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    Roeno: Martina Centa si aggiudica il Premio Giovane Produttore del Gambero Rosso

    Martina Centa di Roeno ottiene il Premio Giovane Produttore assegnato dal Gambero Rosso. La cerimonia di consegna si è svolta mercoledì 1° ottobre alla Banca di Asti durante l’anteprima della Guida Vini d’Italia 2026 e ha visto protagonista la terza generazione dell’azienda vitivinicola di Brentino Belluno (Verona).
    “Poter rappresentare Roeno con un riconoscimento così importante – dichiara Martina Centa, brand manager dell’azienda – mi riempie d’orgoglio. Il premio attesta l’impegno e la passione messe in campo dalla mia famiglia e da tutto il nostro team nel valorizzare il potenziale enoico della Terradeiforti in Valdadige. Un traguardo importante che si unisce alla soddisfazione di aver visto insignito dei Tre Bicchieri il Rivoli Pinot Grigio 2023, un vino in cui crediamo moltissimo”.
    Classe 1996, Martina Centa cresce all’interno dell’azienda di famiglia, vivendo e respirando la passione per la viticoltura. Laureata in commercio estero e Food&Wine Marketing, ricopre il ruolo di brand manager in Roeno e si occupa dello sviluppo dell’offerta enoturistica ed esperienziale della realtà veronese in Terradeiforti. Da maggio 2023, con il ruolo di consigliere, Martina Centa fa parte del direttivo di AGIVI, che riunisce i giovani imprenditori vinicoli italiani, appartenenti all’Unione Italiana Vini (UIV). More

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    Bersano apre le porte di Cascina Badarina a Serralunga d’Alba

