dodicesima edizione della Cuvée di San Michele Appiano

    Presentato in Cantina San Michele Appiano APPIUS 2021, dodicesima edizione della Cuvée di quattro vitigni a bacca bianca, nata dal desiderio di interpretare ogni vendemmia attraverso la selezione delle migliori uve in fase di raccolta e di assemblaggio. Quest’ultima edizione è caratterizzata dalla predominanza di Chardonnay (73%), affiancato da Pinot Grigio (12%), Pinot Bianco (10%) e una piccola ma preziosa quota di Sauvignon (5%). Il risultato è un vino dallo stile inconfondibile, frutto di un lavoro di selezione meticolosa che fonde struttura, finezza aromatica e tensione gustativa. Un vino che parla di equilibrio e profondità, di luce e di tempo.

    Il racconto di un’annata non facile, ma dal grande potenziale

    L’annata 2021 racconta un millesimo complesso, capace di esprimere un equilibrio armonioso e raffinato. Dopo un inverno lungo e nevoso e una primavera insolitamente fresca; il ciclo vegetativo della vite durante il 2021 è iniziato con un ritardo di circa due settimane. L’estate, segnata da frequenti precipitazioni, ha messo a dura prova i viticoltori; la stagione si è poi riscattata con i mesi di settembre e ottobre, asciutti, soleggiati e con forti escursioni termiche, ideali per la ricca maturazione aromatica delle uve. Un’annata che ha richiesto pazienza, sensibilità e visione, dalla quale è nata una Cuvée dal carattere nitido e verticale, espressione della freschezza di montagna, emblema di un territorio capace di trasformare le difficoltà in bellezza e di raccontare con autenticità la viticoltura dell’Alto Adige.

    Appius 2021, le note degustative

    Dal colore giallo pastello, limpido e brillante, con spiccati riflessi verde-lime, indicativo di un vino ancora giovane nell’evoluzione e dotato di una struttura acida importante, APPIUS 2021 ha al naso un impatto di sorprendente finezza: note di uva spina e ribes bianco si intrecciano a sentori di erbe alpine quali arnica, menta, ginepro, per un profilo olfattivo decisamente montano e boschivo, al quale si aggiungono note floreali di acacia e biancospino. Un profumo decisamente complesso e personale, raramente riscontrato con queste evidenze nelle precedenti edizioni. Al palato, esprime immediatamente il suo carattere: trama fine e vibrante, definita da una freschezza vivace, ma perfettamente integrata che agevola la beva. Sorso sostanzioso, rotondo e persistente, con una vena ammandorlata che elargisce struttura e profondità.

    Il vino procede con eleganza e fermezza, arricchendosi di note agrumate di scorza di limone, avvolgenti sfumature di nocciola e burro d’arachidi derivanti dall’affinamento in legno. APPIUS 2021 esprime lo stile caratteristico della cantina: la ricerca puntigliosa della qualità e dell’armonia, per un vino capace di sfidare il tempo e di evolvere mantenendo intatta la sua eleganza alpina. È perfetto con ostriche, crostacei e secondi di pesce, impeccabile con risotto ai funghi porcini o con le carni bianche. Ottimo anche con la cucina giapponese alla piastra e con un fresco sashimi di ricciola o tonno con una punta di wasabi.

    Design da collezione

    Il nome APPIUS deriva dalla radice storica romana del nome Appiano; il progetto, partito con l’annata 2010, ha l’obiettivo di creare di anno in anno un vino capace di rispecchiare il millesimo e di esprimere i valori di Cantina San Michele Appiano. Con questo obiettivo anche il design dell’etichetta viene ogni anno reinterpretato, dando vita a una wine collection capace di appassionare gli amanti del vino di tutto il mondo. L’etichetta della dodicesima edizione di APPIUS, ideata da LifeCircus, rappresenta il millesimo 2021 con un vortice dorato che ricorda il sinuoso movimento della rotazione del vino nel calice. APPIUS 2021 è disponibile in edizione limitata. More

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    Casauria diventa Docg: l’Abruzzo celebra una nuova eccellenza del Montepulciano

    In Abruzzo la mappa delle denominazioni si arricchisce di un nuovo tassello: Casauria, storica sottozona del Montepulciano d’Abruzzo, ha completato l’iter di riconoscimento e si appresta a diventare ufficialmente Docg. Un passaggio che segna non solo un traguardo burocratico, ma soprattutto il riconoscimento di una vocazione territoriale radicata e di un’identità enologica forte.

