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    -346m – Nel blu più profondo del lago: Cantine di Verona presenta la Summer Edition di Cantina Colli Morenici

    Cantine di Verona prosegue il racconto dei territori scaligeri con -346m – Nel blu più profondo del lago, la nuova Summer Edition di Cantina Colli Morenici. Dopo la versione invernale dedicata alla Lessinia, altopiano che si estende tra le province di Verona, Vicenza e Trento, il Garda DOC Spumante rende omaggio alle profondità più affascinanti del lago e celebra uno dei luoghi più emblematici del veronese. Il nome richiama il punto di massima profondità delle acque lacustri, raggiunto al largo di Castelletto di Brenzone.La bottiglia è decorata con una serigrafia integrale, un racconto visivo che, partendo dal basso, svela i tesori nascosti del Garda, tra statue, relitti, fondali e pesci: la nave Berardi affondata nel 1977 a Salò, la Secca del Trimelone, sito di immersione a Brenzone, le sculture sommerse di Bacco e Venere a Manerba del Garda e, infine, il fondale ricco di vegetazione di Punta San Vigilio, che completa il viaggio subacqueo.
    “Grazie a questi elementi, l’etichetta della nostra Summer Edition diventa una legenda che guida chi l’osserva alla scoperta del vino e del territorio – afferma Luigi Turco, Presidente di Cantine di Verona –. Con questo progetto di celebrazione dei luoghi veronesi vogliamo rinnovare il nostro impegno nella valorizzazione delle aree vitivinicole da cui tutto ha origine: il territorio, i soci, l’uva e una filiera interamente controllata. Partiamo dalle nostre radici per raccontare, attraverso i vini, l’autenticità e la qualità del nostro lavoro quotidiano, oltre alla sinergia con la comunità”.​​Da uve Garganega e Chardonnay, spumantizzato secondo il metodo Martinotti con affinamento di 60 giorni in autoclave, -346m unisce freschezza e complessità aromatica. Di colore giallo paglierino, si distingue per un perlage fine e persistente. Al naso sprigiona sentori di fiori bianchi, agrumi e leggere note minerali. In bocca è fresco ed equilibrato, con una piacevole sapidità e un finale elegante. È perfetto per accompagnare aperitivi, antipasti delicati, piatti a base di pesce, crostacei e verdure di stagione.
    “-346m è un Garda DOC Spumante dal respiro internazionale, particolarmente interessante per il mercato tedesco e per i turisti che ogni estate frequentano le sponde del lago – afferma Federico Zampicinini, Direttore Commerciale di Cantine di Verona –. Inoltre, con Cantina Colli Morenici stiamo costruendo un percorso strategico che lega sempre di più il brand a questo straordinario contesto paesaggistico e culturale: un connubio che racconta origine, tipicità e visione”.
    Perfetto anche come idea regalo estiva, -346m – Nel blu più profondo del lago è disponibile in un’elegante confezione astucciata nell’e-commerce al prezzo di 11,90 euro e nei wine shop di Cantine di Verona. More

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    Chiarlo Experience: un ecosistema culturale