    Situata in una delle zone più elevate e panoramiche delle Langhe, Badarina si distingue per posizione e personalità. Qui prende forma il Barolo Badarina di Bersano, vino emblema della cantina, capace di raccontare al tempo stesso la forza della tradizione e lo sguardo verso il futuro. Grazie al legame storico con la cascina – acquistata nel 1968 e registrata da Bersano come marchio già prima della nascita dell’MGA – la cantina beneficia della deroga che le permette di vinificare a Nizza Monferrato, mantenendo al tempo stesso la piena appartenenza a Serralunga d’Alba.L’acquisto della Cascina Badarina da parte di Arturo Bersano, tra i pionieri del Barolo e della Langa, fu all’epoca una scelta coraggiosa e lungimirante: puntare su un bricco alto, poco sotto i 500 metri, quando quelle altitudini erano considerate marginali. Con il tempo, questo cru si è affermato tra i più apprezzati, grazie ai vigneti, rivolti a sud-est, che godono di esposizione ottimale e offrono una delle interpretazioni più nitide del Barolo.
    “Per la mia famiglia, Badarina non è mai stata solo una cascina, ha sempre avuto un significato speciale. Era una delle cascine preferite da mio nonno: amava recarsi lassù, fermarsi tra i filari e guardare la collina come chi trova in essa pace e ispirazione. Ho condiviso con lui molti momenti lì, che hanno nutrito il mio legame con questa terra e con la sua memoria. Ogni anno, durante la vendemmia, la Badarina si veste di poesia. I filari si animano, le cassette della raccolta manuale punteggiano i vigneti di rosso e l’aria si riempie di energia e attesa. È una scena che racconta non solo un lavoro, ma una tradizione, una continuità di gesti tramandati che trasformano uve in emozioni.” racconta Federico Orione, quinta generazione di Bersano.
    Il Barolo Badarina di Bersano
    Da Cascina Badarina nascono due etichette di riferimento: il Barolo Badarina e il Barolo Badarina Riserva. Entrambi sono frutto di una viticoltura rigorosa e di una vinificazione attenta, che parte dalla raccolta manuale in piccole cassette. In cantina, ogni grappolo viene controllato uno per uno grazie a sistemi di selezione ottica e meccanica di ultima generazione, con il tapis roulant per la cernita manuale e il sistema Pellenc per l’eliminazione delle parti non perfette, così da lavorare solo con acini integri e di altissima qualità.
    La fermentazione in acciaio a temperatura controllata prevede macerazioni prolungate sulle bucce e rimontaggi frequenti, per estrarre colore, tannini e complessità aromatica in modo equilibrato. Dopo la fermentazione alcolica, i vini restano a contatto con le fecce fini per favorire la malolattica e arricchirsi di struttura e rotondità. Il Barolo Badarina affina per un minimo di 48 mesi in botti grandi, tonneaux e barriques, seguito da un periodo in bottiglia, mentre il Barolo Badarina Riserva per almeno 60 mesi in legno, a cui seguono almeno 12 in bottiglia. Tempi lunghi e pazienti che permettono di esprimere al massimo la potenza del terroir di Serralunga e la sua eleganza, restituendo vini di grande longevità, complessità e riconoscibilità.
    “I Barolo Badarina di Bersano sono vini concepiti per la longevità, che sanno attraversare il tempo senza perdere freschezza, affinandosi in profondità e complessità. È la nostra idea di Barolo: un grande rosso capace di coniugare eleganza estrema, qualità assoluta e un’identità riconoscibile ed equilibrata, un vino contemporaneo, che unisce potenza e finezza mantenendo sempre bevibilità. Da oltre cinquant’anni, questo Barolo rappresenta per noi una delle etichette bandiera che hanno contribuito a costruire l’identità e la reputazione di Bersano in Italia come all’estero, collocandosi al vertice del nostro portafoglio prodotti, tra i vini più importanti e rappresentativi.” spiega Federica Massimelli, amministratore delegato, alla guida di Bersano.
    Il Barolo Badarina trova oggi la sua massima domanda in Italia, cuore naturale del mercato di Bersano, e nei principali Paesi europei come Germania e Svizzera, grazie anche alla sua versatilità negli abbinamenti gastronomici. Negli ultimi anni si è consolidata anche la presenza in mercati extraeuropei, con Stati Uniti e Canada in primo piano, e un interesse crescente in Asia – in particolare in Cina, Corea e Giappone – dove è apprezzato come cru di forte personalità e autenticità.
    Dal punto di vista organolettico, il Barolo Badarina si presenta di un rosso intenso con riflessi granati. Al naso è ampio, avvolgente e complesso: le note di frutti rossi maturi e mora si intrecciano con accenti speziati e balsamici, che con l’affinamento evolvono verso toni di sottobosco, liquirizia e tabacco. In bocca è strutturato, armonico e persistente, sostenuto da tannini fitti ma eleganti, integrati da una viva freschezza che ne garantisce equilibrio e longevità.
    Badarina: un luogo di vino, cultura e incontro
    Per Bersano l’enoturismo è parte integrante dell’identità aziendale. Da oltre sessant’anni i musei di Nizza Monferrato custodiscono la memoria rurale e vitivinicola piemontese, con collezioni che raccontano la vita contadina, gli strumenti e le arti che hanno plasmato il vino come lo si conosce oggi.
    Fino ad oggi Cascina Badarina è stata una tenuta privata; con l’apertura al pubblico nell’autunno 2025, parte di questo patrimonio viene portata nel cuore del Barolo, offrendo esperienze che combinano degustazioni, momenti conviviali e scoperta culturale.
    È un passo importante per Bersano che, dopo decenni di presenza consolidata nel Monferrato, porta ora la propria ospitalità nei vigneti storici delle Langhe. “Vogliamo che Badarina diventi molto più di una destinazione enoturistica: sarà una finestra viva sul nostro museo, un luogo dove l’ospite potrà non solo degustare un grande cru nel suo luogo d’origine, ma anche conoscere, emozionarsi e sentirsi parte di una storia che attraversa le generazioni. L’enoturismo è un’estensione naturale della nostra missione: custodire la tradizione, renderla accessibile e trasformarla in un’esperienza autentica e memorabile per chi ci visita.” spiega Federico Orione.
    A partire da settembre sarà possibile visitare Badarina per una degustazione, fermarsi per un tagliere e assaporare con calma la bellezza del luogo, immersi tra i vigneti e la luce delle Langhe. Le degustazioni sono disponibili anche senza prenotazione e offrono la possibilità di scegliere tra selezioni di Barolo, Nizza e Metodo Classico, vini alla carta o acquisti diretti. La cascina è inoltre disponibile per eventi privati, pensata per chi desidera un luogo speciale per un’occasione da ricordare. La Cascina Badarina è aperta dal martedì al sabato, dalle 11:00 alle 17:00.
    Per maggiori informazioni o prenotazioni scrivere a [email protected] More

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    AIS Veneto celebra i sessant’anni di AIS Italia a Bolle Inconfondibili

