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    Vini Fossa Mala, la società Kanada SpA cede Cantina RR a Cantina Rauscedo

    Cambio di assetto per Fossa Mala, l’azienda vinicola di Fiume Veneto (PN) fondata nel 2003 dalla famiglia Roncadin (a capo dell’omonimo gruppo attivo nel settore agroalimentare). A un anno dalla divisione della società in due realtà distinte che si occupano di terreni e attività di cantina, la Società Agricola Fossa Mala (appartenente al gruppo Kanada SpA) ha ceduto l’azienda che si occupa dell’imbottigliamento, Cantina RR, a Cantina Rauscedo, società cooperativa che da oltre settant’anni produce vino nei territori di Rauscedo e Codroipo, sempre in provincia di Pordenone.A seguito dell’accordo siglato il 22 ottobre 2025, dunque, Cantina Rauscedo utilizzerà i macchinari destinati alle attività della cantina e verserà un affitto per l’uso degli spazi produttivi. La proprietà dei vigneti e dei terreni resta invece in capo a Fossa Mala.
    «Questa operazione – commenta Edoardo Roncadin per Fossa Mala – è stata studiata per garantire a Fossa Mala una crescita, in Italia e all’estero, che non potremmo sostenere con le sole nostre forze. La scelta di Cantine Rauscedo come partner per questo sviluppo è stata guidata da una comune visione di business e valoriale, fondata sulla volontà di costruire un futuro votato non solo all’espansione sui mercati, ma anche all’innovazione, alla valorizzazione del territorio e alla ricerca della qualità, secondo modelli virtuosi e sostenibili».
    «La collaborazione di Cantina Rauscedo con la famiglia Roncadin nasce da affinità e identità di vedute, nonché comportamentali, tra la proprietà e il management di Fossa Mala da una parte e il governo della Cooperativa dall’altra – commenta Antonio Zuliani di Cantina Rauscedo –. Questa è sicuramente un’operazione che guarda al futuro del territorio, con lo scopo di salvaguardarne le eccellenze e di conseguenza le aziende ivi insediate. Crediamo infatti che la qualità, intesa in senso moderno, si raggiunga con più azioni coordinate e congiunte, a partire dal vigneto fino ad arrivare alla gestione delle fasi di lavorazione del vino in cantina, che devono essere vigilate e certificate da soggetti esterni a tal fine abilitati».
    Cantina Rauscedo è una società cooperativa con 39 dipendenti e un fatturato di 35 milioni di euro, fondata nel 1951 a Rauscedo. Circa 300 soci, in gran parte sotto i 50 anni di età, vi conferiscono le uve del territorio. Nel 2013 alla sede storica si è unita anche la cantina di Codroipo, inaugurando un comune cammino basato su competenze, tecniche e tecnologie avanzate. Cantina Rauscedo ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di rinnovamento della struttura aziendale nell’ottica del raggiungimento di importanti obiettivi di sostenibilità. Questo ha portato a ottenere certificazioni internazionali per i due stabilimenti di Codroipo e Rauscedo, fra cui la certificazione SQNP (Rauscedo è stata fra le prime cantine a ottenerla tra Veneto e Friuli), così come l’assegnazione del parametro ESG da parte dell’Università Cattolica di Milano, ateneo con cui l’azienda ha collaborato per la stesura del bilancio di sostenibilità che uscirà con il bilancio di esercizio 2025.
    Fossa Mala è un’azienda vitivinicola a conduzione familiare di Fiume Veneto, con 10 dipendenti e 2,6 milioni di fatturato. Il presidente è Edoardo Roncadin, patron dell’omonimo Gruppo specializzato nella produzione di pizze e pinse surgelate e fresche. Nel vigneto della tenuta (36 ettari per 203mila viti), appartenente alla DOC Grave del Friuli, si raccolgono ogni anno 468 tonnellate di uva. Negli anni Fossa Mala, condotta da Katia Roncadin, ha ottenuto riconoscimenti importanti per i suoi vini: la medaglia d’argento nel Concorso mondiale Sauvignon 2019, (per il Sauvignon Fossa Mala 2017 – Friuli Grave Doc) e la medaglia d’oro a Mundus Vini Summer Tasting 2020 (per il Pinot Grigio Friuli Doc Grave). L’attenzione per l’ambiente è massima: nel 2011 Fossa Mala ha investito in un potente impianto fotovoltaico che soddisfa gran parte del fabbisogno energetico, producendo mediamente circa 380.000 kWh all’anno che vanno ad aggiungersi ad altre fonti di energia rinnovabile certificata. Fossa Mala ha inoltre ottenuto la certificazione “Friend of the Earth”, che promuove metodi di agricoltura e allevamento sostenibili sensibilizzando i consumatori. More