    Un territorio che si racconta nel bicchiere

    La nuova denominazione abbraccia 18 comuni della provincia di Pescara, dove una ventina di aziende coltivano e vinificano Montepulciano con approccio di qualità. Nel 2022 la produzione imbottigliata ha superato le 300mila bottiglie, con circa 35 ettari rivendicati. Numeri contenuti, ma che collocano Casauria nella fascia alta dei vini regionali: bottiglie che si trovano soprattutto nel canale horeca e nelle enoteche, con un posizionamento sopra i 25 euro.

    Dalla sottozona alla Docg

    Casauria era stata individuata già nel 2006 come area particolarmente vocata all’interno del disciplinare del Montepulciano d’Abruzzo. Oggi, grazie al lavoro dell’associazione Casauria Docg guidata dall’enologo Concezio Marulli e al sostegno della Regione Abruzzo, il percorso si è concluso. Dopo i 90 giorni previsti per eventuali opposizioni da parte dei Paesi membri dell’Unione Europea, si attende la pubblicazione del disciplinare sulla Gazzetta ufficiale europea, ultimo passo formale prima dell’entrata in vigore.

    Radici storiche e memoria collettiva

    Il nome “Casauria” richiama il monastero di San Clemente a Casauria, fondato nell’871 per volontà dell’imperatore Ludovico II. Ma la vocazione vinicola del territorio è testimoniata anche da episodi più recenti: negli anni ’30 la stazione ferroviaria di Torre dei Passeri era il crocevia delle spedizioni di uve e vini pregiati provenienti da questa zona, confermando la centralità di Casauria nella viticoltura abruzzese.

    Le parole della Regione

    Al Merano Wine Festival, l’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente ha sottolineato il valore di questa conquista: «La nuova Docg segna un pezzo di storia importante per l’Abruzzo. È un risultato che rafforza la viticoltura regionale e porta benefici all’economia locale e al turismo».

    Un mosaico di denominazioni

    Con Casauria, l’Abruzzo porta a tre il numero delle Docg riconosciute: Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo, Tullum e ora Casauria. Tutte sotto l’egida del Consorzio Vini d’Abruzzo, che sta ridisegnando l’architettura delle denominazioni regionali per valorizzare le specificità dei territori.

    Casauria Becomes a DOCG: Abruzzo Celebrates a New Montepulciano Excellence

    Abruzzo’s wine map has gained a new highlight: Casauria, once a subzone of Montepulciano d’Abruzzo, has completed the recognition process and is now officially a DOCG. This achievement is not just a bureaucratic milestone but a true acknowledgment of the territory’s deep-rooted vocation and strong enological identity.

    A Territory Told Through Wine

    The new denomination covers 18 municipalities in the province of Pescara, where around twenty wineries cultivate and vinify Montepulciano with a focus on quality. In 2022, production exceeded 300,000 bottles, with about 35 hectares claimed. These are niche numbers, positioning Casauria wines at the high end of the regional spectrum: bottles mainly distributed through the horeca channel and wine shops, with prices starting from €25.

    From Subzone to DOCG

    Casauria was already recognized in 2006 as a particularly suitable area within the Montepulciano d’Abruzzo regulations. Today, thanks to the work of the Casauria DOCG association, led by oenologist Concezio Marulli, and the support of the Abruzzo Region, the process has reached completion. After the 90-day period for possible objections from EU member states, the official regulations are expected to be published in the European Official Gazette, marking the final step before enforcement.

    Historical Roots and Collective Memory

    The name “Casauria” recalls the San Clemente a Casauria monastery, founded in 871 by Emperor Louis II. The area’s winemaking vocation is also evidenced by more recent history: in the 1930s, the railway station of Torre dei Passeri was a hub for shipping premium grapes and wines from this territory, confirming Casauria’s central role in Abruzzo’s viticulture.