    Un’intera giornata per approfondire una categoria sempre più riconosciuta e apprezzata per la sua autenticità: i vini rifermentati in bottiglia saranno i protagonisti di Bolle Inconfondibi. Col Fondo, Sui Lieviti, Ancestrali e Metodo Classico: L’altra faccia dello spumante, l’evento di Associazione Italiana Sommelier – AIS Veneto in programma domenica 12 ottobre nelle sale del polo museale di Santa Caterina di Treviso. Dai col fondo trevigiani ai Metodo Classico, passando per espressioni ancestrali e artigianali, ogni calice darà la possibilità ai visitatori di vivere un’esperienza unica, raccontando identità e territori differenti.Oltre 70 aziende dal Veneto e da altre regioni italiane, con più di 200 etichette in degustazione al banco d’assaggio, offriranno una panoramica completa sulla tipologia a partire dalle ore 10.30. Tre masterclass di approfondimento completeranno il programma: la prima, alle 13.00, sarà dedicata ai vini sui lieviti delle Colline del Conegliano-Valdobbiadene; la seconda si terrà alle 15.00 e approfondirà il Serprino, produzione tipica dei Colli Euganei; l’ultimo tasting, Il Col Fondo interpreta vitigni e territori, è in programma alle 17.00 ed esplorerà longevità, evoluzione e filosofie produttive dei rifermentati in bottiglia. Bolle Inconfondibili chiude idealmente il trittico degli eventi di AIS Veneto dedicato ai vini tipici dell’areale trevigiano: il 2023 aveva ospitato infatti la manifestazione dedicata al Raboso, mentre l’edizione 2024 ha avuto come protagonisti i vini da Incrocio Manzoni.
    Oltre al banco d’assaggio e alle masterclass tematiche, Bolle Inconfondibili ospiterà anche i festeggiamenti di AIS Veneto per i sessant’anni dell’Associazione Italiana Sommelier, nata a Milano nel 1965. Le celebrazioni per l’importante anniversario rappresentano un momento di sintesi tra memoria e prospettiva, istituzionalità e familiarità, musica e parola.
    “AIS è oggi un punto di riferimento ampiamente riconosciuto a livello nazionale – dichiara Gianpaolo Breda, Presidente di AIS Veneto – ma il suo radicamento territoriale, in regioni come il Veneto, ne rappresenta la forza culturale più autentica. La celebrazione sarà quindi anche un’occasione per valorizzare il contributo delle persone che, con dedizione e visione, hanno collaborato alla crescita dell’Associazione in Veneto, rendendola una comunità solida e autorevole nel panorama enologico italiano”.
    L’appuntamento si aprirà alle 10.30 con Memorie in partitura assieme al quartetto d’archi EveQuartett, ponte ideale tra memoria, presente e futuro. A seguire, il Presidente di AIS Veneto Gianpaolo Breda introdurrà la cerimonia ufficiale, che ripercorrerà tappe, volti e visioni che hanno segnato la storia dell’Associazione.
    Un tributo speciale, condotto dalla presentatrice Chiara Perale, renderà omaggio a figure che hanno lasciato un segno profondo nella storia di AIS Veneto: da Dino Marchi a Marco Aldegheri, da Graziano Simonella a Eddy Furlan, da Dino Boscarato fino a tutti i presidenti che hanno guidato l’Associazione nel tempo. Ognuno di loro rappresenta i valori che da sempre animano la filosofia AIS: autorevolezza, valorizzazione dell’enogastronomia, dedizione alla formazione e radicamento nel territorio. L’evento si concluderà con le premiazioni alla fedeltà associativa.
    Il costo del biglietto d’ingresso a Bolle Inconfondibili è di 15 euro, per i soci AIS in regola con la quota d’iscrizione è gratuito. Per maggiori informazioni visitare il sito www.aisveneto.it/eventi/prossimi. More

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    Casentino segreto: Poggiotondo tra arte, vino e natura

    Ho conosciuto Lorenzo Massart, proprietario di Poggiotondo, al Vinitaly di molti anni fa. Non fu soltanto il vino a sorprendermi, ma l’uomo che lo raccontava. Rimasi folgorato dal suo Vinsanto del Chianti Collefresco, che allora – come oggi – continua ad essere uno dei più buoni mai prodotti in Toscana, quindi nel mondo. Ma rimasi colpito anche da Lorenzo stesso: avvocato, pittore, vignaiolo e agricoltore, un uomo eclettico e generoso, capace di mescolare ironia e passione come pochi altri. In un territorio poco noto alla viticoltura toscana come il Casentino, riusciva a tirar fuori vini di straordinario carattere.

    Siamo a Subbiano, nord di Arezzo. Qui, nel cuore di una valle che la maggior parte dei toscani associa più al paesaggio e alla gastronomia che al vino, Lorenzo ha scelto di dar vita al suo progetto. L’azienda di famiglia, acquistata nel 1973, poggia su terreni argillosi e galestrosi, in posizione collinare: il luogo ideale per ospitare sangiovese e canaiolo, con piccoli tocchi di malvasia e trebbiano. È qui che Lorenzo e la moglie Cinzia Chiarion hanno deciso di scommettere su un sogno: produrre vino e olio di qualità, senza compromessi, restando fedeli alle radici del Casentino.

