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    Canada – consumi e mercato del vino, dati 2022/23

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    I dati 2022/23 pubblicati dall’ufficio statistico canadese sui consumi di bevande alcoliche non forniscono dati incoraggianti per il mondo del vino. Infatti, anche in Canada, unico degli unici mercati in cui il consumo di vino era in progressione, dopo la parentesi del Covid sembra aver imboccato il sentiero del lento declino. E questo andamento sembra vero non soltanto in valore assoluto (i consumi di vino sono tornati a 5 milioni di ettolitri nel 2022-23, dove stavano nel 2016-17) ma anche in termini relativi. La spesa in vino dei canadesi è in calo intorno al 30% della spesa totale per le bevande alcoliche, contro un dato degli ultimi anni del 31-32%.
    Per il resto le tendenze sono quelle che vediamo dalle altre parti. Se i dati in volume calano (-3% nel 2022-23) i dati in valore sono circa stabili (+0.6%), con un andamento positivo per gli spumanti, leggermente sopra la parti per i vini bianchi e in calo per i vini rossi. In questo specifico mercato, l’eccezione sembra i vini rosati, che dopo anni di crescita hanno mostrato un primo calo, su proporzioni del tutto marginali (3-4% del totale).
    Bene passiamo a un’analisi più dettagliata con le tabelle e tutti i grafici allegati.

    I consumi di vino in Canada nel 2022-23 sono stati di 5milioni di ettolitri, per un valore di 7.87 miliardi di dollari canadesi (che corrispondono a 5.3 miliardi di euro), per un valore al litro di circa 15.7 dollari o 10.5 euro, quindi un dato particolarmente elevato.
    La quota più importante ma in deciso calo è quella dei vini rossi, che rappresentano 3.95 miliardi, quindi il 50% del totale, -2.5% (ma ben di più in volume -5.5%!). I vini bianchi sono in crescita del 4% a 2.7 miliardi di dollari canadesi, a fronte di un calo dei volumi dell’1% circa.
    I vini spumanti sono in crescita del 6% a valore a 630 milioni, e del 2.5% in volume. I vini rosati sono 309 milioni, -3% contro un volume in calo del 7%.
    Le proporzioni tra vini locali e vini esteri non sono cambiate per i vini bianchi (38% locali, 62% importati, proporzioni a valore), crescono leggermente i locali nel segmento dei rossi (26% contro 25%, ma per qualche anno erano stati al 27-28%), mentre non sembrano prendere piede i vini spumanti locali. In questo caso il consumo dei prodotti esteri cresce fino a sfiorare il 90% del totale, contro circa l’85% di qualche anno fa.
    Buona consultazione!

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    Il valore dei vigneti in Italia per denominazione – dati CREA, aggiornamento 2023

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    Come forse avrete letto qualche settimana fa, il post sul valore dei vigneti è una “hit” del blog. Verso la fine dell’anno, l’istituto CREA pubblica questo tabellone con i valori minimi e massimi delle terre in Italia, da cui noi estraiamo da qualche anno la parte riservata ai vigneti. Molti dei valori sono gli stessi dell’anno precedente, alcuni vengono di tanto in tanto aggiornati. Il calcolo che viene fatto qui è calcolare la “media” della variazione dei prezzi per dare un’idea non solo dei valori ma di come si muovono nel tempo.

    Per il 2023, da questo calcolo si deriva un incremento del valore delle vigne dell’1.5% rispetto al 2022, quando si era registrato un incremento del 3.8%. Con dei tassi di inflazione rispettivamente del 5.7% (2023) e 8.1% (2022), si tratta dunque del secondo anno in cui nel loro insieme i vigneti italiani non tengono il passo con la perdita di valore della moneta. E lo vedremo ancora più nel dettaglio con l’altro post derivato da CREA, dove invece che analizzare i dati per denominazione vengono analizzati per area geografica.
    Entrando nello specifico, come sempre sono le zone delle Langhe, di Montalcino e di Bolgheri a registrare i valori più significativi. Sono stati fatti degli aggiornamenti significativi (+6/8%) nella denominazioni abruzzesi, Galluccio, Avellino e di Udine, in Sardegna del Cannonau e del Vermentino, nella zona dell’Etna e nella zona di Bolgheri, dove nel giro di tre anni il valore dei vigneti è arrivato al medesimo livello di quelli di Montalcino, secondo il rapporto.
    Passiamo a un’analisi più dettagliata con grafici e la tabella riassuntiva, che vi ricordo si trova anche su Solonumeri.