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    L’Antica Quercia celebra le 10 vendemmie di Su Alto Vino Frizzante Colfondo

    Con la vendemmia 2025, L’Antica Quercia celebra i dieci anni di Su Alto, il Colfondo prodotto per la prima volta nel 2015 e divenuto emblema della visione della cantina: non cercare scorciatoie ma dare al vino il tempo di farsi espressione del luogo. L’anniversario è stato segnato da una verticale storica riservata alla stampa di settore, che ha mostrato — annata dopo annata — la capacità di invecchiamento di un Colfondo e la duttilità della Glera quando viene lasciata esprimersi senza sovrastrutture.
    Su Alto nasce da Glera allevata a doppio capovolto sul pendio di ponente, dalle vigne Costa e Calvario, su suolo morenico di origine glaciale; la vendemmia è manuale in cassetta, diraspatura e spremitura soffice di uva intera, fermentazione da pied de cuve indigeno. Infine, un affinamento sui lieviti in inverno e imbottigliamento a seguito di presa di spuma con mosto della stessa annata. Fin dalle prime annate, una parte del vino ha conosciuto un ulteriore affinamento per almeno quattro mesi a 2.000 metri ai piedi del Monte Civetta nel cuore delle Dolomiti, sotto la cima che gli ha dato il nome.
    Su Alto — oggi alla sua decima vendemmia — riassume la filosofia di lavoro de L’Antica Quercia, certificata biologica dal 2007 e in conversione biodinamica dal 2018: interventi ridotti al minimo, tempi lunghi, rispetto per il paesaggio agricolo che circonda l’azienda. Dimostra che un sur lie, se nasce da uve selezionate e da un protocollo coerente nel tempo, può esprimere profondità e durata senza ricorrere a interventi invasivi in cantina.
    Verticale di 10 anni di Su Alto Vino Frizzante Colfondo
    Come dichiara Claudio Francavilla, titolare di L’Antica Quercia: “Consideriamo la nostra azienda un organismo agricolo: vigna, bosco, oliveto e frutteto contribuiscono allo stesso modo a creare biodiversità. Il vino, anno dopo anno, è cambiato con noi, guidando le nostre scelte e migliorandoci nel farlo. Senza compromessi, anche in annate con rese molto basse o come nel 2023, dove la produzione di Su Alto è stata nulla a seguito di un’incredibile grandinata.”
    Per L’Antica Quercia questa ricorrenza è un traguardo da festeggiare, ma soprattutto la naturale prosecuzione di un percorso fondato sul rispetto del territorio, sulla ricerca di vini sempre più identitari e sulla continua sperimentazione. More

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    Etna verso la DOCG: la corsa potrebbe chiudersi già nel 2026

    Potrebbe arrivare già nel 2026 la nuova denominazione DOCG per i vini dell’Etna, un riconoscimento che sancirebbe ufficialmente il livello di eccellenza raggiunto dal territorio vitivinicolo del vulcano. A confermarlo è stato Patrizio D’Andrea, vicecapo di Gabinetto del MASAF, intervenuto a Catania nel corso del convegno “Opportunità e strumenti per la crescita del sistema Etna Wine”, svoltosi il 30 ottobre.

    «Se il Ministero riceverà le firme entro dicembre – ha spiegato D’Andrea – l’avanzamento della procedura in tempi brevi è un obiettivo complesso ma non impossibile». Per richiedere il passaggio da DOC a DOCG è infatti necessario il sostegno del 51% dei produttori, che rappresentino almeno il 51% della superficie vitata. A oggi mancano ancora circa un centinaio di adesioni per raggiungere la soglia minima, ma il quadro resta incoraggiante: in poco più di dieci anni i viticoltori dell’Etna sono quasi raddoppiati, passando dai 203 del 2013 ai 474 registrati nel 2024.

    Secondo Marco Nicolosi, consigliere del Consorzio di Tutela Etna Doc, il prossimo passo è il più delicato: «Abbiamo già la superficie necessaria per richiedere la DOCG. Ora serve un grande lavoro di coinvolgimento dei piccoli produttori: informarli, raccogliere i documenti e inviare tutto al Ministero entro il 2025 per arrivare pronti alla prossima vendemmia».

    Il riconoscimento DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) prevede controlli più rigorosi in fase di produzione, comprese analisi chimico-fisiche e sensoriali a cura di una commissione ministeriale, oltre a un sigillo di Stato numerato su ogni bottiglia. Si tratta dunque di un passaggio che rafforza la credibilità e la tracciabilità del vino, garantendo qualità costante e un ritorno economico e d’immagine per l’intero distretto.