    Lorenzo Massart

    I vini di Poggiotondo sono figli autentici di questa filosofia, che riflettono la personalità di chi li produce. Poggiotondo, il rosso che porta il nome dell’azienda, è forse il prediletto di Lorenzo: diretto, ruvido, sincero, maturato solo in cemento, senza mai vedere il legno. “In Toscana non dobbiamo scimmiottare i francesi – dice – il nostro compito è far parlare il Sangiovese”. Le Rancole, marchio storico della cantina, affina invece in parte in piccole botti e riposa poi a lungo in bottiglia, offrendo un’espressione più elegante. A queste etichette si affianca il C66, creato da Cinzia: un blend di sangiovese e merlot, morbido e avvolgente, ma il capolavoro resta il Vinsanto, custodito in una suggestiva sala con i caratelli, memoria liquida del tempo che scorre lento.

    Cinzia Chiarion

    Accanto al vino, l’olio: oltre 800 ulivi – molti dei quali moraiolo – raccolti a mano e moliti in giornata. Cinzia se ne occupa con cura quasi maniacale, portando in bottiglia un extravergine che riflette la stessa autenticità dei vini.

    Poggiotondo non è solo un’azienda: è un microcosmo. Ci sono gli asini sardi, simbolo gentile e testardo della tenuta, presenti fin dagli anni Sessanta. Ci sono gli amici, i giornalisti, i curiosi che ogni anno partecipano alla vendemmia, trasformata in rito di condivisione. E soprattutto c’è Lorenzo, che con il suo carattere ribelle non ha mai cercato scorciatoie. Cresciuto tra i campi di Poggiotondo, con una passione precoce per gli animali e la vita all’aria aperta, ha sempre mantenuto uno sguardo curioso e indocile. Avvocato di professione, ma anche pittore autodidatta e viaggiatore instancabile, ha trasformato il suo paradiso casentinese in un luogo dove natura, arte e vigna convivono senza confini. I suoi quadri, astratti e sgargianti, riflettono la stessa energia vitale che si ritrova nei vini: diretti, sinceri, liberi da compromessi. Lorenzo è un uomo che sfugge alle definizioni, e Poggiotondo non è solo un’azienda agricola, ma la proiezione della sua personalità eclettica. A distanza di trentacinque anni dall’inizio di questa avventura, Poggiotondo è una realtà consolidata. Non un colosso, ma un presidio di autenticità. Una voce che testimonia come il Casentino, terra finora laterale nella mappa del vino toscano, possa diventare un orizzonte nuovo, una frontiera capace di regalare emozioni vere.

    Chi entra a Poggiotondo non trova solo una cantina: trova un mondo che profuma di galestro e di mosto, di olio appena franto e di stalle con gli asini. Trova Lorenzo e Cinzia, due personalità complementari che hanno scelto di difendere un territorio con la forza delle loro idee. E trova vini che non ammiccano a mode o mercati, ma che parlano la lingua più pura: quella della passione.

    I vigneti, la vendemmia, la cantina

    Poggiotondo conta poco più di quattro ettari di vigne, tutte nel cuore del Chianti. Qui il terreno è quello tipico del Casentino, ricco di galestro, e le vigne affondano le radici tra sangiovese, canaiolo, trebbiano e malvasia, con qualche nuovo impianto più recente accanto a filari storici che superano i cinquant’anni.

    La vendemmia è sempre manuale, fatta a inizio ottobre con cassette piccole per rispettare ogni grappolo. È un lavoro paziente e lento, che precede l’ingresso in cantina: qui l’uva viene vinificata in vasche di cemento o vetrocemento, un materiale caro a Lorenzo perché conserva freschezza e autenticità. Il legno si usa solo quando serve, mai per mascherare il vino. A Poggiotondo ogni dettaglio è pensato per esaltare il carattere della vallata.

    I vini di Poggiotondo

    C66 2022È il vino di Cinzia, pensato “da una donna per le donne”, ma non solo. Nasce da sangiovese con una piccola parte di merlot, ed è il più morbido della famiglia: vellutato, avvolgente, con sfumature scure e speziate che il legno rende eleganti senza eccessi. È un rosso che guarda lontano, capace di conquistare chi cerca armonia e profondità.

    Poggiotondo 2022È il cuore pulsante dell’azienda, il vino che più racconta Lorenzo. Sangiovese e canaiolo, maturati in cemento, senza legno. Diretto, schietto, con il frutto nitido e una freschezza che invita alla beva. È un Chianti che non ha bisogno di orpelli, compagno ideale della tavola quotidiana, sincero come la terra da cui nasce.