    CREA recensisce valori massimi e minimi delle transazioni di terre relative anche a circa 70 denominazioni o aree vinicole specifiche.
    Come scrivevamo, nel 2023 sono state aggiornate alcune denominazioni, con un incremento medio tra l’1% e il 2%.
    Se ci focalizziamo soltanto sul 2023, le variazioni più importanti riguardano Bolgheri (valore medio tra minimo e massimo incrementato del 33%), i colli orientali del Friuli (+13%), i vigneti del Brunello di Montalcino (+9%), quelli di Chambave in Valle d’Aosta (+8%) e poi quelli del Cannonau dell’Ogliastra, di Galluccio, delle colline del Calore (BN), tutti intorno al +7%.
    Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi 5 anni, le denominazioni (come definite da CREA) con l’incremento di valore più marcato sono state i Vigneti DOC Bolgheri (+80%), i vigneti DOC nella collina bresciana (leggi Franciacorta, +60%), i vigneti DOC Moscato nella zona di Canelli (+50%), i vigneti DOC superiore della Valtellina (+45%), i vigneti DOC nelle colline del Taburno (+33%), i vigneti Barolo DOCG bassa Langa di Alba (+33%) e i vigneti a nord di Trento (+30%).
    Se guardiamo invece ai vigneti più pregiati, espressi nei loro valori massimi troviamo i vigneti del Barolo (2 milioni per ettaro), poi quelli del Brunello di Montalcino e di Bolgheri (1 milione per entrambi), i vigneti dell’area di Caldaro (0.9 milioni) e quelli di Valdobbiadene (0.6 milioni).

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    Esportazioni di vino Italia – aggiornamento ottobre 2024

    I dati di ottobre sono un raggio di sole in un periodo pieno di nuvole per il settore del vino, che ha incominciato il 2025 discutendo delle possibili nuove norme americane sulle etichettature, delle conseguenze dell’inasprimento delle pene per l’abuso di alcol alla guida, tutti aspetti che potrebbero accelerare la tendenza calante del consumo di alcol.
    Le nostre esportazioni intanto crescono del 7% in ottobre, un mese importante e sostenuto da un peso stagionalmente sopra la norma degli spumanti, che sono cresciuti dell’11%. Il buon andamento e l’importanza “stagionale” di questo ottobre 2024 lo fanno il mese con le esportazioni più alte di sempre (837 milioni). Allargando lo sguardo al periodo “ultimi 12 mesi”, dove le nostre esportazioni crescono del 4%, penso sia interessante guardare il grafico sopra che vi dice da dove viene il miglioramento: USA, Canada e resto del mondo, intendendo per questo tutti i paesi secondari.
    Bene passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post con tutte le tabelle di dettaglio.