    Durante il convegno è emersa una visione condivisa: serve una regia unitaria, capace di integrare amministrazioni locali, imprese e università in un progetto comune di crescita. Fondamentale in questo senso la partecipazione del mondo accademico, con gli interventi del rettore dell’Università di Catania Enrico Foti e del direttore del Di3A Mario D’Amico. Foti ha annunciato la nascita della Fondazione dell’Ateneo, che coinvolgerà anche soggetti privati e si occuperà di formazione professionalizzante: «Uno strumento più agile, ma con la garanzia del marchio Unict, sinonimo di qualità e serietà».

    Sul piano territoriale, i sindaci dei comuni etnei hanno ribadito la necessità di fare rete per affrontare insieme le criticità e puntare a una governance condivisa del “sistema Etna”. «Solo unendo le forze possiamo risolvere i problemi urgenti e ambire a traguardi di eccellenza», ha sottolineato Alfio La Spina, sindaco di Sant’Alfio. Sulla stessa linea Concetto Stagnitti (Castiglione di Sicilia) e Luca Stagnitta (Linguaglossa), che hanno richiamato l’urgenza di una pianificazione comune anche su temi concreti come rifiuti, risorse idriche e organizzazione di eventi territoriali.

    Il focus, organizzato da Mada Vinea con la regia di Daniele Cianciolo, ha offerto inoltre spunti di ampio respiro: dal ruolo dell’architettura nel racconto del vino – con l’intervento dell’architetto Filippo Bricolo – alle prospettive di internazionalizzazione e formazione illustrate da accademici come Corrado Caruso (Università di Bologna), Bruno Caruso e Salvatore Barbagallo (Università di Catania), insieme al presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri.

    La giornata si è chiusa con una tavola rotonda dedicata alle prospettive di sviluppo: dall’apertura a Mascalucia di una sede etnea dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio alla possibilità di esplorare nuovi mercati – come quello brasiliano – grazie alla collaborazione con il Consolato generale d’Italia a Porto Alegre. Sul tavolo anche la valorizzazione delle competenze professionali lungo la filiera e il ruolo strategico dell’assessorato regionale per dare continuità ai programmi di crescita.

    Un quadro articolato, che conferma come l’Etna – tra i territori vitivinicoli più dinamici e identitari d’Italia – stia affrontando con maturità e visione la sfida della qualità certificata. La DOCG, in questo senso, rappresenterebbe non un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di consapevolezza collettiva e di coesione territoriale. More

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    Santalucia 2024: Maculan rinnova la partnership con Fondazione Banca degli Occhi contro le malattie oculari

    Al via la 16^ edizione di Santalucia, progetto solidale nato dal sodalizio tra l’azienda agricola Maculan di Breganze (Vicenza) e la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS. ​Martedì 28 ottobre, nella sede dell’azienda, si è svolto il panel di degustazione per selezionare alla cieca il Santalucia 2024, al quale hanno partecipato critici enogastronomici, giornalisti, imprenditori e membri delle istituzioni. Tra i sei campioni delle migliori barrique monovarietali è emerso vincitore il Cabernet Sauvignon da singolo vigneto in località Branza, sulle colline più elevate di Breganze.
    ​“Santalucia 2024 nasce in una vigna particolarmente vocata per la varietà – illustra Fausto Maculan, titolare dell’azienda –. Ammalia il vivace colore rosso rubino contornato da note violacee. Al naso gli aromi sono intensi, avvolgenti. La frutta rossa matura e le spezie preludono a un corpo ricco, rotondo, equilibrato. Il tannino è raffinato e la persistenza piacevolmente lunga. È un vino elegante, certamente giovane, con una lunga vita davanti a sé. Da conservare con cura per una futura occasione speciale. Perfetto per una cena a base di carne alla griglia e formaggi stagionati”.
    ​“Ancora una volta siamo profondamente riconoscenti a Fausto Maculan e a tutta l’azienda per questo importante e lungimirante progetto che si rinnova – afferma il Presidente di Fondazione Banca degli Occhi Diego Ponzin –. Tutti i fondi raccolti grazie al vino Santalucia saranno destinati al Progetto L.u.c.y., uno studio che Fondazione Banca degli Occhi condurrà in collaborazione con il National Eye Institute di Bethesda, uno dei più avanzati centri di ricerca degli Stati Uniti, sulla degenerazione maculare della retina, che rappresenta la prima causa di cecità nei paesi occidentali. Una sfida che possiamo e dobbiamo affrontare”.
    ​Anche quest’anno la veste artistica di Santalucia sarà presentata ufficialmente in occasione di un evento solidale di raccolta fondi al ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Padova) il 10 dicembre. Il progetto d’autore prevede 300 etichette uniche e dipinte a mano, nate dalla creatività dell’atelier In.Perfetto. Il laboratorio, inserito nella cooperativa sociale Vite Vere Down DADI di Padova, è uno studio artistico e produttivo, un luogo di formazione professionale per persone con disabilità intellettiva.
    Le bottiglie sono già ordinabili contattando la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS ([email protected] – 041.9656440/442). More