    The Region’s Perspective

    At the Merano Wine Festival, regional agriculture councillor Emanuele Imprudente emphasized the importance of this achievement: “The new DOCG marks an important chapter in Abruzzo’s history. It strengthens regional viticulture and brings benefits to the local economy and tourism.”

    A Mosaic of Denominations

    With Casauria, Abruzzo now counts three DOCGs: Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo, Tullum, and Casauria. All are under the umbrella of the Consorzio Vini d’Abruzzo, which is reshaping the regional denomination system to highlight the uniqueness of each territory. More

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    Consorzio Vino Chianti: il Chianti Docg protagonista in Brasile per l’internazionalizzazione

    Il Consorzio Vino Chianti rafforza la propria strategia di internazionalizzazione partecipando il 24 novembre alla tappa brasiliana del Top Italian Wines Roadshow di Gambero Rosso, presso il Tomie Ohtake Institute di San Paolo.
    L’evento offrirà oltre 40 etichette Chianti Docg in degustazione, espressione della qualità e della versatilità del vino toscano più conosciuto al mondo. Professionisti, operatori e appassionati avranno l’opportunità di scoprire la ricchezza della denominazione e la sua capacità di dialogare con la cultura gastronomica brasiliana.
    La giornata si aprirà con la masterclass “Um sabor da Toscana – o vinho Chianti Docg”, condotta da Marco Sabellico, curatore della Guida Vini d’Italia, dedicata alla stampa e agli operatori locali.
    La presenza in Brasile conferma l’impegno del Consorzio nell’apertura verso mercati emergenti come Sud America, Africa e Asia, dove il consumo di vino è in forte crescita. Il Brasile, in particolare, rappresenta un mercato strategico per il vino italiano, grazie a una tradizione gastronomica ricca e a un pubblico sempre più attento alla qualità.
    Il Chianti Docg, simbolo della Toscana e del vitigno Sangiovese, si distingue per la sua versatilità a tavola, ideale per accompagnare piatti della cucina italiana e internazionale. L’obiettivo del Consorzio è consolidare la presenza del Chianti come vino globale, mantenendo salde le radici e i valori del territorio. More

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    Vino: settore in tenuta nei bilanci 2024, ma soffrono le medio-piccole

