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    Francia – esportazioni di vino – dati primi 9 mesi 2024

    Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno, ma quasi per scherzo proprio in queste settimane vengono pubblicati i dati sulle esportazioni di settembre che sono piuttosto importanti. Oggi, in attesa di elaborare le tabelle ISTAT per l’Italia diamo un occhio a cosa sta succedendo in Francia con i dati di DISAR. Come sapete il contesto per l’export francese è stato molto negativo nel 2024. Diciamo che questi dati mostrano una graduale stabilizzazione ma nessuna vera ripresa. L’evoluzione estiva ha visto un luglio molto positivo (+11%), un irrilevante agosto in calo dell’8% e un dato stabile a settembre (+2%). Tutto dentro, avevamo commentato il dato semestrale a -9.7% in valore e -2.6% in volume, aggiungendo questo trimestre che ha chiuso a +2.5/3% in valore e volume arriviamo a un calo smussato del 6% a valore e (8.4 miliardi di euro) e a un quasi pareggio (-1%) per il volume (9.5 milioni di ettolitri).
    Come potete apprezzare dal grafico sopra, che mette Italia e Francia “a 100” a fine settembre 2021 per mostrare l’evoluzione comparata, anche durante i mesi estivi (manca settembre) l’Italia è andata leggermente meglio della Francia, con un’accoppiata “luglio-agosto” a +5% contro il +2.7% corrispondente per la Francia.
    Per quanto riguarda le categorie, sempre male lo Champagne (ancora in calo del 4%), in decisa ripresa nel terzo trimestre sia i vini di Bordeaux che quelli della Borgogna.
    Più dettagli con grafici e tabelle nel resto del post.

    Le esportazioni di vino francese a fine settembre toccano quota 8.36 miliardi di euro, per un calo del 5.8%, che si compone di un volume esportato giù dello 0.7% e un prezzo medio di export calato del 5% a 8.83 euro al litro.
    La principale determinate di questi dati è l’andamento dello Champagne, che resta il prodotto più importante (2.65 miliardi di euro), ma che continua a essere in calo anche nel terzo trimestre. A fine giugno l’export era a -17%, a fine settembre -12%, interamente spiegato dall’andamento negativo dei volumi (-13%) quando il prezzo medio tiene su un incredibile livello di 35 euro al litro.
    Sono migliori i dati di Bordeaux, in ripresa dell’11% nel terzo trimestre e dunque in calo un po’ meno marcato a fine settembre. Stiamo sempre parlando di -8% per 1.57 miliardi di euro, anche in questo caso principalmente legato ai volumi (-6% a 1.1 milioni di ettolitri).
    I vini di Borgogna “raddrizzano il tiro”, con un ottimo periodo estivo (+18%) e riportano il tasso di crescita al +6% nei 9 mesi (1.1 miliardi di euro) dopo il dato stabile di fine semestre.
    “Tutto il resto” è in calo del 2% a 3 miliardi di euro, con una stabilizzazione nel terzo trimestre (era a -3% a fine giugno).
    Vi lascio alla consultazione dei dati.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    La produzione di vino nel mondo 2024 – prima stima OIV

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    La produzione mondiale di vino 2024 scende tra l’1% e il 4% secondo i dati pubblicati da OIV a un livello di 227-235 milioni di ettolitri. Se i dati saranno confermati (mi pare non ci possano essere grandi sorprese a questo punto), si tratterebbe dell’annata meno produttiva probabilmente di sempre, o almeno dal 2001 a questa parte, ossia la serie di dati che ho a disposizione. Sulla media degli ultimi 10 anni significa l’11% in meno. I paesi che più contribuiscono a questo calo sono certamente la Francia, l’Italia e, in misura leggermente minore l’Italia, tutti tra il 10% e il 15% sotto la media storica, mentre nell’emisfero sud vanno segnalati i dati molto negativi del Cile e dell’Australia.
    Non è tutto negativo: visto l’andamento discendente dei consumi di vino una produzione di vino gradualmente calante dovrebbe consentire di mantenere l’equilibrio del mercato, soprattutto nella fascia dei vini di più bassa qualità. Purtroppo i dati di OIV sul consumo di vino sono aggiornati soltanto nella sessione di Aprile, dobbiamo quindi aspettare. Per ora occupiamoci dei dati che abbiamo a disposizione, con tabelle e grafici nel resto del post.