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    Castel Bricon, dimora di campagna: la rinascita di un antico casolare agricolo tra i Colli Berici

    Castel Bricon è la nuova dimora di campagna tra le vigne che prende forma nei Colli Berici grazie alla visione della famiglia Biasin, già alla guida della cantina Cà Rovere. A un anno dall’inaugurazione della terrazza panoramica dedicata a eventi ed esperienze enoturistiche, il recupero di un antico casolare agricolo dà vita a un agriturismo di charme con tredici camere, una piscina immersa nel verde e un profondo legame con il paesaggio, dove i filari ordinati incontrano boschi spontanei. Restaurato con rispetto, Castel Bricon conserva i segni della sua storia fondendoli con il presente: pietra berica di Vicenza, camini originali, legni recuperati, arredi d’epoca restaurati. Ogni dettaglio nasce dalla collaborazione con artigiani e fornitori del territorio, in un progetto che ha coinvolto esclusivamente realtà locali e venete. Castel Bricon segna un nuovo capitolo di un percorso di valorizzazione che intreccia architettura sostenibile, accoglienza autentica e cultura del vino. A pochi minuti dal borgo di Alonte e a un’ora dal Lago di Garda, è oggi un nuovo riferimento per chi cerca quiete, natura e bellezza tra i vigneti.Photo Credits: Castel Bricon
    L’eleganza rurale di Castel Bricon
    Castel Bricon nasce da un gesto di fiducia e visione: quando nel 2010 la famiglia Biasin acquistò il casolare insieme ai vigneti circostanti, l’edificio – un tempo utilizzato come rustico d’appoggio da una precedente realtà vitivinicola – si presentava in stato di abbandono. Solo anni dopo, osservandolo con occhi nuovi, prese forma l’idea di trasformarlo in un luogo capace di accogliere e raccontare la bellezza autentica dei Colli Berici. Il progetto ha preso avvio nel 2019, con la volontà di restituire vita a un edificio che apparteneva alla storia del territorio. La ristrutturazione ha seguito una filosofia di rispetto e valorizzazione dell’esistente: è stata mantenuta la planimetria originale a doppia L, sono stati recuperati camini, travi, portoni in legno e altri elementi strutturali originari armonizzati con i nuovi ambienti, mentre la preziosa pietra berica di Vicenza diventa elemento distintivo in molte stanze. Il lavoro è stato curato dagli architetti Nicoletta Matteazzi e Andrea Stocco, con il supporto dell’ingegnere Maurizio Pilotto e la supervisione costante della famiglia Biasin.
    Photo Credits: Castel Bricon
    Comfort contemporaneo, spirito artigianale e radici venete in ogni dettaglio
    Le tredici camere, distribuite tra piano terra e primo piano, sono arredate in stile country chic, con materiali naturali e pezzi unici restaurati da artigiani locali. Ognuna porta il nome di un fiore o di una pianta autoctona – Caprifoglio, Lavanda, Primula, Sambuco, Rosellina Selvatica – accompagnato da un breve racconto che ne rievoca i profumi, i gesti, le stagioni vissute tra le colline vicentine. Tra queste, una suite con grandi finestroni affacciati sui vigneti offre un panorama d’eccezione, esprimendo al meglio lo stile della dimora: un equilibrio armonico tra elementi nuovi e arredi antichi, tra mobili di antiquariato restaurati e dettagli su misura creati da artigiani veneti. A completare la struttura, una piscina di 15 metri per 3 con acqua a sfioro e vista sui filari, e una reception realizzata artigianalmente da Gianguido Maestrello, arredatore di Alonte. I serramenti sono stati realizzati da una falegnameria veronese, il cancello d’ingresso forgiato da un giovane artigiano di Monselice, Padova. Ogni elemento d’arredo è 100% veneto, a testimonianza di un impegno concreto per sostenere l’artigianato e il territorio. La sostenibilità è parte integrante del progetto: pannelli fotovoltaici, riscaldamento a pavimento, sistema di riciclo delle acque e recupero dei materiali esistenti. Nei bagni, prodotti cosmetici biologici e una linea viso a base di vinacciolo, sviluppata dal marchio Grapey e disponibile anche nello shop. I prossimi sviluppi includono la realizzazione di un’area beauty e la predisposizione della struttura per accogliere eventi speciali, come matrimoni, retreat e momenti aziendali.
    Photo Credits: Castel Bricon
    L’ospitalità secondo la famiglia Biasin, un invito a scoprire i Colli Berici
    In ogni camera è disponibile un piccolo libro realizzato con cura dalla proprietà, con consigli per scoprire i Colli Berici: itinerari tra ville venete e chiese romaniche, escursioni panoramiche a piedi o in bicicletta, trattorie autentiche e angoli nascosti che raccontano la bellezza del paesaggio locale. Un invito al turismo lento, che si intreccia a un’idea di ospitalità fatta di attenzione e semplicità, a partire dalla colazione servita nella sala comune o sotto il portico, con torte fatte in casa, proposte dolci e salate, opzioni senza glutine e prodotti di qualità. A pochi passi dalla dimora, la cantina Cà Rovere accoglie gli ospiti con esperienze enogastronomiche da vivere tutto l’anno. Dalla visita con degustazione guidata, all’attività da “Sommelier per un giorno” con assaggi alla cieca e food pairing. Tra le esperienze attive, l’e-bike tour tra i vigneti culmina con una degustazione in cantina, mentre “Firma il tuo Metodo Classico” permette di personalizzare una bottiglia dopo la sboccatura manuale. More