    Le esportazioni sono cresciute del 7% in ottobre a 837 milioni, portando il saldo da inizio anno a 6.75 miliardi (+5%) e il passo sugli ultimi 12 mesi al +4% per un valore di 8037 milioni di euro.
    Come potete apprezzare dalla tabella più sotto, ottobre è stato un mese positivo un po’ da tutte le parti, salvo che in Francia, dove le nostre importazioni stanno ritracciando pesantemente, anche a causa della crisi interna.
    Gli USA tengono il passo dei 10 mesi (+8%), la Germania resta intorno alla parità (+1% sui 10 mesi), il Regno Unito ha avuto un mese migliore, ma è anch’esso stabile se ci allarghiamo ai 10 mesi, mentre il Canada è in fortissima ripresa e con il +23% di ottobre si riporta sul livello a cui era arrivato (448 milioni annui) prima del forte calo degli ultimi due anni.
    Nello specifico delle categorie, i vini in bottiglia crescono del 5% in ottobre e portano il saldo da inizio anno a 4.4 miliardi di euro, +4%, mentre gli spumanti con il +11% di ottobre toccano quota 1.98 miliardi di euro e mantengono una velocità di crociera vicina al 10%, +9% per la precisione.
    Nel segmento degli spumanti il Prosecco continua a essere il principale fattore di crescita e rappresenta 1.5 degli 1.98 miliardi di export, mentre continua il calo degli altri spumanti DOP (-12%). Per gli spumanti resta impressionante il contributo positivo della Russia, dove da inizio anno le esportazioni sono cresciute del 60% a 101 milioni di euro, nuovo massimo storico per il paese.

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    Esportazioni di spumanti Italia – aggiornamento settembre 2024

    Le esportazioni italiane di spumante giungono nel periodo critico dell’anno con una buona velocità di crociera, +7/8%, come sempre trainate dal Prosecco che cresce dell’11% circa (sia sui 9 mesi che sugli ultimi 12 mesi) parzialmente compensato da un Asti stabile, dagli altri spumanti DOP ancora in calo (ma con qualche segnale di risveglio) e da un +5% per tutti gli altri prodotti della categoria. L’andamento è particolarmente incoraggiante se confrontato con lo Champagne, in calo nel medesimo periodo del 13% circa, ma anche degli spumanti spagnoli, in crescita di un più modesto 4%, sempre nei primi 9 mesi dell’anno.
    Le geografie che stanno supportando questa performance sono gli USA, in crescita del 15% nei 9 mesi e ormai di gran lunga il principale mercato (23-24% del totale) e la Russia che pur rappresentando soltanto il 5% del totale è nel corso del 2024 in crescita di oltre il 60%.
    Tutte le tabelle e ulteriori grafici nel resto del post.

    Le esportazioni di spumante toccano quota 1.7 miliardi nei primi 9 mesi del 2024, con una crescita dell’8% supportata dal +16% registrato nel solo mese di Settembre.
    Il Prosecco è in crescita dell’11% nei 9 mesi a 1.3 miliardi di euro (+20% in settembre), con USA (346 milioni sui 9 mesi, +14%), Francia (terzo mercato, 95 milioni, +12%), Belgio (quinto, 58 milioni, +12%) e Russia (sesto, 50 milioni, +67%) che apportano i contributi più importanti.
    L’Asti è stabile a 111 milioni di euro, grazie al contributo di Russia (+51%) e Regno Unito (+13%, terzo mercato). Il principale mercato di esportazione è la Lettonia, che nei 9 mesi è invece calato del 9% ma rappresenta comunque un valore di 20 milioni di euro. Il secondo mercato, gli USA sono in crescita del 4% a 12 milioni di euro.
    Gli altri spumanti DOP sono ancora in calo, anche se meno marcato dei mesi precedenti, -11% per 64 milioni di euro. Pesa il forte calo della Francia (-73%), ma tutti i principali mercati sono negativi, a partire dagli USA (-19% a 11 milioni di euro). Va detto che il mese di settembre preso singolarmente è andato meglio, +11%.
    Per tutti gli altri spumanti, che trattiamo come categoria residuale, l’andamento è leggermente positivo.
    Ultima annotazione: le nostre esportazioni continuano ad essere trainate da un forte effetto volume. Nei 9 mesi, si tratta di 4 milioni di ettolitri, +11%, di cui 3 sono Prosecco (+14%). Questo significa che l’effetto prezzo-mix è negativo per circa il 3% (4.28 euro al litro nei 9 mesi). L’unica categoria con un prezzo-mix positivo (+3%) è quella degli “altri spumanti DOP”.
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici

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    Esportazioni di vino Italia – aggiornamento settembre 2024

