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    Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2022/23

    Riprendiamo oggi una analisi a mio parere piuttosto interessante che si basa sui dati pubblicati da Area Studi Mediobanca, ossia il confronto tra il settore del vino e quello delle bevande (alcoliche e non) italiane, per quanto riguarda tutta una serie di indicatori economico-finanziari.
    Avvertenze: l’analisi arriva al 2023 per le bevande e ancora al 2022 per il vino (salvo per che per le vendite) e andiamo indietro di circa 10 anni (anche se potremmo raddoppiare!). Secondo, l’analisi include tutto il settore vino e quello senza le cooperative, che è secondo il mio parere quello da guardare.
    Bene, cosa si ricava dal post? Direi quanto segue. Primo, che la crescita del settore del vino e di quello delle bevande è stata equivalente nei 10 anni, anche se il settore del vino è stato meno influenzato nel periodo del Covid. Nel periodo più recente, le aziende vinicole sono cresciute meno di quelle delle bevande, probabilmente per la loro maggiore esposizione alle esportazioni, che sono rallentate in modo importante. Secondo, i margini di profitto delle aziende vinicole sono migliorati rispetto al passato, sia in valore assoluto sia rispetto a quelli del settore delle bevande. Il valore dell’eccellenza del vino italiano comincia a filtrare nei dati economici. Dall’altro lato, fare vino richiede più investimenti che fare bevande e dunque quando si passa dai margini di profitto (quanto si guadagna rispetto a quanto si vende) al ritorno sul capitale (quanto si guadagna rispetto a quanto si investe) il confronto diventa più sottile, anche se lo svantaggio storico delle aziende vinicole sembra non vedersi più. Infine, la struttura finanziaria delle aziende vinicole è migliorata in proporzione a quello del settore delle bevande nel corso degli anni.
    Bene passiamo a una analisi dei dati corredata da grafici e tabella riassuntiva.

    Il settore delle bevande analizzato da Mediobanca ha chiuso il 2023 con un fatturato del 27% superiore a quello del 2019, quindi “pre-Covid” rispetto a un incremento del 21% delle vendite delle aziende vinicole, sempre recensite dal rapporto di Area Studi Mediobanca. Tale differenza si è creata da un’uscita più veloce dal Covid per le bevande (che avevano peraltro subito un impatto negativo più marcato). Per il 2023 le bevande sono cresciute del 4% contro un dato stabile per il settore vinicolo.
    I margini sono in miglioramento per il settore vinicolo, anche se mancano i dati 2023. Prima del Covid le aziende vinicole (ex cooperative) avevano un margine del 9.2%, erano al 9% nel 2022, quando invece il settore bevande era passato dal 7.2% al 6.2% (prima di recuperare al 7.2% nel 2023).
    Il ritorno sul capitale vede ancora il settore bevande avvantaggiato, in un contesto di ritorni calanti durante il periodo del Covid. Le bevande erano al 7.5% nel 2022 contro il 7.2% delle aziende vinicole e hanno recuperato 1 punto nel 2023. Riteniamo lo stesso non sia capitato alla aziende vinicole.
    Infine, il rapporto di indebitamento, debito su EBITDA (o MOL). Qui il trend è più chiaro: le aziende vinicole erano più indebitate (circa 2x contro 1.5x per le bevande) nel 2019, il rapporto è perfettamente allineato a 1.6x nel 2022.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – dati Mediobanca – aggiornamento 2023

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

    Seconda puntata dell’elaborazione dei dati del rapporto Mediobanca sulle principali aziende italiane, che include le aziende con oltre 100 milioni di fatturato. Oggi ci concentriamo su qualche indicatore più particolare, come il capitale investito, i margini e il ritorno sul capitale. Nel 2023 si sono realizzate alcune aggregazione aziendali che hanno spostato un po’ l’asticella per alcune aziende, come Antinori e Argea. Nei dati aggregati a fronte di una crescita delle vendite del 5%, il valore aggiunto è cresciuto dell’8%, l’utile operativo del 6%, mentre l’utile netto è calato del 15%. Vari fattori sono da considerare, quali acquisizioni non completamente consolidate, aumento del costo del debito (e maggiore debito, +23%), ammortamenti delle differenze di consolidamento e via dicendo, per spiegare il calo degli utili.
    Non è sicuramente la fotografia del settore (quella invece la dà il rapporto Mediobanca di aprile), ma di quella parte del settore in cima alla piramide che sta portando avanti le aggregazioni aziendali. Antinori resta il punto di riferimento in quanto a margini di profitto e entità del capitale investito, mentre perde qualche punto in termini di ritorno sul capitale, dove continua ad eccellere Santa Margherita.
    Passiamo ai dati di dettaglio, inclusi grafici e il grafico animato dell’evoluzione del capitale investito.