    Le Rancole 2022È la memoria storica dell’azienda: il primo Chianti imbottigliato in Casentino. Anche qui dominano sangiovese e canaiolo, con un leggero passaggio in legno che dona complessità senza mai coprire il carattere del vino. Più strutturato e profondo del Poggiotondo, ha eleganza, stoffa e un respiro che lo rende capace di sorprendere anche dopo anni.

    Vinsanto del Chianti Collefresco 2016Il gioiello di Poggiotondo, prodotto in poche bottiglie. Da malvasia e trebbiano appassiti e lasciati riposare per anni nei piccoli caratelli, nasce un vino dal colore ambrato e luminoso, che profuma di frutta secca, miele e scorza d’arancia. Dolce ma mai stucchevole, ha una freschezza che bilancia la ricchezza. Un sorso che sembra catturare il tempo e racchiuderlo in un bicchiere. More

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    Mondial des Vins Extrêmes: quando la viticoltura diventa resistenza e bellezza

    C’è un filo che unisce la fatica delle mani sui pendii più ripidi, le radici che si aggrappano alla roccia e le bottiglie che arrivano sulle tavole del mondo. È il filo della viticoltura eroica, quella che nasce in luoghi difficilmente accessibili, tra terrazze strappate alla montagna, vigneti in forte pendenza o appezzamenti isolati su piccole isole. Una viticoltura dove ogni lavorazione richiede sforzi, dedizione e pazienza fuori dal comune, tanto da renderla davvero “eroica”.

    Il Mondial des Vins Extrêmes, giunto quest’anno alla sua 33ª edizione, continua a celebrare e valorizzare proprio questo patrimonio unico. Nelle giornate di degustazione svoltesi a Sarre, in Valle d’Aosta, oltre 1000 vini provenienti da più di 20 Paesi hanno raccontato storie di resistenza, biodiversità e passione.

    “Di anno in anno – ha sottolineato il Presidente del CERVIM Nicola Abbrescia – il Mondial des Vins Extrêmes ci ricorda quanto la viticoltura eroica sia stimolante e affascinante. I vignaioli che prendono parte al concorso affrontano vendemmie sfidanti e territori unici, creando vini di qualità e carattere”.

    Il concorso è organizzato dal CERVIM – Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, con il patrocinio dell’OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) e l’autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Il Mondial des Vins Extrêmes fa parte di VINOFED, la Federazione Internazionale dei Grandi Concorsi Enologici.

    I vini ammessi

    Per selezionare i vini, degustatori esperti, quali tecnici (enologi), esperti degustatori e giornalisti di settore provenienti da tutto il mondo, si riuniscono in commissioni composte da 5 degustatori ciascuna, che tramite un apposito sistema informatico, utilizzato per la prima volta in Italia, proprio al concorso Cervim, valutano i diversi vini, suddivisi in 9 diverse categorie, esprimendo un giudizio, dapprima singolo in base al colore, la limpidezza, l’olfatto e il gusto, che sommati tra loro danno origine al giudizio finale.

    La particolarità del Mondial des Vins Extrêmes dovuta principalmente alla varietà dei vini in degustazione, prodotti per lo più da vitigni autoctoni, caratterizzati da terroir unici che segnano in modo particolare i profumi e i sapori e che rendono il Mondial des Vins Extrêmes unico nel panorama dei concorsi enologici mondiali, richiama l’interesse degli esperti che numerosi ogni anno si candidano per partecipare alle selezioni di luglio.

    Nicola Abbrescia – Presidente del CERVIM

    I vini presentati vengono divisi in 9 categorie:

    1 – vini bianchi tranquilli annate 2024, (con residuo zuccherino fino a 6 g/l);2 – vini bianchi tranquilli annate 2023 e precedenti, (con residuo zuccherino fino a 6 g/l); 3 – vini bianchi tranquilli semidolci (con residuo zuccherino da 6,1 a 45 g/l);4 – vini rossi tranquilli annate 2023 e 2024;5 – vini rossi tranquilli annate 2022 e precedenti;6 – vini rosati tranquilli;7 – vini spumanti;8 – vini dolci (con residuo zuccherino superiore a 45,1 g/l);9 – vini liquorosi.

    Sono ammessi esclusivamente i vini DOC/DOP e IGT/IGP. Non sono ammessi al concorso i vini da tavola (come da regolamento ministeriale).

    I premi

    Al termine delle degustazioni viene stilata la classifica finale, in base al punteggio acquisito vengono ripartiti i premi suddivisi in Gran Medaglia d’Oro, Medaglia d’Oro e Medaglia d’Argento, oltre a ulteriori premi speciali destinati al miglior vino e alla miglior cantina per Paese partecipante, il miglior vino in assoluto, il miglior vino biologico e/o biodinamico, il miglior vino prodotto nelle piccole, il miglior Giovane produttore (al di sotto dei 35 anni), la miglior Donna produttrice, uno destinato alla Regione viticola partecipante con il maggior numero di vini, ed un premio dedicato al miglior vino prodotto da uve franco di piede .