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    Vallepicciola porta quattro espressioni di Sangiovese in purezza al 34° Merano WineFestival

    È nel segno del Sangiovese la partecipazione di Vallepicciola, cantina d’eccellenza nel cuore del Chianti Classico, alla 34ª edizione del Merano WineFestival. Fresca del titolo di Miglior Cantina 2026 assegnato da Le Guide de L’Espresso – per la capacità di valorizzare “l’impagabile territorio di Castelnuovo Berardenga tra Chianti Classico e varietà internazionali” – l’azienda senese sarà presente dall’8 al 10 novembre all’interno della sezione Wine Italia, tra le 300 realtà selezionate dalle commissioni di The WineHunter Award. Nella prestigiosa cornice del Kurhaus di Merano, nella Gallery B al tavolo 128, Vallepicciola porterà in degustazione quattro etichette in purezza di Sangiovese, tutte premiate con The WineHunter Award: Chianti Classico 2023, Chianti Classico Riserva 2021, Chianti Classico Gran Selezione Vigneto Lapina 2021 e Vallepicciola Rosso Toscana IGT 2022, fiore all’occhiello della linea Grandi Cru. Un traguardo che premia anche la visione enologica di Alessandro Cellai, direttore generale ed enologo, da sempre impegnato nel valorizzare con stile e coerenza il potenziale del Sangiovese in uno dei territori più identitari del Chianti Classico.«Per Vallepicciola è un grande piacere partecipare al Merano WineFestival 2025, occasione in cui presenteremo l’intera linea Chianti Classico e il nostro IGT Vallepicciola Rosso. Si tratta di quattro vini 100% Sangiovese, espressione autentica e anima del nostro territorio», dichiara Alberto Colombo, Amministratore Delegato. «Una menzione particolare va al Vallepicciola Rosso, vino che incarna il connubio tra storia e modernità, in cui tecniche antiche come l’uso del cemento si fondono con una moderna sensibilità produttiva».
    I quattro vini selezionati riflettono la profonda vocazione vitivinicola di Vallepicciola e la capacità di interpretare il Sangiovese attraverso le caratteristiche uniche di ogni parcella e vinificazioni diverse. Le uve provengono da vigneti situati tra i 380 e i 450 metri sul livello del mare, nel versante occidentale di Castelnuovo Berardenga, all’interno dell’Unità Geografica Aggiuntiva Vagliagli, un’area che si distingue per i suoli complessi di calcare, galestro, argilla e alberese. Qui il Sangiovese trova un habitat ideale per esprimere freschezza, eleganza e profondità aromatica, valorizzate da un lavoro enologico che punta sull’identità del singolo cru e su percorsi di affinamento mirati, capaci di esaltarne la personalità.
    Tre dei quattro vini in degustazione hanno ottenuto il riconoscimento The WineHunter Award GOLD: il Chianti Classico 2023, un Sangiovese fresco e fragrante, dal colore rubino tenue e dai profumi di ribes, prugna e viole, con una piacevole speziatura di pepe nero; Chianti Classico Gran Selezione Vigneto Lapina 2021, proveniente da un singolo vigneto d’altura dove il Sangiovese raggiunge la sua massima finezza, con note di frutta rossa e nera in confettura, fiori appassiti ed eleganti accenti balsamici e speziati; e il Vallepicciola Rosso 2022, IGT Toscana che nasce dal vigneto Fontanelle, a 450 metri di altitudine, e rappresenta l’espressione più contemporanea e longeva del vitigno re del Chianti Classico. A completare la selezione, il Chianti Classico Riserva 2021, premiato con il The WineHunter Award ROSSO, che unisce freschezza e struttura, con note di fiori, frutti maturi e una raffinata traccia di pepe nero e confettura di amarene.
    La partecipazione al Merano WineFestival è per Vallepicciola un’ulteriore occasione per raccontare, attraverso il Sangiovese, quell’equilibrio tra radici, ricerca e bellezza che definisce l’identità di Fontanelle Estate: il progetto della famiglia Bolfo che riunisce la cantina con due hotel 5 stelle – Hotel Le Fontanelle e The Club House – e una proposta gastronomica d’eccellenza che include i ristoranti La Colonna, Il Tuscanico e Il Visibilio (una stella Michelin). More