    Un 2024 in lieve crescita, ma non per tutti. È questa l’istantanea scattata dall’annuale report sui bilanci delle imprese del vino stilato Studio Impresa – Management DiVino in partnership con il Corriere Vinicolo, che ha fotografato da un lato un mondo del vino capace di adattarsi strategicamente ad un contesto sempre più difficile e, dall’altra, un settore che avanza a diverse velocità. Se è vero che l’ultimo esercizio si è chiuso con un complessivo +2% dei ricavi (+0,7% al netto dell’inflazione) sui risultati 2023 e con un Ebitda al 10,5% in miglioramento del 7,4%, 415 imprese sulle 877 analizzate hanno perso redditività. E le performance sembrano variare soprattutto in base alla dimensione delle imprese.Stando allo studio – presentato oggi all’Università di Verona e pubblicato integralmente sul Corriere Vinicolo (n.36) -, a registrare i risultati migliori (+8,4% l’aumento sui volumi dei ricavi nel triennio 2022-2024) sono infatti le grandi imprese con più di 50 milioni di ricavi che, pur rappresentando solo il 6,27% del campione, realizzano più della metà dei 13,4 miliardi di euro complessivamente registrati dall’indagine per il 2024. Seguono in terreno positivo le imprese con dimensioni di vendita comprese tra i 20 e i 50 milioni di euro (+4,5%), mentre diminuiscono molto (-9,9%) le aziende della fascia compresa tra 10 e 20 milioni di euro. Le imprese sotto i 10 milioni di euro, pur arginando le perdite nel triennio, rappresentano il 71% del campione ma esprimono solo 17% dei ricavi del comparto.
    Una correlazione, quella tra dimensioni e reattività alle sfide del mercato, che si registra anche in termini di redditività: le dinamiche sull’Ebitda risultano quasi proporzionali alla dimensione delle imprese, con le piccole che perdono terreno anche sul fronte dei margini. Le realtà più piccole, con ricavi inferiori ai 5 milioni di euro e compresi tra 5 e 10 milioni, registrano nel triennio le contrazioni più marcate (rispettivamente -16,4% e -6,4%). Al contrario, evidenziano un incremento significativo della redditività le imprese di dimensioni medio-grandi (ricavi tra 10 e 20 milioni, a +9,1%) e con fatturati superiori ai 50 milioni (+4,9%). Le aziende con fatturati tra 20 e 50 milioni restano sostanzialmente stabili, con una lieve flessione (-1,2%).
    “Da tempo Unione italiana vini rilancia la necessità di una riforma strutturale del settore per sostenere la competitività dell’intero comparto – ha sottolineato il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi –. In attesa di poter rinnovare l’attuale assetto normativo, gli obiettivi aziendali dovranno concentrarsi sull’efficienza della propria impresa, che in periodi delicati come questo diventa decisiva. I dati evidenziano la necessità di lavorare in generale sulla managerialità ma anche sulla dimensione delle nostre imprese in un’ottica di razionalizzazione delle risorse e sostenibilità economica. Piccolo è bello è uno slogan che dobbiamo lasciare al passato: le imprese tricolori – che hanno una superficie media del vigneto di 2,3 ettari contro i 10,5 francesi – devono puntare a un ulteriore irrobustimento, perché è chiaro che le dimensioni contano anche in ottica di attivazione di economie di scala. L’auspicio – ha concluso Frescobaldi – è di poter incentivare le aggregazioni, anche con un intervento pubblico”.
    “Guardando ai dati 2024, pur consapevoli delle maggiori difficoltà manifestatesi nel 2025, ci auguriamo che il settore vitivinicolo possa diventare un caso emblematico di adattamento dinamico – ha commentato al Corriere Vinicolo Luca Castagnetti, direttore del centro studi Management DiVino di Studio Impresa -. Il mondo del vino non deve limitarsi a resistere alle difficoltà, ma trasformarle in occasioni di riequilibrio e riorientamento. Le strategie vincenti si fondano sulla capacità di cambiare insieme al mercato, anche attraverso una lettura manageriale di maggior dettaglio: il settore ha bisogno di conoscenza e stimoli in grado di orientare le direzioni aziendali che, lo vediamo in questi giorni, stanno affrontando una crisi di mercato che renderà i numeri del 2025 forse molti diversi da quelli qui analizzati”.
    A livello regionale – prosegue il dossier del settimanale di Uiv diretto da Giulio Somma –, il Veneto si conferma la prima regione italiana per volumi di ricavi, in crescita del 4,35% sul 2023, ma risulta solo 13^ per redditività (Ebitda 8,72%). Toscana (con un primato regionale stabile irraggiungibile al 21,98%), Lombardia e Piemonte mostrano performance migliori nella generazione di valore, trainate da distretti di eccellenza come Brescia (il distretto del Franciacorta registra un Ebitda del 21,68%) e Livorno (a 53,75% grazie a Bolgheri).
    La ricerca – per il quarto anno in partnership con il Corriere Vinicolo – ha utilizzato i dati presenti nei bilanci del 2024 di mille aziende vinicole depositati presso il Registro delle Imprese alla data del 15 ottobre 2025. Su tali dati è stato individuato un campione di 877 società di cui fosse disponibile l’intera serie dei bilanci 2022-2024 tra tutte le cantine italiane che abbiano ricavi superiori a 1 milione di euro. Lo studio ha incrociato le variabili relative a dimensioni, modello societario (privati e coop), modello di filiera (agricole o industriali) e modello di investimento (asset light o asset strong) per valutare i principali indicatori economici (ricavi, redditività, immobilizzazioni materiali, posizione finanziaria netta, patrimonio netto, valore aggiunto e oneri finanziari). L’appuntamento di oggi è stato realizzato da Studio Impresa assieme all’Università di Verona e all’Accademia della Vite e del Vino. More

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    WinesU è “Importer of the Year” ai Wine Star Awards 2025 di Wine Enthusiast