    OIV stima una produzione di vino 2024 tra 227 e 235 milioni di ettolitri (abbreviato a 231 nei nostri grafici), con un calo dell’1-4% sul 2023, già sotto media. La media produzione degli ultimi 10 anni (2024 compreso) è stata di circa 260 milioni di ettolitri e siamo quindi l’11% sotto.
    L’Europa a 27 ha prodotto second OIV 139 milioni di ettolitri, in calo del 3% e del 12% sotto la media storica. Spiccano i dati di Francia e Italia. In Francia la vendemmia è prevista a 37 milioni di ettolitri, il 23% in meno del 2023 e il 15% sotto la media.
    Per l’Italia OIV usa i dati previsti da Assoenologi che a sua volta fa riferimento alle dichiarazioni di produzione raccolte da Agea (ma dichiareranno tutti tutto? ISTAT ha delle stime molto più elevate…). Per l’Italia si prevedono 41 milioni di ettolitri, +7% sul 2023 ma il 14% sotto media. Un po’ meglio in Spagna dove i 33.6 milioni di ettolitri previsti sono il 18% sopra il terribile 2023 e il 10% sotto la media storica.
    Il resto del mondo vede gli USA in leggero calo ma in linea con la media storica e dei dati piuttosto negativi per tutto l’emisfero australe, dove i dati sono invece molto più “stabili”, avendo vendemmiato durante la nostra primavera. Il resto del mondo è a -1% sul 2023 e il 10% sotto la media storica. Sono molto negativi i dati dell’Australia a 10 milioni di ettolitri per il secondo anno del 16% sotto la media storica, mentre il Cile scende a 9.3 milioni di ettolitri, -15% e il 19% sotto la media storica.
    Vi lascio alle tabelle mentre vi ricordo che i dati finali del 2024 sono previsti ad aprile 2025.

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    Quanto costa produrre una bottiglia di vino? – studio Camera Agricola di Bordeaux 2022

    La camera di commercio di Bordeaux compila quasi ogni anno uno studio sui costi di produzione del vino, con dovizia di dettagli e per numerose tipologie di azienda vinicola, da quelle piccole (15 ettari, che usiamo oggi qui come riferimento) a quelle più grandi da 60 ettari, con una resa per ettaro di 50 ettolitri in convenzionale e 40 in biologico.
    Oggi proviamo a “semplificare” i dati per renderli più comprensibili, a fare un confronto tra i costi di produzione “bio” rispetto a “convenzionale” (risposta: 20% in più), a capire quanto pesano i costi di produzione del liquido rispetto al suo imballaggio (risposta: siamo quasi metà e metà) e a capire come si sono evoluti questi costi nel tempo (risposta: circa +10% tra il 2019 e il 2022).
    Ovviamente si tratta di uno studio su uno scenario particolare – azienda di 15 ettari coltivati metà a 1.5mt e metà a 1.8mt -, in una zona particolare – Bordeaux, dove la vigna è prevalentemente piana – con dei costi di produzione, in particolare il costo della vigna da ammortizzare su 25 anni di 42mila euro per ettaro (quindi non propriamente una vigna da grandi vini…).
    Bene, la conclusione è che una bottiglia di vino nel 2022 costa 3.2 euro in viticoltura convenzionale e 3.9 euro in viticoltura bio, in entrambi i casi con 1.5 euro per il costo di imbottigliamento (oltre al vetro e via dicendo). Di nuovo, se invece di 42mila euro a ettaro mettessimo 1 milione a ettaro di costo della vigna da ammortizzare, il costo implicito della vigna salirebbe da 0.30 euro a bottiglia a 6 euro a bottiglia, con un conseguente costo totale per bottiglia in salita a 9-10 euro a bottiglia.
    Ulteriori dettagli con tutte le tabelle nel resto del post.