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    Tutela, infrastrutture, export: l’Etna del Vino fa squadra

    Superare la frammentazione territoriale con l’obiettivo di creare una regia unica; costruire un sistema integrato per valorizzare il patrimonio vitivinicolo dell’Etna come leva di sviluppo; potenziare le infrastrutture del vino e le connessioni fisiche e digitali del comprensorio. Sono molteplici gli obiettivi del focus “Opportunità e strumenti per la crescita del sistema Etna Wine” – promosso da Mada Vinea – che si svolgerà giovedì 30 ottobre, a partire dalle ore 9.30, presso il Katane Palace Hotel (via Finocchiaro Aprile 110).
    Dopo i saluti istituzionali con il sindaco della Città Metropolitana di Catania Enrico Trantino, il rettore dell’Università di Catania Enrico Foti, il sindaco di Sant’Alfio Alfio La Spina, il sindaco di Linguaglossa Luca Stagnitta, il sindaco di Piedimonte Etneo Ignazio Puglisi, il direttore del Dipartimento Agricoltura Alimentazione e Ambiente Unict Mario D’Amico, il convegno si dividerà in due sessioni.
    Una giornata di lavoro che mette attorno allo stesso tavolo istituzioni, accademia, imprese e rappresentanze del settore per passare dalle analisi agli strumenti concreti: lavoro e formazione, strategie di mercato ed export, governance territoriale e marketing.
    La prima sessione verterà sulla tutela del brand “Etna”, con tematiche quali il “Riconoscimento delle contrade (UGA), Zonazione della DOC Etna e difesa del marchio” a cura dell’esperto in wine legislation Patrizio D’Andrea e “l’amministrazione del vino” a cura del professore dell’Università di Bologna Corrado Caruso. Sarà presente il presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri per parlare di sovranità alimentare e difesa del Made in Italy e del brand “Etna”. Si parlerà di “Infrastrutture del vino” con l’architetto Filippo Bricolo e di lavoro e organizzazione imprenditoriale nel distretto dell’Etna con il professore dell’Università di Catania Bruno Caruso. La prima sessione si concluderà ponendo l’attenzione sul mercato nazionale e internazionale con il relatore Marco Nicolosi dell’azienda vinicola Barone di Villagrande.
    Durante la seconda sessione, si confronteranno in una tavola rotonda esperti e personalità quali il sindaco di Sant’Alfio Alfio La Spina, l’enologo Marco Nicolosi, il vicecapo di Gabinetto MASAF Patrizio D’Andrea, il professore dell’Università di Catania Salvatore Barbagallo già Assessore all’Agricoltura Regione Sicilia. In collegamento il Console Generale d’Italia a Porto Alegre (Brasile) Valerio Caruso.
    Chiuderà l’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana Luca Sammartino. More

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    Fior d’Arancio Secco: l’eleganza spontanea dei Colli Euganei

    Il bello del Fior d’Arancio Secco è che è diventato un vino moderno senza accorgersene. Non ha inseguito mode né mutato natura: semplicemente, i vignaioli euganei hanno continuato a fare il loro vino come sempre. Ed è il mondo, oggi, ad aver raggiunto quel modo di bere — più leggero, gastronomico, immediato. Se un tempo poteva sembrare un bianco “minore”, oggi la sua bevibilità e la sua versatilità a tavola ne fanno uno dei vini più contemporanei del panorama veneto.

    Dietro quel nome gentile, Fior d’Arancio, c’è il Moscato Giallo, vitigno aromatico di antica origine mediterranea, arrivato sui Colli Euganei grazie ai commerci veneziani tra Medioevo e Rinascimento. Proprio come accade in Alto Adige per il Goldmuskateller, valorizzare il vitigno in etichetta potrebbe essere un atto di chiarezza e di identità: un modo per riconoscere che l’aromaticità, quando è naturale e misurata, può essere sinonimo di eleganza.

    La versione secca del Fior d’Arancio è una delle tre declinazioni — insieme a quella spumante e passita — della DOCG Moscato dei Colli Euganei, nata nel 2010. È un vino che nasce tra le alture vulcaniche e i versanti più dolci del Parco Regionale dei Colli Euganei, oggi anche Riserva della Biosfera MAB UNESCO. Un territorio dove il lavoro dell’uomo dialoga con una biodiversità ricchissima, tra boschi, ciglioni e oliveti, e dove la viticoltura ha saputo mantenere equilibrio e misura.