    Premio VINOFED, assegnato in tutti i concorsi enologici aderenti alla Federazione dei Grandi Concorsi Enologici Mondiali, verrà attribuito al miglior vino secco che ha ottenuto il miglior punteggio del concorso. Nel caso in cui il premio VINOFED coincida con il GRAN PREMIO CERVIM, il premio verrà assegnato al secondo vino classificato.

    Il risultato complessivo della 33ª edizione parla chiaro: 77 Grandi Medaglie d’Oro e 221 Medaglie d’Oro assegnate da commissioni internazionali, insieme a 17 Premi Speciali che hanno messo in luce territori e produttori d’eccellenza. Dalla Mosella alle Canarie, dai Pirenei alla Calabria, i vini premiati testimoniano un mosaico di vitigni autoctoni e terroir irripetibili, spesso a rischio di scomparsa.

    Tra le novità, la prima partecipazione dell’Albania, premiata con due Medaglie d’Oro, segno che il concorso continua ad allargare i suoi confini e a essere sempre più globale.

    Accanto ai vini, spazio anche ai distillati con la quinta edizione di Extreme Spirits International Contest, che ha visto primeggiare ancora Tenerife con il Brumas de Ayosa Vermut Blanco 2024, affiancato dal Perù con il Pisco Viña De Los Campos Mosto Verde Italia.

    Ma oltre ai numeri e alle medaglie, il Mondial des Vins Extrêmes è soprattutto un atto di riconoscenza verso chi coltiva l’impossibile. Perché la viticoltura eroica non è soltanto un settore agricolo: è un patrimonio culturale e paesaggistico che ci ricorda quanto vino e territorio siano inseparabili. Non è un caso che questa manifestazione si svolga proprio in Valle d’Aosta, terra di vette e castelli, dove i vigneti salgono arditi verso le montagne e rendono tangibile il senso di una viticoltura che non conosce scorciatoie.

    L’elenco completo dei vincitori è consultabile sul sito ufficiale www.mondialvinsextremes.com More

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    Mondial des Vins Extrêmes 2025, CERVIM annuncia i migliori vini eroici