    La Camera Agricola della Gironda pubblica questo studio (link) quasi ogni anno.
    Per un’azienda di 15 ettari e una resa di 40-50 hl/ha in bio/convenzionale rispettivamente, la stima dei costi agricoli nel 2022 è di 1.3 euro a bottiglia per il convenzionale e 1.9 per il bio, cui si aggiungono costi di vinificazione di 0.4 e 0.5 euro a bottiglia rispettivamente, per un costo del vino di 1.7/2.4 euro. Quindi produrre un vino bio (considerando anche la minore resa) costa il 40% in più.
    Si aggiungono poi 1.5 euro per l’imbottigliamento e si arriva ai 3.2/3.9 euro di cui dicevamo sopra (ovviamente qui il costo è uguale per bio e convenzionale).
    Se lo guardiamo nel tempo consultando gli studi del passato (quasi completamente sovrapponibili), nel 2019 il costo del liquido era di 1.6/2.3 euro, passando a 1.7/2.4 nel 2022, quindi con un aggravio di costo piuttosto moderato del 6-7% su un arco temporale di 3 anni.
    I costi invece sono aumentati molto di più sulla parte “secca”, passando per l’imbottigliamento da 1.25 euro a 1.48 euro per bottiglia, con un aggravio quindi del 18%, il che determina il paradosso che per un vino “base” come può essere quello considerato in questo studio, il costo dell’imballaggio arriva quasi alla metà del totale!
    Vi lascio alle tabelle, di nuovo con l’avvertenza di prendere questi dati “con le molle”. Se il costo di imbottigliare una bottiglia di Barolo può essere molto simile a quello considerato in questo studio (anche se su tappi e bottiglie ci sono diverse scelte da fare…), il costi impliciti della vigna, le rese, i costi del suo trattamento (pensiamo a colline o montagne) possono essere differenti.

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    Vranken Pommery – risultati primo semestre 2024

    In un semestre molto difficile per le esportazioni di Champagne, Vranken Pommery ha ceduto circa il 7% del fatturato con un leggero calo anche in Francia ma è riuscita a migliorare i margini, frutto della strategia di premiumizzazione soprattutto sul marchio Vranken Pommery, oltre che grazie alla riduzione delle perdite della divisione vini fermi (“vini delle sabbie e della Provenza”). Il problema dell’azienda resta l’elevato indebitamento (730 milioni alla fine di giugno compreso di un piccolo impatto da IFRS16), più elevato del valore del magazzino, che si è tradotto in un significativo incremento degli oneri finanziari.
    Alla fine, la situazione classica delle aziende della Champagne, primo semestre in perdita e secondo semestre in utile, si è ripresentata anche questa volta. Le prospettive non sono rosee, anche se la situazione viene “parafrasata” dicendo dopo la forte crescita post-Covid ci si attende una normalizzazione dell’attività. Se mettessimo insieme un secondo semestre stabile con il progresso del primo semestre, Vranken Pommery potrebbe comunque centrare un buon miglioramento a livello operativo, mentre gli oneri finanziari non dovrebbero scendere (nonostante l’evoluzione positiva dei tassi di interesse) a causa della struttura del debito, che è stata girata sul tasso fisso.
    Grafici e tabella riassuntiva sono nel resto del post, compreso un ulteriore commento.

    Le vendite calano del 7% a 110 milioni di euro, con la Francia a 41 milioni e -3.5%, l’Europa a 41 milioni e -9% e il resto del mondo a 28 milioni e -8%.
    Dal punto di vista dei prodotti, lo Champagne cala del 6% a 104 milioni mentre i vini fermi sono in calo del 19% a 6 milioni di euro.
    A livello operativo il margine EBITDA migliora dal 16% al 21%, ossia da 19 a 23 milioni, trascinando l’utile operativo al 14% per un totale di 15 milioni. Tutti gli utili provengono dalla Champagne (15 milioni, margine 15%), ma anche la divisione vini fermi riduce la perdita del primo semestre.
    Con oneri finanziari in crescita da 13 a 16 milioni, il progresso dell’utile operativo scompare in fondo al profitti e perdite, che segna una perdita di circa 2 milioni.
    A livello finanziario, il debito sale a 730 milioni, 711 prima di IFRS16, +28 milioni da giugno 2023. L’azienda ha pagato dividendi per 7 milioni nel periodo (nel secondo semestre 2023). Gli investimenti sono stati di 10 milioni, in leggero calo sui 12 milioni del primo semestre 2023, mentre un impatto negativo lo ha sortito l’incremento del capitale circolante (fattore stagionale) che è stato di 39 milioni, contro i 22 milioni del semestre 2023.