    La Chiarlo Experience non è una semplice visita in cantina o un soggiorno tra le vigne: è un progetto culturale a tutto tondo, pensato per chi desidera avvicinarsi al vino attraverso un’esperienza completa, che coinvolga anche l’arte, il paesaggio e l’ospitalità. Alla base del progetto, ideato da Michele Chiarlo e oggi sviluppato da Stefano, Alberto e dalla nuova generazione della famiglia, c’è una visione precisa, dove il vino non è solo un prodotto, ma un linguaggio capace di raccontare il territorio in tutte le sue dimensioni – paesaggistiche, storiche e culturali – creando un vero e proprio ecosistema culturale.“Il vino è una delle forme con cui un territorio prende voce. È memoria e racconto insieme, espressione della cultura materiale e simbolica di un luogo. Michele Chiarlo lo aveva intuito prima di molti: il suo sguardo non si è mai limitato alla produzione, ma ha sempre cercato un dialogo più ampio con la terra, con l’arte, con la bellezza.” spiega Stefano Chiarlo
    Per questo motivo la Chiarlo Experience si articola in tre luoghi distinti ma interconnessi, pensati per restituire questa visione, sviluppandosi tra Langhe e Monferrato, territori che rappresentano l’anima stessa della produzione dell’azienda, per offrire ai visitatori un racconto immersivo del Piemonte del vino. L’Art Park La Court e il Cannubi Path rappresentano l’anima artistica del progetto; l’ospitalità prende forma al Palás Cerequio, che accoglie il ristorante La Corte e lo Sky Bar. A questi si affianca una programmazione culturale che comprende mostre, eventi e iniziative letterarie.
    “La Chiarlo Experience è il nostro modo di guardare e condividere il mondo, nato dalla volontà di mettere il vino al centro di un’esperienza più profonda e ampia. L’obiettivo è offrire ai visitatori un modello di accoglienza che coniughi qualità, identità e sostenibilità, promuovendo una fruizione del paesaggio attiva e partecipata.” racconta Alberto Chiarlo.
    I LUOGHI DELLA CHIARLO EXPERIENCE
    ART PARK LA COURT
    Nel cuore del Monferrato, tra le colline di Castelnuovo Calcea, prende vita l’Art Park La Court: un luogo unico dove arte e viticoltura si incontrano in un dialogo continuo. Inaugurato nel 2003 da un’intuizione visionaria di Michele Chiarlo, nasce dalla volontà di restituire al paesaggio un ruolo attivo, non come semplice sfondo ma come protagonista di un’esperienza immersiva e partecipata, dove l’arte diventa un ponte tra chi coltiva, chi osserva e chi cammina tra le vigne.
    Lungo un itinerario che attraversa i filari del cru La Court, il visitatore è invitato a scoprire installazioni permanenti ispirate ai quattro elementi – Terra, Acqua, Aria e Fuoco – firmate da artisti di fama internazionale come Emanuele Luzzati, Ugo Nespolo, Chris Bangle e Giancarlo Ferraris. Le opere emergono dal paesaggio con naturalezza, trasformando ogni tappa in un momento di scoperta, riflessione e stupore.
    “L’Art Park La Court sorge nel cuore del cru della storica zona di alta vocazione del terroir da cui nascono i nostri migliori Nizza e Nizza Riserva È il più esteso museo a cielo aperto in vigna, monumento in continuo aggiornamento dove arte, paesaggio e vino dialogano ininterrottamente, offrendo ai visitatori una delle esperienze di land art più uniche del panorama enologico. È un vivo centro culturale basato sulla condivisione della bellezza. Aperto al territorio e al mondo, attraverso la sua associazione – O.R.M.E. – promuove e supporta, ogni anno iniziative che invitano a percorrere a piedi tra i vigneti e godere della magia del paesaggio e dell’arte che vive in simbiosi” racconta Stefano Chiarlo.