    Le 24 aziende vinicole incluse nel campione di quest’anno (oltre 100 milioni di fatturato) hanno generato un utile operativo di circa 400 milioni di euro, che corrisponde a un margine del 7% sul fatturato (le cooperative sono comprese nel calcolo). Il capitale investito è invece cresciuto del 10% a 7.2 miliardi di euro il che determina un ritorno del 5.6% circa.
    Come dicevamo sopra Antinori primeggia sia per utile operativo in valore assoluto, che per margine sulle vendite e capitale investito mentre viene penalizzata quando si guarda al ritorno sul capitale, dove aziende meno integrate verticalmente, come Santa Margherita, sono meglio posizionate.
    Se guardiamo alla dinamica dell’utile operativo su un orizzonte di 5 anni e restringiamo il campo alle grandi aziende, IWB a +22% annuo e Argea a +12% sono certamente da evidenziare, mentre in valore assoluto Antinori, Santa Margherita e Frescobaldi (che tra l’altro cresce dell’11% annuo dal 2018…) restano in vetta.
    In termini di capitale investito, Antinori è arrivata a una scala completamente diversa rispetto alle altre aziende. La somma del capitale proprio e dei debiti finanziari del rapporto Mediobanca dice 2.1 miliardi circa 4 volte il livello delle altre aziende che arrivano intorno a 500 milioni di euro.
    Questo elevato capitale investito (da legare alle recenti acquisizioni, quella americana in particolare) ha però un impatto negativo sul ritorno sul capitale, che per Antinori “torna nella media” tra il 5% e 6%, quando Frescobaldi resta intorno al 10% e Santa Margherita viaggia sul 14%.

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    Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2023 – fonte: Area Studi Mediobanca

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

    Grazie ai dati di Area Studi Mediobanca, integrati con qualche bilancio scaricato, presentiamo oggi la graduatoria delle maggiori aziende vinicole italiane per fatturato e, ancora più rilevante, per valore aggiunto. Rispetto agli scorsi anni, il rapporto di Mediobanca ha un “taglio” a 100 milioni invece che a 50 milioni di fatturato, il che implica un accorciamento della nostra classifica da circa 30-35 a 25 aziende.
    Fatta questa premessa, cosa ci dice questa classifica? Sicuramente che il settore si sta consolidando, grazie ad alcune aziende come Argea, Italian Wine Brands e Mack & Schuhle. Oggi abbiamo 24 aziende con oltre 100 milioni di fatturato. Lo vediamo anche dalla crescita del fatturato di queste aziende, +5%, che è chiaramente superiore al trend organico del 2023.
    Dobbiamo anche sottolineare che per la prima volta un’azienda italiana ha fatto un grosso investimento fuori dall’Italia: Antinori con Stag’s Leap Wine Cellar ha ulteriormente rafforzato la sua posizione di principale azienda italiana del settore in termini di valore aggiunto, pur con un significativo incremento del debito.

    La classifica del fatturato vede dunque primeggiare CantineRiunite/CIV/GIV come al solito ma ritrova Argea e Italian Wine Brands come numero due e numero tre. Quella del valore aggiunto (a mio parere, la vera classifica…), dopo Antinori trova nel 2023 Santa Margherita, Cantine Riunite/CIV/GIV e Frescobaldi, essenzialmente senza variazioni rispetto al 2022.
    Passiamo a un commento più dettagliato con tutte le tabelle e i grafici animati.