    WinesU, importatore statunitense acquisito dal Gruppo Argea nel febbraio 2025, è stato nominato “Importer of the Year” ai Wine Star Awards 2025 da Wine Enthusiast, realtà editoriale statunitense attiva da oltre quarant’anni e tra le voci più autorevoli del settore. Nell’ambito dei Wine Star Awards, la rivista celebra ogni anno cantine, professionisti e aziende che si distinguono per qualità, visione e impatto sul mercato globale.Fondata oltre 45 anni fa da Gino Razzi, WinesU – nata come Viva Vino Imports – ha svolto un ruolo fondamentale nella diffusione dei vini italiani e francesi negli Stati Uniti. Emblematica la storia del Montepulciano d’Abruzzo: Razzi è stato tra i primi a intuirne le potenzialità sul mercato americano e, grazie a una collaborazione di lunga data con Cantina Zaccagnini, ha contribuito in modo sostanziale al suo successo e alla notorietà negli USA.
    Quella relazione, nata negli anni Settanta, è diventata uno dei pilastri identitari di WinesU e continua oggi all’interno del Gruppo Argea, che ha acquisito Cantina Zaccagnini nel 2022.
    La crescita dell’azienda si è consolidata ulteriormente grazie alla collaborazione pluridecennale tra Razzi e Mark Lauber, oggi CEO & Presidente di WinesU. La combinazione tra competenze di importazione, esperienza nella distribuzione e un approccio fondato su un portfolio essenziale ma strategico ha permesso di costruire relazioni solide con i distributori statunitensi e di mantenere una traiettoria di crescita anche in un contesto di mercato complesso.
    Massimo Romani, Amministratore Delegato di Argea, commenta:«Questo successo rappresenta un grande motivo di orgoglio per tutto il Gruppo Argea, e in particolare per Cantina Zaccagnini, soprattutto in un momento così complesso per il mercato americano. Tengo a fare un ringraziamento speciale a Mark Lauber, CEO di WinesU, e al fondatore Gino Razzi per la dedizione, la visione e il contributo straordinario con cui hanno costruito e fatto crescere questa realtà. Per Argea è la conferma che, anche nei contesti più sfidanti, la qualità, la coerenza e la capacità di innovare restano le basi del nostro modo di fare impresa».
    Mark Lauber, CEO & President di WinesU, aggiunge:«Essere riconosciuti da una realtà prestigiosa come Wine Enthusiast come Importer of the Year è un tributo all’intero team di WinesU, alle straordinarie cantine che rappresentiamo e alla nostra rete di distributori. Guardiamo al futuro insieme ai nostri partner di Argea con un impegno costante verso l’eccellenza».
    L’ingresso di WinesU nel Gruppo Argea – principale player privato italiano del vino, attivo in oltre 85 mercati e con una quota export superiore al 30% nel 2024 – rappresenta un tassello strategico nel processo di rafforzamento della presenza del Gruppo negli Stati Uniti, primo mercato per valore e volumi.
    L’operazione consente al Gruppo di presidiare direttamente la filiera americana e di valorizzare un portafoglio che oggi comprende 11 etichette di 7 cantine, tra cui lo storico brand abruzzese Zaccagnini, confermando al tempo stesso la continuità della struttura manageriale di WinesU e del suo approccio operativo.
    ARGEA
    Argea è un gruppo innovativo e proiettato al futuro, nato per celebrare il settore del vino italiano, le sue culture, le persone, i territori e le tecniche di produzione, valorizzando al contempo le identità e preservandole come espressione della migliore tradizione. L’azienda è il risultato di una strategia messa in atto dalla società di private equity italiana Clessidra, che ha acquisito Botter S.p.A., Mondodelvino S.p.A. e Cantina Zaccagnini, creando il più importante player privato nel settore vinicolo italiano. Argea porta nei mercati internazionali una gamma diversificata di vini italiani riconosciuti in tutto il mondo, esportando in oltre 85 paesi, con una vasta rete di vendita in mercati dove il vino italiano è da tempo apprezzato, come Stati Uniti, Regno Unito, Germania e paesi scandinavi, e in aree del mondo con un crescente interesse per il vino italiano, come Cina, Corea del Sud e Canada. www.argea.com More