    Come avrete già letto, settembre è stato un ottimo mese per le esportazioni di vino italiano, con un incremento del 13% sull’anno precedente, quando però a loro volta le esportazioni erano calate del 10%. A loro volta le esportazioni erano poi cresciute lo scorso anno dell’8% in ottobre il che porrà un confronto difficile. Ad ogni modo, l’Italia “mette via” un incremento del 5% sui 9 mesi che visto quanto succede in Francia è un risultato piuttosto positivo. Sull’arco dei 12 mesi siamo saliti sopra la soglia psicologia degli 8 miliardi di euro, succede per la prima volta nella storia delle nostre esportazioni.
    La seconda buona notizia è che comincia a vedersi un “effetto prezzo”, 7% in settembre, 3% sui primi 9 mesi dell’anno: sarà gioco forza da questa componente che dovremo cercare di crescere nei prossimi mesi (e anni). Il mercato nordamericano è particolarmente vivace per il nostro vino (USA +13% e Canada +100%) anche se come dicevo sopra la base di comparazione era facile (-15/20% per entrambi). Da notare che anche sull’arco di 12 mesi il Canada ha superato la Svizzera ed è diventato il quarto mercato per esportazioni. Come al solito con la cadenza trimestrale analizzeremo poi le esportazioni di spumante, che procedono sempre ad un passo un po’ più spedito di quelle di vino fermo. Ulteriori grafici e tutte le tabelle nel resto del post.

    Le esportazioni di settembre crescono del 13% a 734 milioni di euro, portando il saldo 2024 a 5.9 miliardi di euro, +5% e quello degli ultimi 12 mesi a 8029 milioni, +4%.
    Il vino fermo in bottiglia sui 9 mesi accelera a +4% per 3.9 miliardi, quello spumante a +8% per 1.7 miliardi di euro, mentre gli altri prodotti, principalmente vino sfuso che qui trattiamo “per differenza” calano del 2% a 0.3 miliardi di euro.
    I principali mercati europei, Germania e Regno Unito, sono stabili sui 9 mesi, mentre cala del 3% la Svizzera. Gli USA e il Canada sono invece in recupero, +8% e +17% sui 9 mesi. Difficile dire se siano mosse che anticipano possibili dazi, visto che a settembre Trump non aveva ancora vinto…
    Da notare il continuo andamento molto positivo delle esportazioni verso la Russia, +25% in settembre, +63% sui 9 mesi e +22% sugli ultimi 12 mesi.
    Nel segmento dei vini in bottiglia fermi, tutti i principali mercati europei sono leggermente calanti, fatto salvo per l’Olanda che però è un mercato principalmente di transito e non di destinazione. Come dire che il vino fermo va bene soprattutto nei mercati extraeuropei, con un incremento del 7% in USA sui 9 mesi, 17% in Canada e 5% in Giappone.
    Vi lascio alle tabelle, appuntamento martedì sera con il focus sui vini spumanti.

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    Francia – esportazioni di vino – dati primi 9 mesi 2024

    Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno, ma quasi per scherzo proprio in queste settimane vengono pubblicati i dati sulle esportazioni di settembre che sono piuttosto importanti. Oggi, in attesa di elaborare le tabelle ISTAT per l’Italia diamo un occhio a cosa sta succedendo in Francia con i dati di DISAR. Come sapete il contesto per l’export francese è stato molto negativo nel 2024. Diciamo che questi dati mostrano una graduale stabilizzazione ma nessuna vera ripresa. L’evoluzione estiva ha visto un luglio molto positivo (+11%), un irrilevante agosto in calo dell’8% e un dato stabile a settembre (+2%). Tutto dentro, avevamo commentato il dato semestrale a -9.7% in valore e -2.6% in volume, aggiungendo questo trimestre che ha chiuso a +2.5/3% in valore e volume arriviamo a un calo smussato del 6% a valore e (8.4 miliardi di euro) e a un quasi pareggio (-1%) per il volume (9.5 milioni di ettolitri).
    Come potete apprezzare dal grafico sopra, che mette Italia e Francia “a 100” a fine settembre 2021 per mostrare l’evoluzione comparata, anche durante i mesi estivi (manca settembre) l’Italia è andata leggermente meglio della Francia, con un’accoppiata “luglio-agosto” a +5% contro il +2.7% corrispondente per la Francia.
    Per quanto riguarda le categorie, sempre male lo Champagne (ancora in calo del 4%), in decisa ripresa nel terzo trimestre sia i vini di Bordeaux che quelli della Borgogna.
    Più dettagli con grafici e tabelle nel resto del post.