    Il cumulato delle principali 25 aziende vinicole italiane ha registrato un fatturato di 5.7 miliardi di euro, +5% sul 2022, con un valore aggiunto cumulato di circa 1.18 miliardi di euro, cresciuto dell’8% sul 2022 per un margine del 21%.
    Rispetto all’anno scorso si aggiunge nella classifica Mack & Schuhle, la Cantina Sociale di Soave ha cambiato nome in Cadis 1898 e abbiamo aggiunto di nostra iniziativa ai dati originali di Mediobanca Tenute Piccini, oltre che alle solite Santa Margherita e Lunelli.
    In termini di fatturato, le crescite più importanti tra le grandi aziende nel 2023 sono quelle di Antinori (+9%) e Italian Wine Brands (+10%) entrambe legate alle acquisizioni che hanno realizzato, mentre “entrano” nel club delle aziende con oltre 200 milioni di fatturato Mack & Schuhle e Collis Veneto WG con crescite di fatturato molto significative grazie alle aggregazioni che stanno realizzando.
    Il valore aggiunto è però la classifica che più considero veritiera per definire la rilevanza delle aziende. L’aspetto commerciale (vendite) è importante ma la dimensione “industriale” di un’azienda si misura con quello che “aggiunge” al prodotto, ossia il valore aggiunto, cioè il fatturato meno tutte le componenti che sono state acquistate all’esterno. In questa classifica regna incontrastato il gruppo Antinori (perché così dovremmo ormai chiamarlo) con 225 milioni, poi Santa Margherita con 120 milioni, Cantine Riunite con 119 e Frescobaldi con 93. I “consolidatori” del settore Argea e IWB sono quinto e sesto, con 89 e 63 milioni rispettivamente.
    Vi lascio ai dati.

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    I risultati delle aziende produttrici di spumante – dati 2022 – aggiornamento Mediobanca

    Le aziende vinicole italiane specializzate nella produzione di vini spumanti (56 nel rapporto attuale) hanno continuato a crescere più del campione totale di Mediobanca anche nel 2022 (ossia +17% contro +9%) ma hanno subito in maniera più marcata le pressioni inflazionistiche, tanto che il margine (pur partendo da un livello leggermente più basso) è sceso in maniera più marcata (5.3% contro 5.9% del campione totale). Alla fine dei conti, a livello operativo le cose vanno addirittura peggio che per il campione generale (-4% contro il -1% del campione totale) anche se il debito è sceso, mentre quello del campione è rimasto sostanzialmente stabile, ma chiaramente con una crescita tanto marcata delle vendite forse ci si sarebbe aspettato qualcosa di meglio. Anche perché, nel 2023 si assisterà alla normalizzazione della componente estera, che rimane in termini di peso al di sotto del campione generale (42% del totale contro 51%). Ma entriamo più nel dettaglio con ulteriori grafici di confronto e la tabella riassuntiva.

    Le vendite del campione Mediobanca delle aziende spumantistiche crescono del 17% a 3 miliardi di euro, con un +17% per le vendite estere a 1.25 miliardi e +16.5% per le vendite italiane a 1.74 miliardi di euro.
    I margini come dicevamo sono calati più che per il campione totale. In particolare, il valore aggiunto cala di 2 punti percentuali dal 17% al 15%, livello più basso dal 2013 a questa parte, per una crescita in valore assoluto soltanto del 2%. Con un costo del personale in salita del 6% (e gli occupati che crescono da 3241 a 3423) e ammortamenti a +2%, l’utile operativo cala del 4% a 157 milioni di euro per un margine del 5.3% (6.4% lo scorso anno). I maggiori oneri finanziari (+21%) e tasse stabili appesantiscono poi l’utile netto, in calo del 9% a 124 milioni, dopo il record di 137 del 2021.
    A livello finanziario, il debito scende da 480 milioni a 455 milioni, il che implica una leva finanziaria stabile sul MOL a 1.8 volte e un miglioramento del rapporto debito su patrimonio dal 24% al 21%. Gli investimenti del comparto spumantistico sono leggermente calati nel 2022 a 125 milioni (134 nel 2021) per un peso sul fatturato del 4% contro il 5% dell’anno scorso.
    Il ritorno sul capitale delle aziende spumantistiche scende dunque dall’8.2% al 7.5%, riportandosi sul livello del 2020.