    Il Moscato Giallo euganeo matura tardi, sviluppando una carica aromatica complessa che, nella versione secca, si traduce in note di fiori d’arancio, tiglio e zagara, con tocchi di agrumi e pesca. È un profumo che non invade, ma accompagna. In bocca, la freschezza e la sottile acidità tengono tutto in equilibrio, invitando al secondo sorso.

    Un vino che si muove con disinvoltura dalla tavola quotidiana alla cucina d’autore: perfetto con crostacei e molluschi, sorprendente con carni bianche e formaggi erborinati, capace di adattarsi al gioco della contaminazione gastronomica contemporanea.

    Il rapporto con la ristorazione è oggi cruciale per il Fior d’Arancio Secco: fare cultura del vitigno, raccontarlo al calice, significa anche aprire una finestra sul territorio. I Colli Euganei, con i loro borghi, le ville venete e le stazioni termali, sono un mosaico di esperienze dove il vino diventa parte integrante del viaggio.

    Forse è questo il segreto del Fior d’Arancio Secco: un vino che sa essere autentico e moderno allo stesso tempo. Non ha bisogno di reinventarsi, gli basta continuare a essere se stesso — figlio di un paesaggio unico e di una tradizione che guarda avanti senza perdere radici.

    I vini degustati

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Saeòpa” 2024 – Colle MattaraColle Mattara è una piccola realtà immersa nel cuore verde dei Colli Euganei, dove le vigne respirano aria vulcanica e luce limpida. Il Saeòpa 2024 si apre con profumi di fiori bianchi e agrumi maturi, accennando appena a note di erbe aromatiche. In bocca è diretto, luminoso, con un equilibrio naturale tra freschezza e sapidità. Un vino che non ha bisogno di spiegarsi troppo: basta un sorso per sentirne la sincerità. Perfetto con pesce, verdure di stagione o anche solo per aprire la cena con leggerezza.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG 2023 – Cantina Colli EuganeiDalla cooperativa simbolo del territorio arriva un Moscato Giallo che racconta in modo nitido la sua terra. Il colore è chiaro, il profumo ricorda la pesca, l’albicocca e un tocco di arancia candita. Al palato la sorpresa: è completamente secco, vibrante, con una freschezza che pulisce e invoglia al secondo bicchiere. Più che un vino aromatico, un bianco dallo spirito mediterraneo. Ottimo con antipasti di mare, sushi o primi piatti delicati.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Silene” 2023 – Bacco e AriannaIl Silene porta nel bicchiere l’anima più profonda dei Colli Euganei. Il colore è dorato, il naso regala note di pera, spezie fini e scorza di limone. In bocca è dinamico, fresco, ma con una sottile rotondità che lo rende avvolgente. È un vino che parla di erbe e di pietra, di equilibrio tra forza e misura. Servito fresco, accompagna bene primi piatti leggeri, risotti alle verdure o una frittura di pesce, con quella naturalezza che solo i vini veri sanno avere.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Unico” 2023 – Terre GaieTerre Gaie è un progetto familiare che unisce radici e visione. L’“Unico” è un Fior d’Arancio che guarda avanti: profumi di frutta gialla e salvia, sorso teso, leggermente sapido, con una struttura che invita alla tavola. È un bianco dalla personalità chiara, capace di reggere primi piatti con verdure, uova e asparagi o secondi di pesce. Non cerca effetti speciali, ma comunica autenticità e misura.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Jelmo” 2023 – Tenuta GambalongaUn vino dedicato al nonno, “Jelmo”, figura fondante della storia familiare: già questo dice molto del legame con la tradizione. Nel bicchiere, profumi di fiori d’arancio e pesca bianca si intrecciano con un accenno minerale. Il sorso è lineare, fresco, con un finale asciutto e pulito che lascia la bocca viva. È un Fior d’Arancio che sa coniugare eleganza e immediatezza, ideale con crostacei, primi piatti di mare e carni bianche delicate.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Passito DOCG 2016 – Cristofanon MontegrandeIl Passito di Cristofanon è un piccolo racconto liquido del tempo. Oro intenso nel calice, profuma di scorza d’arancia, miele, spezie e fiori secchi. Il sorso è dolce ma non stucchevole, sostenuto da una vena fresca e sapida che lo tiene in perfetto equilibrio. Stravolgiamo tutte le convenzioni e serviamolo come aperitivo, accanto a foie gras, formaggi erborinati, finger food speziati o gamberi caramellati. Una chiusura che ricorda il sole che cala sui Colli Euganei.