    77 Grandi Medaglie d’Oro e 221 Medaglie d’Oro assegnate tra gli oltre 1000 vini in concorso: è questo l’esito delle commissioni di degustazione riunitesi nei giorni scorsi a Sarre (Aosta) per la 33esima edizione del Mondial des Vins Extrêmes. Per l’unico concorso enologico al mondo dedicato alla viticoltura di montagna, in forte pendenza o nelle piccole isole e organizzato annualmente da CERVIM – Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, il 2025 segna anche un’importante novità: la partecipazione per la prima volta dell’Albania, premiata con due Medaglie d’Oro.“Di anno in anno, di edizione in edizione, il Mondial des Vins Extrêmes ci ricorda quanto la viticoltura eroica sia stimolante e affascinante – dichiara il Presidente del CERVIM Nicola Abbrescia –. I vignaioli che prendono parte al nostro concorso internazionale affrontano vendemmie sfidanti e territori unici, creando vini di qualità e carattere. La quota di oltre 1000 etichette e il debutto dell’Albania, piccolo ma interessante produttore con forte potenziale di crescita, confermano come questa competizione sia globale e in continua espansione”.
    Accanto alle medaglie sono stati assegnati anche 17 Premi Speciali: il Gran Premio CERVIM e il Premio VINOFED al DOP Valle de Güímar Brumas de Ayosa Blanco Seco 2024 di SAT Viticultores Comarca de Güímar (Arafo, Tenerife), il vino che ha ottenuto il miglior punteggio in assoluto e il miglior vino secco della competizione. Il Premio Speciale CERVIM è andato alle aziende vitivinicole Terres des Templiers (Banyuls Sur Mer, Pirenei Orientali), Weingut Reis – Feine Weine! (Briedel, Mosella), La Crotta di Vegneron Coop. Agricola (Chambave, Valle d’Aosta), SAT Viticultores Comarca de Güímar (Arafo, Tenerife) e Domaine Jean-René Germanier (Vetroz, Cantone Vallese). Si sono aggiudicati il Premio Eccellenza CERVIM l’AOP Banyuls Traditionnel Fauve 2014 di Terres des Templiers, il Moselgold Riesling Fruchtig Süß 2021 di Weingut Reis – Feine Weine!, il Calabria IGT Santa Trada 2024 di Casa Vinicola Criserà Srl, il DOP Valle de Güímar Brumas de Ayosa Tinto Joven 2024 di SAT Viticultores Comarca de Güímar e l’AOC Valais Amigne de Vétroz Mitis 2022 di Domaine Jean-René Germanier. Il Premio CERVIM Futuro è stato assegnato a Federico Broglia, il miglior giovane viticoltore alla guida di Domaine Valleise (Arnad, Valle d’Aosta). Il Premio CERVIM Piccole Isole è andato all’IGT Terre Siciliane Grotta dell’Oro 2024 di Azienda Agricola Hibiscus (Ustica, Sicilia), il Premio Donna CERVIM a Maria Antonietta Melis che insieme alle sorelle Emanuela e Roberta conduce l’azienda Eminas SSA (Mamoiada, Sardegna), quindi il Premio CERVIM Originale al vino prodotto con uve di varietà a piede franco DOP Islas Canarias Conatvs Airam 2024 di Bodegas Conatvs (Lajares, Fuerteventura) e, infine, il Premio Mondial des Vins Extrêmes alle Isole Canarie, la zona viticola che ha partecipato con il maggior numero di referenze.
    In contemporanea si è svolta la quinta edizione di Extreme Spirits International Contest, concorso internazionale dedicato ai distillati da vinacce, fecce e vino che si propone di valorizzare anche le rispettive zone di produzione. Ottimi i risultati ottenuti: tra i 61 distillati in gara, provenienti da Italia, Spagna e Perù, sono state infatti attribuite 20 Grandi Medaglie d’Oro e 2 Premi Speciali. Si è aggiudicato il Gran Premio Extreme Spirits il distillato che ha ottenuto il miglior punteggio assoluto, il Valle de Güímar Brumas de Ayosa Vermut Blanco 2024 di SAT Viticultores Comarca de Güímar (Arafo, Tenerife), mentre ha vinto il Premio Eccellenza Extreme Spirits il Pisco Viña De Los Campos Mosto Verde Italia di Productora Viña De Los Campos SAC (Lima, Perù) come miglior distillato di vino.
    L’elenco completo dei risultati è disponibile sul sito www.mondialvinsextremes.com. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 22 novembre durante Vins Extrêmes 2025, salone internazionale dei vini da viticoltura eroica, in programma il 22 e il 23 novembre al Forte di Bard (Aosta). More

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    Dopo 21 anni Camera di Commercio di Verona trasferisce marchi collettivi vini della Valpolicella al consorzio