    Art Park La Court Osservatorio
    PALÁS CEREQUIO – IL POLO CULTURALE DEDICATO AI CRU DEL BAROLO
    Un anfiteatro naturale tra i vigneti di La Morra, uno dei cru più prestigiosi della denominazione. È qui, nel cuore della Langa, che sorge Palás Cerequio: non solo un relais, ma un centro di ospitalità in omaggio alla cultura del Barolo, un punto di incontro tra identità vitivinicola, accoglienza e il piacere di abitare il vino con consapevolezza. Nato dal recupero di una borgata settecentesca, oggi è punto di riferimento per l’ospitalità esperienziale.
    Le undici suite, divise tra “Passato” e “Futuro”, accolgono l’ospite in ambienti ispirati alla storia o al design contemporaneo, con uno sguardo sempre rivolto alla cultura del vino. Al centro della struttura, il Caveau custodisce oltre 6.000 bottiglie di Barolo, mentre la sala degustazione ospita percorsi guidati con degustazioni orizzontali e verticali di vecchie annate.
    Completano l’esperienza enogastronomica lo Sky Bar con vista sui vigneti, perfetto per aperitivi panoramici, e il ristorante La Corte, guidato dallo chef Vincenzo La Corte, che propone una cucina essenziale: poche lavorazioni, pochi ingredienti di eccellenza, preparazioni attente. In menu, piatti dedicati alle Langhe – autentici e classici nell’accezione più nobile del termine – e alcune portate di pesce che attingono alla cucina internazionale e a tagli particolari.
    A fianco del vino, l’arte è un altro elemento chiave dell’identità di Palás Cerequio: Giancarlo Ferraris, artista e autore delle più celebri etichette di Michele Chiarlo, ha creato una serie di opere dedicate ai grandi cru del Barolo che adornano le pareti della struttura. L’ultimo tassello culturale si è aggiunto nel 2024 con la nascita della Libreria di Palás Cerequio, uno spazio che celebra la grande letteratura piemontese e internazionale, con sezioni dedicate ad autori come Pavese, Fenoglio, Eco e Baricco, ma anche a giganti della narrativa mondiale.
    Sky Bar
    CANNUBI PATH – CAMMINARE UN CRU, VIVERE UN PAESAGGIO
    A Barolo, tra le parcelle più vocate di Cannubi, alla fine del 2024 è nato Cannubi Path: un itinerario esclusivo tra i filari del cru più iconico del Piemonte, dedicato a Michele Chiarlo. Un’esperienza pensata per riscoprire il valore del cammino e del tempo lento, in un percorso che intreccia narrazione agronomica, osservazione del lavoro in vigna e degustazione sul campo.
    Cannubi Path non è solo una passeggiata tra i vigneti, ma un percorso artistico e culturale ispirato all’Art Park La Court, dove i visitatori, attraverso installazioni tra i filari e nel ciabot realizzate da Ugo Nespolo, possono immergersi nell’essenza del paesaggio e nella passione di chi lo coltiva. Questo progetto celebra la storicità vitivinicola del territorio e il suo valore culturale, consolidando il legame tra l’arte di Nespolo e la tradizione vitivinicola di Michele Chiarlo. More