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    I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) 2022 – aggiornamento Mediobanca

    Eccoci alla seconda puntata dell’analisi dei dati del rapporto sul settore del vino prodotto dall’Area Studi Mediobanca, che ringrazio di aver condiviso. Le aziende vinicole italiane (ex cooperative) hanno generato un fatturato di 6.3 miliardi di euro nel 2022 e, per via della maggiore esposizione alle esportazioni (56%, contro il 39% delle cooperative) che sono cresciute di meno delle vendite italiane, hanno avuto una crescita del 7%. L’andamento dei margini è abbastanza sovrapponibile a quanto detto riguardo al campione totale: l’inflazione ha eroso i margini, circa 60-70 punti base, gli oneri finanziari sono cresciuti (+15%) per l’aumento dei tassi di interesse, l’utile netto scende del 10% rispetto al risultato eccezionale del 2021. Gli investimenti sono comunque cresciuti del 14% e sono stati quasi completamente riassorbiti dall’autofinanziamento, visto che il debito è rimasto stabile. Il 2023 sarà un anno nuovamente “difficile” dal punto di vista finanziario, visto lo stallo delle esportazioni e un mercato italiano comunque in crescita, ma molto meno del 2022. Sarà però un anno in cui si vedrà un graduale incremento dell’esposizione estera delle nostre aziende, non in termini di export ma di acquisizioni di aziende vinicole all’estero, una buona notizia per il processo di internazionalizzazione. Bene, per ulteriori dettagli e una tabella riassuntiva dei principali numeri vi invito a proseguire nella lettura del post!

    Le vendite delle aziende vinicole italiane crescono del 5.5% all’estero (3.5 miliardi) e dell’8.7% in Italia a 2.7 miliardi di euro.
    Nel 2022 il valore aggiunto cresce del 5% a 1.4 miliardi di euro, con una erosione del margine dal 23.2% al 22.7%, che si allarga a livello di margine operativo lordo, sceso dal 14.4% (livello record) al 13.7% per via dell’aumento del costo del personale del 9% (di cui +3.5% numero di addetti). Il MOL cresce del 2% a 857 milioni, mentre l’utile operativo è a +0.8% a 565 milioni.
    L’aumento degli oneri finanziari e degli oneri non ricorrenti sono poi la causa del calo dell’utile netto cumulato delle aziende, passato dai 405 milioni di euro record del 2021 a 362 milioni di euro.
    Queste 153 aziende hanno investito nel 2022 340 milioni di euro, il 14% in più del 2021, con un accenno alla ripresa del ciclo di investimenti, mentre hanno occupato 11233 addetti, 381 in più rispetto al 2021.
    Dal punto di vista finanziario, l’indebitamento è quasi stabile a 1.37 miliardi di euro, mentre il patrimonio netto cresce del 5% e il capitale investito del 4.9% a 8.5 miliardi di euro. Ne risulta un ritorno sul capitale investito del 7.3% (7.7% nel 2021) e un ROE (utile netto su patrimonio netto) intorno al 5%, in calo rispetto al 6% del 2021.

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    I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2022 – Rapporto Mediobanca

    Grazie alla cortesia degli esperti dell’Area Studi Mediobanca possiamo anche quest’anno analizzare il prezioso rapporto sul settore del vino (disponibile a questo link), con l’aggiornamento dei dati cumulati di 253 aziende vinicole che rappresentano il l’88% circa del comparto. I dati sono un anno in ritardo per via della disponibilità dei bilanci, e fanno quindi riferimento al 2022. Il quadro dell’anno è chiaro: recupero totale delle vendite perse nel periodo COVID (+9%), ma un forte impatto sui costi produttivi per via della fiammata inflazionistica che ha determinato una diluizione dei margini e, alla fine, utili inferiori al 2021 (solo marginalmente a livello operativo). Con investimenti quasi stabili in proporzione alle vendite (5%) e un indebitamento cumulato stabile, il rapporto debito/EBITDA è rimasto a circa 2.3 volte, il livello più basso da quando seguiamo il rapporto, a significare che le aziende vinicole italiane hanno spazio per investire (e Antinori, per esempio ma non solo, lo ha fatto con un sostanzioso investimento in USA). Il 2023 sarà un anno di transizione con vendite stabili (secondo il sondaggio di Mediobanca, che applica a una buona quota delle aziende) e, presumibilmente, costi che tornano sotto controllo. Mettendo tutto insieme, difficilmente il 2023 potrà mostrare significativi progressi. Proseguiamo l’analisi nel resto del post con numerosi grafici e dati riassuntivi.