    Le esportazioni di vino francese a fine settembre toccano quota 8.36 miliardi di euro, per un calo del 5.8%, che si compone di un volume esportato giù dello 0.7% e un prezzo medio di export calato del 5% a 8.83 euro al litro.
    La principale determinate di questi dati è l’andamento dello Champagne, che resta il prodotto più importante (2.65 miliardi di euro), ma che continua a essere in calo anche nel terzo trimestre. A fine giugno l’export era a -17%, a fine settembre -12%, interamente spiegato dall’andamento negativo dei volumi (-13%) quando il prezzo medio tiene su un incredibile livello di 35 euro al litro.
    Sono migliori i dati di Bordeaux, in ripresa dell’11% nel terzo trimestre e dunque in calo un po’ meno marcato a fine settembre. Stiamo sempre parlando di -8% per 1.57 miliardi di euro, anche in questo caso principalmente legato ai volumi (-6% a 1.1 milioni di ettolitri).
    I vini di Borgogna “raddrizzano il tiro”, con un ottimo periodo estivo (+18%) e riportano il tasso di crescita al +6% nei 9 mesi (1.1 miliardi di euro) dopo il dato stabile di fine semestre.
    “Tutto il resto” è in calo del 2% a 3 miliardi di euro, con una stabilizzazione nel terzo trimestre (era a -3% a fine giugno).
    Vi lascio alla consultazione dei dati.

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    Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2023

    Eccoci all’appuntamento annuale con il post sul commercio mondiale dei vini sfusi. Cominciamo subito con le conclusioni. Se il mercato del vino è statico o in leggero calo, il mondo dei vini sfusi lo è certamente di più, sia nei volumi, che stimiamo essere intorno ai 32 milioni di ettolitri (oltre 40 preCovid), che nel valore, sceso dai 3.2-3.3 miliardi di euro degli anni immediatamente precedenti al Covid agli attuali 2.4 circa. I protagonisti di questo mercato sono gli spagnoli, con quote di mercato crescenti, al di sopra del 20% negli ultimi due anni, seguiti da Italia, Australia e Nuova Zelanda con il 12% circa ciascuno. Questi 4 paesi fanno dunque oltre la metà del totale e per arrivare ai due terzi basta aggiungere il 10% del Cile.
    Passiamo a un commento più in dettaglio con tabelle e grafici, tratti dai dati di UN Comtrade.