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    La Malvasia Gilli si rinnova con il tappo a vite: praticità e freschezza in chiave contemporanea

    Cascina Gilli annuncia che la sua Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC Gilli, tra i vini maggiormente rappresentativi dell’azienda, sarà proposta con tappo a vite a partire dalla vendemmia 2024. Una scelta che unisce praticità di consumo, attenzione alle nuove tendenze di mercato e volontà di rinnovamento da parte della cantina piemontese che dal 1985 ha fatto della valorizzazione dei vitigni autoctoni la sua missione.«Da sempre Cascina Gilli si pone l’obiettivo di dare nuova forza espressiva ai vitigni autoctoni del Monferrato, rendendoli attuali, accessibili e attraenti per le nuove generazioni di appassionati» dichiara Davide Gasperini, Owner & Business Director dell’azienda. «Abbiamo scelto di adottare il tappo a vite per uno dei nostri prodotti più iconici perché riteniamo sia comodo, sicuro e perfetto per un vino giovane, aromatico e dalla beva immediata come la nostra Malvasia. Crediamo che innovare la forma – senza alterare la sostanza – sia il modo migliore per far continuare a vivere vitigni unici come la Malvasia di Schierano».
    Questa novità permette di assaporare la stessa Malvasia aromatica, delicatamente effervescente e dalla bassa gradazione alcolica di sempre, con una chiusura più pratica e smart.
    Dalla vigna alla bottiglia: la Malvasia di Schierano
    La Malvasia di Schierano è un vitigno autoctono piemontese a bacca rossa, coltivato in particolare nella zona dell’Alto Monferrato, tra Castelnuovo Don Bosco e il piccolo borgo di Schierano, da cui prende il nome. Per lungo tempo la Malvasia di Schierano è stata utilizzata per la produzione di vini da dessert destinati a un consumo locale e familiare, vinificata spesso con metodi artigianali.
    La Malvasia Gilli attinge dalla tradizione del territorio, elevandola attraverso un processo di produzione meticoloso, pensato per esaltare l’integrità aromatica del vitigno. Le uve, raccolte a mano dopo un’accurata selezione nei vigneti collinari di proprietà a Castelnuovo Don Bosco, vengono diraspate e pigiate delicatamente. Segue una breve macerazione a contatto con le bucce, con l’obiettivo di estrarre colore senza incrementare il tenore alcolico.
    Il mosto ottenuto viene quindi filtrato e conservato a bassa temperatura, così da preservare intatti i profumi varietali e la freschezza. La fermentazione alcolica avviene in autoclave con lieviti selezionati, fino a raggiungere la tipica vivacità e la moderata alcolicità che contraddistinguono questo vino. L’imbottigliamento avviene solo dopo una microfiltrazione accurata, indispensabile per evitare fermentazioni spontanee degli zuccheri residui e garantire una perfetta stabilità del prodotto in bottiglia.
    Malvasia Gilli: fresco, aromatico, dissetante, perfetto per l’estate
    La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC Gilli si presenta con un colore rosso rubino brillante con riflessi porpora e spuma delicata, e al naso sprigiona un bouquet intenso e fragrante di frutti rossi e petali di rosa. Il sorso è dolce, vivace, leggero e rinfrescante, con una moderata alcolicità (5,5% gradi alcolici) e un’effervescenza delicata che la rende particolarmente adatta ai mesi estivi.
    Ideale con dolci da forno, crostate di frutta, cioccolato fondente, ma anche con taglieri di salumi, la Malvasia Gilli è una compagna versatile per aperitivi, dessert o brindisi serali all’aperto. Grazie al tappo a vite, può essere aperta e richiusa facilmente, mantenendo intatta la sua freschezza anche dopo l’apertura.
    Cascina Gilli
    Dal 1983, Cascina Gilli si dedica alla valorizzazione di una selezione di vitigni autoctoni del Monferrato, a partire dalla Freisa, varietà poliedrica e contemporanea. La tenuta si trova a Castelnuovo Don Bosco, nel Monferrato Astigiano, una delle zone del Piemonte ancora tutta da scoprire. Qui vengono coltivati 12 ettari di vigneti di proprietà, impiantati a barbera, malvasia, freisa e bonarda, distribuiti tra le colline argillose delle Marne di Sant’Agata.
    Dopo quarant’anni di attività, l’azienda sceglie di evolversi e rinnovarsi. Paolo Vergnano, figlio del fondatore Gianni, assume la guida affiancato da due nuovi soci, Davide Gasperini e Federico Mussetto. Una squadra che porta nuove competenze e l’intento di valorizzare un territorio e vitigni unici, anche attraverso il recupero di un luogo storico: una cascina del ’700, trasformata in spazio di incontro e centro di promozione della cultura locale.
    Tra i vini più rappresentativi si annoverano la Freisa d’Asti DOC – raffinata, elegante, profumata – e la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC, aromatica e senza tempo. Nel solco di una filosofia produttiva autentica, queste etichette diventano oggi espressione concreta del lavoro di custodia e valorizzazione del patrimonio viticolo autoctono. More

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    Vino, sondaggio UIV: per le imprese dazi al 10% avranno impatto “alto” sul settore

    Nessun brindisi al possibile accordo sui dazi al 10% per le imprese del vino italiano, che destinano verso gli Stati Uniti il 24% del proprio export per un valore, nel 2024, di 1,94 miliardi di euro. Secondo un sondaggio dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) tra le principali imprese del Paese, il danno stimato sul fatturato d’oltreoceano si attesterebbe infatti in una forchetta tra il 10 e il 12%, su cui influisce anche il cambio euro/dollaro. Il motivo è chiaro, per il 90% delle imprese intervistate (il cui giro d’affari aggregato supera i 3,2 miliardi di euro), i consumatori non sarebbero in grado di assorbire l’extra-costo allo scaffale determinato dal dazio al 10%. Da qui l’opinione condivisa in larga maggioranza dal panel che l’impatto per le imprese sarebbe complessivamente rilevante nel 77% dei casi: “medio alto” per il 61% e “molto alto” per il 16%.
    “Occorre ricordare – ha detto il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi – come il settore del vino sia tra i maggiormente esposti all’aumento delle barriere, in primo luogo perché la quota export statunitense arriva al 24%, contro una media del made in Italy che supera di poco il 10%, ma anche perché il vino è un bene voluttuario quindi con una maggior propensione alla rinuncia all’acquisto. Il danno ci sarebbe eccome – ha concluso Frescobaldi -, per le nostre imprese ma anche per la catena commerciale statunitense, che per ogni dollaro investito sul vino europeo ne genera 4,5 a favore dell’economia americana. In Italia saranno penalizzate in particolare le piccole imprese – molte di esse destinano oltreoceano fino al 50% del proprio fatturato – o le denominazioni bandiera negli Usa, come il Moscato d’Asti, il Pinot grigio, il Chianti, il Prosecco, il Lambrusco e altri”. More