    Il fatturato 2022 delle aziende vinicole italiane è cresciuto del 9% a 11.75 miliardi di euro, di cui 5.95 miliardi realizzato all’estero (+7%) e 5.8 miliardi in Italia (+11%). Risulta quindi un bilanciamento quasi perfetto tra vendite domestiche ed esportazioni, in linea con quanto visto negli ultimi 10 anni.
    Le pressioni inflazionistiche hanno avuto un forte impatto sui costi esterni (+10.5%), che hanno determinato una leggera diluizione del valore aggiunto, cresciuto del 4% e dunque sceso dal 19.6% al 18.6%. Con un costo del personale in crescita del 7%, il Margine Operativo Lordo è praticamente stabile in valore (+1%), con un margine calato dal 10.9% al 10.1%. Gli ammortamenti sono cresciuti del 4% portando a un leggero calo in valore assoluto dell’utile operativo, da 700 a 690 milioni.
    I maggiori tassi di interesse hanno determinato un forte incremento degli oneri finanziari (+21%), nonostante il debito sia rimasto praticamente stabile (2.7 miliardi di euro) e a completare il quadro la tassazione è leggermente cresciuta (dal 21.5% al 22%), come i componenti non ordinari. Alla fine dei conti, l’utile netto cala da 507 a 434 milioni, anche se va detto che il confronto era con un 2021 “eccezionale”.
    A livello finanziario e patrimoniale, il capitale investito cresce da 11.9 a 12.45 miliardi di euro (nonostante un miglioramento della gestione del circolante), con un debito stabile a 2.7 miliardi. Il rapporto con il patrimonio netto migliora, mentre quello con il MOL resta stabile a 2.3 volte, il livello più basso di sempre.
    Tutto considerato il ritorno sul capitale del settore è al 6% (contro il 6.3% del 2021), dato che però sconta il peso delle cooperative.
    Infine, gli investimenti sono stati 586 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto al 2021, a fronte di un fatturato cresciuto come dicevamo del 9% e di un MOL a +4%.

    Prossimo appuntamento l’analisi delle aziende italiane “a scopo di lucro”, quindi ex cooperataive e poi quelle specializzate nella produzione di spumanti.

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    Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati Mediobanca 2022

    Dopo qualche anno di pausa torniamo sul tema del debito delle aziende vinicole, come riportato da Mediobanca Research. In questo post, in particolare usiamo la differenza tra debito finanziario e attivo finanziario per dare un quadro più obiettivo della situazione “netta”. Ci riferiamo a due rapporti, oltre al valore assoluto: il debito su valore aggiunto (purtroppo non abbiamo l’EBITDA dai dati Mediobanca) e il debito su patrimonio. Nel primo caso abbiamo escluso le cooperative, vista la distorsione del valore aggiunto relativa al loro modello di business. Nel secondo abbiamo incluso anche le cooperative e vedrete che si posizionano decisamente su livelli più elevati delle aziende, anche in ragione del loro rischio inferiore di incorrere in perdite. Beh, che cosa ci dicono questi dati? Il debito netto di queste 29 aziende è rimasto stabile nel 2022 a circa 1.8 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto (di tutto il campione) è cresciuto da 1.1 a 1.2 miliardi e il patrimonio netto è passato da 4.8 a 5 miliardi di euro. Dunque, nel 2022 possiamo certamente concludere che la salute finanziaria del settore del vino è migliorata nel suo complesso. Avendo assistito a un paio di operazioni di consolidamento (fusione tra aziende), in parte pagate per cassa, trovate due aziende, IWB e Argea, abbastanza in alto nella classifica del rapporto tra debito e valore aggiunto, oltre alle due aziende detenute in parte o completamente dai fondi di private equity, Fantini Wine Group e Zonin. Passiamo a un breve commento dei dati.