    In base ai dati di 93 nazioni, le esportazioni mondiali di vino sfuso sono state circa 2.4 miliardi di euro, in calo del 10% a valore rispetto al 2022 e del 7% annuo dal 2018 a questa parte.
    In volume i calcoli sono più difficili per la mancanza dei dati corretti di alcune nazioni importanti per questo prodotto, come il Cile. Se facciamo una somma dei dati presenti arriviamo a 30 milioni di ettolitri. Con un dato più sensato del Cile, siamo intorno ai 32 milioni. Ugualmente il 2022 mancava dei dati di Francia e Sud Africa, insieme intorno 3.5 milioni di ettolitri, oltre a qualcosa del Portogallo. Se quindi prendiamo un dato 2022 “completo”, saremmo arrivati a circa 34 milioni di ettolitri contro 37 del 2021 e circa 41-42 del 2019. Quindi il 2023 dovrebbe essere stato in calo del 6-7% circa, 32 contro 34.
    Dominatore assoluto è la Spagna, con 514 milioni di euro nel 2023, ossia il 21.5% del totale e 11.4 milioni di ettolitri, quindi circa il 35-36% del volume totale. Anche gli spagnoli sono in calo, del 4-5% annuo in valore e del 3% in volume.
    Ci sono poi Italiani e australiani con circa 4 milioni di ettolitri, dato stabile negli anni per l’Italia, in calo per l’Australia. I valori sono simili, 300 milioni per l’Italia (stabile sul 2022, -6% annuo sul 2018) e 280 per l’Australia (-8% sul 2022 e -6% annuo).
    Insieme c’è la Nuova Zelanda che è un po’ l’esportatore di vini sfusi di lusso, nel senso che i 296 milioni di euro di export (-13% sul 2022, ma in crescita rispetto al 2018) si confrontano con un volume di soltanto 1.1 milioni di ettolitri, il che indica un prezzo medio di esportazione quadruplo rispetto a quello italiano, che corrisponde a precise strategie di imbottigliamento nei luoghi di consumo, consentiti dai loro disciplinari.

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    Esportazioni di vino Italia – aggiornamento agosto 2024

    Agosto è ovviamente un mese interlocutorio per le esportazioni di vino, dato che toccano il loro minimo stagionale, prima della stagione chiave culminante a ottobre e novembre con le spedizioni di vini spumanti per le festività.
    L’andamento di agosto non ha cambiato le carte in tavola. L’export è calato dell’1%, riducendo leggermente la velocità di crociera del 2024 al 4% e quella degli ultimi 12 mesi al 2%.
    Una sbirciatina ai dati dei cugini francesi ci dice che sul medesimo periodo di 8 mesi, le loro esportazioni calano del 7% (7.4 miliardi di euro, contro i nostri 5.2) e che il loro mese di settembre già disponibile fa +2%, riducendo il calo sui 9 mesi al 6%. Noi commenteremo questi dati giusto prima di Natale, visto che il calendario di Coeweb Istat dice 11 dicembre 2024 per l’aggiornamento.
    Vi introduco una nuova analisi, che vedete nel grafico sopra, che vi dice quanto sono le esportazioni correnti (ultimi 12 mesi) per paese rispetto al livello pre-Covid (2019, per semplicità). Dal grafico si intuiscono due cose: che sia nel post-Covid che negli ultimi mesi il traino dell’export italiano viene da USA e Canada che sono il 15-20% sopra i livelli pre-Covid. Secondo, che comunque in entrambi i casi le nostre esportazioni sono lontane dal massimo storico raggiunto in quei paesi.
    Tutte le tabelle per prodotto sono nel resto del post, con un ulteriore commento.

    Le esportazioni italiane di vino dei primi 8 mesi del 2024 toccano i 5.18 miliardi di euro, con un incremento di quasi il 4% sull’anno precedente, forti di un buon periodo estivo con luglio a +10% e agosto a -1%.
    Nello specifico i vini fermi in bottiglia sono in crescita del 3%, mentre i vini spumanti sono a +7%, in fase di accelerazione rispetto ai mesi precedenti. Gli altri prodotti (sfusi principalmente) hanno un leggero impatto negativo sul saldo, con un calo del 3%.
    Se guardiamo ai paesi, si sta riaprendo il gap tra Europa e Nord America, che non è necessariamente una buona notizia se arrivassero dei dazi dall’amministrazione Trump. Ad ogni modo, se continuiamo a guardare i dati degli 8 mesi, gli USA sono a +8% per 1.25 miliardi di euro – con il Canada a completare il quadro a +4% e 254 milioni, la Germania è a 765 milioni ed è stabile, lo stesso vale per il Regno Unito a 520 milioni, mentre la Svizzera e la Francia scendono del 3% e 5% rispettivamente.
    Infine uno sguardo ai dati degli spumanti, dove il Prosecco (+10% sui primi 8 mesi) continua a compensare la debolezza o stabilità delle altre categorie.

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