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    Appius: dove il vino incontra l’arte e abita il tempo

    C’è un nuovo spazio nel cuore dell’Alto Adige, e non è solo una cantina: è una dichiarazione d’intenti, un gesto estetico, un invito alla contemplazione. La Cantina San Michele Appiano ha dato forma a un sogno che aveva preso vita più di dieci anni fa nella mente del suo storico enologo Hans Terzer: Appius, la cuvée simbolo di eleganza e visione, ha oggi il suo “tempio”.

    Inaugurata tra il 2023 e il 2024, la nuova cantina dedicata ad Appius è molto più di un luogo produttivo. È un ambiente immersivo, pensato per accogliere e raccontare, dove l’architettura si intreccia con la filosofia di un vino che guarda sempre avanti, ma senza mai perdere il senso del tempo. Un tempo lungo, profondo, fatto di affinamenti, di attese, di dettagli.

    Hans Terzer

    Il progetto, firmato dall’architetto Walter Angonese, si sviluppa a partire da spazi preesistenti, trasformati con rigore e sensibilità in una sala di circa 270 metri quadrati dominata da geometrie pulite e colori netti. Le pareti nere, rivestite in piastrelle ceramiche, dialogano con i riflessi caldi dei 14 serbatoi tronco-conici in acciaio satinato color bronzo: forme disegnate su misura, ispirate all’eleganza della bottiglia di Appius, ma con una funzione precisa – aumentare il contatto con i lieviti durante l’affinamento.

    Al centro, come un cuore silenzioso, una sala degustazione di 30 metri quadrati riceve la luce naturale da una finestra zenitale: qui, il contrasto tra il nero e il rovere chiaro racconta di equilibrio e profondità. Tutto intorno, le bottiglie delle annate precedenti disposte come opere d’arte: nero e oro, vetro e luce, tempo e materia.

    «Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse ispirante – spiega Jakob Gasser, attuale enologo della cantina – dove il vino potesse dialogare con il tempo e con la bellezza, in modo discreto ma intenso».

    Appius. Arte. Amore. Alto Adige.

    Non poteva mancare il gesto artistico. Una volta terminato il progetto architettonico, è nata l’idea di rendere ancora più forte il legame tra estetica e vino attraverso un’opera d’arte. La scelta è ricaduta su Robert Pan, artista bolzanino noto per le sue creazioni astratte in resina e pigmenti. Il suo linguaggio visivo – stratificato, vibrante, luminoso – ha offerto la chiave per un racconto parallelo, una “traduzione” dell’anima di Appius.

    L’opera realizzata per la cantina è stata scomposta in dieci frammenti, diventati etichette in resina per un’edizione limitata e speciale di Appius 2019. Un connubio tra vino e arte contemporanea che va oltre la funzione e si fa esperienza sensoriale e culturale.

    In un mondo che spesso corre veloce, la nuova cantina di Appius è un invito a rallentare, ad ascoltare, ad assaporare. Un esempio raro di come l’architettura possa tradurre un’idea di vino in uno spazio vivo, dove ogni dettaglio – dai serbatoi alle luci, dalle bottiglie all’opera d’arte – racconta la coerenza di un’identità.

    Un’identità fondata su una convinzione semplice e assoluta, che a San Michele Appiano si tramanda da più di un secolo: la qualità non conosce compromessi. More

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    Appius: dove il vino incontra l’arte e abita il tempo

    C’è un nuovo spazio nel cuore dell’Alto Adige, e non è solo una cantina: è una dichiarazione d’intenti, un gesto estetico, un invito alla contemplazione. La Cantina San Michele Appiano ha dato forma a un sogno che aveva preso vita più di dieci anni fa nella mente del suo storico enologo Hans Terzer: Appius, la cuvée simbolo di eleganza e visione, ha oggi il suo “tempio”.