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    Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2023

    Eccoci all’appuntamento annuale con il post sul commercio mondiale dei vini sfusi. Cominciamo subito con le conclusioni. Se il mercato del vino è statico o in leggero calo, il mondo dei vini sfusi lo è certamente di più, sia nei volumi, che stimiamo essere intorno ai 32 milioni di ettolitri (oltre 40 preCovid), che nel valore, sceso dai 3.2-3.3 miliardi di euro degli anni immediatamente precedenti al Covid agli attuali 2.4 circa. I protagonisti di questo mercato sono gli spagnoli, con quote di mercato crescenti, al di sopra del 20% negli ultimi due anni, seguiti da Italia, Australia e Nuova Zelanda con il 12% circa ciascuno. Questi 4 paesi fanno dunque oltre la metà del totale e per arrivare ai due terzi basta aggiungere il 10% del Cile.
    Passiamo a un commento più in dettaglio con tabelle e grafici, tratti dai dati di UN Comtrade.

    In base ai dati di 93 nazioni, le esportazioni mondiali di vino sfuso sono state circa 2.4 miliardi di euro, in calo del 10% a valore rispetto al 2022 e del 7% annuo dal 2018 a questa parte.
    In volume i calcoli sono più difficili per la mancanza dei dati corretti di alcune nazioni importanti per questo prodotto, come il Cile. Se facciamo una somma dei dati presenti arriviamo a 30 milioni di ettolitri. Con un dato più sensato del Cile, siamo intorno ai 32 milioni. Ugualmente il 2022 mancava dei dati di Francia e Sud Africa, insieme intorno 3.5 milioni di ettolitri, oltre a qualcosa del Portogallo. Se quindi prendiamo un dato 2022 “completo”, saremmo arrivati a circa 34 milioni di ettolitri contro 37 del 2021 e circa 41-42 del 2019. Quindi il 2023 dovrebbe essere stato in calo del 6-7% circa, 32 contro 34.
    Dominatore assoluto è la Spagna, con 514 milioni di euro nel 2023, ossia il 21.5% del totale e 11.4 milioni di ettolitri, quindi circa il 35-36% del volume totale. Anche gli spagnoli sono in calo, del 4-5% annuo in valore e del 3% in volume.
    Ci sono poi Italiani e australiani con circa 4 milioni di ettolitri, dato stabile negli anni per l’Italia, in calo per l’Australia. I valori sono simili, 300 milioni per l’Italia (stabile sul 2022, -6% annuo sul 2018) e 280 per l’Australia (-8% sul 2022 e -6% annuo).
    Insieme c’è la Nuova Zelanda che è un po’ l’esportatore di vini sfusi di lusso, nel senso che i 296 milioni di euro di export (-13% sul 2022, ma in crescita rispetto al 2018) si confrontano con un volume di soltanto 1.1 milioni di ettolitri, il che indica un prezzo medio di esportazione quadruplo rispetto a quello italiano, che corrisponde a precise strategie di imbottigliamento nei luoghi di consumo, consentiti dai loro disciplinari.