    Storico passaggio di testimone per la principale denominazione rossa del Veneto. Dopo 21 anni la titolarità dei marchi collettivi e di certificazione “Amarone”, “Amarone della Valpolicella”, “Recioto della Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso”, “Valpolicella” si trasferisce dalla Camera di Commercio di Verona al Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella. L’accordo di cessione, siglato con atto notarile due giorni fa e ufficializzato oggi nel corso di una conferenza stampa presso la Prefettura di Verona riunisce così la gestione delle denominazioni di origine – istituzionalmente in capo ai Consorzi su autorizzazione ministeriale – e quella dei marchi collettivi e di certificazione, strumenti indispensabili per la registrazione e la tutela sia in Italia che nei mercati internazionali, soprattutto  extra Ue. Trasferiti anche i marchi d’impresa “Vino di Ripasso” e “Ripasso” e il marchio collettivo e di certificazione “Recioto”, quest’ultimo cointestato anche alla Camera di commercio di Vicenza (che ne detiene il 50% assieme alla Camera di Commercio di Verona).“Dal 2004, su richiesta dell’allora governance del Consorzio, abbiamo sostenuto l’attività di tutela della denominazione provvedendo a registrare i marchi collettivi nelle principali destinazioni dei grandi Rossi della Valpolicella – ha dichiarato il componente di giunta della Camera di Commercio di Verona, Carlo De Paoli -. Una funzione, quella della registrazione dei marchi, che rientrava nelle prerogative camerali, da cui scaturì una alleanza che, in tutti questi anni, ha contribuito a salvaguardare l’identità e l’autenticità dei vini tutelati e promossi dall’ente consortile. Oggi il contesto è profondamente mutato. A fronte di una crescente esigenza di sorveglianza e difesa, la Camera di Commercio ha convenuto di cedere i marchi collettivi in portafoglio, assicurando così al Consorzio un più ampio e diretto, oltre che strategico, raggio di azione”.
    “L’accordo con la Camera di Commercio segna un passaggio decisivo per il Consorzio – ha spiegato il presidente del Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella, Christian Marchesini -. La titolarità dei marchi collettivi della nostra denominazione ci consentirà di essere ancora più incisivi sul fronte della tutela. Un’attività determinante e imponente anche nei numeri: dal 2018 ad oggi, infatti, il Consorzio ha destinato oltre 1,2 milioni di euro per osteggiare e impedire la contraffazione, l’utilizzo improprio dei nomi dei nostri vini e l’Italian sounding  sia nel nostro Paese che all’estero, per un complessivo di 176 vertenze, tra cause concluse e in corso. Tra i casi chiusi con successo, quelli nei confronti dei marchi svedesi “Casa Marrone” e “Casa Marrone Appassimento”, nonché “Passorone” e “Ronepasso” che hanno portato nelle casse del Consorzio una somma a titolo transattivo di circa 1 milione di euro, che sarà investita in promozione”.
    Nelle cause di tutela l’Amarone risulta il vino più soundizzato (20 casi solo nel 2024).  Negli anni le attività congiunte di sorveglianza, condotte mensilmente anche dal Consorzio,  hanno sventato la registrazione e disposto il ritiro dal commercio di molti prodotti su tutti i mercati. In particolare in Cina con le etichette di “A Ma Luo Ni” e “Annamarone”, “Emporio Amarone” in Brasile, “Amaronauta” in Italia, “San Vincenzo dell’Amarone”, “Sumarone”, “La Marone” e “Primarone” in territorio Ue. In Francia non sono sfuggite alla vigilanza le etichette di “Gran Marone” e “Granmarone” e negli Stati Uniti quelle di “Amarina” e “Calpolicella”. Ostacolate e vietate anche le referenze “Valpolicella Riposto” in Norvegia e “Shiraz Metode Ripasso” in Australia.
    Tra i prossimi step a carico del Consorzio entro fine anno, quello della trascrizione dell’avvenuta cessione dei marchi da parte della Camera di Commercio con conseguente intestazione della titolarità su tutti i mercati attualmente coperti dalla registrazione dell’ente camerale. Dall’Italia all’Unione europea, dal Canada all’Australia, dalla Cina agli Stati Uniti fino al Sudafrica, all’Argentina, al Giappone e alla Nuova Zelanda per 41 Paesi, di cui 27 in Unione europea e 14 extra Ue. More

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    Guida Vini d’Italia 2026: i “Tre Bicchieri” vanno a sette Soave

    Sono ben sette le aziende produttrici di Soave che si sono aggiudicate quest’anno i prestigiosi Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia 2025 edita da Gambero Rosso. Una conferma che giunge nel pieno della vendemmia e che fa del Soave un punto di riferimento tra le denominazioni bianchiste d’Italia.
    Sulla scia di quanto emerso ad Appuntamento Soave, l’evento curato dal Consorzio di tutela e recentemente tenutosi al Circolo Ufficiali di Verona, dove tra gli operatori è emersa per il Soave l’espressione “great now, great later”, anche tra i vini vincitori dei Tre Bicchieri si evince tra le righe che ad essere premiata è stata la doppia anima che caratterizza il Soave: “eccellente adesso, eccellente con un po’ di evoluzione in bottiglia”.
    Freschezza e longevità sono quindi gli elementi che emergono nel panel dei premiati i cui vigneti, equamente distribuite all’interno delle differenti sottozone produttive della denominazione, si trovano sia su suolo vulcanico sia su suolo calcareo, pronti in entrambi i casi a vincere la sfida della longevità.
    Ecco le aziende:
    Soave Classico Calvarino 2023 – Leonildo Pieropan
    Soave Classico Campo Vulcano 2024 – I Campi
    Soave Classico Le Battistelle 2023 – Le Battistelle
    Soave Classico Monte Carbonare 2023 – Suavia
    Soave Classico Monte Calvarina La Capelina 2024 – Franchetto
    Soave Superiore Roncà Monte Calvarina Runcata 2023 – Dal Cero – Tenuta Giacobbe
    Soave Superiore Il Casale 2023 – Agostino Vicentini
    «Va certamente fatto un plauso a tutte le aziende perché questi risultati sono una importante conferma per la nostra denominazione – sottolinea Cristian Ridolfi, Presidente del Consorzio di Tutela del Soave – e mettono in luce come oggi il Soave stia interpretando i canoni della qualità a ritmi importanti. Ci troviamo infatti di fronte ad un vino contemporaneo e versatile, con una stilistica ben definita e un asse centrale attorno al quale ruotano in maniera equipollente eleganza, equilibrio, intensità. Un vino che oggi ha tutte le carte in regola per intercettare il gusto del consumatore contemporaneo, italiano ed internazionale, che tende a prediligere vini bianchi sapidi, freschi e dal moderato contenuto alcolico». More