    Inaugurata tra il 2023 e il 2024, la nuova cantina dedicata ad Appius è molto più di un luogo produttivo. È un ambiente immersivo, pensato per accogliere e raccontare, dove l’architettura si intreccia con la filosofia di un vino che guarda sempre avanti, ma senza mai perdere il senso del tempo. Un tempo lungo, profondo, fatto di affinamenti, di attese, di dettagli.

    Hans Terzer

    Il progetto, firmato dall’architetto Walter Angonese, si sviluppa a partire da spazi preesistenti, trasformati con rigore e sensibilità in una sala di circa 270 metri quadrati dominata da geometrie pulite e colori netti. Le pareti nere, rivestite in piastrelle ceramiche, dialogano con i riflessi caldi dei 14 serbatoi tronco-conici in acciaio satinato color bronzo: forme disegnate su misura, ispirate all’eleganza della bottiglia di Appius, ma con una funzione precisa – aumentare il contatto con i lieviti durante l’affinamento.

    Al centro, come un cuore silenzioso, una sala degustazione di 30 metri quadrati riceve la luce naturale da una finestra zenitale: qui, il contrasto tra il nero e il rovere chiaro racconta di equilibrio e profondità. Tutto intorno, le bottiglie delle annate precedenti disposte come opere d’arte: nero e oro, vetro e luce, tempo e materia.

    «Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse ispirante – spiega Jakob Gasser, attuale enologo della cantina – dove il vino potesse dialogare con il tempo e con la bellezza, in modo discreto ma intenso».

    Appius. Arte. Amore. Alto Adige.

    Non poteva mancare il gesto artistico. Una volta terminato il progetto architettonico, è nata l’idea di rendere ancora più forte il legame tra estetica e vino attraverso un’opera d’arte. La scelta è ricaduta su Robert Pan, artista bolzanino noto per le sue creazioni astratte in resina e pigmenti. Il suo linguaggio visivo – stratificato, vibrante, luminoso – ha offerto la chiave per un racconto parallelo, una “traduzione” dell’anima di Appius.

    L’opera realizzata per la cantina è stata scomposta in dieci frammenti, diventati etichette in resina per un’edizione limitata e speciale di Appius 2019. Un connubio tra vino e arte contemporanea che va oltre la funzione e si fa esperienza sensoriale e culturale.

    In un mondo che spesso corre veloce, la nuova cantina di Appius è un invito a rallentare, ad ascoltare, ad assaporare. Un esempio raro di come l’architettura possa tradurre un’idea di vino in uno spazio vivo, dove ogni dettaglio – dai serbatoi alle luci, dalle bottiglie all’opera d’arte – racconta la coerenza di un’identità.

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    Appius: dove il vino incontra l’arte e abita il tempo

    C’è un nuovo spazio nel cuore dell’Alto Adige, e non è solo una cantina: è una dichiarazione d’intenti, un gesto estetico, un invito alla contemplazione. La Cantina San Michele Appiano ha dato forma a un sogno che aveva preso vita più di dieci anni fa nella mente del suo storico enologo Hans Terzer: Appius, la cuvée simbolo di eleganza e visione, ha oggi il suo “tempio”.

    Inaugurata tra il 2023 e il 2024, la nuova cantina dedicata ad Appius è molto più di un luogo produttivo. È un ambiente immersivo, pensato per accogliere e raccontare, dove l’architettura si intreccia con la filosofia di un vino che guarda sempre avanti, ma senza mai perdere il senso del tempo. Un tempo lungo, profondo, fatto di affinamenti, di attese, di dettagli.

    Hans Terzer

    Il progetto, firmato dall’architetto Walter Angonese, si sviluppa a partire da spazi preesistenti, trasformati con rigore e sensibilità in una sala di circa 270 metri quadrati dominata da geometrie pulite e colori netti. Le pareti nere, rivestite in piastrelle ceramiche, dialogano con i riflessi caldi dei 14 serbatoi tronco-conici in acciaio satinato color bronzo: forme disegnate su misura, ispirate all’eleganza della bottiglia di Appius, ma con una funzione precisa – aumentare il contatto con i lieviti durante l’affinamento.