    Fior d’Arancio Secco: the spontaneous elegance of the Euganean Hills

    The beauty of Fior d’Arancio Secco lies in how it became a modern wine almost without realising it. It didn’t chase trends or change its nature — the Euganean winemakers simply kept doing what they had always done. And today, the world has caught up with their way of drinking: lighter, gastronomic, immediate. Once considered a “minor” white wine, its drinkability and versatility at the table now make it one of the most contemporary wines in Veneto.

    Behind that gentle name, Fior d’Arancio, lies Moscato Giallo, an aromatic grape of ancient Mediterranean origin, brought to the Euganean Hills through Venetian trade routes between the Middle Ages and the Renaissance. Much like South Tyrol’s Goldmuskateller, giving prominence to the grape on the label could be an act of clarity and identity — a way of recognising that aromatic character, when natural and measured, can indeed be a synonym for elegance.

    The dry version of Fior d’Arancio is one of the three expressions — alongside the sparkling and passito — of the Moscato dei Colli Euganei DOCG, established in 2010. It’s a wine born among the volcanic ridges and gentle slopes of the Euganean Hills Regional Park, now also a UNESCO MAB Biosphere Reserve. Here, human hands work in harmony with a rich biodiversity of woods, terraces and olive groves, cultivating vines with balance and restraint.

    The Euganean Moscato Giallo ripens late, developing a complex aromatic profile that, in its dry version, unfolds with notes of orange blossom, linden and citrus, touched by hints of peach. It’s a fragrance that accompanies rather than overwhelms. On the palate, freshness and subtle acidity keep everything in perfect balance, inviting another sip.

    It’s a wine that moves effortlessly from everyday tables to fine dining: perfect with shellfish and seafood, surprising with white meats and blue cheeses, and flexible enough to adapt to the playful spirit of contemporary gastronomy.

    Its relationship with the restaurant world is now crucial: to build a culture around this grape, to tell its story by the glass, means opening a window onto the land itself. The Euganean Hills — with their villages, Venetian villas and thermal spas — are a mosaic of experiences where wine becomes an essential part of the journey.

    Perhaps this is the secret of Fior d’Arancio Secco: a wine that knows how to be authentic and modern at the same time. It doesn’t need to reinvent itself — it just needs to keep being what it is, the child of a unique landscape and a tradition that looks forward without losing its roots.

    Wines Tasted

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Saeòpa” 2024 – Colle MattaraColle Mattara is a small estate nestled in the green heart of the Euganean Hills, where the vines breathe volcanic air and crystal light. The Saeòpa 2024 opens with aromas of white flowers and ripe citrus, with a gentle touch of aromatic herbs. On the palate, it’s direct and bright, naturally balanced between freshness and savouriness. A wine that speaks for itself — one sip is enough to sense its honesty. Perfect with fish, seasonal vegetables, or simply to start a dinner lightly.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG 2023 – Cantina Colli EuganeiFrom the cooperative that symbolises the region comes a Moscato Giallo that expresses its land with clarity. Pale in colour, it recalls peach, apricot and a touch of candied orange on the nose. The surprise comes on the palate: completely dry, vibrant, with a cleansing freshness that invites another glass. More Mediterranean white than aromatic wine — perfect with seafood starters, sushi, or delicate first courses.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Silene” 2023 – Bacco e AriannaSilene brings the deepest soul of the Euganean Hills into the glass. Golden in colour, it offers notes of pear, fine spices and lemon zest. The palate is lively and fresh, yet soft and enveloping. It’s a wine that speaks of herbs and stone, of balance between strength and grace. Served cool, it pairs beautifully with vegetable risottos, light pastas, or a seafood fry — with the natural poise only genuine wines possess.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Unico” 2023 – Terre GaieTerre Gaie is a family project that unites roots and vision. “Unico” is a forward-looking interpretation of Fior d’Arancio: aromas of yellow fruit and sage, a taut and slightly saline palate, and a structure that calls for food. A white wine with clear personality, ideal with vegetable-based dishes, eggs and asparagus, or fish courses. No frills, just authenticity and poise.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Secco DOCG “Jelmo” 2023 – Tenuta GambalongaDedicated to the founder of the family, “Jelmo” carries a sense of lineage and affection. Aromas of orange blossom and white peach mingle with a faint mineral note. The taste is linear, fresh and clean, leaving the mouth lively and refreshed. A Fior d’Arancio that combines elegance with immediacy — excellent with shellfish, seafood pasta or delicate white meats.

    Fior d’Arancio Colli Euganei Passito DOCG 2016 – Cristofanon MontegrandeCristofanon’s Passito is a small liquid tale of time. Deep gold in colour, it evokes orange peel, honey, spices and dried flowers. The sip is sweet but never cloying, balanced by a fresh, savoury vein. Forget conventions — serve it as an aperitif with foie gras, blue cheese, spicy finger food or caramelised prawns. A closing note that recalls the sun setting over the Euganean Hills. More