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    Lanson BCC – risultati primo semestre 2024

    Il forte calo delle esportazioni di Champagne del primo semestre 2024 si ribatte ovviamente sui risultati delle aziende quotate ed esposte a questo segmento. Cominciamo oggi con Lanson BCC, che ha riportato un deciso calo delle vendite (-20%) e dell’utile netto (-68%) dopo un paio di anni in cui anche il primo semestre offriva dei buoni livelli di profittabilità.
    Altre due cose vanno sottolineate. La prima è che questi dati pur in forte calo sono molto meglio dei semestri pre-Covid.
    La seconda è che Lanson nel confronto 2024 contro 2023 ha fatto decisamente peggio del mercato, calato del 15% in volume (106 milioni di bottiglie), di cui -10% per la Francia e -18% per le esportazioni (sempre parlando di bottiglie). Lanson ha registrato vendite… -13% in Francia e -25% all’estero nonostante dica che il prezzo mix è migliorato, quindi togliendo quel contributo positivo probabilmente il gap è ancora più rilevante. Nulla si dice sulle prospettive, come al solito peraltro, salvo che essendo il secondo semestre i due terzi dell’anno delle vendite e la metà dei costi… le cose dovrebbero migliorare… passiamo ai numeri, con ulteriori commenti e grafici.

    Le vendite calano da 109 a 88 milioni di euro, di cui 42 in Francia, -13% e 46 all’estero, -25%. Le vendite estere sono scese molto pesantemente in Europa, a cui Lanson è molto esposta, da 49 a 35 milioni di euro, -28%, mentre nel resto del mondo il calo è inferiore al 10% con un recupero in Nord America.
    I costi sono pienamente sotto controllo. Anzi, il margine lordo di 50 milioni è il 57% delle vendite contro il 53% dell’anno scorso (quando in valore assoluto era 58 milioni), a dimostrazione che la strategia di migliorare il prezzo-mix funziona anche qui. I costi del personale e i costi esterni sono stabili o in leggero calo, il che porta a un EBITDA di 17 milioni, contro i 23 dell’anno scorso primo semestre, quindi -29%, e con un margine che scende dal 21% al 19%, ma comunque resta molto sopra quanto visto in passato.
    Gli oneri finanziari crescono per via dei maggiori tassi di interesse e si arriva in fondo con 4 milioni circa di utile netto.
    Dal punto di vista finanziario, il debito cresce (+39 milioni nei 12 mesi a 534 milioni) ma meno del magazzino (+57 milioni a 581 milioni). Nel corso del primo semestre Lanson ha pagato dividendi per 7.3 milioni, il 10% in più dell’anno precedente ma non ha riacquistato azioni sul mercato (2 milioni negli anni scorsi).
    Quindi in conclusione: un semestre difficile ma ancora buono se confrontato alla situazione pre-Covid.

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    Advini – risultati primo semestre 2024

    Il semestre difficile del mercato del vino si riflette anche sulle vendite di Advini, in calo del 2% rispetto al 2023. L’azienda francese ha però intrapreso un percorso molto ambizioso di taglio dei costi dopo gli orrendi risultati soprattutto della prima parte del 2023 e i primi risultati cominciano a vedersi. Il mix del fatturato verso le marche proprie cresce al 42% del totale (36% l’anno scorso), con un impatto favorevole sui margini di profitto, il controllo dei costi (personale stabile e servizi esterni “tagliati”) consente di recuperare oltre 1 milione di euro per un EBITDA semestrale che cresce da 7.4 a 9.0 milioni di euro. Siamo sempre sotto gli 11 di un paio di anni fa, ma i progressi si vedono. Anche il debito, uno dei grandi problemi recenti dell’azienda dopo tutte le acquisizioni, comincia a stabilizzarsi (anche se sale ancora un pochino).
    Le azioni di Advini restano intorno ai minimi storici, per un valore di borsa di 53 milioni di euro.
    Il management propone un quadro riassuntivo dove indica gli obiettivi e il loro raggiungimento… Advini è avanti sul taglio dei costi, in linea su tutti gli altri obiettivi. In conclusione, si prevede un secondo semestre in netto recupero.
    Passiamo a un breve commento dei dati.