    Al centro, come un cuore silenzioso, una sala degustazione di 30 metri quadrati riceve la luce naturale da una finestra zenitale: qui, il contrasto tra il nero e il rovere chiaro racconta di equilibrio e profondità. Tutto intorno, le bottiglie delle annate precedenti disposte come opere d’arte: nero e oro, vetro e luce, tempo e materia.

    «Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse ispirante – spiega Jakob Gasser, attuale enologo della cantina – dove il vino potesse dialogare con il tempo e con la bellezza, in modo discreto ma intenso».

    Appius. Arte. Amore. Alto Adige.

    Non poteva mancare il gesto artistico. Una volta terminato il progetto architettonico, è nata l’idea di rendere ancora più forte il legame tra estetica e vino attraverso un’opera d’arte. La scelta è ricaduta su Robert Pan, artista bolzanino noto per le sue creazioni astratte in resina e pigmenti. Il suo linguaggio visivo – stratificato, vibrante, luminoso – ha offerto la chiave per un racconto parallelo, una “traduzione” dell’anima di Appius.

    L’opera realizzata per la cantina è stata scomposta in dieci frammenti, diventati etichette in resina per un’edizione limitata e speciale di Appius 2019. Un connubio tra vino e arte contemporanea che va oltre la funzione e si fa esperienza sensoriale e culturale.

    In un mondo che spesso corre veloce, la nuova cantina di Appius è un invito a rallentare, ad ascoltare, ad assaporare. Un esempio raro di come l’architettura possa tradurre un’idea di vino in uno spazio vivo, dove ogni dettaglio – dai serbatoi alle luci, dalle bottiglie all’opera d’arte – racconta la coerenza di un’identità.

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    Consorzio Asti DOCG: al via la prima sperimentazione sulle varietà aromatiche resistenti (PIWI) in piemonte

    Individuare soluzioni innovative per mantenere la produzione di qualità e tipicità coniugandole con la sostenibilità ambientale. È questo l’obiettivo del progetto sperimentale avviato dall’Istituto di Istruzione Superiore Umberto I di Alba in collaborazione con il Consorzio Asti Docg. Lo studio mira a valutare le potenzialità viticolo-enologiche di varietà aromatiche resistenti alle principali malattie fungine, con un approccio rispettoso dell’ambiente e, al tempo stesso, dell’identità produttiva territoriale.
    “I cambiamenti climatici ci impongono di ripensare l’intero approccio produttivo anche nel nostro settore – afferma Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg –. In Piemonte, finora, non erano mai state studiate varietà aromatiche resistenti. Come Consorzio, abbiamo quindi deciso di partecipare attivamente a questo progetto, mettendo a disposizione il nostro know-how sul vitigno Moscato Bianco. Solo attraverso la ricerca possiamo infatti individuare soluzioni tecniche innovative per una viticoltura sempre più avanzata e sostenibile.”
    L’attività di ricerca contempla la coltivazione di un campo di proprietà dell’Istituto individuato nel comune di Alba e uno di proprietà di un’ azienda socia dell’ente consortile. In entrambi i siti sarà presente il Moscato Bianco come varietà di riferimento, affiancato da varietà resistenti selezionate per la sperimentazione. La prima ad essere introdotta sarà il Muscaris (mediante la tecnica di sovrainnesto T-bud) mentre sono al vaglio studi per l’eventuale inserimento di altre varietà resistenti aromatiche. Dal 2026 e per tre anni, saranno eseguiti rilievi fenologici settimanali (dal germogliamento alla filloptosi), analisi produttive (fertilità in fioritura, produzione media per ceppo e peso medio dei grappoli) e rilievi fitosanitari per monitorare la resistenza a peronospora, oidio, botrite, giallumi infettivi e fitoplasmosi. Ogni varietà sarà testata su 50 piante sovrainnestate, con aggiornamenti annuali delle schede tecniche e della planimetria sperimentale. La vinificazione sarà condotta secondo un protocollo standard per vino bianco fermo, al fine di valutare le caratteristiche organolettiche delle varietà in prova.
    Al termine del progetto e sulla base di risultati ottenuti, si potrà procedere con la presentazione della domanda di iscrizione dei vitigni resistenti aromatici tra quelli eventualmente autorizzati alla coltivazione in Piemonte. More