    I dati di Mediobanca Research mettono in cima alla classifica del debito Cantine Riunite a 250 milioni, Argea a 227 e Italian Wine Brands a 206 milioni. Per chiarezza e visto che analizziamo i bilanci di Argea e IWB anche singolarmente, questa definizione non corrisponde perfettamente alla posizione finanziaria netta contabile da noi calcolata, che rispettivamente è di 122 e 147 milioni di euro (incluso IFRS16 per la seconda).
    Se passiamo ai rapporti sul valore aggiunto troviamo IWB a 4.2 volte, Argea a 2.9, Fantini e Zonin a 2.8, Morando a 2.6 volte e Schenk a 2.5 volte. I rapporti di indebitamento sono comunque sostenibili, nell’ottica del tipo di attività svolta.
    Se invece ci rapportiamo al patrimonio netto, le cooperative risultano in proporzione più indebitate delle aziende. La Marca a 3x, con Mezzacorona e Cantine Riunite a 1.3x si accompagnano a Schenk e Morando.
    Bene, vi lascio alle tabelle e ai grafici. Buona consultazione.

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    Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – dati Mediobanca – aggiornamento 2022

    Dopo esserci occupati di chi fattura di più e di chi ha un maggior valore aggiunto continuiamo oggi la nostra analisi dei dati di Mediobanca Research scendendo nel conto economico. Analizziamo cioè chi fa più soldi, sia rispetto a quanto è il fatturato, sia rispetto a quanto è stato investito nell’azienda, almeno da un punto di vista contabile (talvolta le poste di bilancio derivano da rivalutazioni e non veri investimenti). Ad ogni modo, in queste classifiche ovviamente dovremmo escludere le cooperative, che sono in una posizione diversa, avendo come scopo la massimizzazione del ritorno per i soci attraverso il costo del venduto. Come vedete dal grafico qui sotto, chi “vince” dal punto di vista del rapporto tra utile (operativo) e vendite sono Antinori, Frescobaldi e Santa Margherita, mentre chi vince dal punto di vista del ritorno sul capitale sono Bottega, Santa Margherita di nuovo e Mionetto. Più in generale le aziende (30) che analizziamo nel rapporto hanno avuto un fatturato di 5.6 miliardi di euro, un valore aggiunto di 1.2 miliardi (il 21.8% delle vendite contro il 22.4% del 2021) e un utile operativo di 421 milioni, pari al 7.5% del fatturato, di nuovo leggermente sotto il 7.8% dell’anno scorso. Passiamo a una breve analisi dei dati, ricordandovi che nella sezione Solonumeri trovate i dati azienda per azienda degli ultimi anni.

    Se guardiamo ai margini, le aziende più verticalmente integrate ovviamente hanno i risultati migliori. Antinori guida con un valore aggiunto su vendite del 64% e un margine operativo del 33%, entrambi superiori al 2021 quando le rivalutazioni e l’impatto COVID (validi entrambi un po’ per tutti) avevamo determinato una diluuzione. Seguono Frescobaldi e Santa Margherita, con un margine operativo del 31% e 26% rispettivamente, poi si scende all’11% di Masi e qui troviamo tutti gli altri.
    Dal punto del ritorno sul capitale investito, non è più Antinori a guidare la classifica ma bensì Santa Margherita, che combina una forza commerciale importante con un livello di integrazione verticale inferiore, il che limita l’ammontare del capitale investito. Il suo ritorno sul capitale, salvo il 2020 è stato nell’intorno del 16-18% negli ultimi anni. Su un livello simile troviamo Bottega, che però ha dei numeri in valore assoluto piuttosto esigui. Ad ogni modo, nel 2022 è riuscita a generare 6.5 milioni di utile operativo con 41 milioni di capitale investito e quindi sta intorno al 16%. In doppia cifra in termini di capitale investito troviamo poi Mionetto, Frescobaldi, Pasqua, Villa Sandi e Schenk Italia.
    Vi lascio ai numerosi grafici e tabelle.

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