    Le vendite calano del 2% a 138 milioni. Advini ritiene di essere andata molto meglio dei concorrenti nell’Europa del Nord e negli USA, mentre ha pagato pegno nel mercato francese (-9%). Il calo delle vendite si legge con un -1.6% organico e un -0.3% derivante dai cambi.
    I margini sono in recupero. Il margine “industriale” sale dal 36.6% al 37%, grazie all’incremento dei prodotti di marca, mentre il taglio dei costi consente anche un recupero in valore assoluto dell’EBITDA e dell’utile operativo. Quest’ultimo chiude a 2.6 milioni di euro contro il pareggio del semestre 2023.
    Purtroppo gli oneri finanziari salgono a 5 milioni (considerati il picco dal management) e il bilancio chiude con 2.5 milioni di perdita, comunque in calo rispetto ai 4.1 dell’anno scorso.
    A livello di struttura finanziaria, il debito sale a 175 milioni, rispetto a 167 dell’anno scorso a giugno e 174 a fine anno 2023 (tutti dati escluso IFRS16). A livello operativo la generazione di cassa è stata di 3.6 milioni (con un taglio importante degli investimenti e un controllo molto più stringente delle scorte), “mangiata” dai 5 milioni di oneri finanziari. Come dicevo, secondo il management siamo arrivati al punto di inversione del debito, che a fine giugno era a 11 volte l’EBITDA (12x a fine 2023). LEGGI TUTTO

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    Francia – produzione di vino – dati finali 2023 e stima 2024

    Dopo due anni di produzione sopra media che hanno anche contribuito a raffreddare l’ondata inflazionistica sui prezzi dei grandi vini, la produzione di vino francese è destinata a tornare sotto i 40 milioni di ettolitri nel 2024, precisamente 39.3 milioni di ettolitri. Questo dicono le previsioni di Agreste appena aggiornate. Per coloro che si pregiano dei primati di produzione quantitativa si può dire che la leadership francese sugli ettolitri prodotti è durata soltanto un anno, il 2023 e che nel 2024 l’Italia è destinata a riprendersi il primato. Va sempre ricordato che il valore per ettolitro del vino francese è all’esportazione circa 940 per ettolitro nel 2023, contro 362 di quello italiano, quindi un rapporto 2.6 a 1. Diciamo che c’è chi conta e c’è chi pesa…
    Tornando ai nostri numeri di oggi, il calo della produzione è del 18% sul dato finale 2023 e dell’11% sotto la media degli ultimi 5 anni. Guardando i dati più in dettaglio bisogna sottolineare che una parte importante di questo calo riguarda il vino destinato alla distillazione di Cognac e simili, calato dal record storico di 12.7 milioni di ettolitri a 8.4 milioni di ettolitri (-8% sulla media storica). Oltretutto il rallentamento corrisponde anche al calo temporaneo della domanda di tali prodotti in Cina e USA. Se togliessimo questa parte e ci occupassimo soltanto del vino “da bere”, potremmo dunque dire che la Francia ha prodotto 31 milioni di ettolitri di vino, -12% sul 2023 corrispondente (35.2) e -9% sulla media storica (34).
    Ultima annotazione: la produzione di vino in Borgogna è tornata nel 2024 nella norma dopo il record assoluto del 2023, il che potrebbe essere un segnale moderatamente positivo per i prezzi di quei vini.
    Passiamo a una breve analisi dei dati con grafici e tutte le tabelle allegate.

    Il dato finale 2023 della produzione di vino in Francia è di 47.9 milioni di ettolitri, +4% sul 2022, spinto proprio dai vini atti a distillazione. È stata comunque una vendemmia molto ricca, caratterizzata soprattutto dal record produttivo della Borgogna (2.8 milioni di ettolitri) che è stato la chiave per la correzione dei prezzi dopo una corsa incredibile.
    Il 2024 si prevede un anno invece largamente sotto la media, particolarmente per la zona di Bordeaux, per la prima volta sotto i 4 milioni di ettolitri (anche grazie agli espianti), -16% sugli ultimi 5 anni, la Chartentes a 8.7 milioni di ettolitri (quasi tutti destinati alla distillazione), e il Sud-Est della Francia che è previsto produrre solo 4.4 milioni di ettolitri, il 14% sotto la media dei 5 anni. La Borgogna torna a 2.1 milioni, il 5% sotto la media, mentre per la Champagne siamo sui 2.7 milioni di ettolitri, meno 16% sul 2023 ma comunque sopra la media dei 5 anni, caratterizzata da una vendemmia particolarmente povera nel 2021.
    Vi lascio ai dati e alle tabelle.

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